Disegno di Massimo Basili Il 12 e 13 giugno siamo chiamate e chiamati ad esprimere il nostro parere sull’abolizione di alcuni articoli (i peggiori) della pessima legge italiana sulla procreazione assistita.
La maggioranza di destra che ci ritroviamo (per ora) al potere ha partorito la legge più oscurantista d’Europa in materia di aiuto medico alla riproduzione: la legge n. 40 del 2004. Un capolavoro di cattolicesimo nel suo disprezzo per le donne, per le scelte di vita alternative, per la ricerca scientifica...
È una legge che soddisfa pienamente le gerarchie ecclesiastiche (che l’hanno riempita di tutti i divieti immaginabili), scontentate solo dal fatto che in questa legge la riproduzione assistita è permessa alle coppie (purché rigorosamente eterosessuali!) non solo sposate, ma anche conviventi.
Leggendo il testo si ha la netta impressione che la volontà della legge sia limitare la fecondazione assistita (stabilendo l’elenco minuzioso di tutte le cose che non si devono fare e consentendo persino l’obiezione di coscienza ai medici), invece che stabilire norme per renderla possibile a chi ne ha bisogno.
E naturalmente il terrore che le lesbiche usino queste tecniche per creare famiglie proprie ha portato all’assoluto divieto di accesso alle poche tecniche permesse per le donne che non siano in una coppia eterosessuale: chiunque applichi tecniche di procreazione medicalmente assistita a coppie dello stesso sesso è punito con una supermulta da 200.000 fino a 400.000 euro.
Il risultato è che se da anni ormai le lesbiche italiane che desiderano un figlio si erano date al “turismo procreativo”, rivolgendosi a centri esteri (Olanda, Belgio, Gran Bretagna), ora anche un quarto delle coppie eterosessuali con problemi di sterilità, fra quelle che inizialmente si rivolgono ai centri italiani, si rivolgono poi a paesi in cui non ci sono le limitazioni italiane. In primo luogo quella sulla fecondazione eterologa, cioè fatta con il seme di un donatore (proibita in Italia), che nel caso in cui i problemi di fecondità siano del compagno è la tecnica più semplice e meno invasiva del corpo della donna.
Al contrario l’autoinseminazione, cioè l’aiuto di un donatore (magari un amico gay) per procedere da sole all’inseminazione (vedi il libro di Lisa Saffron Autoinseminazione, edito da Il dito e la luna) non sembra un’opzione seguita dalle coppie etero, ma solo da quelle lesbiche.
Oltre tutto, la parte più grave della legge non riguarda nemmeno la fecondazione assistita, ma è l’articolo che attribuisce all’embrione la caratteristica di essere già “persona”, allo scopo di scardinare la legge che consente l’aborto. Infatti se dichiariamo che l’embrione è una persona, l’aborto diventa un omicidio, come vanno ripetendo le gerarchie cattoliche (ma da nemmeno tanto tempo: precisamente solo dal 1869, mentre prima la dottrina cattolica lo consentiva, sia pure a certe condizioni). E se la fecondazione assistita può forse riguardare una minoranza della popolazione (anche se si dice che ben un quinto delle coppie eterosessuali abbiano problemi di sterilità) la facoltà di abortire riguarda tutte le donne.
Contro questa legge catastrofica sono state raccolte tre milioni di firme da diverse proposte di referendum, tra i quali il più sensato era quello che bocciava completamente la legge e ne richiedeva l’abrogazione completa.
Purtroppo questo referendum non è stato ammesso dalla corte costituzionale, per non tornare alla situazione di deregolamentazione precedente (in cui in realtà valeva il regolamento emanato dall’ordine dei medici, che già prevedeva il divieto di procedere alla fecondazione assistita per le coppie che non fossero eterosessuali e conviventi per lo meno da due anni).
Solo quattro articoli sono stati ammessi all’esame referendario. Vediamoli, allora. Ad elettrici ed elettori si chiede se vogliano annullare o no i seguenti principi: 1) Non si possono congelare gameti ed embrioni, né può essere svolta ricerca scientifica su di essi.
Le donne che hanno bisogno della fecondazione in vitro devono sottoporsi a ripetuti prelievi di ovuli, quando il primo impianto non ha avuto successo. I prelievi implicano la stimolazione ovarica tramite ormoni.
Se però gli ovuli potessero essere congelati e tenuti da parte per essere usati per un nuovo tentativo in caso di insuccesso, allora si potrebbe fare tutto con un unico prelievo, con risparmio di tempo, denaro, e salute della donna.
Tuttavia la legge attuale proibisce di farlo, per paura che eventuali ovuli non utilizzati, invece di essere distrutti, siano poi usati per la ricerca scientifica contro le malattie ereditarie.
Una “precauzione” inutile ed ipocrita: i ricercatori italiani utilizzano infatti già ora cellule staminali embrionali importate dall’estero! 2) Non tutte le tecniche di fecondazione assistita sono lecite, e quelle lecite sono applicabili solo a chi ha una diagnosi certa delle cause della sterilità della coppia...
…e può dimostrare di aver fatto tutti i tentativi a sua disposizione per guarire.
