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BariPride avanza La campagna contro il Gay Pride di Bari organizzata da Forza Nuova ha finito per aumentare il consenso verso la manifestazione. Perfino all’interno di Alleanza nazionale, fino a ieri tetragona nell’opposizione al Pri-de, si è prodotta qualche crepa. Il segretario regionale Salvatore Tatarella, vista persa la partita, ha assunto una posizione “morbida” nei confronti del patrocinio concesso ai gay dalle principali istituzioni locali, oltre a condannare duramente le minacce di matrice neofascista ricevute nel recente passato dal portavoce del Pri-de Michele Bellomo. A resistere a oltranza, insieme a Forza Nuova, è rimasto soltanto il senatore Ettore Bucciero (An), che ai primi di gennaio ha protestato con il ministro dell’Interno Pisanu per la protezione di polizia concessa a Mi-chele Bellomo in seguito alle minacce di cui sopra. Se Bellomo “pretende di manifestare le sue tendenze omosessuali”, ha scritto il senatore in un intervento pubblicato sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”, “deve peral-tro concedere la stessa libertà di manifestare a quanti si oppongono a questa diffusione di anormalità”.
I militanti neofascisti baresi hanno avuto un’occasione per contarsi il 16 gennaio, scendendo in piazza in non più di trenta (fonte Ansa) proprio per protestare contro l’“osceno spettacolo” che gli omosessuali hanno in-tenzione di rappresentare in città il 7 giugno prossimo. Striscioni e cartelli (con slogan come “Più culle meno culi” o “L’Italia ha bisogno di figli, non di finocchi”) chiarivano il livello degli argomenti. Forza Nuova, comunque, non demorde e ha annunciato una contromanifestazione nazionale lo stesso gior-no del Pride. Roberto Fiore, uno dei massimi dirigenti dell’organizzazione, ha precisato che “non sarà solo una contromanifestazione: abbiamo nove mesi di tempo per avviare una campagna di sensibilizzazione in modo tale che sia la stessa città a non volere la sfilata delle oscenità contro natura. Il nostro, da adesso in poi, sarà un salto di qualità non sul piano della violenza ma della politica, facendo appello ai valori naturali della vita, della famiglia, dell’integrità morale e nazionale dell’Italia”. La macchina del Pride, intanto, procede con iniziative che preparano la settimana di kermesse finale. Tra occasioni di impegno, come la giornata della memoria celebrata a fine gennaio nei saloni della Provincia per commemorare le vittime (anche omosessuali) dello sterminio nazista, e incontri organizzativi per definire gli ultimi dettagli del programma. Michele Bellomo ha fatto sapere che le minacce nei suoi confronti “sono terminate”, grazie anche all’appoggio ricevuto dalla polizia e dalle istituzioni, e che si sta dando serenamente da fare per un obiettivo che giudica importante non solo per Bari, ma per l’intero sud Italia. “La lotta per i diritti della comunità glbt, nella sua avanzata da nord verso sud”, dice, “non si fermerà ad Eboli, lo prometto”.
Risolto il caso Ulrichs Il comune dell’Aquila (di destra) ha detto sì al restauro della tomba di Karl Heinrich Ulrichs, “progenitore” del movimento gay che all’Aquila morì e fu sepolto nel 1895. Subito dopo, in una gara di solidarietà, l’Assomarmi Abruzzo si è dichiarata “disposta a intervenire a proprie spese per la ristrutturazione della lapide”. Diffonde urbi et orbi queste liete notizie Massimo Consoli, promotore dell’iniziativa “una tomba per Ulrichs”, che aveva anche lanciato una sottoscrizione per raccogliere fondi destinati al restauro della tomba medesi-ma. Ora di quei soldi, se le promesse del Comune e dei marmisti saranno mantenute, non ci sarà più biso-gno per lo scopo originario. “Certamente”, dice Consoli, “aspetteremo di vedere la tomba veramente restau-rata, prima di assumere impegni”. Comunque, alcune idee di utilizzo alternativo del denaro raccolto “ci sono già, tipo finanziare la traduzione di “Alaudae”, la rivista in latino che Ulrichs pubblicò durante il suo soggiorno all’Aquila, e che aveva abbonati prestigiosi in tutto il mondo, a cominciare dalla regina Margherita e dalla Bi-blioteca Vaticana”. Intanto però si attende con ansia “l’inizio della bella stagione e la possibilità di ricomincia-re i lavori nel cimitero” per dare all’illustre defunto un sepolcro finalmente confortevole.
