MANIFESTATAMENTE. Mostra poster storici
di Redazione CIG Arcigay Milano
In occasione del Milano Pride 2023 ha avuto avvio la mostra “MANIFESTATAMENTE”, arrivata quest’anno alla sua terza edizione. La mostra racconta la storia del movimento LGBTQ+ milanese e italiano, ripercorrendo quattro decenni di manifestazioni, lotte, iniziative politiche, culturali e sociali. Abbiamo pensato quindi di riproporvene alcuni che riteniamo più significativi per festeggiare insieme i 40 anni di Arcigay Nazionale, negli eventi che si terranno il 26/27/28 settembre 2025 a Roma.
*Per ragioni organizzative, rispetto a quelli qui in visione, abbiamo solo potuto portare alcuni manifesti in copia, ma vi aspettiamo numerosi nel 2026 per la quarta edizione di MANIFESTATAMENTE.
Il Centro di Documentazione Omologie del CIG conserva oltre seimila libri, riviste, fumetti e opere, duecento poster, diverse migliaia di volantini, flyer e cartoline, oltre a un centinaio di tesi universitarie e più di duemila video e registrazioni radiofoniche. È un patrimonio di materiali unico e prezioso, un archivio essenziale nel panorama bibliotecario italiano e internazionale.
1.

Anno del poster: 1979
Pubblicato sul Fuori! N. 22, omonima rivista del movimento Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano. La rivista così come i manifesti che ne derivarono rappresentarono uno scenario unico nel panorama italiano. Raccoglievano infatti le istanze del neonato movimento omosessuale ed anche le sensazioni e suggestioni di chi prese parte a quel progetto.
Le due figure senza volto con la scritta “Sei uno di quelli? Con il Fuori riconquista la tua identità”, insieme a molti altri pubblicati successivamente, rappresentarono una modalità del movimento di conquista del potere sul piano linguistico e su quello dell’autodefinizione.
Il concetto di manifestazione palese della propria identità, del proprio essere e delle proprie emozioni, rappresentava per il movimento un passaggio imprescindibile per un’autodefinizione e per un’emancipazione personale, che da privata diventava pubblica.
“Uscire allo scoperto” aveva cioè la duplice funzione di permettere una definizione di se stessi ma anche di porsi come soggetto vivo e presente cui riconoscere pari diritti rispetto ad altri.
“La liberazione dell’ Eros e l’emancipazione del genere umano passano necessariamente – e questa è gaia necessità – attraverso la liberazione dell’omoerotismo, che comprende il concludersi della persecuzione contro gli omosessuali manifesti e l’espressione concreta della componente omoerotica del desiderio da parte di tuti gli esseri umani.” (Mario Mieli, 1977)
Anche l’utilizzo di un linguaggio aperto, schietto e per l’epoca molto forte, talvolta persino colmo di doppi sensi, rappresentò per molti anni uno strumento di potere per l’affermazione di se stessi, tanto da diventarne strumento e moda del momento: dire a un compagno di liceo “Sei fuori?” rappresentava nel gergo di allora l’allusione ad una presunta appartenza al Fuori! E quindi alla propria omosessualità.
Approfondimenti:
2.

Anno del poster: 1981
La celebrazione della giornata dell’orgoglio gay del 28 giugno a Villa Giulia a Palermo è considerata la prima manifestazione pubblica mai organizzata da Arcigay, con il supporto del collettivo teatrale “Teatro Madre”.
Il collettivo era stato fondato da Nino Gennaro (scrittore e politico che aveva lasciato Corleone, suo paese di nascita, dove aveva fondato il circolo “Placido Rizzotto”, per approdare a Palermo) e Maria di Carlo.
La manifestazione, originariamente prevista per la durata di una settimana, si tenne in un sol giorno, domenica 28 giugno 1981, per una serie di ragioni sia economiche che burocratiche. I soldi a disposizione infatti erano pochi ed il Comune rilasciò con molta difficoltà e riluttanza le autorizzazioni temendo che l’evento non fosse ben accolto dalla cittadinanza che abitualmente frequentava la il parco della villa nel week end. Inaspettatamente, invece, la manifestazione ottenne un discreto successo e fu ben accolta anche dagli abituali frequentatori della villa.
Tra i partecipanti vi furono anche: il Fuori!, il collettivo Cotì di Trapani e varie rappresentanze dei collettivi autonomi di Milano, Palermo, Torino, Roma e Catania, segno di una visione unitaria dei collettivi omosessuali di allora.
Le principali adesioni invece riguardarono: ARCI Nazionale, la Camera del Lavoro palermitana, il PCI (che versò in supporto 1 milione quale contributo) e il PSI (che invece pagò i manifesti).
Approfondimenti:
3.

