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Quando la Storia “accade”, lo fa sempre in punta di piedi. Nessuno s’accorge d’un cambiamento “storico” mentre arriva: nessuno s’accorge della goccia d’acqua che darà inizio a un nuovo fiume. È solo “dopo”, risalendo all’indietro, quando il fiume è nato, che ci si rende conto del fatto che uno “spartiacque” è stato varcato. O creato.
No, non sto parlando della “Terza guerra del Golfo”. Questa guerra non è nulla di nuovo: è solo la prosecuzione della politica della “globalizzazione” iniziata vent’anni fa e destinata a durare ancora per molti, molti anni (i quotidiani Usa, su Internet, parlano già senza reticenza delle “prossime fasi” della guerra: Siria, Iran, Corea, Yemen, Libia…). Mi riferisco all’esatto opposto, cioè al movimento di resistenza che la guerra ha scatenato in tutto il mondo e in misura senza precedenti (nemmeno durante la guerra del Vietnam - la Madre di tutte le Battaglie pacifiste - tanta gente s’era opposta alla guerra). Mi riferisco al fatto che la gente è tornata a fare politica, dopo vent’anni di riflusso sul privato, dopo vent’anni d’ideologia ottusa per cui tutto ciò che era sociale, pubblico, collettivo era cattivo, mentre l’individualismo e l’egoismo più spietato venivano spacciati per i soli modi per garantire la felicità. E mi riferisco pure al fatto che, nel nostro piccolo e facendo le debite proporzioni, anche fra gran parte dei gay italiani è ormai visibile la voglia di farsi sentire e rivendicare la parità dei diritti. Sono autentiche novità, spartiacque storici. La Storia con la “s” maiuscola.
Sono ormai troppi i nuovi movimenti per pensare che si tratti, come le destre hanno sperato a lungo, d’un fuoco di paglia. La contestazione noglobal prima e new global poi, la messa in discussione dei dogmi del liberalismo, il crollo della new economy con le sue ridicole promesse, il crollo delle borse e la recessione economica, la “guerra infinita” appena iniziata e che ci infognerà sempre più: tutto mostra che l’ideologia che per vent’anni ha monopolizzato la politica è in crisi, e per la prima volta è sulla difensiva. Come ha scoperto con sbalordimento Bush all’Onu, i proclami ideologici non bastano più perché tutti prendano le sue parole per verità indiscutibile (a parte Feltri e Ferrara): dopo tante promesse mancate, dopo tante bugie (qualcuno sa citare un solo “impegno concreto” di Berlusconi che sia stato mantenuto?) l’ideologia neoliberale deve mostrare le prove, se vuole essere creduta quando promette felicità, libertà e giustizia. E scopre di non avere nessuna prova da mostrare, visto che nel mondo c’è oggi meno giustizia, meno ricchezza diffusa, meno democrazia di vent’anni fa. Per questo la gente si sta ribellando: quanto a lungo si può vivere di sole promesse? In fondo, già l’Urss è crollato proprio per non aver saputo mantenere le sue, di promesse.
Noi gay italiani, attraverso il World Pride, abbiamo fatto, senza accorgercene, parte della prima goccia che ha dato vita al nuovo fiume. E continuiamo ad essere parte di quel cambiamento dal basso che esiste nonostante e al fuori dei minuetti dei partiti politici. Se non ci siamo resi pienamente conto d’aver fatto parte d’uno spartiacque storico fu solo perché, mentre la cosa accadeva, i nostri sguardi erano rivolti nella direzione sbagliata: non verso la nuova ondata dei movimenti che stava nascendo, ma verso i nostri referenti tradizionali, i partiti politici, nei quali non è più successo nulla da dieci anni a questa parte. Quei partiti che han dimostrato di non essere né agenti, né tantomeno luogo del cambiamento politico e sociale. Anzi, oggi sono come la crosta di lava solidificata che copre - e comprime - il magma che risale dal vulcano. Non è una buona notizia per i partiti della sinistra notare come tutto ciò che è accaduto e sta accadendo di nuovo in Italia (e ciò include anche la realtà gay) stia ormai accadendo, di fisso, non con e non contro di loro, ma semplicemente altrove, al di fuori, in altre realtà. Sindacato, movimenti gay, pacifista o new global… perfino (ahimè) Chiesa cattolica: tutto ciò che è “di sinistra” in Italia oggi non solo avviene al di fuori dei partiti della sinistra, ma regolarmente vede l’Ulivo schierato contro (per quanto riguarda noi gay, ricorderemo per sempre l’infamia di Amato, che definì “inopportuno” il World Pride e commentò che “purtroppo” la Costituzione non consente di proibire le manifestazioni gay).
