Julius Hans
Spiegel
Completamente dimenticato il pittore gay tedesco Julius
Hans Spiegel (1891-1974) che ebbe clamoroso successo
per le sue danze giavanesi ed indù nei teatri d'avanguardia europei
negli anni Venti . Nessuno riusciva a capire come facesse... dato
che era sordomuto dalla nascita. Si stabilì a Capri dove frequentava
ricchi gay internazionali. Ebreo, fu internato dai fascisti in un
campo in Calabria nel 1940…ritornò poi a Capri dove visse dell’elemosina
dei turisti esibendosi in strada o nei ristoranti, sempre agghindato
con sgargianti abiti e maschere orientali ad ogni ora del giorno.
Fu soprannominato “Gratis” per il suo vizio di non pagare mai e
fu una vera sorpresa scoprire, quando morì ottuagenario, che possedeva
una vera fortuna in una banca svizzera…
UN CAPRESE D’ADOZIONE: HANS JULIUS SPIEGEL
Era nato a Berlino il 5 giugno 1891 quel simpatico ometto che
sarebbe stato un altro dei personaggi caratteristici di Capri. Aveva
frequentato la scuola reale per sordomuti, conseguito la maturità
e studiato all’Accademia di Belle Arti di Berlino e di Monaco di
Baviera.
Abbandonò poi la pittura per dedicarsi totalmente alla
danza, dando vita a una maschera e a balli esotici messi in scena
a Berlino, Monaco, in Italia e in altri paesi europei. La danza
lo aiutò sempre, sia come professionista sia quando ormai
a riposo, ne improvvisava di deliziose per amici- ammiratori che
si disobbligavano offrendogli una colazione, un dolce, un cappuccino.
Tutto abbastanza normale, quasi ovvio, se non fosse per un non
trascurabile particolare: Hans Julius Spiegel, in seguito a una
grava malattia contratta a tre mesi, era diventato sordo, perdendo
contemporaneamente la possibilità di esprimersi, di comunicare.
Veramente i particolari erano due: Spiegel era anche ebreo. Tra
studi, carriera e sopravvivenza nell’età del tramonto, la
sua fu dunque una vita coraggiosa, addirittura strenua, perché
egli fu ebreo mentre la persecuzione razziale imperversava in Europa,
costringendolo a fuggire dalla Germania.
Allorché il presidente del teatro di Berlino, dove aveva
lavorato per cinque anni, lo radiò dall’albo degli artisti,
Spiegel liquidò i suoi pochi beni e si trasferì a
Capri, che aveva visitato già nel 1924. Il ballerino visse
tranquillo nell’isola per tre anni, fino al suo arresto, il 18 giugno
1940.
In occasione del rinnovo del passaporto, il 1 marzo 1939, ai suoi
nomi fu aggiunto quello di Israel ed una vistosa J stampigliato
in rosso fu posta a evidenziare senza equivoci che il titolare era
un ebreo. “Artista pittore”, si legge sul documento, redatto in
lingua tedesca: “viso lungo, occhi cerulei, capelli castani, segno
particolari: muto”. C’è n’è quanto basta per deprimere
quello spirito sensibile già provato da tanti problemi.
Spiegel subì la tragedia del carcere a Napoli, il trasferimento
con un carro bestiame e l’internamento in tre diversi campi di concentramento,
dall’isola del Gran Sasso a Ferramenti, in Calabria.
Finalmente, nel 1943, venne liberato dagli americani e tornò
a Capri, dove si guadagnò da vivere ritraendo gli aviatori
del Rest Camp e dipingendo graziose vedute con colori vivaci; queste
ultime era solito regalarle a chi certamente l’avrebbe compensato.
Durante il primo soggiorno caprese aveva vissuto presso i canonici
regolari lateranensi insediatisi presso la Certosa di San Giacomo.
Con il loro aiuto e i loro buoni uffici, si era trasferito per un
anno a Roma e, sotto le ali protettive del Vaticano, aveva abbracciato
il cattolicesimo. Al ritorno nell’isola alloggiò, a buon
mercato, dai Russo a via Castello, i quali lo accolsero pure nella
tomba di famiglia.
Nella seconda parte della sua vita caprese cercò di vivere
il più possibile senza mettere mano al portafoglio, guadagnandosi
l’ovvio soprannome di Gratis. Ricambiava con danze e piroette e
battendo i piedi a terra, tutto sempre più faticoso per lui.
