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UNA MOSTRA AL C.I.G. ARCIGAY MILANO
IN OCCASIONE DELLA PRIMA
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L'OMOFOBIA
17 maggio 2005.

..a chi c’era,
e a chi avrebbe voluto esserci.

Tra orgoglio e pregiudizi.

La storia del FUORI (1972-1982)

Vedi immagini dell'inaugurazione
Leggi il resoconto della serata
Vedi il dossier sulla giornata contro l'omofobia
Ci troviamo in un momento storico sicuramente importante per il Movimento Omosessuale.
La cultura sociale sta guardando con interesse alle diverse realtà che la compongono. Siamo spesso chiamati in causa ad interagire per la costruzione di una nuova cultura sociale.
Non come in questo momento quindi, è importante sapere chi siamo e cosa vogliamo. Non come in questo momento è importante conoscere le nostre radici.
Non si può pensare di rivendicare un ruolo in questa società se il patrimonio culturale, sociale innovativo che il Movimento ha prodotto non diventa patrimonio di tutta la Comunità.
Ed è in quest’ottica, in questa volontà costruttiva che abbiamo pensato di portare a conoscenza di chi non ha potuto farlo prima, i primi dieci anni del “FUORI”. Dieci anni di una rivista che ha accompagnato quello di un Collettivo Omosessuale, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano.
Dieci anni che hanno rappresentato un momento cardine della nostra storia.
Ma la mostra non vuole essere annoverazione del passato, tutt’altro. Vuole essere viceversa uno strumento attraverso cui pensieri e volontà passate vengono metabolizzate e integrate con la nostra attuale vita per la genesi di un nuovo e più forte pensiero, più vicino alle nostre, e di tutti, necessità di vita.

Fabio Pellegatta

Hanno collaborato alla realizzazione di questa mostra:
Gabriele di Totto
I ragazz* delle Sezioni Cultura, Accoglienza e C.D.O.


Troverete in questo giornale
la parola OMOSESSUALE
ripetuta infinite, infinite volte.
E la ripeteremo sempre di più,
fino al giorno in cui il suo profondo
senso di bellezza
non verrà liberato.
(Angelo Pezzana. FUORI n°1, 1972)


“Il grande risveglio degli omosessuali è cominciato - è toccato a tanti prima di noi, Ebrei, Neri (ricordate?), ora tocca a noi. Ed il risveglio sarà immediato, contagioso,bellissimo”. (FUORI! n.1 giugno 1972)

“Lavorare in un movimento di liberazione rappresenta per noi un’esperienza eccitante e carica di significati nuovi. Stiamo cambiando la nostra vita, ritroviamo delle sensazioni che credevamo impossibile provare, ci sentiamo, a testa alta, omosessuali e non solo tra di noi, questo capitava anche prima, ma tra gli altri, soprattutto con gli altri” (FUORI! n.1 giugno 1972)
“La rivoluzione è GIOIA e lo è nel momento stesso in cui, superate le barriere di una condizione non vitale, diventa LIBERAZIONE”
(FUORI! n.1 giugno 1972).
“La liberazione dell’Eros e l’emancipazione del genere umano passano necessariamente – e questa è gaia necessità – attraverso la liberazione dell’omoerotismo, che comprende il concludersi della persecuzione contro gli omosessuali manifesti e l’espressione concreta della componente omoerotica del desiderio da parte di tutti gli esseri umani”.
(M.MIELI, Elementi… 1977).


DICHIARAZIONE DEL GRUPPO F.U.O.R.I. AL CONGRESSO DI SANREMO

Questo congresso è organizzato dalla società italiana di sessuologia, il cui statuto contenuto nella rivista “Sessuologia” 1960 n. 1, rivela chiaramente l’intento di ispirarsi alle vedute della Chiesa cattolica nell’ambito degli studi sessuologici.

Se la vostra fosse una scelta puramente e dichiaratamente morale, se voi vi poneste nella veste semplicemente di chi ha attuato delle scelte che possono essere rifiutate o discusse ma mai imposte, noi non avremmo nulla da obiettare.

Ma voi vi siete nascosti dietro il vostro ruolo di medici e di scienziati per imporre una norma che rappresenta soltanto la vostra scelta e che al di là di ogni pretesa di cattolicesimo vissuto, non è altro che una scelta borghese.

Trattare le devianze sessuali come malattia avallando il tutto con la pretesa neutralità della scienza è un discorso profondamente, anzi, unicamente classista. Perché sapete benissimo che le devianze che denunciate, non si sa bene se morali o fisiologiche in questo contesto atto ad intorbidare piuttosto che a chiarire problemi, è in realtà soltanto LA devianza delle classi sottomesse. Dalla vostra unidimensionalità confessionale voi pretendete di parlare di omosessualità in termini non più accettabili neanche dalla psichiatria borghese più avanzata.

Sostenere, come voi fate, che l’omosessualità è una malattia dando contemporaneamente un giudizio morale alla malattia stessa, è una tipica operazione repressiva e, quindi, consumistica.