Anno del poster: 1980
Ai tempi di Palmiro Togliatti, essere omosessuali era un gran brutto vizio. Anzi: “un gran brutto vizio borghese”. Tra la fine del 1979 e per tutto il 1980 si assiste a un progressivo avvicinamento del movimento gay alla sinistra comunista e socialista e ad un progressivo distacco dal Partito Radicale.
A novembre del 1979 i collettivi gay di Milano, Roma, Firenze e altri, in aperta polemica con il radicale Fuori! di Torino (che aveva deciso di federarsi con il partito Radicale perdendo così la propria identità e spostandosi su di una visione politica vista come troppo di “destra”), organizzano un convegno a Roma presso l’ex convento di via del Colosseo, ex istituto Rimondi, con lo slogan “Abbasso il capitalismo sexy, viva il comunismo gay”.
Ottolenghi, vicedirettore dell’Unità, in quegli anni sintetizzava così il momento.
“Il Pci non è forse un “partito di eguali” che ha fatto proprio lo slogan del “cambiare la vita”? Gli omosex e i pro-omosex se lo chiedono. E poi chiedono che in base a quel concetto non si dica più che il problema è futile o deviante. Il movimento operaio sta facendo un grandissimo sforzo d’assimilazione d’ogni elemento di novità, compreso quello che in termini di diritti civili, di costume e di cultura, è posto dalla questione gay. Mi hanno domandato se il Pci li tollera, li capisce o li difende. Di questi tre verbi sceglierei il secondo. Che comporta come reazione la tolleranza, e va oltre la difesa, se è vero com’è vero che esso sta sforzandosi giacché si creino le condizioni mediante le quali i problemi della società possano essere correttamente affrontati”.
Il movimento gay si sposta nel campeggio di Capo Rizzuto in provincia di Crotone, dove oltre 200 “diversi” si incontrano per socializzare, fare vacanze insieme ma soprattutto per parlare di politica e di rapporto con le istituzioni. In quel periodo Crotone, per pochi giorni di un’estate calda e afosa, diventa il fulcro vitale del movimento gay italiano. Il campeggio fu organizzato dalla rivista Lambda, curata allora da Felix Cossolo.
Approfondimenti:
4.

Anno del poster: 1982
Pubblicato in occasione della manifestazione al Campidoglio Roma per Pappalardo.
La storia. Poco dopo la mezzanotte del 24 aprile 1982, a Monte Caprino, luogo di incontri gay romano, viene trovato in una pozza di sangue Salvatore Pappalardo. L’omicidio, rimasto irrisolto, scuote molto la comunità gay romana e non solo, che chiede a gran voce più sicurezza e soprattutto la libertà di essere se stessi.
Le varie anime del movimento gay della capitale si riuniscono nel MUOR (Movimento unitario omosessuale romano), poi diventato CUOR (coordinamento unitario omosessuale romano). Tra i partecipanti: Bruno Di Donato per il FUORI!, Marco Sanna e altri del collettivo NARCISO, Marco Bisceglia di Arcigay e Vanni Piccolo, come soggetto esterno alle diverse realtà.
Nel pomeriggio di sabato 15 maggio si svolse la manifestazione: fu un sit-in piazza del Campidoglio, cui seguì un corteo per le vie del centro con adesioni e presenze della Federazione romana del Pci, di Democrazia proletaria, del Pdup, del Partito radicale, del Collettivo anarchico di via dei Campani, del Centro di documentazione anarchica, dell’Arci nazionale e provinciale.
In tre-quattrocento – «forse mille ma non di più», azzarderà Paese Sera – attraversarono piazza Venezia, passando per piazza del Pantheon, piazza Navona, via delle Botteghe Oscure fino a Monte Caprino, dove in serata si tenne una fiaccolata in memoria di Salvatore Pappalardo.
L’importanza della manifestazione, verrà ribadita in quei giorni da Di Donato:si tratta della «prima manifestazione nazionale che facciamo come omosessuali e non aderendo a iniziative dei radicali». La manifestazione fu particolarmente importante per i collettivi romani perché rappresentò una momento di visibilità per attirare l’attenzione delle autorità cittadine sugli ormai frequenti atti di aggressione nei confronti della comunità omosessuale. Poco dopo alcuni rappresentanti delle associazioni e collettivi incontreranno anche il sindaco.
Rappresenta tuttavia anche un momento importante che segna un ulteriore passo di separazione tra i collettivi omosessuali italiani (sempre più politicamente posizionati a “sinistra”) e il movimento del Fuori!, sempre più allineato con il partito radicale.
Approfondimenti:
5.

Anno del poster: 1982
Giarre, un piccolo paese in provincia di Catania, rappresenta il luogo simbolo dove a seguito di un duplice omicidio/suicidio di due ragazzi avvenuto il 31 ottobre 1980 sorgerà il primo circolo Arcigay.
Circa un anno dopo l’evento proprio a Giarre si discute in un dibattito aperto di discriminazione e di pregiudizio.
Intervengono all’evento alcuni esponenti del movimento pre-Arcigay:
- Salvatore Scardina, iscritto al partito radicale e allora vicepresidente della neonata Arcigay
- Gino Campanella, esponente dal 1976 del Fuori! di Palermo, che sposerà il compagno (anch’esso iscritto al Fuori! di Palermo) Massimo Milani, proprio a Giarre nel 2020, in occasione dell’anniversario del tragico evento
- Franco Lo Vecchio: anch’esso militante del Fuori! di Palermo.
Cosa successe a Giarre il 22 novembre 1981?
Il 31 ottobre 1980 due giovani, Giorgio Agatino Giammona di 25 anni e Antonio Galatola di 15, scomparsi da casa due settimane prima, furono trovati morti, mano nella mano, uccisi da un colpo di pistola ciascuno alla testa. Tutti conoscevano i due ragazzi, che nel paese venivano chiamati «i ziti» (“i fidanzati”). Il delitto rimase irrisolto, ma contribuì a dare la spinta all’intero movimento gay.
Un mese dopo la tragedia, Marco Bisceglia, un sacerdote omosessuale, insieme a Nichi Vendola, Gino Campanella, Massimo Milani, riuniti a Palermo, fondarono il primo circolo Arcigay di Catania. Anche le lesbiche femministe fondano in quel periodo il collettivo Le Papesse.
Appronfondimenti:
6.