Ma non aveva l’abitudine di compiangersi e di lamentarsi. Neppure
quando i camerieri gli surriscaldavano, per scherzo, la tazza e
il cappuccino per farlo scottare: restava sorridente e gentile.
E perciò fu sempre unanimemente benvoluto.
Aveva conosciuto a Monaco di Baviera Thomas Mann, Rainer Maria
Rilke e molti altri scrittori del tempo; aveva vinto il primo premio
al Carnevale di Monaco del 1928. Pure da “espatriato” Gratis si
circondò di personaggi di spicco quali Munthe, Grace Fields.
Edwin Cerio, Jennifer Jones, Clark Gable e Orson Welles che visitarono,
come tanti, la sua casa colma di costumi e di maschere: una collezione
importante che lasciò al Museo Civico di Etnologia di Monaco.
Anche nella vita di tutti i giorni portava una specie di maschera:
d’inverno il berretto di lana rossa col fiocco, d’estate il cappello
di paglia a larghe falde, la grande pipa, la doppia borsa a tracolla
con l’albumetto per raccogliere firme e indirizzi, il libro di pratiche
religiose e altri oggetti personali.
Era magro e scattante, e gli abiti stretti e colorati gli davano
l’aspetto di un burattino o di un pupazzo esotico: un giorno al
porto, sbracciandosi a più non posso e saltellando per salutare
degli amici che lasciavano l’isola, finì in mare, correndo
un serio pericolo perché non sapeva nuotare.
Negli anni Cinquanta fu scelto dalla Carpano per la propaganda
del Punt e Mes: “Arbiter elegantiarum nell’isola dell’eleganza”
commentano i giornali; nello stesso periodo, Spiegel, tra bionde
bevitrici di brandy Cavallino Rosso e macchine di caffè Gaggia,
danza con il bel cavallino di panno in una mano e nell’altra la
bottiglia da pubblicizzare. La sua caratteristica figura con l’inseparabile
pipa ricurva renderà popolari il brandy italiano e la macchina
espresso.
Pian piano, le condizioni economiche di Gratis migliorarono; il
perseguitato razziale ottenne dalla madre-patria una pensione, mentre
i tanti amici gli mandavano regali da tutto il mondo.
Si spense sull’isola amata il 13 ottobre 1974.
JULIUS HANS SPIEGEL - Il ballerino sordomuto di Capri
Julius Hans Spiegel nacque a Berlino il 5 giugno 1891.
Era figlio del commerciante Louis Spiegel e di sua moglie Martha,
figlia del famoso neurologo e sessuologo ebreo Dr. Magnus Hirschfeld.
Julius sembrava essere un bambino del tutto normale ma, purtroppo,
ben presto ci si accorse che era sordo e, quindi, gli era impossibile
parlare “normalmente”. Per questo i genitori lo mandarono alla Scuola
per non udenti nella Elsaesserstrasse. Con il passare del tempo
cominciò a dimostrare una spiccata tendenza per la pittura
e la danza.
Il 10 dicembre 1913 fu ammesso come studente all’Accademia Reale
per le Arti Figurative di Berlino. I suoi professori furono tra
gli altri il Prof. Ehrentraut (disegno), il Prof. Bose (disegno
del nudo) ed il Prof. Friedrich (disegno degli antichi).
Esonerato dal servizio militare a causa del suo difetto fisico,
studiò a Berlino fino al 1917. Per poco tempo soggiornò,
durante questo periodo, anche a Bad Zwischenahn. Qui non solo disegnava
ma si preoccupava di rallegrare anche i feriti di guerra con la
sua danza.
Dal 1918 Julius Hans Spiegel divenne allievo del Prof. Groeber
all’Accademia delle Arti di Monaco di Baviera, non abbandonando,
però, lo studio della danza con il maestro Terpis.
A Berlino conobbe un principe indiano, il quale lo introdusse alla
danza orientale. L’amico indiano alla sua morte gli lasciò,
in eredità, i suoi sontuosi abiti e le sue preziose maschere.
Spiegel abbandonò, in seguito, quasi completamente, la pittura
esibendosi, soprattutto, nei suoi spettacoli di danze rituali orientali.
Insuperabile fu il suo modo di esprimere la varietà dei
sentimenti attraverso la perfezione dei movimenti.
