MARZO 2003
GUIDEMAGAZINE
Da marzo sugli schermi
POCO PIU' DI UN ANNO FA...
Storia di un porno attore gay che vuole adottare un bambino

Intervista di Roberto Schena
 

Sommari

Guidemagazine anticipa le immagini del film che ha rappresentato l'Italia al Festival di Berlino e intervista Marco Filiberti, giovanissimo autore-attore dell'opera

1. Il perno della trama é la disgregazione del modello famigliare come pensato dal moralismo
2. "Non credo che la gente sia così sciocca da pensare che un gay non possa avere un forte afflato paterno"
3. "Il cosiddetto sesso sfrenato non é affatto una dominante del nostro tempo... "
4. "Nel cinema, nella musica, nella televisione, il pubblico é più avanti, e di molto, di quello che il sistema produttivo gli mette a disposizione"

Testo

"Poco più di un anno fa" é l'opera prima di un giovane milanese, Marco Filiberti. E' un film importante, controcorrente, destinato a far discutere, anche per il coraggio con cui tocca alcuni temi volentieri ignorati dal sistema dei media, sebbene siano parte integrante della vita quotidiana. Non é un caso se la commissione incaricata di scegliere le pellicole da destinare a rappresentare l'Italia al Festival di Berlino, ha scelto proprio il film di Filiberti fra i vari possibili. Il perno della trama é la disgregazione del modello famigliare così come é pensato dal moralismo oggi prevalente in Italia, non certo in Europa, dove le unioni di fatto sono ampiamente riconosciute. Il protagonista é un giovane di borghese che invece di dedicarsi a coltivare il patrimonio ereditario scopre la professione di porno attore gay; attorno a RiKi Kandinsky, nome d'arte del personaggio interpretato dallo stesso Marco Filiberti, si muove un mondo di famigliari, amici e colleghi di lavoro non sempre compatibile, dando luogo a situazioni divertenti, trattate con mano leggera e spirito ironico. Filiberti trasforma la realtà degli adulti, nel gioco delle parti spesso difficili da armonizzare, in un teatrino gustoso, fino a quando la storia non subisce una svolta: nella vita di Riccardo entra Plapla, bambino di sette anni rimasto improvvisamente orfano. Per Plapla, Riccardo diventa un'imprescindibile figura sostitutiva dei genitori mancanti. La solitudine del bambino, vispo e intelligente come lo sono parecchi ragazzini d'oggi, provocherà in Riccardo un profondo sconvolgimento affettivo. Egli quindi non si tirerà indietro, offrendosi di fargli da padre, ma l'opposizione dei nonni, che lo hanno in custodia, é netta: non solo Riki é gay e single, ma esercita anche la professione di pornodivo, tre motivi per suscitare sospetti totalmente ingiustificati e accanirsi contro due persone che chiedono solo di vedersi e volersi bene. Giustizia é fatta. Il film ha due finali. In uno muore Kandinsky, forse accidentalmente; in un altro, vediamo Plapla ormai adulto che gira un documentario sul personaggio che avrebbe potuto essere suo padre se non gli fosse stato negato da un eccesso di moralismo. A Marco Filiberti abbiamo rivolto alcune domande.

Marco, il tuo film, "Poco più di un anno fa", solleva alcuni problemi di stretta attualità che invece alcune potenti forze conservatrici vorrebbero rimuovere dalla coscienza collettiva. Prima di tutto mi sembra che il film mostri la crisi del concetto di famiglia intesa come una realtà compatta, un mondo tutto sommato chiuso e autarchico.