Anno del poster: 1985
Babilonia è stata una rivista mensile italiana rivolta al pubblico LGBT+, fondata da Felix Cossolo ed Ivan Teobaldelli nel 1982 e chiusa nel maggio 2009, dopo 281 numeri. È stato il più longevo periodico italiano a tematica gay. La rivista inglobò il periodico del movimento di liberazione omosessuale Lambda, fondato nel 1977 sempre da Felix Cossolo.
Babilonia, a differenza delle riviste che l’avevano preceduta, fu la prima ad effettuare vendita in edicola e non solo attraverso i tradizionali canali dell’abbonamento o della vendita nelle librerie alternative. La rivista periodicamente pubblicava anche brevi romanzi o fumetti come allegati (Babilonia Comics).
Dalla rivista fu poi fondata la Libreria Babele, specializzata in editoria a carattere LGBT (allora non erano presenti gli acronimi che si sono aggiunti negli anni seguenti). Avendo sede a Milano ma tiratura nazionale, Babilonia pubblicizzava la sua presenza anche collaborando e sponsorizzando eventi, feste e manifestazioni nelle principali città italiane.
Una tra quelle più note fu la festa alla discoteca Nuova Idea, per il 10° anniversario della rivista.
Il N. 0 di Babilonia vide in copertina un quadro appositamente fatto dal pittore De Pisis, il cui originale attualmente è stato donato da Felix Cossolo al C.D.O. del CIG di Milano.
Babilonia e la successiva rivista Pride, anch’essa a diffusione nazionale e ormai chiusa, rappresentano, dopo il Fuori!, le principali riviste a tematica esistite in Italia.
Approfondimenti:
7 e 8.


Anno dei poster: 1989
In occasione del ventennale della giornata internazionale dei gay e delle lesbiche, in piazza della Scala a Milano, viene installato un monumento di polistirolo rosa pieno di fiori: precisamente 233, uno per ogni morto di Aids a Milano. Durante la manifestazione sono tanti gli slogan: “L’omosessualità logora chi non ce l’ha” “Lesbica non è una parolaccia” “Ho fatto l’amore con…lui”, “Diversi per la società uguali nei sentimenti”.
All evento non manca il kiss-in, in cui i manifestanti si baciano davanti a Palazzo Marino.
L’evento ha molta risonanza sugli organi di stampa. Paolo Hutter, il consigliere comunale che nel 1992 celebrerà i matrimoni in piazza, ottiene dal Comune di Milano il patrocinio all’ evento. Dagli organizzatori viene stampato questo manifesto, che vede in primo piano due uomini che si abbracciano e baciano. Una volta appreso il soggetto del manifesto, considerato da alcuni scandaloso, il Comune di Milano revoca il patrocinio, generando un vero e proprio scontro all’interno del Consiglio Comunale, con minaccia del consigliere Hutter di uscire dalla maggioranza.
A seguito di questo, tutti i manifesti, già stampati, vengono tagliati dove presente il logo del patrocinio.
Ai consueti eventi del mese di giugno, si inserisce la 5° edizione del Festival del cinema gay lesbico, “Uno sguardo diverso”, proposta al cinema Paris. Grazie alla distribuzione della Roadmovie di Mario Visinoni (in quegli anni fornitrice di tutti i film a tematica pressocchè tutte le rassegne LGBT italiane), durante l’apertura viene presentato il film “Scene di caccia in bassa Baviera” (di Peter Fleischmann), ma soprattutto il famosissimo dissacrante film di John Waters “Disperate Living”, con una grande partecipazione di pubblico.
9.
Approfondimenti:

Anno del poster: 2000
Per non dimenticare.
Anno 2014. L’on. Salvini in occasione della concessione del patrocinio della Regione Lombardia al Pride, a seguito del voto di un consigliere leghista: “Rispetto l’omosessualità, alla richiesta di diritti io non dico mai di no a prescindere. Il matrimonio si celebra fra un uomo e una donna e i figli si danno in adozione ad un uomo e ad una donna”.
Anno 2016. L’on. Salvini in un’intervista radiofonica: “Scimmiottare matrimoni o addirittura figli o adozioni non fa parte del futuro del progresso. Senza dimenticare che queste unioni sono l’anticamera delle adozioni gay. Motivo per cui chiederò come Lega a tutti i sindaci e amministratori locali di disobbedire a quella che è una legge sbagliata”.
Anno 2020. L’on. Salvini in un’intervista: “Ai bimbi servono una mamma ed un papà, no ad adozioni gay e uteri in affitto”.
10.

Anno del poster: 1990
Sulla scia dell’ evento dell’anno precedente, che tanto clamore aveva portato anche sugli organi di stampa, nel 1990 vengono riproposti una serie di eventi in occasione della giornata mondiale dell’orgoglio LGBT (all’ora l’acronimo non aveva aggiunto ancora le connotazioni attuali).
Fra le attività, una manifestazione in piazza della Scala per rivendicare l’orgoglio gay al motto “ditelo con un fiore”, ancora una volta per rivendicare, con orgoglio, la propria omosessualità. Alla manifestazione si aggiunge un sit-in di protesta per richiamare l’attenzione sul fenomeno HIV/Aids che da qualche anno, dopo gli echi internazionali, farà il suo ingresso in Italia con tutta la sua carica drammatica e dirompente.
Per la prima volta in Italia va in scena: “Orfeo senza Euridice”, dove, grazie alla supervisione del docente universitario Davide Daolmi, viene organizzato un concerto avente ad oggetto opere di musica antica di autori omosessuali. “Tale ricorrenza (nda ci si riferisce alla giornata dell’ orgoglio LGBT) rischia di far passare un’iniziativa come quella di questa sera, positiva e propositiva, dietro la stravaganza di un’esigenza celebrativa. Ma non è così. L’idea di questo concerto, pur stimolata dagli organizzatori di queste manifestazioni, sottende in realtà motivazioni meno contingenti. I vincoli che legano l’omosessualità alla musica, alla storia della musica, sono molti, determinanti e tutti ancora da analizzare” (dall’opuscolo di presentazione del concerto).
Il Festival di cinema omosessuale “Uno sguardo diverso”, abbandonando il cinema Paris, si sposta quell’anno al cinema Cavour in via De Amicis. Il Festival è ormai giunto alla sua 6° edizione (in realtà settima, considerando che la prima edizione venne vista come edizione pilota) e come consuetudine trova appoggio e finanziamento da parte del Comune di Milano.
Approfondimenti:
11.