Botte a Bologna Due ragazzi gay di 25 anni sono stati aggrediti da un gruppo di teste rasate fuori da un pub del centro di Bo-logna la sera del 9 gennaio scorso. Stavano camminando per la strada quando sono stati insultati e attaccati da sette naziskin, alcuni dei quali sono stati identificati e denunciati per ingiurie, lesioni e concorso in rapina aggravata. Uno dei due malcapitati ha ricevuto un colpo in testa con un grosso guinzaglio di cuoio (quattro giorni di prognosi per trauma cranico) e l’altro è stato preso a calci e pugni e alla fine derubato del telefono cellulare. Poi gli aggrediti sono riusciti a scappare e a chiamare i carabinieri, che hanno immediatamente rin-tracciato alcuni degli aggressori, tornati al pub a bere con gli amici come se nulla fosse successo. Picchiare froci non è evidentemente un episodio così straordinario da giustificare sconvolgimenti nelle abitudini sociali. Il fatto raro è casomai che i due aggrediti abbiano voluto sporgere denuncia e che l’Arcigay abbia dato il massimo risalto all’accaduto, ricordando che a Bologna, nonostante la fama di città gay friendly, le violenze contro gli omosessuali non sono un fenomeno così raro. Il sociologo Marzio Barbagli, in una dichiarazione all’”Unità”, ha tuttavia invitato a non drammatizzare: “Seb-bene l’aggressione sia sicuramente preoccupante e da condannare”, ha spiegato, “mi pare di poter dire che si tratta di un episodio isolato ad opera di frange estreme e quindi non particolarmente allarmante. Bologna è ancora la città con una presenza più significativa degli omosessuali, la ‘San Francisco italiana’, e se è vero che il senso civico in città è calato, non credo che il tessuto sociale si sia logorato”. Alfredo Ormando Per il quinto anno consecutivo, il 13 gennaio si è svolta a Roma, sul limitare delle transenne di piazza San Pietro, una cerimonia per commemorare Alfredo Ormando, lo scrittore siciliano che il 13 gennaio 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro lasciando una lettera in cui spiegava di aver compiuto un atto estremo con-tro l’omofobia della Chiesa cattolica. Il Vaticano liquidò la vicenda come il gesto di uno squilibrato, ma da allora le associazioni gay, lesbiche e transessuali ricordano ogni anno la morte di Ormando e le ragioni per cui è avvenuta, che non sono certo venute meno nel frattempo. Quest’anno la commemorazione di protesta, ribattezzata “giornata contro le di-scriminazioni antiomosessuali su base religiosa”, ha avuto come tema di attualità le recenti indicazioni delle gerarchie di non ammettere al sacerdozio persone con tendenze omosessuali. Nel corso della cerimonia è stata deposta una corona di alloro e sono stati lanciati alcuni mazzi di fiori oltre le transenne che delimitano il territorio vaticano, per ribadire che l’atteggiamento della Chiesa deve cambiare e le persecuzioni devono finire.
Grosseto dice no Il 27 dicembre scorso il consiglio comunale di Grosseto ha bocciato (senza che questo comporti alcun effetto pratico) la proposta di legge regionale che sta per essere approvata in Toscana contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. In consiglio regionale la maggioranza di sinistra ha i voti per farla passare, ma a Grosseto c’è una maggioranza di centrodestra, che ha bocciato una mozione di puro soste-gno morale a questa legge, suggerita dal circolo Arcigay Leonardo Da Vinci e presentata dalla consigliera Ds Chiara Daviddi. La reazione indignata di Davide Buzzetti, presidente del circolo Leonardo Da Vinci, ha poi fornito al sindaco Alessandro Antichi (un nome, un programma) il pretesto per dichiarare l’impossibilità di un civile confronto sulla questione. La posizione prevalente a destra (molto elegante ma davvero “antica”) è che a garantire i cittadini dalle discriminazioni (gay, lesbiche e trans inclusi) ci pensa già l’articolo 3 della Costituzione. Che bisogno ci sarà mai dunque di istituire un tesserino sanitario in cui si possa indicare la persona (magari il proprio compagno gay) che ha titolo ad agire al posto nostro in caso di incapacità di intendere e di volere? O di formare il personale degli uffici pubblici a trattare con rispetto qualunque persona, a prescindere da identi-tà sessuale, etnica o religiosa? O di negare convenzioni pubbliche agli operatori turistici omofobi o razzisti? Proprio nessuno, secondo gli illuminati inquilini della Casa delle libertà di Grosseto.