Tra il 1921 ed il 1925 egli si trattenne per lo più a Roma,
dove ottenne molti ingaggi per le sue danze esotiche. Danzò
anche a Bruxelles, Amsterdam, Vienna, Monaco, Locarno e, naturalmente,
nella sua città natale Berlino presso il Cabaret dei Comici.
Nel 1920 Spiegel venne per la prima volta a Capri dove fu subito
affascinato dalla straordinaria natura. Trascorsero, però,
altri 14 anni prima della usa definitiva sistemazione sull’isola.
Scelse quale domicilio la Villa Rubina che era stata la casa della
(quasi) Santa Suor Serafina di Dio, al secolo Prudenzia Pisa. Qui
egli rallegrava tutti con le sue danze rituali di Giava, Ceylon
e della Polinesia, fino a quando una malattia al cuore lo costrinse
ad abbandonare la sua passione artistica.
Tra le sue ammiratrici femminili si ricordano Liz Taylor, Lana
Turner, Grace Fields, Jennifer Jones e Joan Crawford.
Tutti lo conoscevano nella piazzetta, salotto di Capri, stranieri
e isolani. Migliaia e migliaia di persone lo hanno visto a Capri
con il rosso berretto a punta, i calzini gialli, le scarpe blu,
il gilet rosso, gli amuleti al collo ed alla cintura, il borsellino
a maglia, la pipa di creta e le magrissime mani adornate di anelli.
Moltissimi lo fotografarono.
Durante la 2° Guerra Mondiale fu deportato dai fascisti in
una prigione vicino Napoli, fu però poi liberato. Imprigionato
di nuovo dagli americani fu rilasciato perché ritenuto “innocuo”.
In seguito una coppia di tedeschi si occupò di lui e gli
fece avere una pensione con la quale riuscì a vivere senza
eccessive preoccupazioni.
Ogni mattina gustava al “Gran Caffè” un cappuccino “offerto”.
La generosa donatrice ottenne da lui il titolo di “Signora Cappuccino”.
Tuttavia le ultime settimane della sua vita furono difficili.
Un infarto lo costrinse a letto. Una famiglia italiana si prese
cura di lui fino alla sua fine.
Per molto tempo amici ed ammiratori visitarono ed abbellirono la
sua tomba nel cimitero caprese. Una lapide mostrava a tutti dove
era l’ultima dimora di Julius Hans Spiegel. Nel 1986 i resti furono
traslatati nella tomba di famiglia dei capresi RUSSO-STRINA nella
parte nuova, alta, del cimitero cattolico. Egli lasciò molti
dei suoi libri in prima edizione, con dediche personali di Gerhard
Hauptmann, Rainer Maria Rilke, Thomas Mann, ad una famiglia tedesca.
Le sue preziose maschere ed i suoi abiti orientali li lasciò
al Museo Etnografico di Monaco di Baviera. Essi sono là custoditi
sotto il nome di “Collezione di Spiegel”, si tratta di 63 pezzi
d’esposizione, maschere, saris, sarongs e cheddas.
Caro lettore, ti chiederai come può danzare una persona
che non sente. A questo proposito bisogna chiarire una cosa: in
occidente la danza è quasi sempre un riflesso della musica,
musica e danza sono strettamente correlati. Non è così
in Oriente. Qui la danza è espressione dei sentimenti ed
il movimento è la parte vitale. Il gong, l’eventuale musica,
esistono solamente per dare al movimento un effetto in più.
Non danza nata dalla musica, bensì armonia e musica che si
esprime e nasce attraverso il movimento e la danza.
I movimenti non sono moltissimi, ma nessuno è senza la sua
propria importanza, e la maschera accentra ed attira la concentrazione
sui movimenti. Julius Hans Spiegel aveva un marcato senso del ritmo,
unito ed un ineguagliabile controllo del proprio corpo. In questo
egli fu un fenomeno.
Horst G. Werner
Traduzione di Heidi Tielger
Ricordi di Julius Hans Spiegel - Il ballerino sordomuto
Con questo articolo vorrei contribuire a risvegliare l’interesse
dei lettori per la storia di Capri e dei suoi abitanti
Di Horst G. Werner
Bad Kissingen – Julius Hans Spiegel nacque il 5 luglio 1891 a Berlino,
figlio del commerciante Louis Spiegel e di sua moglie Martha, nata
Hirschfeld (figlia del noto psichiatra e sessuologo ebraico dr.