Anno del poster: 1982
Da notare lo slogan del manifesto: Dalla clandestinità alla liberazione verso un nuovo alfabeto dell’amore. In foto, due ragazzi abbracciati seduti su di un marciapiede accanto al pozzo che si trova all’ ingresso di Palazzo Re Enzo in centro a Bologna.
Il manifesto suscitò inaspettatamente diverse critiche da parte di chi non voleva fosse rappresentata l’idea di coppia monogama, stereotipo della coppia eterosessuale, in contrasto coi principi di libertà sessuale che erano stati momento rivendicativo fondante degli anni rivoluzionari appena passati. La storia del movimento gay bolognese inizia nel 1977 con la nascita del Collettivo frocialista, promosso da Samuel Pinto alias Lola Punales, che si riunisce in uno spazio offerto da una sezione del partito socialista. Il collettivo nasce dalla frammentazione avvenuta a seguito della federazione al Partito Radicale del movimento del Fuori!.
Nel ’78 il collettivo si trasforma nel Circolo XXVIII Giugno, nome ambitissimo all’interno del movimento per il suo valore fondativo, e organizza un incontro nazionale presso Palazzo Re Enzo per il 27 e il 28 maggio con dibattiti, film, spettacoli e performance.
Il 28 giugno 1980, in occasione della festa nazionale dell’orgoglio LGBT+, una delegazione del Circolo viene ricevuta dal sindaco Renato Zangheri che promette agli attivisti una sede e degli spazi.
Il 1982 sembra aprirsi nel migliore dei modi: viene approvata la legge 164, che consente alla persone transgender di veder riconosciuto il proprio genere elettivo. A causa di qualche svista, viene approvato il piano di assegnazione delle sedi comunali a favore di alcune associazioni, tra le quali il Cassero. Qui esplode la polemica, dapprima con l’Arci, poi con Legambiente. Gli animatori del circolo iniziano a intessere rapporti anche con altre realtà e iniziano ad incontrare i rappresentanti delle varie fazioni politiche. L’appello per una nuova sede nel 1982 raccoglie 10000 firme e alla fine, nonostante diverse opposizioni, il circolo XXVIII ottiene porta Saragozza e il Cassero.
La parata si tiene il 26 giugno ed è aperta dallo striscione “l’è mei un fiol leder che un fiol buson!”, ma l’ingresso in Porta Saragozza avviene due giorni dopo, il 28 giugno 1982.
L’inaugurazione ufficiale del Cassero con tanto di taglio del nastro avviene il 19 dicembre.
Approfondimenti:
12.

Anno del poster: 1984
Fino al 1987 le manifestazioni all’ interno del movimento gay sono poche e non vi è nessuna parata. Per molti, in questi anni, la difficoltà principale è la visibilità. La stampa gay invita a prendere esempio dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi Europei, dove le manifestazioni con parate sono già una realtà quasi consolidata e soprattutto si chiede l’apertura dei cortei anche ai non omosessuali.
Emblematico, sotto questo punto di vista, è la rappresentazione nel manifesto di due ragazzi coperti da una maschera.
Bologna celebra la festa dell’orgoglio omosessuale nella sede ottenuta pochi anni prima di porta Saragozza, anche se iniziano a farsi sentire le lamentele del quartiere che consideravano il monumento avente rilevanza religiosa in quanto stazione di partenza per le processioni al vicino Santuario della Madonna di San Luca.
Anche a Milano i festeggiamenti del 28 giugno vengono fatti con eventi presso la discoteca Nuova Idea, anche in questo caso con numerosi inviti alla visibilità.
Approfondimenti:
13.

Anno del poster: 1982
Grazie al finanziamento dell’Assessorato alla cultura del Comune di Bologna guidato da Sandra Soster, viene realizzata una rassegna cinematografica dal titolo: “L’immagine negata”, presentata da Goffredo Fofi. Seguendo l’esempio di Bologna, diversi assessorati alla Cultura (Milano, Firenze, Torino, Roma) finanziano altrettante rassegne cinematografiche.
Qualche anno dopo, sarà l’epoca dei festival del cinema omosessuale, che vedono contendersi pellicole a tematica gay e lesbica soprattutto nelle allora tre grandi capitali gay del movimento: Torino, Milano e Bologna.
Sono gli anni in cui timidamente alcuni film, soprattutto stranieri, trattano il tema dell’omosessualità. È grazie al contributo degli organizzatori di queste rassegne e dei festival se il tema dell’omosessualità viene affrontato, attraverso la cinematografia straniera, con una visione completamente nuova.
14.

