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PRIDE - gennaio 2003
Indice dei principali articoli del periodico (se il titolo dell'articolo è in azzurro potete cliccarlo per leggerlo)

2003/1/1
Una sera al cinema
di Massimo Allen
“Ieri sera, venerdì 29 novembre, intorno alle otto meno un quarto, sono andato a un cinema porno a battere”. È Alessandro Golinelli a parlare: schietto, diretto come lui sa essere e ben sanno i tanti che lo apprezzano come scrittore e gli altri, che ne conoscono le doti di polemista.
2003/1/1
Il bello della Provincia
di Giovanni Dall’Orto
Definito da Piervittorio Tondelli “lo scrittore più sottovalutato d’Italia”, idolatrato da una pattuglia scelta e fedele di lettori, Gilberto Severini torna a far parlare di sé con l’ultimo romanzo, che racconta una storia fra due uomini.
2003/1/1
SEMINARIO NELLA GIOVENTÙ
di Davide Bollani
“L’ordinazione di omosessuali è assolutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto rischiosa”. Così si è espressa la “Congregazione per il culto divino” nel porre il veto all’ordinazione sacerdotale di persone dichiaratamente o tendenzialmente gay. Ma è una decisione saggia? Il racconto di un ex seminarista ce la fa apparire semmai come un autogol.

 

 
Massimo Allen
Una sera al cinema
“Ieri sera, venerdì 29 novembre, intorno alle otto meno un quarto, sono andato a un cinema porno a battere”. È Alessandro Golinelli a parlare: schietto, diretto come lui sa essere e ben sanno i tanti che lo apprezzano come scrittore e gli altri, che ne conoscono le doti di polemista.

“Ieri sera sono andato a battere”: è l’attacco (per dirla in gergo) di quello che parrebbe un suo racconto breve, “Una sera al cinema” arrivatomi per e-mail. Una storia fantastica in una Milano un po’ cupa? Boh, leggiamo. Set-tanta righe dopo, son passate sei ore da quelle otto meno un quarto: “Al pronto soccorso mi viene fatta una dia-gnosi di contusioni multiple, mi si prescrive l’uso di un collare cervicale per cinque giorni, sette giorni di prognosi, e si evidenzia un leggero trauma cranico ma con la necessita di un ricovero per osservazione. Avevo fame, era-no ormai le due di notte, e io esco dal pronto soccorso conto il parere del medico”. Torna malconcio a casa, la serata insomma non è stata granché. Fine.
Ecco, c’è un problema: Golinelli io l’ho sentito ieri sera, son passate quasi due settimane, ed è ancora dolorante. Quel che ha scritto, è tutto vero, gli è capitato in prima persona, quel venerdì 29 novembre. E allora ci si chiede cosa abbia mai fatto il nostro inquieto scrittore, che cos’abbia combinato questa volta. Risposta: niente, è andato in un cinema a battere. Punto. Chissà che brutta gente ha trovato, in che giri s’è immischiato, l’avran menato gli albanesi o i marocchini… Sbagliato, è stata la polizia. Gulp!

Allora si capisce che “Una sera al cinema” non è un racconto trascurabile, è un macigno sulla comunità glbt. È un brutto caso (per Milano, ma non solo) a poche settimane dalla “mini-Stonewall italiana” (beh…) in via Sam-martini (la ribellione meneghina contro le retate ottuse di poliziotti mal guidati), che tante speranze aveva susci-tato, che aveva costretto le autorità a promettere una svolta nell’atteggiamento nei nostri confronti. Alcune cose parevano esser davvero cambiate, o perlomeno dover cambiare. Poi arriva Golinelli e si prende un pugno nello stomaco e con lui ce lo prendiamo idealmente noi tutti.
Vediamo che è successo. In via Fabio Filzi c’è un cinemino porno che si chiama Diamante. Chi lo frequenta? Persone di tutte le età, qualche marchetta. Notoriamente non vi si spaccia, è un posto che potremmo definire tranquillo. Andarci non è politically correct, l’estensore del presente articolo potrebbe ammannirvi un pistolotto su come sia cosa buona e giusta evitare certi luoghi e magari condurre vita monogama, poi però ognuno dovrebbe poter fare ciò che gli pare. Càpita invece che non sia così, che si facciano brutti incontri. Ma, peggio che peggio, gli incontri peggiori paiono essere quelli con la polizia.

