A casa mia i soldi li gestisce mammà!

Cultura Gruppo donna

di Redazione CIG Arcigay Milano

famiglia risparmi salvadanaio

A cura del Gruppo Donna – CIG Arcigay Milano

di Piera

Ho 38 anni, una laurea in Economia e gestione delle imprese finanziarie, una specializzazione in Asset & Risk Management. Una mia docente universitaria ci chiamava ə pochə elettə che studiano finanza e arrivano al terzo anno. Infatti eravamo solo 27 persone in aula e quando ho iniziato eravamo almeno duecento. Di quelle 27 persone solo 5 o 6 erano socializzate come donne. 

Era strano per me, a casa mia la storia era diversa. Mio padre diceva che nessuna persona era in grado di gestire i soldi meglio di mia madre. Origini umilissime quelle dei miei, a casa si mangiavano pane e sacrifici eppure… una donna ha gestito una piccola attività imprenditoriale, ha risparmiato e investito, ha permesso ai figli di studiare e ha sempre gestito le finanze di famiglia. Da lei ho imparato a dare valore al denaro, ad osservare il mercato, a capire quando era il momento di uscire perché non avrebbe remunerato più di tanto. Infatti, mia madre ha venduto la sua attività un anno prima che l’economia del piccolo paese crollasse e le cose cambiassero radicalmente. Una donna.

 

Sono cresciuta, ho studiato, e sono ormai sedici anni che mi occupo di finanza e gestisco relazioni con le banche. È un lavoro che mi diverte, ma è stato ed è complicato riuscire a mantenere la calma quando si presentano delle persone in giacca e cravatta e fanno esclamazioni di stupore quando entro in una sala riunioni. Escono egualmente stupite… e anche un po’ sudate (me ne vanto!).

Qualche settimana fa c’è stata l’apoteosi. Durante una riunione molto tecnica nella quale facevo delle domande particolarmente mirate per comprendere meglio l’argomento trattato, uno dei miei interlocutori esclama: “Dottoressa (almeno non mi ha chiamata “signora”!), lei è particolarmente skillata!”. Non sono riuscita a replicare verbalmente, ma la mia faccia stupita (avevo letteralmente la bocca aperta) ha parlato per me. È seguito un lungo momento di imbarazzo per tuttə ə interlocutorə. 

Dopo sedici anni, nel 2024 la presenza di una donna in posizioni manageriali è ancora oggetto di stupore e pregiudizio. Trovo sempre molto interessante confrontarmi con team di donne che gestiscono processi, tengono relazioni, si occupano di materie estremamente tecniche, ma “crescono” e fanno carriera fino a un certo punto. 

Accedere “all’Olimpo” dei CdA, dei leadership team, diventare Amministratori Delegati è ancora un fenomeno eccezionale, da rotocalco: “una donna alla guida della società XYZ”. Come se fosse un’extraterrestre. 

Le quote rosa sono diventate la scusa per affermare che le donne ormai sono ovunque, se non riescono ad accedere a cariche apicali è per un tema di competenze. La verità è che é complicato eliminare il pregiudizio quando l’approccio al lavoro è totalmente differente. Le donne scardinano e ribaltano le classiche dinamiche patriarcali che finora hanno dominato questo mondo. Le scelte sono più oculate, attente, non solo al risultato immediato ma con una visione di lungo termine. Non è un caso che moltissimi team guidati da uomini che ricoprono posizioni apicali sono composti quasi esclusivamente da donne. La precisione, la capacità di tenere le relazioni, la lungimiranza e la cura del dettaglio sono caratteristiche che permettono la riuscita di un progetto, la crescita e lo sviluppo. 

Il “regime patriarcale” ha ben chiaro quanto potenziale inespresso ci sia nella forza lavoro al femminile. Per questo concede di fare carriera quel tanto che basta perché i processi siano presidiati e i risultati siano garantiti. Si dà potere decisionale fino a un certo punto come con il CAP* nei mutui, così hanno l’impressione di aver fatto carriera ma la vera ultima parola non è mai la loro!

Quello che manca alle persone socializzate come donne è la consapevolezza. La consapevolezza che queste dinamiche possono essere ribaltate. Qualcosa sta cambiando, i numeri e le statistiche lo dimostrano, ma il cammino è ancora lungo e arduo. È necessario che noi stessə cominciamo a diffondere la consapevolezza che possiamo occupare e attraversare anche quegli spazi che ci sono sempre stati negati.

* Il CAP è una soglia massima. Un mutuo a tasso variabile con CAP prevede un tasso di interesse variabile e un tetto massimo (CAP) oltre il quale il tasso di interesse non potrà mai salire.
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