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PRIDE - agosto 2002
Indice dei principali articoli del periodico (se il titolo dell'articolo è in azzurro potete cliccarlo per leggerlo)

2002/8/1
Il sesso è davvero importante
di Giovanni Dall'Orto
I politici conservatori e cattolici, o quelli post- o neo- comunisti, sono unanimi: i problemi sessuali possono essere fastidiosi, ma non importanti, come invece i "veri" problemi (quelli morali, o quelli economici, a seconda del partito a cui appartengono). Ma ciò è vero? E soprattutto, la gente è d'accordo?
2002/8/1
Lo scout che non voleva mentire
di Carlo Tatti
Bel modo di “affermare la necessità di un’educazione civica europea”, deve aver pensato tra sé e sé Stefano Bucaioni, perugino, 21 anni, omosessuale e incidentalmente scout...
2002/8/1
Voci dall’altra sponda
Questa volta lo spazio dedicato all’”omofobo del mese” lo lasciamo utilizzare in prima persona da Carlo Imperi, consigliere di "Forza Italia" del I Municipio di Roma. Si tratta di un estratto dal verbale della seduta del 14 giugno scorso, nel corso della quale è stato approvato un simbolico registro delle unioni civili. Questo per mostrare chi sono i nostri nemici e in che modo ragionano… se così si può dire.
2002/8/1
CRONACA ITALIA AGOSTO 2002
Notizie in breve italiane
2002/8/1
CRONACA ESTERO AGOSTO 2002
Notizie in breve dall'estero

 

 
Giovanni Dall'Orto
Il sesso è davvero importante
I politici conservatori e cattolici, o quelli post- o neo- comunisti, sono unanimi: i problemi sessuali possono essere fastidiosi, ma non importanti, come invece i "veri" problemi (quelli morali, o quelli economici, a seconda del partito a cui appartengono). Ma ciò è vero? E soprattutto, la gente è d'accordo?

Anche quest'anno nei gay pride era forte la presenza di coppiette etero: studenti, frequentatori di centri sociali, ma anche mamma-e-papà col pupo in spalla o per manina. Gli etero li riconoscevi, oltre che dal look diverso, soprattutto per il fatto che andavano mano nella mano o abbracciati… a differenza dei gay.
È palese che per parte del mondo eterosessuale il gay pride costituisce ormai un appuntamento per manifestare non per l'orgoglio gay, che non appartiene al loro vissuto, ma per le libertà sessuali in senso ampio, compresa la loro. E in effetti, se si eccettua il gay pride, non è rimasta ormai in Italia nessun'altra occasione per manifestare questo bisogno di libertà.

Questa carenza d'occasioni non è frutto d'un caso o del crudele destino, bensì d'una carenza culturale, o per meglio dire è frutto di fanatismo politico. La libertà sessuale è infatti un tema da sempre o combattuto come "eversivo" dalla destra, o snobbato (come "sovrastrutturale") dalla sinistra, che infatti non possiede (più) nessuna cultura della liberazione sessuale che non sia quella fornita da femministe e gay… Non a caso poi gli etero vengono alle nostre manifestazioni, per mancanza d'altro.
La sessualità, per la sinistra italiana, è un fatto poco importante, privato: ben altri sono i "problemi veri"! La repressione sessuale è al massimo un deprecabile fastidio, mentre quella economica, politica, razziale, è sempre un dramma umano. Per questo la sinistra lascia da sempre gestire la sessualità a chi invece la considera ossessivamente importante: la religione.
Il risultato è che in Italia, il Paese che ebbe il più forte partito comunista del mondo occidentale, aborto e divorzio furono conquistati negli anni Settanta solo per l'ostinazione delle destre non clericali (liberali e radicali in primo luogo), che imposero a un recalcitrante Pci una battaglia che esso non voleva combattere per "non rischiare di spezzare in due l'Italia". Le cose andarono come si sa: l'Italia non fu “spezzata”, e quei referendum furono il segnale più chiaro di quanto il nostro Paese fosse cambiato rispetto a quello immaginato dai muffosi dirigenti comunisti. Fu il segnale che aprì la strada ad altre riforme sin lì inimmaginabili.