Questa limitazione implica che se la coppia è a rischio di trasmettere malattie genetiche ai figli, anche mortali, però è fertile, non può comunque accedere alle tecniche di procreazione assistita. Inoltre nella regolamentazione delle tecniche è stato stabilito anche l’obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni che si possono legalmente fecondare in un ciclo di trattamenti di fecondazione in vitro, creando così il pericolo di gravidanze con tre gemelli, che sono un grande rischio, oltre che per i feti, anche per la madre. Non basta ancora! Siccome è vietata la diagnosi pre-impianto, anche gli embrioni portatori di malattie genetiche individuabili devono essere impiantati (salvo poi fare ricorso all’aborto dopo che l’amniocentesi ha rivelato le malformazioni!).
Sembra una legge fatta da un ubriaco, eppure è la legge in vigore...
3) L’embrione è una persona.
La questione di quando un grumo di cellule possa essere considerato una “persona” è delicata, e non può essere risolta con una battuta. Qualunque decisione sarà infatti sempre arbitraria.
Per i cattolici, l’ovulo fecondato è una persona. Per la scienza, non si può parlare di un individuo prima di alcune settimane, dato che non esiste la minima differenziazione fra cellule che permetta di parlare non solo di un cervello, ma nemmeno di un sistema nervoso.
è lecito per una religione stabilire al proposito una regola e una data qualsiasi, valida per i fedeli di quella religione; anche zero minuti. è lecito per lo stato stabilirne un’altra, magari di compromesso, ascoltando la scienza prima della religione, dato che lo stato si occupa di tutti i cittadini, di qualunque religione siano.
Non è invece lecita la pretesa di una religione di stabilire regole vincolanti per tutti. Specie se per farlo deve, come qui, fare carta straccia del referendum che nel 1981 ha confermato la volontà della schiacciante maggioranza degli italiani di mantenere la possibilità di abortire tramite il servizio sanitario nazionale, e non dalle mammane a rischio di morte o dai medici “obiettori” a prezzi da mercato nero. Non è tutto: l’interpretazione letterale della legge impedirebbe perfino le tecniche contraccettive che impediscono l’impianto uterino dell’ovulo fecondato (come la spirale e la pillola del giorno dopo – quest’ultima definita “un omicidio nascosto” dal Movimento con Cristo per la vita nel riportare la posizione della Pontificia accademia pro vita).
4) è vietato il ricorso a tecniche di procreazione di tipo eterologo. Come si è già detto, uno dei principi più bizzarri della legge sulla procreazione assistita è quello per cui la coppia sterile deve obbligatoriamente usare lo sperma del marito (anche se è sterile), e l’ovulo della moglie (anche se è sterile). Questo capriccio è giustificato con la protezione della discendenza genetica certificata – come dire che non è ammissibile per lo stato italiano occuparsi di bambini geneticamente non propri... Ma va contro ogni elementare logica.
Riassumendo.
Se questi concetti sembrano assurdi, e si è contrari ad essi, per abolirli occorre votare “sì” al referendum.
Chi invece è favorevole a questi princìpi, deve votare “no”.
Il parere della maggior parte degli italiani a favore del sì è abbastanza scontato, al punto che la chiesa cattolica non sta facendo battaglia per il “no”, bensì per l’astensione: chi appoggia la legge non vuole infatti contare i voti effettivi (dando già per scontato che vinceranno i sì) ma punta solo a far fallire la consultazione popolare facendo mancare il quorum della maggioranza assoluta dei votanti. Dunque la battaglia si combatterà tutta nel tentativo di convincere almeno il 50% degli italiani ad andare a votare: anche per questo il referendum è stato fissato in pieno periodo di vacanze, sperando che molte persone preferiscano andare al mare (cosa che peraltro si può benissimo fare prima o dopo il voto: basta organizzarsi. E ricordate di portare con voi il certificato elettorale!).
L’astensionismo, lanciato dal cardinale Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, è un modo vergognoso di dire no ai cambiamenti proposti, pretendendo il controllo monopolistico dei cattolici sulla sessualità dei cittadini italiani. “Non si vota sulla vita” è lo slogan dell’astensionismo. E certo, tanto il parlamento ci ha già votato su: quindi perché mai la cittadinanza dovrebbe poter esprimere anche lei un’opinione? Hanno paura dell’opinione degli italiani. Un motivo in più perché, il 12 e 13 giugno, andiamo tutte e tutti a votare, e votiamo per l’abrogazione di questi articoli della legge, con quattro Sì. Come persone omosessuali, sia gay che lesbiche, abbiamo il diritto, e il dovere, di stabilire il principio che non spetta né allo stato né al cardinal Ruini decidere sulla nostra vita sessuale.
Votando sì rimarremo comunque consapevoli del fatto che la discriminazione nei confronti delle lesbiche e dei gay non è stata nemmeno ammessa al voto, e che a questo bisognerà rimediare in un secondo momento.
La Spagna, al solito, già diciassette anni fa (1988!) aveva dato alla singola donna la facoltà di ricorrere ai medici per avere assistenza nella procreazione.
È questa l’unica posizione sensata per evitare l’intervento dello stato nelle scelte procreative delle persone: così come non è proibita la procreazione ad alcuna categoria di persone, anche il diritto di ricorrere alle terapie e alle tecniche mediche non deve essere limitato dalla morale cattolica.
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