Manuel Gómez Pereira mette le mani avanti: «L'omosessualità a volte è ancora vista come una perversione. Molta gente si innervosirà, ma a noi non importa: questo è un film opportuno, non opportunistico ». Non è certo il primo regista a firmare una pellicola che parla di amore omosessuale. Ma è il primo a portare sullo schermo un matrimonio gay in piena regola, con tanto di abiti bianchi, formula canonica, invitati con gli occhi umidi e rituale bacio tra lo sposo e lo sposo, e tra la sposa e la sposa. Siamo nell'elegante sala da ricevimenti di un grande albergo, appena fuori Madrid, sul set della sequenza clou di Reinas, commedia prodotta da Warner Spagna e dall'italiana Lucky Red, il primo film su una "boda homosexual", cioè appunto un vero, ufficialissimo matrimonio gay. Se a dirigerlo fosse Pedro Almodóvar, probabilmente la sequenza della cerimonia proromperebbe sullo schermo con toni surreali e molto camp. Invece Gómez Pereira, conosciuto in Italia per due pellicole dall'umorismo irriverente come Off Key e Tra le gambe, ha voluto un'atmosfera sobria e misurata: niente sposi en travesti, niente personaggi eccessivi che rischiano di trasformarsi in macchiette, nessuno schiamazzo goliardico. "E' una scelta precisa: i protagonisti sono ragazzi come tanti, non drag queen. Il film racconta con un pizzico d'ironia il rapporto tra i figli gay e le loro madri, nei tre giorni precedenti il matrimonio dei ragazzi», dice il regista. Tra gli interpreti degli innamorati pronti all'altare c'è anche il bravo Daniel HendIer, vincitore dell'Orso d'Argento come miglior attore in L'abbraccio perduto al Festival di Berlino 2004. Nei panni delle "regine" del titolo, le cinque diversissime mamme degli sposi, ci sono invece le dive più affascinanti e pungenti del cinema iberico: Marisa Paredes, Carmen Maura, Verónica Forqué, Mercedes Sampietro e l'argentina Betiana Blum. Sullo schermo incarnano, nell'ordine, una signora ricca infastidita dal pensiero che il suo rampollo sposi un ragazzo molto più povero, una proprietaria d'albergo che capìtalizza la scelta sessuale del figlio organizzando il banchetto nuziale collettivo, una ninfornane che scivola in una relazione col futuro genero, una giudice spaventata dal pensiero che il figlio rimanga deluso (quanto lei) dalla vita matrimoniale, un'argentina chioccia che si installa a casa del suo «bambino" e del fidanzato. La trama è costruita su storie parallele destinate a incrociarsi solo nelle nozze finali, perciò le reinas sul set si sono incontrate poco, ma condividono un'opinione: se avessero davvero un figlio omosessuale sarebbero contente di vederlo felicemente sposato. Opportunità che in Spagna sta per diventare reale, dopo che il primo ministro íberico Zapatero ha promesso di rendere legali le unioni civili tra persone dello stesso sesso. «L'idea del film è nata tre anni fa» dice la sceneggiatrice Yolanda García Serrano, che ha già lavorato con Pereira in Off Key. «Non potevamo immaginare che la storia diventasse attuale, la pensavamo come una vicenda futuribile. I problemi dei protagonisti, comunque, r iguardano l'influenza di questi matrimoni sulle loro relazioni personali e familiari, non l'accettazione sociale, quindi non abbiamo operato cambiamenti al plot. E si tratta di una commedia, anche se c'è qualche momento drammatico, inevitabile quando si raccontano rapporti tra madri e figli ». Da parte degli autori, quindi, nessuna intenzione provocatoria. Ma è facile prevedere che il film scatenerà più di qualche polemica. «Sappiamo che Reinas infastidirà qualcuno, prima di tutto la Chiesa. Ma non ci preoccupiamo: le polemiche, in fondo, non sono che pubblicità » sorride Gómez Pereira. «Il pubblico di certo capirà lo spirito dell'opera: non è una pellicola militante né una farsa, ma una commedia dall'umorismo sottile, che parla di sentimenti e vuole soprattutto divertire».
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