13/06/2003 - Il Gazzettino
Apri nella Rassegna Stampa
 
La prima volta di Enrico Pizza ...
...La prima volta che un gay dichiarato siede sugli scranni di palazzo D'Aronco, proprio in quella Udine spesso tacciata di provincialismo acuto...

La prima volta di Enrico Pizza in consiglio comunale è una "prima volta" storica per l'intera città. La prima volta che un gay dichiarato siede sugli scranni di palazzo D'Aronco, proprio in quella Udine spesso tacciata di provincialismo acuto. Di più, Pizza è uno dei cinque amministratori gay eletti in tutta Italia. E scusate se è poco. "Promosso" consigliere con 132 voti per giunta, più di quelli raccolti da qualche ex assessore e quasi a parimerito con esponenti di spicco dei partiti di maggioranza governativa, oggi all'opposizione in Comune. Un trionfo. «Ho ricevuto numerose attestazioni di stima in questi giorni dai gruppi gay del Nord-est. Mi ha telefonato anche Franco Grillini (il parlamentare ndr), che ha voluto farmi le congratulazioni di persona. La mia elezione è stata percepita come un segnale di cambiamento. Che non arriva più solo dalle grandi metropoli del nord o dalle città rosse, ma che giunge a scuotere anche la provincia», spiega Pizza, 35 anni, assistente di laboratorio dell'Ersa e laureato in Scienze Politiche, esponente dell'Arcigay e cofondatore della sede friulana dell'associazione, ma anche presidente di Stop Aids. Ma, fra tanti complimenti "di peso" per la gloria pubblica ad Enrico ne è piaciuto uno molto più intimo. Inviato via sms. «Una mia amica mi ha scritto: "La lealtà e la correttezza premiano sempre"». E proprio quella lealtà e quella correttezza Pizza vuole portare in Comune: «Intendo portare in politica lo stile e l'energia del volontariato. Un modo di procedere pulito e basato sul dialogo e sull'ascolto». Ma niente battaglie di parte. «Nei regolamenti amministrativi occorre che ci sia pari dignità per tutte le forme di famiglia e che si evitino le discriminazioni verso le coppie di fatto, etero o gay che siano: nelle assegnazioni delle case popolari, come in tutti i regolamenti in cui compare il termine "famiglia", dev'essere inteso nella sua accezione più ampia. Mi batterò perchè si arrivi davvero a quella società aperta di cui tutti si sono riempiti la bocca in campagna elettorale. Ma questo non vale solo per i gay: penso anche alle minoranze religiose o etniche. Non sono in Consiglio per difendere i diritti di alcuni e basta, ma ritengo che una città che tutela i diritti anche dei pochi sia una città più giusta per tutti. Non faccio crociate per i gay, ma a difesa dei tanti "pochi"». Una battaglia partita da molto lontano, dalle difficoltà incontrate nell'adolescenza, dagli episodi spiacevoli, sempre troppi per essere digeriti. Ma ora è acqua passata. «Il coraggio crea sempre rispetto: più ho dimostrato di avere coraggio, più sono stato rispettato. Questo non vuol dire che sia arrivato gratis dove sono, ma con una profonda decisione. Nel dire: "Io sono così e mi piaccio"».

C.D.M.

Top