Purtroppo però la cultura che rese conigli i comunisti di ieri è la stessa che li rende conigli oggi, siano rimasti comunisti o diventati più liberisti di Berlusconi. Perciò la sessualità resta un tema fastidioso, ma non importante, se non nella misura in cui i cattolici (e in misura molto minore donne e gay) insistono a darle tanta esagerata importanza.
Né ci troviamo meglio dalle parti delle sinistre alternative, noglobal o "disobbedienti" che siano. Nell'ampia galassia noglobal troviamo sia una forte componente cattolica, che sui temi della sessualità punta i piedi e sabota per non infastidire le gerarchie, sia una forte componente postcomunista che vagheggia il ritorno a un mai esistito passato dell'oro del comunismo puro, mentre torna soltanto a formulette nelle quali, daccapo, la sessualità è "sovrastrutturale", meno "importante" di altri temi.

Ora, è ovvio a tutti che il primo imperativo umano (pardon, di qualsiasi specie animale) è riempirsi la pancia, e che chi deve lottare per sopravvivere ha altro per la testa che la libertà sessuale.
Ma ciò detto il secondo imperativo di qualsiasi specie animale è riprodursi, e tre miliardi d'anni d'evoluzione hanno scolpito ben chiaro nella mente e nei geni di ciascuno di noi che dopo la conservazione di sé, l'imperativo che segue è il sesso. Che in certi momenti passa addirittura prima del "riempiti-la-pancia" e della sopravvivenza dell'individuo… questa è la realtà.
È insomma palese che qualunque "imperativo" venga collocato subito dopo il "riempiti-la-pancia" al posto di "fa' sesso" stia lì non in base a motivi logici ed autoevidenti, ma in base a valutazioni ideologiche, morali, culturali. Il che non è sbagliato: siamo animali culturali, non animali-e-basta schiavi di istinti ed ormoni… però è importante saperlo e capirlo. Se si mette il sesso in fondo alla lista delle priorità lo si fa per scelte ideologiche, e non per il fatto che sia "autoevidente" che altre questioni sono più importanti, come ci viene detto e ripetuto.
Ma se di scelte ideologiche si tratta, esse possono essere messe in discussione e analizzate come qualunque altra scelta ideologica.

Gli autori d'indagini si stupiscono regolarmente per come "la gente", interrogata, metta ai primi posti delle sue aspirazioni, a fianco a fianco, questioni "logiche" (come la salute e il "riempirsi la pancia") ed altre a loro parere decisamente illogiche… come l'appagamento affettivo-sessuale.
È evidente che tanto stupore nasce da ideologie (come il cattolicesimo, o il suo clone, il paleobolscevismo) che hanno deciso a priori che l'appagamento affettivo-sessuale va messo in fondo nella lista delle cose buone e desiderabili. Anzi, se ne resta fuori è meglio.
Da parte loro, invece, le masse popolari (noi) hanno un'idea ben diversa del ruolo da dare all'appagamento affettivo-sessuale, e lo collocano sempre in cima alla scala dei desideri… il che dimostra (secondo i commentatori) o che sono corrotte da Satana e dal materialismo senzadio, oppure che sono immature e non capiscono quali siano i loro veri interessi. Che ciò dimostri che forse la gente capisce quali siano i suoi interessi più di quanto pretenda l'ideologia dei commentatori non viene mai preso in considerazione. Che strano…