In breve: il nostro Golinelli sta chiacchierando per i fatti suoi nell’atrio del cinema, entrano agenti in borghese per “una retata alla ricerca di spacciatori”, così dicono. Spacciatori non ne trovano, pescano invece molti pensionati, qualche esponente timoroso della media borghesia locale, chissà se c’era un operaio. Più qualche ragazzotto che deve sbarcare il lunario, più uno scrittore battagliero.
È lui a un certo punto a farsi avanti, a lamentarsi: “Son venti minuti che ci tenete chiusi qui dentro”, dice all’incirca. “Abbiamo fornito i nostri documenti, non abbiamo commesso alcun reato, non possiamo andare in bagno né fumare né rincasare: non è un po’ troppo? Non è un’operazione spropositata, insensata, contro il dirit-to?”. Battibecco: una donna poliziotto è arrogante, dice che loro fanno quel che vogliono, Golinelli si esaspera e fa per andarsene, crede di poter agire da cittadino.
Il suo racconto: “Appena sono uscito i poliziotti mi hanno prima spintonato, dicendo che io li stavo attaccando, e visto che allora ho chiuso gambe e braccia attorno al corpo dicendo che comunque me ne volevo andare mi hanno buttato in quattro o cinque contro una macchina, mi hanno dato ginocchiate e pugni, nonostante io non avessi opposto alcuna resistenza fisica, ma anzi me ne rimanevo immobile, e mi hanno ammanettato dicendo che mi arrestavano. Dopo pochi minuti è intervenuto il loro capo e mi sono state tolte le manette. Viene trovato però un bell’orologio per terra, dove mi avevano ammanettato e mi viene consegnato: non è il mio però, ma di un poliziotto che evidentemente ha usato un po’ troppa foga nell’ammanettarmi e che ha così rotto il cinturino. Dopo di che vengo riportato all’interno del cinema. Dopo un altra ora e mezzo quasi, alle dieci e ventisette, ci sono stati riconsegnati i documenti”.

Alessandro Golinelli, quello di una “polizia omofoba” è un problema grave?
Credo che i problemi siano due. Primo: abbiamo una legislazione, nata col fascismo, che forse andava bene in altri contesti, ma oggi conferisce alle forze dell’ordine un potere eccessivo, incompatibile con uno Stato che vuol dirsi democratico. Intendiamoci: non sono tra quelli che ritengono la polizia, tutta la polizia, criminale. Ma penso che in un Paese civile le forze dell’ordine non dovrebbero poter arrestare e malmenare un cittadino solo perché questi vuol far valere i propri diritti. Poi vi è un secondo problema…

Quale?
Bisogna capire cosa vuole la comunità glbt. In tanti ritengono che “me la sono andata a cercare”, che bisogna andare a battere solo nei locali con tessera, perché lì siamo tutelati… Ecco: bisogna capire se i gay, una mino-ranza storicamente discriminata, hanno voglia di difendere altre minoranze discriminate o se oppure, adesso, preferiscono discriminare a loro volta. Ma attenzione: perché quando comincia una caccia alle streghe, noi fi-niamo sempre in mezzo. Quando le istituzioni vogliono far vedere alla massa dei votanti che vengono rispettati legge e ordine, anche reprimere gli omosessuali può fare il suo bell’effetto. Figurarsi se le “sciure” si indignano se scoprono che la polizia ha fatto una retata in un cinema porno…

La comunità reagisce, un tempo non era così.
Non credo che esista una comunità in Italia; esiste un’avanguardia, un élite di persone che non ha più paura, che si fa il culo e lavora anche per gli altri.

Non è più un’élite così ristretta…
Sì, per fortuna non sono più le dieci persone di un tempo. Ora sono tante, diffuse sul territorio ed è anche facile incapparvi, come dimostra il mio caso, ma anche quello di via Sammartini.

Dopo l’accaduto s’è formato un ombrello di solidarietà intorno a te?
La cultura di sinistra ha risposto. Penso a Franco Grillini dei Ds, ma anche a Graziella Mascia di Rifondazione Comunista. Ma voglio citare anche Marco Volante di “Gay Lib”, che di questa cultura non fa parte.
Altri però son mancati; ed è grave: proprio loro parlano tanto di cultura liberale…

