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Allarme Aids, un nuovo
malato ogni due ore
Il dato nazionale diffuso in un convegno: «E´ diminuita la
prevenzione»
Marco Accossato da "La Stampa" del 24.11.02
GLI SPECIALISTI RIUNITI AL LINGOTTO FANNO IL PUNTO SUI RISCHI DI
CONTAGIO
Abbassata la guardia, riesplode l´epidemia. Ogni due ore, in Italia,
una persona viene infettata dall´Aids. Tornano i tempi bui: dodici
malati al giorno, quattromila nuovi caso l´anno. Grazie alla
scoperta di nuovi farmaci retrovirali è diminuito drasticamente il
numero di decessi, ma il virus continua a diffondersi. E lo fa prima
di tutto fra le mura domestiche, attraverso i rapporti
eterosessuali, più che fra gli omosessuali o con lo scambio di
siringhe infette dei tossicodipendenti, come quando esplosero i
primi casi.
«Colpa della mancanza di campagne di prevenzione», tuona Fernando
Aiuti, immunologo all´Università La Sapienza di Roma e presidente
dell´associazione nazionale Anlaids che ieri pomeriggio al Lingotto
ha inaugurato il suo sedicesimo congresso nazionale. L´Aids sta
diventando minacciosa come negli Anni Ottanta, «perché si è pensato
che il nemico fosse sconfitto e così si sono dimenticate le
precauzioni», osserva Aiuti. I nuovi portatori della malattia -
rivela l´analisi degli ultimi 212 casi diagnosticati in 64 ospedali
italiani negli ultimi dodici mesi - sono gli insospettabili, uomini
sposati attorno ai 40 anni, benestanti, viaggiatori per lavoro. «Ma
il dato più allarmante - sottolinea il professor Mauro Moroni,
direttore dell´Istituto per malattie infettive dell´Università di
Milano - è il riesplodere dell´infezione in giovane età, sotto i 30
anni, e il fatto che il 35 per cento delle donne infettate di
recente sapeva che il proprio partner era sieropositivo». Cresce,
nel nostro Paese, anche il numero degli extracomunitari malati: non
superava il 2 per cento nel `92, ora siamo al 15 per cento. Per
fortuna che almeno i neonati si salvano, grazie alle terapie per le
madri e alla possibilità di scegliere il parto cesareo che mette al
sicuro il bimbo dal contatto col sangue infetto della mamma: «Nei
primi sei mesi del 2002 - annunciano soddisfatti i medici riuniti a
Torino - non c´è stato neppure un caso di Aids conclamato». Il
convegno torinese, presieduto dal direttore della Clinica per
malattie infettive dell´Università di Torino, Giovanni Di Perri,
farà il punto sul pericolo di contagio e sulle ultime armi sul
fronte dalla terapia. «L´Aids sta diventando sempre più la malattia
delle persone normali», dice il professor Moroni. «Ci si è abituati
all´Aids come ci si è abituati al bollettino dei morti sulle strade
a Ferragosto: si continua a correre a gran velocità!». Solo la Valle
d´Aosta sembra sfuggire al pericolo di una nuova epidemia, isola
felice di una nazione ferita. La Lombardia è in vetta alla
classifica negativa, sia per numero di malati sia per percentuale di
incidenza. Il Piemonte è al quarto posto con 3362 diagnosi dall´inizio
dell´epidemia fino al 30 giugno scorso. Il pericolo, dicono gli
specialisti a convegno, arriva in particolare dall´Europa dell´Est,
dalle ragazze che finiscono sulle strade, o dall´Africa. Si pensa
che possano essere 50 mila le persone malate di Aids che ancora non
lo sanno, perché non ritengono di essere a rischio e non si sono mai
sottoposte ad alcun esame. «Gli omosessuali passano dal 18 per cento
del 2000 al 16,8 per cento del 2001».
La diminuzione del numero di vittime e il riemergere del rischio fa
sì che in Italia, oggi, ci siano 7 nuove infezioni per ogni decesso,
mentre nel `94 il rapporto era di 2 o 3 infezioni a decesso. Questo
significa anche necessità, da parte dello Stato e delle Regioni, di
creare nuovi progetti assistenziali e di stanziare più fondi per
questi malati. «Con le terapie, attualmente, si vive venti o trent´anni,
mentre fino a ieri non c´erano speranze». «La scommessa - conclude
il professor Mario Moroni - deve essere di nuovo la prevenzione.
Perché il vaccino contro l´Aids esiste già, è il preservativo».
Gallo: forse nel 2004 un
vaccino anti-Aids
Da Gay.it del 23.10.2002
VIENNA - Il vaccino contro l'aids che si sta mettendo a punto
nell'Istituto di virologia umana dell'Universita' del Maryland
potrebbe avere entro breve tempo esito positivo. Lo ha detto il
professor Robert Gallo, scopritore del virus dell'aids e direttore
dello stesso istituto.
"Sono ottimista, dopo che scienziati del mio istituto hanno
sviluppato un vaccino che in tre tipi di animali ha dato prova di
immunizzare contro vari ceppi dell'aids - ha detto lo studioso in
una conferenza stapa presso la facolta' di veterinaria dell'Universita'
di Vienna. - Abbiamo motivo di sperare che il vaccino funzioni anche
con gli esseri umani e credo che nel 2004 si potrano vedere i primi
risultati".
"Per il prossimo natale vedremo gia' primi risultati dei nostri
esperimenti con il vaccino sulle scimmie", ha assicurato, ammonendo
che i paesi industrializzati non devono credersi al riparo
dall'epidemia, dato che "il mondo versa in grave difficlta' in molte
zone, in conseguenza dell'aids. L'epidemia si espande in forma
dinamica e la situazione peggiora".
"L'estate scorsa sono stato in Calabria - ha proseguito Gallo - e a
200 metri dalla strada ho visto prostitute di origine africana.
Basta guardare alla situazione in Europa dell'est per capire che il
problema non si risolve".
La difficolta' principale che i ricercatori si trovano a dover
affrontare e' la continua mutazione del virus, che da' vita a nuovi
ceppi, e l'incapacta' del sistema immunitario di attaccare tutte le
mutazioni.
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