Magnus Hirschfeld), sembrava essere un bambino “normale”. Ben presto,
però, si scoprì che Julius Hans era sordo e dacchè
non poteva sentire niente, gli era anche impossibile imparare a
parlare normalmente. Per questo motivo i genitori gli fecero frequentare
la scuola reale prussiana per sordomuti nella Elsasser Strasse.
Con l’andare del tempo egli mostrò un eccezionale talento
per l’arte della pittura e della danza ed il 10 ottobre 1913 s’iscrisse
all’Accademia Reale delle Belle Arti. Spiegel ebbe come insegnanti
il prof. Ehrentraut (disegno), il prof. Bose (nudi) ed il prof.
Friederich (antichità). A causa del suo stato di sordomuto
non fece il militare e studiò a Berlino fino al 1917. Per
breve tempo, durante questo periodo, soggiornò anche a Bad-Zwischenahn,
dove non solo dipingeva ma divertiva anche i feriti di guerra con
le sue danze. Nel 1918, invece, fu allievo del prof. Groeber dell’Accademia
delle Belle Arti a Monaco, mentre continuava a coltivare l’arte
della danza. Infatti, sempre a Monaco, ebbe come maestro di danza
Herpes, che, insieme ad Harald Kreuzberg, di fama internazionale,
gli insegnò l’arte.
A Berlino, Spiegel, conobbe un principe indiano, il quale lo introdusse
nell’arte della danza asiatica. Negli anni seguenti accompagnò
lo stesso principe dappertutto. A Parigi l’amico morì e gli
lasciò tutti i suoi tesori, maschere ed abiti cerimoniali.
A questo punto Spiegel lasciò la pittura per perfezionarsi
in danze asiatiche e divenne insuperabile in espressione ed accuratezza
dei movimenti, nel riflesso dei sensi e sentimenti espressi.
Tra il 1921 ed il 1925 si trovò a Roma dove aveva tanti
impegni per sue danze esotiche, come anche a Bruxelles, Amsterdam,
Wien, Monaco, Locarno e naturalmente nella sua città nativa
Berlino, dove però recitava nel cabaret per comici.
Spiegel venne per la prima volta a Capri nel 1920: la bellezza
del paesaggio lo affascinava, ma dovettero passare 14 anni per farcelo
ritornare … per rimanerci per sempre. Sull’isola, come sua dimora,
scelse villa Rubina, la casa nativa di suor Serafina di Dio, nata
Prudenzia Pisa. Qui viveva e rallegrava la gente con le sue danze
sacre dei templi javanesi, balinesi e ceylonesi, finché una
malattia al cuore non lo costrinse a rinunciare alla sua arte. Tra
i suoi ammiratori si contavano più donne che uomini, dive
come Liz Taylor, Lana Turner, Grace Fields, Jennifer Jones e Joan
Crawford. Era conosciuto in piazzetta il “salottino” di Capri da
turisti e isolani.
Dopo la morte del pescatore Costanzo Spadaio ne prese il posto,
vestendosi anche quotidianamente con abiti di colori vivaci ed estremamente
stravaganti. Chi non ricorda quell’ometto con la “zipfelmutze” rossa,
con i calzini gialli, le scarpe blu, il gilet rosso, con tanti amuleti
al collo ed alla cinta e le dita magre piene di anelli, con il suo
sacchetto di stoffa e la pipa di terracotta? In migliaia lo hanno
visto, conosciuto e fotografato.
Durante la seconda guerra mondiale fu portato dagli italiani nel
lager vicino a Napoli, più tardi liberato e nuovamente arrestato
dagli americani, i quali poi lo rilasciarono, definendolo “innocuo”.
In questo periodo non se la passò molto bene, una coppia
di tedeschi si prese cura di lui e gli fece avere una pensione di
risarcimento che gli consentì di vivere, in seguito, senza
pensieri. Ma anche lui aveva un cuore per i poveri e così
ogni mattina, in piazza, metteva in mano ad una poveretta una scatola
di fiammiferi piena di soldini. Quotidianamente, poi, al Gran Caffè,
si godeva il suo cappuccino e nominava la sua benefattrice, “signora
cappuccino”.