Anno del poster: 1987
Fotografia di Ives Paradise. Grafica di Giordano Rossi.
Il 1987 rappresenta un anno di grande difficoltà per la comunità ma anche di voglia di combattere, di rivendicare e di rendere più accettate le differenze anche nell’ambito della sessualità. La dicitura “Fate l’amore non fate la guerra” presente sul manifesto rappresenta perfettamente lo spirito di allora, in questa campagna che peraltro fu annunciata proprio in occasione del 3° Congresso Arcigay tenuto a Rimini al motto “differenza è libertà”.
Per tutto il congresso vennero affrontate svariate tematiche di attualità: Aids, razzismi, convivenze. In Italia si era infatti insediata la prima una commissione parlamentare per l’AIDS. Arcigay manifesta e protesta vigorosamente contro le affermazioni offensive dell’allora ministro della sanità Donat Cattin. Anche negli USA l’attenzione verso HIV è molto forte. Per la prima volta ci sono aperture da parte della presidenza del repubblicano Ronald Regan verso la malattia, che provocano tuttavia molte critiche da parte della comunità omosessuale americana per il rigore degli interventi prospettati.
Tra novembre e dicembre 1987 ci sono anche i primi tentativi di fare pressione sulla politica per vedere riconosciuti i diritti matrimoniali. Inoltre, aumentano razzismi e discriminazioni, rappresentati dalla crescita esponenziale degli episodi di aggressione soprattutto ai danni della comunità omosessuale e transessuale.
Sono tematiche affrontate e ribadite al Congresso.
Ma è anche presente la voglia di divertirsi e di non dare idea di essere un cenacolo di intellettuali, puntando a diventare un movimento di massa, trasformando diverse città in luoghi gay-friendly. Vengono introdotti quindi altri benefit associati al tesseramento. Si diffondono convenzioni per accesso a locali gay, a saune, discoteche, dark room, dove esprimere pienamente e in maniera spensierata il proprio piacere sessuale.
Franco Grillini al congresso dirà della sua visione di Arcigay: “Non un partito marxista-leninista, ma il luogo dove si discutono tutte le forme della sessualità”.
Approfondimenti:
15.

Anno del poster: 1993
Campagna Arcigay in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria McCann-Erickson, uscita in occasione della giornata internazionale del movimento gay del 28 giugno dello stesso anno.
Punto centrale della campagna è la lotta al pregiudizio.
Evento fondamentale di quell’anno sarà una grande manifestazione in Piazza della Scala a Milano, scelta come più rappresentativa in Italia. Franco Grillini in quell’occasione affermerà alla stampa: “Milano è la città più gay d’Italia e molte persone si trasferiscono qui grazie al clima di tolleranza e anche per le opportunità di lavoro. Molti però, è inutile negarlo, sono ancora preoccupati dell’atteggiamento della Lega”.
Il 26 giugno 1993 vede sfilare una bandiera di oltre 100 metri cucita sul posto a rappresentazione di tutte le anime del movimento: le coppie “benedette” durante i matrimoni in piazza portano il verde (speranza che un giorno in Italia si possa dar vita alle famiglie di fatto); il giallo viene portato dal movimento lesbico, colore della mimosa (simbolo delle donne) e della solarità; il blu è dei Rospi, gruppi studenteschi omosessuali del Politecnico e della Statale; l’arancione è degli Orsi, i “ciccioni e pelosi”; poi il rosso cucito dall’Asa (associazione solidarietà Aids) come il fiocco rosso che indossano a simbolo dell’Aids. Le più applaudite saranno comunque le mamme dell’Agedo, che si occuperanno dell’orlo della bandiera.
Approfondimenti:
16.

Anno del poster: 2002
“Omosessuale è naturale” è lo slogan della campagna del 2002 che segna l’impegno degli ecologisti italiani sul tema dei diritti civili. Quasi contestualmente all’ uscita della campagna avviene lo scontro tra Pecoraro Scanio, portavoce dei verdi che proprio in quel periodo dichiara la sua bisessualità, e il portavoce provinciale di Alleanza nazionale di Napoli, Andrea Santoro, che definisce l’iniziativa di pessimo gusto:
“Se questa è realmente una nuova campagna tesa a spacciare per normale o naturale quello che in realtà non è, credo che sia necessaria una forte riflessione tra i napoletani … sbagliano loro a volerci per forza informare dei loro gusti sessuali. E ancora di più sbagliano nel voler per forza propagandare e incoraggiare queste abitudini che contrastano sia con la morale cristiana sia con la natura stessa degli esseri umani”.
Il tutto mentre il resto d’Europa mostrava ancora una forte distanza con l’Italia. Il parlamentare conservatore inglese Alan Duncan, uno dei protagonisti della vittoria di Major nel ‘90, aveva, quasi contestualmente, rivelato pubblicamente la sua omosessualità senza nessun contraccolpo negativo all’interno del partito. Lo stesso aveva fatto il Ministro delle finanze della Norvegia, il conservatore Per Kristian Foss.
17 e 18.


Anno dei poster: 2005
Campagna lanciata in occasione del 28 giugno 2005, Giornata Mondiale dell’ Orgoglio Gay, Lesbico, Bisessuale, Trans, dal coordinamento dei Circoli Arcigay dell’Emilia Romana, e costituita da quattro manifesti, con volti di quattro persone LGBTQ+ con apposto, sulla fronte, un insulto: “Culattone”, “Pervertito”, “Frocio”, “Contronatura”.
Lo slogan — “Omofobia. L’Insulto più grande è ignorarla” – vuole mettere in evidenza l’assenza di una tutela giuridica specifica nei confronti della discriminazione delle persone LGBTQ+.
Sono passati 15 anni eppure la Cassazione nel 2021 intervenendo a seguito di un verdetto del 9 gennaio 2020 della Corte d’appello di Milano, ha dovuto nuovamente ribadire: per la “stragrande maggioranza degli italiani” riferirsi a qualcuno definendolo “frocio” equivale a una diffamazione e non si può sostenere che la “coscienza sociale” sia cambiata e accetti di buon grado questo epiteto come se non avesse alcun “carattere ingiurioso”.
In passato il termine pervertit* era utilizzato soprattutto in ambito religioso per descrivere un’eresia, cioè quel modo di pensare che si opponeva alla comune visione del mondo. Successivamente, il termine è stato utilizzato in massima parte nell’ambito della sessualità per descrivere quelle pratiche sessuali il cui fine differisce dal congiungimento eterosessuale dei genitali, quindi fu riferito soprattutto a omosessualità maschile e femminile.
Oggi i termini pervertito e contro natura hanno diminuito notevolmente il loro potere offensivo e in parte vetusto.
19.

