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PRIDE - agosto 2003
Indice dei principali articoli del periodico (se il titolo dell'articolo è in azzurro potete cliccarlo per leggerlo)

2003/8/1
CRONACA ESTERO AGOSTO 2003
Brevi dall'estero
2003/8/1
CRONACA ITALIA AGOSTO 2003
Brevi dall'Italia
2003/8/1
A letto come Cenerentola
di Franco Grillini
Col pretesto di proteggere i giovani, il governo sta per approvare un legge per chiudere tutti i locali (compresi i circoli privati) alle tre di notte. Lo scopo? Aiutarci “a riscoprire un nuovo modo di utilizzare il tempo libero” e costringerci “a riscoprire l’esatto ruolo che il divertimento e lo svago devono svolgere nella vita di ciascuno di noi”
2003/8/1
Amore senza frontiere
Dal diario tenuto nel corso dell’iniziativa, ecco il racconto del viaggio in Israele e Palestina di un gruppo d’attivisti glbt italiani
2003/8/1
Parlare d’amore in tempi di guerre
di Renato Sabbadini
Le guerre, una volta scatenate, non guardano in faccia nessuno. Alan Beer, uno degli organizzatorei del Gay Pride israeliano, è morto in una delle esplosioni di violenza che stanno reclamando, da anni, la vita di migliaia di palestinesi ed israeliani.
2003/8/1
Diffamare i gay si può
di Gianni Rossi Barilli
L’iniziativa dell’Agedo di denunciare il Vaticano per diffamazione è stata rapidamente archiviata dalla magistratura, ma si è rivelata tutt’altro che fallimentare. Decine di gay hanno infatti deciso di seguire l’esempio, sporgendo denuncia a loro volta
2003/8/1
CANZONI DI UNA VITA
di Matteo B. Bianchi
Lo scrittore Matteo B. Bianchi ha voluto celebrare assieme a noi il numero 50 di “Pride” con un brano che ci spiega perché certe canzoni possono “salvarci la vita”. Specie se siamo gay.

 

 
CRONACA ESTERO AGOSTO 2003
Brevi dall'estero

Le nozze di Canada

Il governo canadese non ha deluso le aspettative della comunità gaylesbica e si è allineato alla richiesta di riconoscere legalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso recentemente avanzata dalla Corte suprema federale. Qualche settimana fa è stato reso pubblico il contenuto di un progetto di legge governativo che definisce il matrimonio come “l’unione legale tra due persone ad esclusione di tutte le altre” senza specificare il sesso dei contraenti. Questo semplice cambiamento inserito in una paginetta di testo significa che gay e lesbiche possono sposarsi ed è stato immediatamente inviato alla Corte Suprema per una revisione. I giudici dovranno certificare la costituzionalità del progetto con particolare riferimento a tre punti: la titolarità del parlamento a cambiare la definizione di matrimonio, la compatibilità della legge con la Carta dei diritti e delle libertà e la deroga costituzionale accordata agli esponenti religiosi che rifiutano di celebrare i matrimoni omosessuali. Se la Corte darà il via libera, com’è molto probabile, il governo invierà la legge in parlamento entro l’autunno e conta di farla approvare in tempi molto rapidi.
Qualche ostacolo rimane nell’opposizione della destra religiosa, che chiama alla crociata e raccoglie fondi per campagne pubblicitarie contro il matrimonio omosessuale, e nella minaccia della provincia dell’Alberta di non rilasciare licenze matrimoniali a coppie gay e lesbiche anche in caso di approvazione di nuove norme federali. I pronostici, nonostante questo, sono ottimi. Le unioni omosessuali sono ormai legali a tutti gli effetti in Ontario e British Columbia, e in queste due province, mentre il progetto del governo compie il suo percorso istituzionale, i matrimoni gay sono già un evento quotidiano. Le coppie già convolate a giuste nozze sono ormai molto numerose e costituiscono altrettante garanzie sul fatto che indietro non si torna.
È in crescita anche il fenomeno dell’emigrazione matrimoniale dagli Stati Uniti, favorito dal fatto che per sposarsi in Canada non è richiesta la cittadinanza o la residenza. Ha approfittato di questa possibilità anche il reverendo Troy Perry, che nel lontano 1968 fondò a Los Angeles la Metropolitan Community Church, la prima Chiesa cristiana aperta agli omosessuali. Lui di matrimoni omosessuali senza valore legale ne ha celebrati parecchi, ma finalmente all’età di 63 anni ha potuto prendersi la soddisfazione di essere lui a sposarsi con la benedizione della legge. Ha coronato il sogno con Phillip De Blieck, suo partner da diciotto anni, in una cerimonia presso la Metropolitan Community Church di Toronto inondata da lacrime di commozione. “Ringrazio Dio per il Canada, per i giudici progressisti che hanno fatto questo”, ha dichiarato il reverendo, invitando espressamente il maggior numero possibile di coppie omosessuali statunitensi a seguire il suo esempio, per rafforzare la battaglia per il riconoscimento legale delle loro unioni negli Usa. A Wahington, intanto, è rispuntato fuori un emendamento costituzionale sponsorizzato dalla destra repubblicana per garantire che l’istituto del matrimonio resti accessibile solo a un uomo e a una donna per volta. Ma si attende soprattutto con ansia una sentenza della Corte Suprema del Massachussets chiamata ad esprimersi sul ricorso di sette coppie omosessuali alle quali è stata negata la licenza di matrimonio. Se i giudici dovessero accoglierlo, sarebbe un risultato clamoroso, che accorcerebbe di molto i tempi di avvicinamento al modello canadese.

