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È morta a Milano nella sua abitazione Giuni Russo, solo quattro giorni dopo aver festeggiato 53 anni: era da tempo malata di tumore. L’interprete palermitana, il cui vero nome era Giusi Romeo, ha debuttato nel 1976 con Love is woman, un duetto assieme a Maria Antonietta Sisini, ma è diventata celebre sei anni dopo con Un’estate al mare, il brano più famoso della sua carriera. Giuni non è mai andata d’accordo con le regole del mercato e ha ripetutamente tentato di evitarle, sperimentando in vari campi grazie agli studi musicali, alla passione per la lirica e il jazz. Fra coloro che l’hanno aiutata si ricorda Franco Battiato, che le ha fatto da mentore e produttore. Purtroppo, malgrado i tentativi, una delle interpreti più tecnicamente dotate e colte della canzone italiana è riuscita ad avere una sola grande hit senza ottenere il pieno riconoscimento del suo talento. Questo percorso è ben dimostrato dall’album A casa di Ida Rubinstein, dove rielabora in chiave moderna arie di Donizetti, Bellini e Verdi e dove la sua voce mostra tutte le sue potenzialità. I suoi fan sono in lutto.
Luca Stucchi di Clubbing la ricorda così: «Senza di lei, non sarebbero state uguali le feste un po’ baraccone e i Pride a cui abbiamo partecipato ballando e intonando le sue canzoni. Un’estate al mare rimarrà per sempre nei nostri cuori, come Morirò d’amore, la bellissima canzone presentata a Sanremo lo scorso anno che quasi suona come un presagio (“Morirò d’amore, morirò per te, Socchiudo gli occhi e le tue mani mi accarezzano, e sembrerà come se fossi tu fossi qui qui con me”). Grazie al suo talento musicale ha interpretato quasi tutto, dalle canzonette alle sonorità arabeggianti, dal cabaret di Petrolini ai brani partenopei. Ci mancherà».
Daniela Tuscano invece scrive: «Giuni era un’autrice e un'interprete “colta” suo malgrado. La critica applaudiva, anche se talora ho avuto l’impressione che gli elogi fossero indirizzati più alla sua voce che ai brani, o, in certi ambienti, per la conoscenza delle sue preferenze (Giuni era lesbica), ma la maggioranza degli spettatori non la seguiva, continuando a preferire l'interprete “leggera” di Alghero o di Limonata cha cha cha. I suoi tormenti non possono essere accostati a quelli più fragili e marcatamente femminili d’una Mia Martini o delle grandi interpreti che Giuni amava, e non ha potuto (o voluto) giocare con l’ambiguità o una pretesa bisessualità alla Nannini, da cui era artisticamente lontanissima. Giuni resta una figura atipica nel panorama musicale italiano».
Felix Cossolo ricorda così la sua amica: «Nel lontano 1983 la contattai per presenziare come madrina al primo compleanno di Babilonia, alla discoteca Nuova Idea di Milano. Partecipò con entusiasmo e con coraggio (vent’anni fa non era facile accettare un invito in un locale gay) e ci rilasciò un’interessante intervista, un coming out un “po’ velato”. In compenso pubblicò il brano Babilonia, in omaggio all’omonima rivista, e nell’86 partecipò al galà Aid for Aids sponsorizzato dal mensile, dimostrandosi sempre disponibile alle nostre iniziative».
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