Questo é il vero punto di partenza. Simbolicamente, il racconto comincia in quel fatidico 3 aprile 1999, il giorno della morte del padre, il capofamiglia. La morte di Filippo Soldani corrisponde all'inizio del riavvicinamento tra i due fratelli, come se l'autenticità dei sentimenti potesse darsi solo al di fuori delle strutture precostituite, solo attraverso un azzeramento degli ordinamenti sociali. Inoltre si tratta di una famiglia alto borghese, dove i "segni" della tradizione, della continuità sono più forti, un po' come per la famiglie contadine. Ma in questo caso la famiglia é imbastardita: il ceppo aristocratico materno si é unito a quello della nuova borghesia rampante, distruggendo qualsiasi identità. Tutto suggerisce una profonda mancanza di autenticità, di verità: il bellissimo castello in realtà cade in rovina, l'apparente ricchezza nasconde debiti e ipoteche, l'imprenditore illuminato e accolto in una società aristocratica in realtà era un maneggione senza scrupoli nonché un puttaniere, il figlio Federico, perfetto gentleman, é un fallito, mollato dalla moglie e incapace di relazionarsi con il figlio.

E' da questo quadro che il film comincia a delineare la figura di Riki Kandinsky.

Appunto. Staccato da tutto quel mondo, viene ripescato il figlio minore, Riccardo, che nella sua scelta discutibile e un po' pazza di essere un pornodivo, è l'unica cellula di autenticità, che sconvolgerà tutti proprio attraverso la sua disarmante sincerità. Inoltre, nella sua solitudine, Riki forma una famiglia alternativa, con Luna, Claudio e, poi, con il fratello Federico: dove c'é amore c'é famiglia, ed é quello che chiede anche Luna, nella scena sulla spiaggia. Questa scena l'ho sempre sentita speculare a quella dello scontro tra Riki e la zia: là, una stanza soffocata da ritratti di famiglia, un tribunale spietato contro Riki inchiodato al banco degli imputati; qui, quattro persone su una spiaggia, senza vestiti, senza giudizi, di fronte al mare, la grande madre.

Tuttavia, il personaggio protagonista del film, Riki Kandinsky, un porno attore omosessuale, sembra incapace di innamorarsi. Respinge, per esempio, la possibilità di stare con Claudio. Il sesso "sfrenato", in lui, pare sostituire l'esigenza di una relazione.

Non esattamente. Nell'amore di coppia é quasi insita una dimensione di possesso, di chiusura nei riguardi del mondo, una limitazione in un senso piccolo borghese che non appartiene a Riki. Lui sa amare, e lo dimostra nel rapporto con il bambino, con il fratello, con Luna, ma é un modo di dare che non lede quelle profonde e sofferte scelte individuali compiute in precedenza, giuste o sbagliate che siano, ma che hanno a che vedere con l'identificazione di se stesso, del suo sogno di sopravvivenza che, in fondo, é un disperato grido d'amore. Il suo appartenere in un certo senso alla coscienza collettiva del suo pubblico, gli impedisce di essere totalmente di un'unica una persona. Ma anche qui c'è conflitto: dentro di lui c'é il sogno di sentirsi amato e protetto, senza dover rinnegare ciò che é stato, ma c'é anche la paura di confrontare questa ambizione con il dato reale. Plapla, il bambino, ha la forza di fargli affrontare questo rischio (poter essere padre senza distruggere Kandinsky), Claudio, il ragazzo innamorato di lui, no, e questo perché molto si gioca sulla simbologia: Plapla é Riki vent'anni prima, con tutta la risonanza emotiva che può avere un bambino orfano, Claudio é una prospettiva rassicurante, positiva, ma borghese, non mitica.

Il sesso sfrenato è così una dominante del nostro tempo?

Credo che per dare vita in modo autentico ad una relazione occorra fare un po' di ordine nella propria vita, un po' di silenzio: sperare di accedere all'amore tra un'avventura e l'altra mi sembra un po' utopico. E comunque non credo sia un segno dei nostri tempi, ma un fatto generale. Ovviamente ci sono le eccezioni: un'illuminazione può cambiarci profondamente in un attimo, e l'amore può essere un'illuminazione. Ma resto del parere che occorra il terreno giusto per essere ricettivi a certe cose, e questo terreno necessita di lavoro.