Vescovo revocato

Un vescovo gay dichiarato con una relazione che dura da 27 anni, spiattellata senza ipocrisie alla stampa, pareva un po’ troppo per il decoro della Chiesa anglicana. Così il reverendo Jeffrey John, appena nominato vescovo di Reading, in Inghiltera, è stato costretto a rinunciare all’incarico. Nella lettera di dimissioni ha motivato la decisione con “il danno che la mia consacrazione potrebbe causare all’unità della Chiesa”, facendo riferimento alle minacce di scisma sbandierate dai conservatori per ottenere la sua rimozione. La vittoria degli omofobi non risolve comunque la questione. Anzi, lo scontro che si è verificato sul caso di Jeffrey John ha ulteriormente accentuato le divergenze interne alla Comunione anglicana, con i tradizionalisti trincerati dietro le parole della Bibbia e i progressisti che spiegano che una Chiesa che non rispecchia la realtà sociale rischia l’estinzione per mancanza di fedeli. Sono molto più gay friendly degli anglicani i seguaci della Chiesa unitaria australiana, terza confessione cristiana del Paese per importanza, che il 17 luglio hanno votato con una maggioranza del 75% il riconoscimento formale della presenza di pastori gay dichiarati nelle loro comunità.

Efficienza giapponese

Dopo aver beatamente dormito per secoli, il Giappone ha deciso di colmare con fulminea rapidità una lacuna legislativa. L’11 luglio il parlamento ha infatti approvato all’unanimità, a soli nove giorni dalla presentazione, la legge che consente alle persone transessuali di cambiare sesso anche sui documenti. A scatenare tanta foga legislativa sarebbe stata la risonanza del caso di una transessuale eletta nel consiglio comunale di Tokyo la scorsa primavera, che aveva portato all’attenzione generale le difficoltà legate al fatto di essere donna nella vita e uomo sulla cartà d’identità.
Le norme giapponesi in materia non rischiano in ogni caso di essere le più avanzate del mondo. Mentre in vari Paesi si discute della necessità di non legare la definizione legale di transessualità all’ operazione chirurgica, il Giappone fa di questo passaggio il presupposto essenziale per le modifiche anagrafiche (come la legge attualmente in vigore in Italia). Per poter cambiare sesso legalmente, inoltre, bisognerà non essere sposati, non avere avuto figli e avere più di vent’anni. Il tutto a partire dal 2004.

Omofobo licenziato

Il popolare conduttore radio-televisivo statunitense Michael Savage, animatore di talk show razzisti e omofobi, è inciampato in un piccolo incidente che gli è costato il posto alla Msnbc, una tivù via cavo dove conduceva una trasmissione. Un sabato sera di qualche settimana fa ha superato ogni limite di decenza, convincendo i responsabili della rete a dare ascolto alle organizzazioni gay e lesbiche che da tempo avevano promosso il boicottaggio dello show.
Savage si è rivolto a un ascoltatore che chiamava in diretta per intervenire in una discussione sui disastri aerei chiedendogli se fosse “uno di quei sodomiti”. L’altro ha risposto “Sì, lo sono” e Savage ha replicato così: “Dovresti solo beccarti l’Aids e morire, maiale. Com’è? Perché non vedi se puoi denunciarmi, maiale? Non hai niente di meglio da fare, pezzo di spazzatura. Se non hai niente di meglio da fare, vai mangiarti un salsicciotto e strozzati con quello”. La rete Msnbc ha comunicato che la decisione di licenziarlo dopo questa “inappropriata” serie di espressioni “è stata facile”. A Savage, che ha citato per danni alcune associazioni gay dopo il ritiro di alcuni sponsor dai suoi programmi, rimane sempre l’attività radiofonica. Senza dimenticare l’impegno politico: è socio fondatore di un gruppo di estrema destra che propone, tra le altre cose, la libertà di sparare agli immigrati clandestini e il test obbligatorio per l’Aids. In Italia potrebbe trovare un posto alla Rai in quota Lega.

