|
NEW YORK — Tra i
giovani americani è corsa al diploma di laurea in American
Sign Language,
la lingua dei sordi. Il boom di iscrizioni è
l’effetto dell’approvazione delle leggi per la protezione dei disabili
approvate nel lontano 1992, ma che in questi ultimi anni hanno prodotto
effetti crescenti.
Sono decine di
migliaia i ragazzi normo-udenti che chiedono
di imparare a parlare come i non-udenti, credendo che questa lingua,
assimilata a una qualunque lingua straniera,
abbia le carte in regola per diventare il futuro Esperanto.
Convinzioni
criticate dal professor Raffaele Simone, ordinario
di Linguistica generale all’Università Roma Tre, che spiega:
«Quella dei sordi è una vera lingua nazionale, diversa quindi per ogni
Paese d’origine. Come tale non può essere
considerata possibile linguaggio universale». |