Le sue ultime settimane di vita furono molto dure: un ictus lo
aveva costretto a letto. Una famiglia caprese si era presa cura
di lui fino alla sua ultima ora. Julius Hans Spiegel è sepolto
nel cimitero cattolico e per molti anni, amici ed ammiratori, si
occuparono della sua tomba, sulla quale una lapide con il suo nome
mostrava la sua ultima dimora. Nel 1986, però, è stato
sistemato nella tomba di famiglia dei suoi amici Russo-Strina. La
tomba si trova nella parte nuova del cimitero cattolico.
Il suo lascito di libri preziosi (prime edizioni con dediche personali
degli autori come per esempio Gerhart Hauptmann, Rainer Maria Rilke,
Thomas Mann ed altri) è finito nelle biblioteche di due note
famiglie tedesche. Ha lasciato, invece, le sue preziose maschere
asiatiche, le tonache ad un museo a Monaco, dove si possono ammirare
sotto il nome “collezione Spiegel”.
Cari lettori, a questo punto, vi chiederete come può ballare
un uomo sordo che non può sentire la musica? Nell’arte del
ballo occidentale, il ballo è quasi sempre una dimostrazione
della musica suonata: ballo e musica sono legati inseparabilmente.
Questo non è il caso dei popoli esotici: il ballo ed il movimento
sono principali, il gong, l’evento musica aumenta l’effetto. Non
ballo attraverso la musica ma attraverso il ballo nato accompagnamento.
I movimenti sono assai pochi ma nessuno è senza significato;
la maschera poi aumenta la concentrazione sui gesti. Julius Hans
Spiegel aveva il senso del ritmo, legato ad un indescrivibile dominio
del suo corpo. Egli era un fenomeno.
* Un particolare ringraziamento alla signora Brigitte Desiderio
che ha curato la traduzione dell’articolo di Horst G. Werner dal
tedesco.
Sordo come una campana e muto come un pesce
«Gratis» Ovvero Julius Hans Siegel
Di Manfredi Pagano
CAPRI – Sul numero del 23 agosto scorso pubblicammo l’articolo
“Il ballerino sordomuto” dello storico e giornalista tedesco Hans
G. Werner, concittadino dello Spiegel ed amante, anch’egli, della
nostra isola. Oggi, invece, offriamo ai nostri lettori, un altro
inedito ritratto dell’estroverso ballerino tedesco, Hans Julius
Spiegel , semplicemente e familiarmente “Gratis” per noi del posto.
Questo non per essere ripetitivi ma per arricchire di particolari
il ricordo dell’ultimo personaggio di una Capri che ormai non esiste
più. Particolari colti da uno del posto, che ha avuto la
fortuna di conoscerlo da vicino ed ammirare la sua collezione di
maschere polinesiane, di cui era gelosissimo.
“Gratis” è morto verso la metà degli anni settanta
insieme ad un pezzetto della storia di Capri intessuta di mito e
leggenda. Vi era giunto nel 1924 per trascorrere un breve periodo
di riposo e vi rimase invece tutta la vita.
Julius Hans Spiegel era nato a Berlino; sordomuto dalla nascita
frequentò una scuola di subnormali prima di accedere all’Accademia
di Belle Arti di Monaco e poi di Parigi per conseguire il diploma
di danza classica. Per la sua menomazione doveva possedere una notevole
predisposizione naturale ed un istinto eccezionale che gli consentivano
di seguire il ritmo non avendo la possibilità di udire la
musica. Nel 1922 venne in Italia chiamato da Martinetti e lavorò
in alcuni teatri di Milano e di Roma e poi per Antogiulio Bragaglia
al teatro degli Indipendenti.
Fu proprio in quel periodo che decise di concedersi una settimana
di vacanza a Capri. Vi rimase invece tutta la vita.
In un primo tempo sbarcò il lunario dipingendo quadretti
che vendeva ai turisti, poi mise da parte i pennelli e scoprì
le gioie del dolce far niente.
Vestiva in maniera originalissima: una maglietta celeste o rossa,
un paio di pantaloni di velluto giallo, due borse di panno pendevano
dalla spalla, un fallo d’avorio come amuleto al collo col quale
dispensava fortuna, una pipa in bocca, un paio di scarpe di corda
capresi ed un fez con fiocco multicolore in testa che, nei periodi
estivi, alternava con un ampio copricapo messicano. Conciato così
era ricercatissimo dai turisti per immortalare un’istantanea di
gruppo con lo sfondo della piazzetta. In mezzo secolo le sue foto
hanno coperto l’intero globo.
