Pesaro - Picchiato a sangue e minacciato di morte da tre zii, fratelli del padre, che non sopportavano l’onta di un parente dichiaratamente gay. E’ la vicenda denunciata alla polizia di Pesaro da un operaio albanese di 25 anni, regolarmente residente in Italia, e assunto da un’azienda del pesarese. I suoi genitori sono rimasti in Albania, e a Pesaro il giovane viveva con i tre zii. Ma i parenti lo avevano più volte rimproverato per le sue preferenze sessuali, e alla fine l’hanno sottoposto a quella che a loro avviso doveva risultare una punizione esemplare o almeno una efficace «cura»: percosse e minacce verbali, nella speranza di «redimerlo». Dopo le botte gli hanno intimato chiaramente di cambiare preferenze sessuali, «perché per gli albanesi non è ammissibile essere omosessuale».
Il giovane ha però trovato il coraggio di parlare con l’Arcigay di Pesaro. Un primo passo importante che l’ha portato, seppure malridotto e spaventato, a presentarsi in commissariato e denunciare i suoi due zii per le percosse. I tre zii, convocati per l’interrogatorio davanti ai poliziotti, hanno confermato tutto senza una traccia di pentimento, non trovando nulla di scandaloso nel loro comportamento. Adesso il giovane operaio ha cambiato casa, e vive da solo, lontano dagli zii ma sempre nella paura lo rintraccino, e lo picchino ancora.