Memoria solitaria Per celebrare la giornata delle memoria, l’Arcigay di Trieste ha organizzato una piccola cerimonia alla Risie-ra di San Sabba, nei luoghi che furono un campo di concentramento nazista, ricordando con un cuscino di fiori rosa a forma di triangolo le vittime omosessuali delle persecuzioni hitleriane. È la prima volta che accade in quasi sessant’anni di dopoguerra, ma ancora è necessario che avvenga con un rito “particolare”. Arcigay, dal prossimo anno, chiederà di poter partecipare ufficialmente, insieme ai rappresentanti di molte altre asso-ciazioni, alla cerimonia che ogni anno commemora a San Sabba le vittime dell’olocausto. Com’è che nessu-no ci aveva pensato prima? La vicenda ha avuto anche un piccolo strascico sgradevole, in seguito alla protesta di uno studente del liceo Petrarca di Trieste, al quale il preside ha vietato di affiggere a scuola la locandina che pubblicizzava le inizia-tive di Arcigay per il “giorno della memoria”. Secondo lo studente, al preside non piacciono le associazioni basate sulle tendenze sessuali, “qualunque esse siano”, ma lui si difende spiegando di aver solo chiesto un po’ di tempo per pensarci e di essersi poi “dimenticato” della cosa.
Alitalia mobbing Un’interrogazione parlamentare firmata da sette deputati (tra cui Grillini, Vendola e De Simone) ha portato all’attenzione del ministro dei trasporti il caso di Paul Ciaccio, un cittadino italiano di 24 anni residente a Bar-cellona e dipendente dell’Alitalia che la compagnia aerea vuole a tutti i costi licenziare. Di licenziamento, in effetti, ce n’è stato già uno, contro il quale Ciaccio si è rivolto al giudice, che l’ha annulla-to reintegrandolo nel posto di lavoro nel dicembre scorso utilizzando l’analogo spagnolo dell’”articolo 18” che in Italia si vuole, non a caso, abolire. La compagnia aerea, però, ha impugnato la sentenza, e i deputati che hanno firmato l’interrogazione hanno chiesto al ministro di intervenire perché rinunci al ricorso. All’origine di tutta la storia, secondo Paul Ciaccio, che ha ricevuto il sostegno del sindacato e si è visto dare ragione da un magistrato, c’è la sua omosessualità, sgradita a un caporeparto che ha organizzato contro di lui un’autentica persecuzione fino a impedirgli di svolgere serenamente il proprio lavoro.
Senatore, chieda scusa Il 23 gennaio si è svolta a Bolzano al seconda udienza del processo per diffamazione intentato da Arcilesbi-ca contro il senatore trentino Renzo Gubert, che nel gennaio di due anni fa scrisse sul quotidiano “L’Alto A-dige” un editoriale molto offensivo verso gay, lesbiche e trans. “Come ogni deviante”, scriveva ad esempio il senatore, “l’omosessuale ha tutti i diritti di essere curato, d’essere destinatario di politiche di prevenzione di danni alla salute che derivino anche dalla sua anormalità, ma in nessun modo esso ha il diritto a far considerare normale la sua devianza”. Oppure ancora: “Omosessualità e bestialità oppure necrofilia o altre deviazioni cui induce in taluni la forza dell’istinto sessuale non sono la stessa cosa, ma se vacilla la convinzione che è normale, secondo una natu-ra non corrotta, solo il rapporto maschio-femmina cui induce la stessa conformazione fisica e biologica degli organi sessuali, mentre l’omosessualità normale non è, per cui come anormalità va esplicitamente trattata, cessa di valere ogni confine e il destino delle nostre società potrebbe diventare quello di Sodoma e Gomor-ra”. Fino a oggi, di fronte a cause di questo genere, la magistratura ha sempre riconosciuto il diritto a insultare impunemente gli omosessuali in nome della libertà di opinione, per cui un orientamento differente sarebbe importante. Il senatore, comunque, non si è pentito neanche un po’. “Non chiederò mai scusa alle lesbiche”, ha dichiarato in un’intervista.
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