L'incontro con un bambino particolarmente bisognoso d'amare e di essere amato, fa emergere in Riki l'umanità che sembrava perduta. Egli diventa così meno macchina (da sesso) e più padrone dei suoi sentimenti, in questo caso paterni. E' questo che fa scandalo? Che un gay possa avere bisogno di stare con un essere indifeso?

No, non credo che la gente sia così sciocca da pensare che un gay non possa avere un forte afflato paterno: magari glielo contesta, non gli concede di espletarlo, ma non credo che non lo riconosca. Sai cosa mi ha detto un famoso produttore? Se tu avessi fatto pentire il tuo protagonista alla fine, la gente sarebbe uscita dalla sala con la sua solita morale rafforzata, riconfermata: una bella scena con un senso di colpa grande come una casa, e tutti contenti fuori dal cinema a mangiare la pizza! Quello che fa scandalo é ancora una volta questa disarmante sincerità, quasi naive, di Riki: riconoscere semplicemente che lui e il bambino insieme funzionano, che con lui Plapla sta bene, anche se sa tutto di lui e, al contempo, non uccidere Riki Kandinsky, non rinnegare il suo passato. E' emblematica la scena in cucina , quando Federico tenta di convincerlo a smettere con quel lavoro: Riki, con il pianto trattenuto, risponde come un bambino testardo " No!". Sarebbe così facile, a questo punto della sua vita, dire "sì", ma in quel "no" c'é, secondo me, tutta la grandissima dignità del personaggio. Sì, perché Riki ha davvero una grande dignità, un concetto, quello della dignità e dell'onore, veramente rinnegato nella nostra società.

Alla fine, sembra che mentre la famiglia italiana si stia mostrando più aperta, sono proprio le istituzioni a bloccare il processo, negando per esempio a Riki la possibilità di vedere ancora il bambino.

Vero, le famiglie, la gente, sono più avanti delle istituzioni, é così per tutto, é sempre stato così, per il divorzio, per tante battaglie... Anche nel cinema, nella musica, nella televisione, il pubblico é più avanti, e di molto, di quello che il sistema produttivo gli mette a disposizione: ma le istituzione non hanno mai voluto sollecitare le coscienze, farle pensare... meglio tenerle assopite.

Credo che per molto tempo ancora resterà difficile per la società accettare l'idea di affidare un bambino a un pornoattore gay che, per giunta, non è nemmeno il padre naturale.

In questo caso la situazione é davvero complicata: non ho voluto creare i buoni e i cattivi, io capisco le grandi difficoltà in cui si trovano i nonni del bambino... In quel momento diventa una storia con una forza simbolica, proprio perché estrema. Non voglio dare una soluzione sul fatto se sia giusto o no affidare un bambino a un ragazzo gay che fa la pornostar , ma vorrei indurre le persone a sospendere i giudizi generalizzanti e frettolosi, e, magari, analizzare ogni singolo caso in modo specifico. E smettere questa mitologia sulla famiglia: basterebbero i numerosissimi e terrificanti fatti di cronaca degli ultimi anni, per ridimensionare questa idea di famiglia come un Eden di delizie, quando molto spesso é un teatro di atrocità.

Riki ha un fratello "borghese", Federico, che però fa di tutto per comprenderlo e volergli bene. Non va sempre altrettanto positivamente nelle famiglie, tutto sommato Riki non può lamentarsi.

E' vero che tante volte manca disponibilità e comprensione nelle famiglie, e che i genitori causano grandi sofferenze ai figli perché non accettano le loro diversità. Ma anche i figli dovrebbero educare i genitori se questi non ci arrivano da soli, in primo luogo con la propria dignità. Guarda, più si é limpidi e trasparenti nelle proprie scelte, più si viene rispettati. Perché il rispetto più prezioso è quello verso noi stessi.

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