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Qualche volta - per una semplice combinazione - capita di trovare qualche sorpresa sullo scaffale della libreria che si sta visitando in cerca di un libro da leggere, che sia cioè degno di essere letto. Ahimè, la ricerca è sempre delusa, o si leggono alcuni "classici" - ed in questa categorla comprendo Kerouac che è sempre una scoperta rileggere, John Fante che tutti dovrebbero aver letto almeno una volta, e poche altre cose - perché se si cerca in quello che ogni giorno esce ad ingombrare gli scaffali viene fuori una poltiglia immonda, fatto salvo qualche sporadico soprassalto di dignità. Così si prende un libro, lo si annusa, e miracolosamente manda un buon odore: ci si fida dell'olfatto e lo si legge! Mi è capitato la prima voglta che ho trovato Dennis Cooper, oppure J.T. Leroy (quando nessuno sapeva chi fosse). Mi è capitato di nuovo con Adam Haslett con una raccolta di racconti: "Il principio del dolore" (Einaudi, 13 euro). Haslett è un giovanissimo, ancora non ha trent'anni, e finora ha pubblicato solo racconti su prestigiose riviste Usa, sta studiando ancora Giurisprudenza a Yale. Dice che forse non farà l'avvocato: speriamo, perché deve fare lo scrittore. E' nato scrittore, che non è quello che possano dire in molti. "Scrive come si faceva un tempo", dice di lui Jonathan Franzen. Io ne sono rimasto soggiogato e ho voluto subito fare la prova del nove, l'ho consigliato a un paio di amici che dalla lettura sono usciti sconvolti.
Sono nove racconti che hanno per tema il dolore, la mancanza, la perdita, il disagio mentale e fisico, raccontato come normalità quotidiana, che accresce così la sua dimensione folle. In una casa un fratello e una sorella avanti negli anni preparano la tavola in attesa di un ospite che tutti e due hanno amato e che torna loro dopo tanti anni.
Un giovane psichiatra deve visitare una donna, che vive di pillole per sopportare ogni giorno che viene il ricordo lancinante di un figlio morto a sedici anni, nel disagio della tossicodipendenza.
Un giovane si rinchiude dentro casa in attesa della fine perché affetto da Aids allo stadio terminale. Ed un professore, inebetito dagli psicofarmaci, accetta di scomparire per assistere e aspettare la morte con un fanciullo piagato dalla psoriasi.
Un uomo disagiato psichico convinto di essere un grande inventore va ad incontrare dopo anni un figlio che scopre essere gay. Un adolescente fa il volontario in una clinica psichiatrica per un'anziana donna che lo scambia per il figlio che non ha mai avuto. Ed il più atroce di tutti: un ragazzo perde nello spazio di un mese entrambi i genitori, per dare un senso alla sua esistenza provoca il bellissimo della scuola per esserne picchiato, violentato, accoltellato (sembra Dennis Cooper!) Ed è il racconto che dà il titolo alla raccolta.
Quando s'incontra tanta bellezza (letteraria) si rimane inebetiti, come davanti a un tramonto rosso sul mare quando tutte le cose cambiano colore e sembra un miracolo irripetibile.
Si potrebbe aggiungere come decimo racconto, un agile volumetto scritto da una donna: Barbara Buoso, "Aspettami" (Fabio Croce ed. 10 euro), che & un altro tassello di questo viaggio nel dolore, nel disagio. Una giovane donna nega a lungo i sentimenti che prova per una sua amica, è un difficile percorso di non accettazione, che culmina nel doloroso riconoscimento davanti al letto della lenta agonia dell'amica che sta morendo di Aids. Conscia di aver sprecato una vita, la protagonista si conficca nelle vene l'ago della flebo per condividere almeno una cosa, diventare siero-positiva nell'attesa di potersi ricongiungere. Il racconto ha una breve ma intensa prefazione di Barbara Palombelli, nella quale ad un certo punto dice: "Passioni e furie sconvolgenti vi faranno andare avanti di corsa, per poi tornare sulle pagine a riflettere."
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