BB ritratta

Sommersa dallo sdegno dei fans gay, dopo che nel suo libro “Un grido nel silenzio” se l’era presa con i Gay Pride e con i Pacs, Brigitte Bardot è corsa precipitosamente ai ripari. Per prima cosa ha dato mandato ai suoi avvocati di querelare chi ha invitato al boicottaggio della sua opera, ma siccome neppure questo giova molto alle pubbliche relazioni ha anche concesso un’intervista riparatrice” alla rivista gay “Tribumove”. “Gli omosessuali”, ha dichiarato Bardot, “sono per me degli esseri come gli altri, con le loro qualità e i loro difetti, e tra i quali si trovano i miei migliori amici. A parte mio marito, non sono circondata che da omosessuali. Sono da anni i miei appoggi, i miei amici, i miei figli adottivi, i miei fedeli e i miei confidenti. Omosessuali, miei amici di sempre, vi amo! Restate come siete e continuate ad accettarmi come sono, con il mio peggio e il mio meglio. Vi abbraccio con tutto il cuore!”. L’attrice ha anche tenuto a precisare che le frasi giudicate antigay del suo libro erano state lette e approvate da un suo amico “che è omosessuale”.

Grandi magazzini

La Wal Mart, colosso statunitense della grande distribuzione che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, ha deciso di inaugurare una politica gay friendly nei confronti dei propri dipendenti. Dall’inizio di luglio ha vietato espressamente comportamenti discriminatori nei suoi punti vendita, cedendo alle pressanti richieste dei lavoratori gay e lesbiche del gruppo, che hanno organizzato una vera e propria campagna di persuasione dei dirigenti. La maggioranza delle grandi aziende americane ha ormai adottato forme di riconoscimento e tutela dei lavoratori omosessuali, anche se i riconoscimenti formali sono sempre più abbondanti di quelli sostanziali, ovvero economici. La stessa Wal Mart ha fatto sapere per esempio che non ha intenzione di concedere benefits sanitari alle coppie non sposate.

Masturbarsi fa bene

Secondo uno studio australiano condotto su maschi tra i venti e cinquant’anni, la masturbazione avrebbe un ruolo nel prevenire il cancro alla prostata. L’importante, dicono i risultati della ricerca, è farlo spesso, cioè più o meno tutti i giorni. Quel che invece può inquietare è che lo studio sostiene anche che l’alta frequenza di rapporti sessuali non solitari aumenta il rischio di cancro alla prostata. Sarà il caso di rimboccarsi le mani?

L’immagine saudita

L’Arabia saudita non è una monarchia corrotta e retrograda rimasta nel Medioevo nonostante il suo petrolio, bensì un Paese amante della pace, moderno e illuminato. Questo è almeno quanto sostiene una campagna pubblicitaria da molti milioni di dollari che il governo saudita sta finanziando allo scopo di migliorare la propria immagine negli Stati uniti. E sarà per questo, secondo i gestori di GayMiddleEast.com, che il loro sito è miracolosamente tornato accessibile nelle scorse settimane ai computer installati in Arabia Saudita, dopo un blocco di un mese deciso dalle autorità. I gestori del sito avevano chiesto spiegazioni senza ricevere risposta, ma poi sono venuti a sapere dalle e-mail dei loro visitatori che l’accesso era stato sbloccato. Se le supposizioni che fanno sono vere, è un chiaro esempio di pubblicità-progresso.

Statistiche Aids

Recenti statistiche indicano che il tasso annuale di mortalità per Aids, almeno per coloro che possono permettersi i farmaci, è sceso dal 19% dell’epoca in cui non esistevano i farmaci antiretrovirali al 2,6% di oggi. Allo stesso modo è crollata la percentuale dei sieropositivi che sviluppano la malattia conclamata. Un’altra statistica, proveniente dalla Francia, segnala però un fenomeno inquietante: il 10% dei nuovi casi di sieropositività registrati in 17 Paesi europei è dovuto a un ceppo del virus Hiv resistente ai farmaci. I risultati, secondo i ricercatori, sottolineano che i pazienti devono aderire con il massimo scrupolo ai protocolli terapeutici e gli scienziati devono continuare a impegnarsi nella ricerca di nuove classi di farmaci contro l’Hiv. Analoghe ricerche condotte in 10 città americane hanno evidenziato una resistenza ai farmaci da parte dei pazienti sieropositivi del 12,4%. La causa principale dei fenomeni di resistenza, secondo gli esperti, è il mancato rispetto dei regimi di cura e la successiva diffusione di un virus resistente attraverso pratiche a rischio (sessuali e non).

 
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Rivista mensile a cura dell'Associazione Pride-Guide. Distribuzione gratuita nei locali GLBT. In edicola e libreria costa 2,5 € da Gennaio 2004. Edita da Frank Semenzi - Direttore responsabile Giovanni Dall'Orto

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