So che hai avuto un incontro con il Questore, dopo l’accaduto. Un commento?
Il questore mi ha assicurato che le operazioni di polizia nei locali gay non sono contro la comunità gay, che non tollera che si pensi a una discriminazione nei nostri confronti, e che è molto dispiaciuto per quello che è succes-so.
Al di là delle sue parole e dei suoi modi cortesi però resta il fatto che per la questura queste operazioni sono giu-stificate dalla ricerca di spacciatori o di extracomunitari privi di permesso di soggiorno. Extracomunitari, soprat-tutto ragazzi, spesso legati al mondo gay per prostituzione più o meno diretta o velata.
Sebbene io abbia fatto notare che è probabile che un extracomunitario che si prostituisce e che guadagna qual-cosa con una prestazione sessuale sia socialmente assai meno pericoloso di uno che non avendo altre alterna-tive va a rubare e a scippare la gente, e che il questore non abbia potuto negarlo, è comunque ovvio che dal punto di vista della questura la legge Bossi-Fini consente e istiga retate alla caccia di quelli che una stampa ot-tusa ha pubblicizzato come gli unici criminali del Paese. Forse per distrarre da quelli veri che rubano ben altre cifre?
In realtà io credo che ci sia dell'altro, magari non la volontà di colpire i gay, ma di colpire nei luoghi (come cine-ma porno e locali gay) dove si dà comunque meno fastidio alla società benpensante e "normale"... È più difficile avere proteste di cittadini in un locale gay che alla Rinascente o in un locale per ricchi (dove la droga, leggi co-caina, circola a fiumi) che sono gli elettori e i sostenitori dell'attuale maggioranza politica.
Non siamo vittime dirette forse, ma siamo comunque quelle più facilmente sacrificabili nella ricerca dell'extraco-munitario senza documenti. E quando si cerca di estirpare un’erba malvagia, si fa per dire ovviamente, poco im-porta se anche noi, che in fondo siamo al massimo tollerati ma non accettati, veniamo presi nel mucchio. Certo la “legge Reale” e l'articolo 41 sui controlli di polizia, nato durante il fascismo, che danno legalità a queste ope-razioni (esattamente come le leggi razziali di Hitler davano legalità alle deportazioni e a i rastrellamenti di ebrei) bene si adattano al nuovo regime e al clima di intolleranza che ci vuole imporre
Se si cerca di capire in che cosa consiste l'opportunità di certi interventi è solo in questo: un nuovo clima di cac-cia alle streghe e noi ci siamo, come sempre in mezzo, magari non come vittime dirette ma come complici sì.
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Sull’accaduto abbiamo chiesto un parere anche all’onorevole Franco Grillini

Grillini, come giudichi quanto accaduto a Milano?
Rispecchia un problema reale: in questa città c’è una parte della polizia che usa metodi arroganti e violenti.

Eppure il questore ha fama di essere persona molto disponibile al dialogo con la comunità glbt…
E personalmente credo sia vero. Il suo passato lo dimostra, inaugurò il primo telefono amico dei gay, quando era questore di Viterbo. Ma, a mio giudizio, vi sono situazioni a Milano che sfuggono anche al suo controllo. Ho avu-to un incontro con Boncoraglio, proprio in seguito alla vicenda Golinelli: ha affermato che la stragrande maggio-ranza dei suoi agenti si comporta bene. Ma qualcuno evidentemente no…

Come porvi rimedio?
Abbiamo parlato proprio di questo. Abbiamo chiesto che venisse individuato un funzionario con il quale la comu-nità glbt milanese potesse instaurare un filo diretto. Boncoraglio ha fatto di più: ci ha garantito che sarà lui stesso a occuparsi, in prima persona, della questione, e ha proposto di organizzare mensilmente un incontro per “fare il punto della situazione”, analizzare problemi e trovare rimedi. Mi pare importante. Noi poi abbiamo anche sugge-rito di organizzare corsi di formazioni specifici per preparare i poliziotti al rapporto con la comunità glbt: molti non sanno nulla di questo mondo.

Esito?
Per ora è giunto un assenso di massima.

Si è parlato anche specificatamente della vicenda Golinelli?
Sì. Noi abbiamo presentato la memoria scritta dall’interessato, nonché il certificato medico rilasciatogli al pronto soccorso. Il questore ha difeso le posizione dei suoi agenti, dicendo che si erano limitati a “reagire” alle “intem-peranze” di Golinelli.

Forse si preferiscono i gay remissivi di una volta. Era più comodo, per i poliziotti omofobi…
Per fortuna che c’è questa reattività! Fino a non molto tempo fa le vittime dei soprusi si nascondevano e così contribuivano all’impunità dei violenti. Ora scattano le denunce, i giornali ne parlano. È questa la strada che bi-sogna continuare a percorrere.

 
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Rivista mensile a cura dell'Associazione Pride-Guide. Distribuzione gratuita nei locali GLBT. In edicola e libreria costa 2,5 € da Gennaio 2004. Edita da Frank Semenzi - Direttore responsabile Giovanni Dall'Orto

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