Ora sta succedendo che la lava ha infine trovato altre strade per sfogarsi, ha aperto nuovi crateri da cui fuoriuscire (e sinceramente è meglio così, piuttosto che il tappo esplodesse in modo catastrofico). Contrariamente a quanto aveva pensato qualcuno, la protesta sociale non si sta però incanalando in strutture partitiche preesistenti (Rifondazione comunista inclusa, che soffre delle stesse rigidità, specie ideologiche… per quanto almeno si sforzi d’essere più fluida) ma ha trovato altri modi per esprimersi. Ed è stato meglio che fosse così: l’opposizione alle guerre, per esempio, è ora il patrimonio comune di tutti i cittadini che credono ancora alla nonviolenza come valore, dei cittadini che hanno valori, compresi cattolici non certo di sinistra, e non è il monopolio di questo o quel partito. Come non lo è nessun Gay Pride, nonostante i tentativi di molti partiti in tal senso. Dopo aver visto che i partiti cercano di “catturare” le proteste sociali al solo scopo di barattare il loro soffocamento con “cadreghini” per i loro uomini d’apparato (in gergo politico questo si chiama “inciucio”), chi ha più voglia di affidare a loro una protesta sociale?
È ormai fallita l’idea della politica come pura attività professionale priva di contenuti ideali, ideologici e morali, da lasciare ai “professionisti”. Su questa idea avevano puntato i Rutelli o D’Alemi, che non hanno mai nascosto la loro insofferenza verso i cittadini che “pretendevano” d’impicciarsi in un mestiere che non era il loro (dimenticando che la politica, in quanto gestione degli affari di tutti, nessuno escluso, è l’unico mestiere al mondo che riguardi tutti, nessuno escluso). La visione della politica quale “mestiere” spacciava il governo del Paese per una partita di calcio, nella quale ciò che conta è il professionismo dei calciatori, non certo le loro idee morali: più bravi saranno (anche se si chiamano Intini), più la nostra squadra vincerà. Questa concezione ci ha regalato una sinistra senza ideali, senza progetti, senza idee, senza morale, del tutto indistinguibile dalla destra. Aggressivamente liberale in economia, favorevole alle guerre in politica estera (in Kosovo ci ha portati la sinistra, mica Berlusconi), contraria ai diritti dei lavoratori in politica sindacale (i co.co.co e la precarietà permanente ce li ha “regalati” lei), ha abbassato le tasse per i ricchi… e non ha mai saputo cosa farsene della questione gay e come risolverla.
Ma la vita non è un partita di calcio: nel calcio, almeno, ogni campionato annulla i risultati del precedente, e tutti hanno l’occasione per ripartire alla pari…Nella vita di tutti i giorni ciò non avviene. Per questo la morale conta, l’immoralità conta, i progetti e i programmi contano… La politica sarà anche solo “sangue e merda”, ma almeno sangue e almeno merda è. Non è vero che sia possibile fare politica senza ideali, senza progetti, senza obiettivi. Se ci si prova, si finisce per farlo… con gli ideali degli altri. Come è successo all’Ulivo, che (per parlare del nostro caso) anziché cercare almeno di mediare fra una visione laica della famiglia e della sessualità ed una clerical-fascista, si è limitata a subire, per grette ragioni di “inciucio” coi cattolici, la visione clerico-fascista. È “grazie” ai sei anni di governo della sinistra e di “inciuci” ad oltranza se l’Italia è oggi l’unico grande Paese della Ue a non avere nessun tipo di legge sulle unioni civili. Io non lo dimentico.
Il massacro iracheno è solo la punta più visibile, perché più tragica, del convulso rimescolamento di carte che è iniziato, ma è solo un “banale” episodio d’un movimento di dimensioni bibliche. La Storia s’è rimessa in marcia… e io temo che ciò non sia un bene: sarebbe stato, egoisticamente parlando, meglio non togliere sassi dalla base di una catasta in equilibrio precario. Comunque, lo volessimo o no, ormai qualcuno ha provveduto a farlo. Il treno è partito e noi ci siamo sopra. Ci conviene quindi scoprire se qualche passeggero nasconde o no una bomba e se sì disinnescarla: è nel nostro interesse. Fuor di metafora: nei prossimi anni verranno rimessi in discussione i diritti di cittadinanza, i diritti civili, il “patto sociale”. Toccherà a noi tutti fare in modo che chi proverà a farlo sia sconfitto.
Oggi vogliono convincerci che noi gay non potremo mai farcela contro Poteri soverchianti come lo Stato, i partiti, la Chiesa… Ma quand’ero ragazzo io le stesse cose si dicevano dell’approvazione del divorzio in Italia, e quand’ero adolescente si rideva all’idea che i froci potessero avere, un giorno, associazioni, luoghi d’incontro… magari addirittura riviste!, e pretendessero un riconoscimento delle loro coppie schifose. Eppure eccoci qui. La profezia non s’è avverata perché noi, noi froci e nessun altro, abbiamo lavorato in modo che non si avverasse. Possiamo rifarlo.
Quest’anno la stagione dei Gay Pride, che sta per inaugurarsi, è ancora più importante del solito. Ormai è chiaro che noi gay non siamo più soli, che siamo un tassello d’un movimento di cambiamento sociale molto più vasto, addirittura mondiale. Mi pare una bella notizia. Partecipare al BariPride e agli altri Pride italiani è oggi più importante che mai, perché questo è uno dei momenti in cui è ancora possibile affermare in modo democratico, nonviolento, civile, rispettoso, il nostro diritto a esistere e la nostra voglia di cambiare. È un’occasione preziosa: non sprechiamola.
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