Anno del poster: 2002
Piero Montana, nato a Bagheria (PA). Dottore in filosofia, poeta, giornalista, ha fondato nel 1976 il Fuori! di Palermo, prima associazione gay in Sicilia.
Per diversi anni ricoprirà, sotto la sindacatura di Biagio Sciortino, la carica istituzionale di consulente per la realtà LGBTQ*, contribuendo da sempre, fin dalla fondazione del Fuori! di Palermo, a dare il suo contributo alla causa LGBTQ*.
Dalla intervista di Luca Locati Luciani pubblicata su www.culturagay.it
In una sua intervista Piero Montana racconta
Personalmente a spingermi fuori dal nascondiglio, in cui vivevo da clandestino la mia omosessualità, è stato lo shock dell’uccisione brutale di Pier Paolo Pasolini (1-2 novembre 1975) sull’idroscalo di Ostia. Non volevo essere ammazzato solo per essere omosessuale, perciò decisi di gridarlo pubblicamente a tutti.
Cominciai allora a frequentare la sede del Partito Radicale a Palermo, dove incontrai altri omosessuali, tra questi Mario Blandi e Salvatore Scardina. Già sapevo del Fuori! di Torino, ancora non federato al Partito Radicale. Così con Giuseppe Di Salvo (anche lui come me di Bagheria), Scardina, Blandi (entrambi di Palermo), in quattro decidemmo di aprire una sezione del Fuori! palermitano, cui presto aderirono altri militanti: Franco Lo Vecchio, Enzo Scimonelli, Gino Campanella, Massimo Milani per ricordare solo alcuni nomi.
Come mutò il clima verso gli omosessuali in Sicilia dopo i fatti di Giarre e l’impegno di vari attivisti LGBT tra cui voi e Don Marco Bisceglia (fondatore del primo circolo Arcigay)?
Il clima cambiò con l’attenzione della sinistra, in particolare dell’ARCI e del PCI, verso i gay, che poterono così organizzare a Palermo nel 1981, grazie ai loro contributi economici, la prima Festa nazionale dell’orgoglio gay. A tal proposito molto si deve all’interesse per la causa gay prodigato da Don Marco Bisceglia.
Quando e perché venne chiusa la sezione palermitana del FUORI?
Con la nascita nel capoluogo siciliano dell’Arcigay molti omosessuali, che non militavano nel Partito Radicale o che semplicemente non condividevano in pieno la sua politica spesso contrastante con quella del PCI, passarono all’Arcigay. Questo avveniva già nel 1981. Il Fuori! palermitano comunque sopravvisse ancora per alcuni anni. La chiusura definitiva avvenne nel 1985-86.
Durante gli anni Ottanta, hai continuato a fare attivismo politico?
Non ho mai smesso dal 1976 ad oggi di dare il mio contributo per la causa LGBT.
20.

Anno del poster: 2002
Dal 24 giugno al 4 luglio 2002, Catania e Palermo si alternano negli eventi che sfociano venerdì 28 giugno nel corteo lungo la via Etnea a Catania con concentramento in piazza Cavour alle 17,30.
Canti e balli contro il pregiudizio. Poco più di duemila persone si sono appropriate per un giorno del centro della città, arrivando da Reggio Calabria, Palermo, Siracusa.
Organizzato dal circolo Open Mind di Catania in collaborazione con Lady Oscar di Palermo e all’Arci, giunto alla sua terza edizione, allora unico Pride in una regione dell’ Italia meridionale.
“E i temi più svariati si intrecciavano nei cartelli e negli striscioni, contro il G8 e contro le leggi restrittive sulla fecondazione artificiale. E per chiarire meglio il messaggio del Pride, la presidentessa del circolo Open Mind, Sara Crescimone, si è spogliata in piena piazza, mentre un ragazzo leggeva un volantino per dire no alla cultura di chi considera il corpo della donna ancora solo un «contenitore».” (Gaia Battiati – Il Manifesto 28 giugno 2002)
21.

Anno del poster: 1997
Adesioni: Arcilesbica, Verdi, Sinistra Giovanile, Fondazione critica liberale, MIT (Movimento Italiano Transessuali), Liff (Lega Italiana Famiglie di fatto), Aletheia-Coordinamento insegnanti omosessuali, Coordinamento omosessuali DS, Lorenzo E. Vantaggiato-Arcobaleno/Rainbow, L’istrice Simonelli Editore.
La manifestazione, con capofila il circolo “Koinè” Arcigay e Arcilesbica di Como, con presidente Gionata Ballerini, voleva porre all’attenzione dell’ opinione pubblica temi allora ancora molto presenti e “irrisolti”:
“Manifestiamo – afferma Ballerini – per il diritto alle unioni civili come riconoscimento delle coppie di fatto (omosessuali ed eterosessuali), per il diritto di donare il sangue, per il diritto all’adozione da parte di lesbiche e gay e per il diritto e per il diritto all’autodeterminazione delle donne, attaccato dalla legge sulle tecniche di riproduzione assistita, che prevede l’esclusione di donne single, coppie lesbiche e un notevole numero di eterosessuali sterili”.
Il corteo si concluse al Tempio Voltiano.
22 e 23.


