Vivere da gay. Sarebbe bello che a scuola insegnassero che la diversità sessuale non è peccato. Nel giro di tre generazioni il problema dell'omosessualità potrebbe sparire.
Black and White, Sacco e Vanzetti, Giulietta e Romeo, Smith and Wesson, Romolo e Remo, Moët et Chandon. Esistono alcuni binomi inseparabili. Piano piano lo sono diventati anche loro. Dolce e Gabbana. Pochi sanno che uno, quello alto, si chiama Stefano Gabbana ed è nato a Milano 43 anni fa. E che l'altro, quello calvo, si chiama Domenico Dolce, è nato a Polizzi Generosa. in Sicilia, e ha 47 anni. Dolce e Gabbana, un marchio internazionale che compie 20 anni nel 2005, una griffe on the edge (non so che cosa voglia dire ma lo dicono tutti quelli della moda), una sigla negli affari e nella vita. La loro storia di coppia gay la raccontarono qualche tempo fa proprio a questa giornale. Un vero e proprio coming out realizzato con la complicità di Stefano Jesurum che li intervistava. Oggi seconda puntata del coming out. Sorpresa: Dolce e Gabbana non stanno piú insieme. Meglio: quasi separati in casa. E io sono qui, nella loro reggia milanese di via San Damiano, a raccogliere le loro confidenze. «Intendiamoci, che avessimo fatto un coming out non lo sapevamo nemmeno noi». spiega Stefano, quello alto. «Era un'intervista e noi raccontavamo la nostra storia d'amore. Una storia che conoscevano tutti nel nostro ambiente».E' vero, la conoscevano tutti nel loro ambiente. Come tutti sanno, nel loro ambiente, che si sono lasciati. Ma il loro ambiente è il regno degli happy few. Vediamo di approfondire l'argomento per tutti. H popolo deve sapere.
Ognuno per conto suo? E la ditta? «Noi stiamo insieme a livello professionale lavoriamo insieme benissimo, abbiamo un'intesa molto forte perché quello che è passato c'è ancora, continua e continuerà per sempre, abbiamo un amore molto forte che ci lega uno all'altro, però abbiamo due vite sentimentali separate», spiega Domenico. Ma abitate sempre nello stesso palazzo. «Uno in un appartamento e uno in un altro». Una separazione così civile? Le coppie etero non ci riescono mai. E' una questione di educazione sentimentale, di intelligenza». Ma avevo letto che eravate gelosi. Risponde Domenico: «Dipende. Non è stato facile. Ma abbiamo vissuto 19 anni insieme, intensamente, notte e giorno, vacanze e lavoro. Esiste la passione del corpo e della carne e poi c'è l'amore, quello profondo. Da parte mia, e spero sia reciproco, la persona più importante della mia vita è sempre lui. A prescindere da qualsiasi altro possa arrivare dopo. La nostra intimità intellettuale, di cuore è troppo grande». Almeno ognuno ha i suoi amori? «Certo». E questi nuovi fidanzatì sono contenti della situazione? «Io sono molto chiaro», spiega Stefano Gabbana. «Dico subito: "Guarda, io ho questo legame con Domenico"». Penso con grande pena ai vostri prossimi partner. Stefano: «Andiamo al pratico. lo e Domenico lavoriamo insieme tutto il giorno, la sera non ci vediamo quasi mai, ognuno fa la propria vita, però ci capita ancora di fare delle vacanze e insieme». Praticamente separati in casa. «Ognuno esce con i suoi amici. Ma spesso usciamo anche insieme». Siete sicuri che non tornerete insieme? Stefano: «Non penso». Domenico: «Mai dire mai». Stefano: «Mai dire mai ma non penso. Prima non ci staccavamo mai. Eravamo come due fratelli siamesi. Ora il distacco c'è, si sente ed è evidente». Almeno le case sono separate? «Uno abita al quinto e uno al sesto, ma c'è una scala intern». Ma siete un disastro. E facile vivere da gav? Racconta Domenico: «Nel nostro settore ci sono tantissimi gay però lo tengono nascosto. Oppure lo dicono e non lo dicono. E' vero, la sessualità è cosa personale. Ma non c'è nulla di male nel parlarne. Nel nostro caso è una forma d'amore così profondo che va oltre i nostri molti anni di convivenza. E parlandone fai anche del bene. Quando tu sei famoso, soprattutto nel campo della moda, essere gay fa parte di una coreografia interessante. A noi è permesso: eterosessuale o omosessuale è l'identica cosa. Ma ci sono realtà di tantissimi gay che vivono la loro condizione drammaticamente. Hanno paura per motivi sociali di dirlo alla famiglia, oppure di autoaccettarsi». Sarà sempre così? «Sareb- be bello che a scuola insegnassero che la diversità ses- suale non è un peccato», dice Stefano. «Nel giro di tre generazioni il problema dell'omosessualità potrebbe sparire".
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