10/12/2006 - Corriere della Sera - redazione
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Coppie di fatto – L’ira di Maggiolini
«Politici vecchi bacucchi vogliono scardinare l'ordine stabilito da Dio»

“…lerce certe femministe che non rispettano l'architettura della natura» e «scimmie» le donne che decantano in tv le nuove frontiere della morale e del sesso.”


Como - Mettere in regola, di fronte alla legge, le cosiddette «coppie di fatto», il caleidoscopio delle unioni «moderne», gay e lesbiche comprese? È il tradimento dell'«ordine stabilito da Dio». Altro che progresso: «Viviamo in una società marcia con legislatori vecchi bacucchi che vogliono scardinare il disegno della creazione incentrato sulla distinzione maschio-femmina». Infine «lerce certe femministe che non rispettano l'architettura della natura» e «scimmie» le donne che decantano in tv le nuove frontiere della morale e del sesso. Ce ne è per tutti.

Ieri nel Duomo di Como pieno di fedeli per la messa dell'Immacolata il vescovo Alessandro Maggiolini, indignato dalle notizie da Padova — primo registro anagrafico sulle convivenze — e da Roma — l'impegno di Prodi e soci a riconoscere dignità giuridica anche alle unioni omosex —, ha lanciato l'ennesima crociata. Un Maggiolini che alla vigilia di cedere il pastorale (i 75 anni compiuti ma soprattutto motivi di salute) pare aver recuperato la grinta, e la voce, dei tempi migliori scagliandosi, all'omelia, pure contro un parlamento «che in una notte ha cambiato parere e per tutta la nazione ha reso lecite le coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali». In realtà l'ordine del giorno dispone che il governo presenti, per gennaio, un disegno di legge specifico. E tra il dire e il fare bisognerà fare i conti con una una maggioranza lacerata tra i «teodem», versione italica dei teocon Usa, e le sinistre laiche che invocano parità di diritti a ogni genere di convivenza. Dal fortilizio di Como monsignore vede però in pericolo «il matrimonio fondato sulla famiglia monogamica sancito dalla Costituzione». Ed eccolo di nuovo lancia in resta. Di questi anatemi nessuna traccia nel testo dell'omelia diffuso dalla curia dedicato al cammino della Redenzione attraverso Maria Immacolata. Ma il vescovo ha iniziato subito a braccio con un «L'altro ieri il comune di Padova...», facendo subito capire che le riflessioni teologiche sulla «colpa originale» e «la corruzione del presente» andavano lette anche alla luce dell'attualità. E quando, tornato ai fogli scritti, ha ricordato che «non si giunge a Cristo se non si passa per Maria», eccolo di nuovo abbandonare il copione per diffondersi sul compito della donna nella società («ingentilire, suscitare una sensibilità di bellezza, di delicatezza, di attenzione»). Compito oggi compromesso, complici «i governanti che si sentono in grado di passare sopra ciò che Dio ha fatto, e ha fatto bene». Già i politici: nel delirio di onnipotenza si illudono, come il barone di Münchhausen, di potersi sollevare dalla palude tirandosi per i capelli («che non hanno»). «Mi spiace — l'amara conclusione — ma queste cose non saranno certamente riprese da quelle scimmie che in tv appaiono come le donne per eccellenza mentre sono solo "animaletti"».

Alla guida della diocesi da 17 anni, monsignor Maggiolini, teologo di chiara fama, non ha mai rinunciato ad accompagnare le meditazioni sui testi sacri con interventi, spesso scomodi, a cavallo della cronaca e della politica. Dai giudizi su federalismo e solidarietà che parevano in odore di leghismo (decisa però la sua smentita) ai fulmini contro i padri somaschi di Como che avevano offerto una palestra della loro scuola agli islamici senza moschea. Di recente sull'eutanasia ha tirato le orecchie a don Verzè del San Raffaele che una volta «ha staccato la spina» per far morire in pace un amico e ora riprende la guerra santa a difesa dei valori cristiani. «Per molti la famiglia è un ferrovecchio — aveva già tuonato —, e presto si ammetteranno non solo matrimoni fra omosex ma anche fra uomini e cavalli».

Una settimana fa, all'annuncio del «pensionamento» in gennaio per lasciare il posto all'attuale vescovo di Livorno Diego Coletti, ha avanzato al successore una sola preghiera: poter continuare a confessare in Duomo. Ma chi crede che sarà davvero un ritiro silenzioso?

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