Anno del poster: 1997
Il manifesto fu la risposta dell’Arcigay di Milano alla campagna promozionale del giornale “Il Borghese” in cui la foto di due partecipanti alla parata dell’Orgoglio Gay del giugno 1994 con pantaloni di pelle nera e i glutei in mostra, titolata “Loro non leggono il Borghese” intendeva supporre che affermare la propria libertà viola quella altrui.
La pubblicità ricevette fortissime critiche da parte della stampa e delle associazioni. La prima reazione furibonda fu del presidente di Arcigay Nazionale Franco Grillini che il 5 aprile diffuse tramite Ansa un comunicato al vetriolo. Seguì un esposto del consigliere comunale di Milano Paolo Hutter il 12 aprile, sottoscritto da Lorenzo Pinto, uno dei due ragazzi fotografati. Anche Alba Parietti (in copertina al numero in uscita) definì la pubblicità di cattivo gusto e offensiva.
La Stampa, il Mattino di Napoli, Il Giornale, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Giornale di Sicilia rifiutarono la pubblicità. Il Corriere della Sera coprì le natiche, mentre il Secolo XIX le nascose ironicamente con delle “braghette”, Mediaset diffuse la pubblicità dopo le ore 22.
L’Arcigay di Milano tentò di fare una contro pubblicità diffondendo un volantino con l’immagine di una manifestazione nazista e la dicitura “Loro leggono il Borghese”. Passata la bufera mediatica (forse proprio volutamente cercata dalla rivista reazionaria), la pubblicità venne poi sostituita con altre tematiche.
24.

Anno del poster: 1992
Uniti contro aids campagna nazionale 1992
Il 1992 segna il momento di massimo apice delle iniziative di prevenzione e di visibilità nella lotta all’ AIDS, avvenute a seguito della legge n. 135 del 5 giugno 1990.
Dalla mostra al Padiglione Arte Contemporanea RISCATTI ( ottobre 2024), di Fabio Pellegatta:
L’arrivo dell’AIDS nel panorama mondiale ma soprattutto nella nascente Comunità LGBT* riuscì a mettere in crisi ed in discussione quanto costruito dal Movimento LGBT* in quei quasi 15 anni di vita e di rivendicazioni.
Alla fine degli anni sessanta, le persone omosessuali e transessuali, prendendo energia e convinzione dai movimenti di liberazione sorti in quegli anni nel mondo, si convincono, dopo secoli di repressione, della dignità della propria esistenza e del diritto sociale di viverla, e danno origine al Movimento LGBT*.Partendo da questi presupposti, personali e sociali, si elabora la convinzione della necessità di esplicarla attraverso un percorso di autodeterminazione delle singole esistenze, andando ad investigare corpi, sessualità ed affettività.
Si scrivono così nuove pagine di storia, figlie di queste volontà, che portano con se anche la convinzione che senza un percorso di liberazione sessuale, l’intero processo non può esplicarsi appieno, e che tutto questo, vissuto ed elaborato in termini personali, diventava, a livello sociale, dimensione politica.
Su tutto questo, nei primi anni ottanta, cade il macigno dell’AIDS: la malattia causata dal virus dell’HIV.
Un virus che portava rapidamente a morte, che si trasmetteva principalmente per via sessuale, e che colpiva principalmente in quegli anni la Comunità LGBT*. Questa triade alimentò la negativizzazione dell’immagine sociale delle persone LGBT* e ne incrementò lo stigma negativo favorendo le dinamiche discriminatorie che le società precedenti avevano costruito e che il Movimento, da poco, aveva contrastato, pur con difficoltà e incompletezza.
Parallelamente la liberazione sessuale che fino ad allora rappresentava uno strumento di investigazione, di conoscenza e di rivendicazione politica veniva messa in discussione in quanto fattore predisponente alla trasmissione della malattia.
I due aspetti più rilevanti del Movimento LGBT*: orgoglio e liberazione sessuale, rischiavano quindi di essere annullati dall’arrivo dell’AIDS.
E se l’arrivo del virus fece questo, la società nel suo insieme fece l’opposto, cioè: NIENTE. Emblematiche le parole dell’allora ministro della salute Carlo Donat-Cattin che per giustificare l’assenza dello stato disse la famosa frase: “L’AIDS ce l’ha chi se la va a cercare”
E il Movimento, che già di per sé era in una fase di scoramento per i pochi risultati ottenuti nel decennio precedente ed era ora solo a lottare contro un virus che causava un numero sempre crescente di morti, doveva capire cosa fare perché oltre al danno della malattia c’era il rischio dell’annientamento di tutta la lotta sociale da poco iniziata. E l’AIDS, in quel momento, era come un fiume/fango in piena quasi impossibile da contrastare.
Il Movimento ebbe quindi un importante momento di disorientamento e le accentuate disparità di vedute al suo interno confusero ulteriormente la capacità di critica, di analisi e di azione.
Ma alcuni gruppi della Comunità LGBT* capirono che quella situazione, pur nella sua drammaticità, poteva essere l’occasione di un ulteriore percorso di autodeterminazione sociale, un percorso di appropriamento del proprio ruolo nella gestione e protezione della propria esistenza e malattia, evitando di ricadere in quella dimensione passata dove ALTRI parlavano e decidevano per NOI. Da una dimensione di passivismo vittimistico a quello di un attivismo consapevole: in altre parole: riappropriazione del proprio ruolo personale e sociale.
Fu una lotta lunga e complessa, dove forse lo slogan più importante: SILENZIO = MORTE porta con se tutti i significati di quella nuova lotta, o meglio, di quel nuovo impulso a LOTTARE.
Questo atteggiamento ha ricapovolto quel piano, alterato dall’arrivo dell’AIDS, e ha predisposto le azioni del successivo Movimento LGBT*.
25.

