JOSEPH ALGAZY, HA'ARETZ, ISRAELE
SAMIR E SHLOMI VIVONO INSIEME da cinque anni in una città israeliana. Shlomi è ebreo e israeliano, Samir è musulmano e palestinese. Un anno fa i due ragazzi, che hanno quasi trent'anni, hanno ufficializzato il loro rapporto con un contratto matrimoniale firmato davanti a un avvocato. I loro amici sono al corrente della relazione e i membri della comunità gay di Israele la rispettano. Ma da più di un anno Samir vive in clandestinità, perché le autorità israeliane non gli hanno rinnovato il permesso di soggiorno. Non può neppure tornare nel suo villaggio in Cisgiordania, poiché rischierebbe di essere ucciso. La sua lunga assenza, infatti, lo rende un potenziale collaboratore degli israeliani. Samir vive in Israele da 14 anni, ma dall'inizio della seconda intifada (settembre 2000) è stato costretto a cambiare spesso lavoro. Raramente va in giro da solo e quando esce vuole essere accompagnato da Shlomi, che è molto conosciuto in città. In passato, ogni volta che andava nel suo villaggio veniva arrestato. I servizi di sicurezza palestinesi, dopo aver scoperto che diversi omosessuali palestinesi collaboravano con gli israeliani, lo interrogavano infliggendogli ogni sorta di umiliazione. Il ragazzo ha quindi deciso di non tornare più in Cisgiordania. Una volta scaduto il permesso di soggiorno, Samir si è rivolto a tutti i ministeri per cercare di farselo rinnovare e ha scritto anche al primo ministro Ariel Sharon. La sua domanda è sempre accompagnata da lettere di raccomandazione di amici, di datori di lavoro israeliani o di responsabili dell'Agudah (Associazione israeliana degli omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali) di Tel Aviv, ed è corredata anche da un certificato di buona condotta rilasciato dalla polizia israeliana.
Coppie miste
Samir e Shlomi non sono gli unici a trovarsi in questa situazione: in Israele le coppie formate da un israeliano e da un palestinese o da un cittadino di un altro paese arabo sono numerose. Ma per motivi di sicurezza, in questi ultimi anni i permessi di soggiorno concessi agli arabi non sono stati rinnovati. Anche se l'emissione di questi documenti spetterebbe teoricamente al ministero dell'interno e a quello degli affari sociali, di fatto sono i servizi di sicurezza a decidere.
La disperazione delle coppie miste è presa molto sul serio dalle associazioni degli omosessuali e dai movimenti israeliani per la difesa dei diritti umani. Su consiglio dei loro avvocati, queste coppie si sforzano di passare inosservate, evitano di attirare l'attenzione dei media e talvolta entrano addirittura in clandestinità. In particolare, i cittadini arabi hanno paura di essere arrestati dalla polizia israeliana oppure scoperti dai parenti o dall'Autorità Palestinese. Dopo ogni attentato restano nascosti per diversi giorni per timore di rappresaglie. "Negli ultimi anni la situazione degli omosessuali palestinesi è peggiorata da tutti i punti di vista", sottolinea Shaul Gonen, militante dell'Agudah. Ricorda che fino all'attuale intifada i gay palestinesi erano costretti a nascondersi solo se vivevano in quelle comunità dove i gruppi integralisti islamici come Hamas o la Jihad islamica erano particolarmente forti - in particolare nei campi profughi di Gaza, a Hebron, a Nablus o nei villaggi. Non appena si cominciava a dubitare del loro orientamento sessuale - l'omosessualità è vietata sia dalla legge islamica sia da quella palestinese - erano perseguitati. Al contrario, in città come Ramallah ed El Bireh l'omosessualità era tollerata e l'Autorità Palestinese chiudeva un occhio. Secondo Gonen, il numero di palestinesi omosessuali che risiedono in Israele è considerevolmente diminuito. Mentre prima dell'intifada più di una quarantina di coppie miste viveva nelle grandi città, oggi non sono più di una decina. La paura dei servizi di sicurezza israeliani non è l'unica ragione di questo calo. Gonen ha sentito parlare anche di altri casi, come quello di una lesbica palestinese che vive in Israele con la sua compagna e che è ricercata dalla sua famiglia, pronta a ricorrere alla forza pur di farla rientrare in Cisgiordania, o il caso di un omosessuale palestinese che abita nella regione di Tel Aviv e la cui famiglia ha inviato degli uomini per ucciderlo. Oggi nessuna amministrazione è disposta a concedere un permesso di soggiorno temporaneo a un omosessuale palestinese. "Il clima di ostilità e di sospetto nei confronti degli arabi si ripercuote sulla comunità gay", osserva Gonen. Anche nella società israeliana si assiste a una lenta erosione della legittimità delle coppie miste. Oggi gli stessi gay israeliani si rifiutano di affittare camere a omosessuali arabi, di invitarli alle feste o di lasciarli entrare nelle discoteche" adr
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LIBANO Tollerati ma illegali
RABIH KHOURY, THE DAILY STAR, LIBANO
Sabato sera, in una discoteca di Beirut. Il locale è pieno. All'improvviso compare una danzatrice del ventre che comincia a ondeggiare al ritmo di una melodia orientale. Si alza un mormorio di ammirazione. Tutti gli sguardi sono fissi su di lei. Piccolo particolare: la danzatrice è in realtà un uomo. All'inizio la folla è a disagio. Le battute si sprecano. Alcuni clienti del bar cercano di toccarla per accertare che sia davvero un uomo. Nelle discoteche libanesi le scene di questo genere si moltiplicano. I transessuali, i gay e le lesbiche sono ovunque. Un fenomeno che non ha niente di sorprendente, perché questi uomini e queste donne sono sempre esistiti. Oggi però sono più liberi di mostrare il loro orientamento sessuale.
Ma questa libertà è a doppio taglio, perché li espone maggiormente al giudizio degli altri: gli stereotipi sono duri a morire e le voci infondate sono il pane quotidiano dei gay. Bisogna riconoscere che l'evoluzione dei costumi è avvenuta rapidamente in Libano e che gli omosessuali si sono battuti a fondo per il riconoscimento de loro diritti. Ma c'è ancora molta strada da fare per cambiare la mentalità perchè è sempre difficile accettare gli altri, soprattutto quando non condividono la vostra identità sessuale e non provano gli stessi sentimenti. Le leggi in Libano riflettono questo rifiuto della differenza: mentre le preferenze sessuali sono una questione estremamente intima, il diritto libanese continua a considerare illegale l'omosessualità.
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