Viveva della generosità degli ospiti di Capri ed era riuscito
a conquistare pure le simpatie dei capresi. Riusciva a dire: «Caro
amico!» o «Gratis!». Di qui l’appellativo che
lo rese famoso. Si nutriva di cappuccini e cornetti che gli venivano
offerti nei bar della piazzetta e che lui ordinava pagando con un
sorriso ed esclamando: «Gratis!».
Anch’io ero per lui: «Caro amico!» e, dopo un numero
abbastanza consistente di cappuccini, riuscii nell’intento di farmi
invitare a casa sua per visionare la collezione di maschere polinesiane
che possedeva.
Fu una conquista non facile perché Spiegel era geloso di
mostrare quelle maschere e a chi gli faceva tale richiesta fingeva
di non capire appellandosi alla sua sordità. Io fui più
fortunato anche perché allora ero giovanissimo e Spiegel,
verso i giovani, non riusciva a nascondere certe particolari attenzioni.
Alla mia esplicita richiesta rispose subito con un cenno della testa
ed un sorriso malizioso. Mi diede appuntamento per il primo pomeriggio.
Io, a scanso di malintesi, mi feci accompagnare da un amico fotografo.
Nell’aprire l’uscio “Gratis” manifestò un certo disappunto
nel vedere che non ero solo. Ebbe un’esitazione, rimase impacciato
sull’uscio, poi sorrise e ci fece entrare. Quelle maschere bellissime
le aveva raccolte in Polinesia dove in gioventù si era recato
per studiare le movenze di danza di quei popoli. Con un pizzico
d’attenzione era facile comprenderlo anche perché si esprimeva
con l’ausilio di una mimica magistrale. Della sua menomazione non
pochi avanzavano dubbi, ma chi dubitava era in malafede. Innamoratissimo
di Capri nell’arco del suo lunghissimo soggiorno aveva stretto amicizia
con Rilke, Thomas Mann, Munthe, Malaparte. Durante il Fascismo proprio
la fitta corrispondenza intercorsa con Mann misero in allerta le
autorità di regime per cui su di lui cadde il sospetto che
non fosse sordomuto e che potesse addirittura essere una spia degli
inglesi. Questo sospetto gli costò l’internamento in Calabria.
Misero in cella con lui un falso sordomuto che, dopo aver conquistato
la sua fiducia, disse di non essere sordomuto ma di servirsi dell’espediente
per combattere il Fascismo. Il povero Spiegel raccolse la confessione
ma continuò invece a dire che lui era effettivamente nato
privo dell’udito e della parola.
Fu rimesso in libertà grazie agli interventi di Axel Munthe
presso Mussolini ed alle pressioni di Edda Ciano. Fece ritorno a
Capri ma la tregua fu di breve durata perché a covare sospetti
ci si misero i tedeschi. Lo rimisero in galera e mancò poco
che non lo sottoponessero a tortura per farlo parlare e confessare
di nascondere apparecchiature trasmittenti. Si era nel 1943 e lo
sbarco degli alleati rimise Spiegel in libertà. I guai non
erano però finiti perché pure gli americani nutrirono
il sospetto che il sordomuto potesse essere un agente segreto nazista.
Ricondotto in una cella di sicurezza a Napoli, gli americani lo
sottoposero a mille tranelli per coglierlo in fallo. Gli facevano
esplodere petardi alle spalle e lo facevano inseguire da cani latranti,
senza tuttavia cavare un ragno dal buco.
Gli americani desistettero e lo affidarono agli inglesi. Furono
quest’ultimi che dopo averlo sottoposto ai controlli di un’apposita
commissione di medici specialisti fatti venire da Londra si convinsero
che il povero Julius Hans Spiegel era per davvero sordo come una
campana e muto come un pesce.
Con la fine della guerra potè ritornare a Capri dove riprese
il suo abituale costume multicolore e continuò a sbarcare
il lunario fra cappuccini, cornetti, sorrisi, fotografie e dispensa
di fortuna, all’insegna ovviamente del gratis sia nel dare che nel
ricevere, senza mostrare rancore alcuno per chicchessia e dimenticando
le angherie subite da autorità fasciste, poi naziste, dagli
americani della Cia e dagli inglesi dello Intelligence Service.
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