Anno del poster: 2001
Pride Milano 2001
Manifesto del Pride Milano 2001, con eventi dal 6 al 23 giugno. L’organizzazione è affidata a Arcobaleno Gay Trans Milano, che ingloba diverse associazioni del territorio.
Nel 2001 le sedi del Pride sono 3:
- l’EuroPride si terrà a Vienna il 30 giugno, scelta per i preoccupanti successi elettorali della destra reazionaria di Haider (morirà in un incidente stradale, in stato alterato,al ritorno da un festino gay, evento che smaschererà internazionalmente la sua ipocrisia);
- l’International Pride a Roma, dove il Vaticano si ostina a ostacolare i diritti civili;
- il così detto “Caso Milano”, dove il 23 giugno si provò “smuovere” le istituzioni di destra presenti a Milano a livello comunale e regionale.
Comunicato stampa
Il world gay-lesbian-bisexual-transgender Pride 2000 nella Roma del Giubileo ha dato linfa nuova alla politica italiana, restituendo al dibattito politico il piano che gli è proprio: quello degli ideali, e non dei tecnicismi.
Il Pride 2000, rilanciando il tema dei diritti di cittadinanza, ha affermato la volontà di una grossa parte della società civile italiana di vivere in uno stato laico e pluralista, che pensi la differenza come ricchezza: che non solo “tolleri”, ma che promuova il confronto tra sistemi etici e stili di vita diversi come occasione di rinnovamento e di trasformazione per l’intera società.
Non si è trattato soltanto della parata di una minoranza di cittadini omosessuali, ma di un importante momento simbolico che ha dato visibilità al movimento lesbico, gay, transgender (lgt) e che al tempo stesso ha coinvolto tutte le donne e tutti gli uomini che credono nei valori dell’uguaglianza e della libertà. Questa domanda di libertà deve continuare ogni giorno. La nuova visibilità del movimento lgt testimonia la volontà delle minoranze di orientamento e di identità sessuali di vivere serenamente, senza compromessi, senza ipocrisie o nascondimenti, “allo scoperto” la propria vita, con l’orgoglio della propria diversità: è il segno della consapevolezza e della forza della comunità glt italiana. Ma al tempo stesso la visibilità, se non viene accompagnata dalla tutela della legge, espone ad attacchi e a nuovi pericoli.
Nella società italiana si registrano ancora troppe discriminazioni, troppe intimidazioni, troppe aggressioni verso persone lesbiche, gay, transessuali, transgender e queer: e se la destra più retriva non perde occasione per ribadire che queste persone non devono aver diritto a una piena cittadinanza, le simpatie dichiarate dalla sinistra non hanno portato a nessun passo avanti sul piano dei diritti.
Anche nella città di Milano, sotto un atteggiamento di ipocrita tolleranza concessa con la condizione di restare nell’ombra, covano atteggiamenti discriminatori e di insofferenza per quella considerevole parte di popolazione che chiede soltanto di essere trattata alla pari degli altri cittadini. La mancanza di chiari e netti segnali di rispetto per le differenze da parte di partiti politici e Istituzioni e le aggressioni verbali di esponenti del centrodestra altro non fanno che permettere a sparuti gruppi di sentirsi liberi di rivelare la loro indole violenta e totalitaria.
Il movimento glt individua come primo passo verso la piena affermazione del principio di uguaglianza chiede l’approvazione di una legge antidiscriminatoria che tuteli – nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e in tutti i momenti del vivere civile – tutte le donne e tutti gli uomini da ogni forma di violenza e di sopruso motivata dal rifiuto delle differenze di orientamento e identità sessuali.
È convinzione del movimento glt che il Parlamento Italiano debba recepire al più presto nel proprio ordinamento il contenuto della risoluzione del Parlamento Europeo del 1994 e adeguarsi al Trattato di Amsterdam del 1997 per garantire anche alle singole persone e alle coppie glt gli stessi diritti di cui godono le singole persone e le coppie eterosessuali, in nome del principio dell’uguaglianza giuridica di tutti i cittadini e le cittadine, già sancito dall’articolo 3 della Costituzione, del riconoscimento e garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo richiamati dall’articolo 2, ribadendo lo spirito laico dello Stato Italiano, riconosciuto dall’articolo 7.
Per dar voce a queste richieste, e per rinnovare la lotta del movimento glt italiano celebrandone l’orgoglio, nel dichiarare la propria adesione alle manifestazioni “La cittadinanza va scritta” di Verona del 9 giugno, del Pride di Catania del 28 giugno, dell’Euro Pride di Vienna del 30 giugno, dell’International Pride di Roma del 7 luglio, il coordinamento Arcobaleno lesbico gay trans – Milano invita tutte le Associazioni lesbiche, gay, transessuali, transgender, queer ed eterosessuali, tutti i partiti, gruppi e i singoli cittadini democratici e libertari ad aderire e partecipare al PRIDE 2001 MILANO che si terrà il 23 giugno per le vie del centro cittadino.