Avete paura dell’omosessualità non per la condanna di Mosè ma perché l’omosessualità liberata metterebbe in troppa evidenza la repressione sessuale borghese come operazione puramente e semplicemente produttivistica. Accettate benissimo l’omosessualità, purché malata come avete sempre accettato tutte le manifestazioni sessuali, purché colpevoli.

Tutto questo non ha niente a che vedere con un autentico discorso di liberazione e di ricupero dell’uomo: discorso che noi non rimandiamo ad una assurda prospettiva metafisica, ma che riferiamo alla realtà della storia. E noi viviamo in un momento storico in cui i movimenti di liberazione rappresentano un irreversibile elemento di propulsione. Voi opponete oscurantiste e mistificanti barriere al corso della storia.

Omosessualità ed eterosessualità sono etichette inventate da chi ha sempre e solo represso la sessualità come esperienza vitale determinando così, nell’uno e nell’altro caso, l’esplodere delle più gravi nevrosi. La mala fede sta nel voler curare una conseguenza invece di colpire alla radice la criminosa causa.

Noi lottiamo in questa direzione, siamo felici e siamo sicuri della vittoria.

F.U.O.R.I. !

(Fronte Unitario Omosessuale Italiano)

5 aprile 1972

“L’uso del buco del culo è la pietra di paragone del conflitto tra ‘personale’ e ‘pubblico’ (politico). La scoperta pratica degli omosessuali rivoluzionari è che il ‘personale’ non ha altro significato che di clausura e che il ‘politico’ è una possibile espressione della libido. In altre parole il nostro buco del culo non è né vergognoso né personale, è pubblico e rivoluzionario […] e la penetrazione dell’omosessuale si presenta come pratica reversibile che permette il superamento dei ruoli” (G. HOCQUENGHEM, FUORI! n. 8 marzo 1973)

Sono un frocio. Ergo sum

(Francesco Merlini, 1974)

“Un discorso rivoluzionario: perché crediamo che sia l’unico modo per venire FUORI. Il riformismo potrà anche farci “accettare”, la rivoluzione ci renderà liberi! All’immagine tradizionale dell’omosessuale che aspira ad inserirsi senza troppo rumore in questa società nevrotizzante, opponiamo l’immagine dell’omosessuale rivoluzionario che vuole ESSERE” .
(FUORI! n. 0 dicembre 1971).

FRONTE UNITARIO OMOSESSUALE RIVOLUZIONARIO ITALIANO

Non siamo più disposti a tollerare la discriminazione che la società patriarcale fallocratica opera nei confronti degli omosessuali. La rifiutiamo come un aspetto della repressione sessuale, che il sistema usa per conservarsi, codificando i comportamenti sessuali.
Scardinando il meccanismo della “integrazione”: non vogliamo identificarci col ruolo culturale che la società ci impone a fini alienanti. Rifiutiamo la tolleranza, maschera dell’autoritarismo.
No al rapporto monogamico, lasciamo il matrimonio ai preti.
Basta con la sessualità vietata ai minori.
Liberiamoci dalle nostre famiglie. Inventiamo e sperimentiamo modi di essere e di metterci in relazione totalmente diversi.
Gioco, fantasia, collaborazione, capacità piene di godimento sono fini e strumenti politici per una rivoluzione il cui fine ultimo, l’uomo, non resti sempre idea astratta e irraggiungibile.
L’UNICA ALTERNATIVA PER L’OMOSESSUALE E’ LA RIVOLUZIONE
Repressione culturale e politica vanno insieme.
La lotta che non tiene conto della liberazione, non è rivoluzione

Usciamo FUORI
LIBERA DISPONIBILITA’ DEL NOSTRO CORPO
NO AI GHETTI
NO AI BAR, AI CESSI, AI CINEMA “PARTICOLARI”
NO ALLA SESSUALITA’ DI CLASSE
NO AL COITO DI STATO
NO AL SESSO ISTITUZIONALIZZATO
NO AL RUOLO MASCHILE E FEMMINILE
NO ALL’OMOSESSUALITA’
NO ALL’ETEROSESSUALITA’
“Noi vogliamo distruggere la famiglia e questa società perché ci hanno oppresso. Per noi, l’omosessualità è un mezzo per abbattere la società, essa è innanzitutto la nostra situazione. Ed è la società stessa che ci costringe a combatterla”. (TOUT, aprile 1971).
“Noi siamo per la libera espressione della sessualità così come ogni altro mezzo comunicativo della persona umana. Ci opporremo con tutti i mezzi alla violenza attuata della società repressiva contro l’amore fra le persone”.
(Volantino del Flo, Fronte di Liberazione Omosessuale, 1971).

“Sentivamo urgente la necessità di affermarci non come fenomeni da circo, ma come persone serie al pari di chiunque altro. Per la prima volta gli omosessuali attraversavano pubblicamente la scena politica e sociale del Paese”.
(A. PEZZANA, Dentro & Fuori, 1996)

Ora tocca a noi…