Intanto però, per il sesso, si muore. Di suicidio, o per "delitti d'onore", o in cacce all'uomo nei luoghi di battuage, o d'aborto clandestino, o di parto senza assistenza, o di prostituzione clandestina, o di Aids… o di "banale" disperazione. Sulle questioni di sesso cadono governi e si sfasciano alleanze politiche. La popolazione di molti Paesi africani sta diminuendo per l'Aids… Per essere un tema poco importante, il sesso ne ha, di conseguenze importanti…
Non sarà allora legittimo farsi venire qualche dubbio sul fatto che la considerazione del sesso come "secondario" non nasce da una lucida analisi della realtà e dei bisogni umani, bensì da fanatismo ideologico? Che è il frutto d'una civiltà cristiana sessuofoba che svaluta il sesso per motivi di fanatismo e non per motivi logici e reali?
La lotta per la liberazione sessuale nasce proprio da domande di questo tipo, rimettendo in discussione priorità date per scontate senza averle mai discusse.
Non si capisce perché sia ingiusto che un ricco possa comprare una bella casa mentre chi è povero debba vivere in un tugurio, mentre poi sia indifferente che la coppia ricca possa andare all'estero per aggirare la nuova legge italiana che proibisce l'inseminazione eterologa, mentre la coppia povera no. Per chi le vive, queste discriminazioni sono entrambe ingiustizie che scolpiscono ogni istante della sua vita. Anzi, per certi individui un'abitazione modesta crea meno sofferenza dell'assenza di figli, come dimostrano le coppie che spendono tutto per pagarsi le cure per la fertilità.
Ma, ah, "il sesso non è poi così importante"!

Noi gay stiamo seduti su un vulcano, politicamente parlando, e non ce ne accorgiamo. Siamo ormai il ferro di lancia di un bisogno sociale a cui nessuno ha più il coraggio di dare voce, e non ce ne curiamo. Su temi come le unioni civili possiamo dare sbocco a esigenze sociali che appartengono a milioni (forse decine di milioni) di cittadini italiani non gay, e li trascuriamo.
Ma anche su temi come la libertà di scelta, la laicità dello Stato, la non interferenza delle religioni, la crisi della famiglia eterosessuale (con madri bloccate in un ruolo asfissiante da cui non riescono ad immaginare strade d'uscita, se non affogando in lavatrice i figli) e mille altri temi abbiamo da dire, ed insegnare molte cose.

E invece, cosa stiamo facendo? In un mondo e in un movimento gay che crescono anno dopo anno per dimensioni, cresce anche la pressione da parte di gay di destra o di sinistra perché il mondo omosessuale si modelli secondo l'esigenza politica del partito (eterosessuale) a cui appartengono. Non mi preoccupano tanto i gay di destra e cattolici, che pretendono dai gay che non si ribellino alla sessuofobia: in questo non sono diversi da quel che sono da trent'anni: sono solo più arroganti perché hanno più potere ora di trent'anni fa, ma li conosciamo già e sappiamo già come combatterli.
Mi preoccupa semmai la nuova setta che punta a far inghiottire intero il movimento gay dal movimento noglobal, insistendo maniacalmente sul fatto che le tematiche sessuali sono poco importanti rispetto ad altre, "veramente" importanti. Quattro quinti dei loro comunicati stampa parlano di "multietnicità", d'immigrati, di sindacato. Il rimanente quinto attacca i gay che si danno da fare sui temi della sessualità, oppure condanna (come quest'anno a Padova) i gay pride se rifiutano di diventare manifestazioni multietniche e noglobal
Ma tutto questo è idiota. I ragazzi noglobal che partecipano alle nostre manifestazioni dimostrano che da noi gay la società si aspetta altro: che diventiamo sempre più intransigenti difensori delle libertà sessuali, tutte le libertà sessuali. Ci sono altri momenti, altre manifestazioni, per difendere altri aspetti importanti della nostra libertà: noi non dobbiamo creare doppioni di ciò che altri già fanno, bensì insistere su ciò che solo noi, ormai, siamo rimasti a fare.

Ogni movimento deve fare la sua parte, e al nostro è toccata questa: la libertà sessuale. Piantiamola di inseguire fantasmi, e soprattutto di propagandare ideologie omofobe che svalutano l'importanza del sesso.
I gay che si suicidano o le madri infelici che uccidono i figli lo dimostrano più di qualunque fiume di paroloni che cerca di nascondere che la sessualità è molto importante.
È un dato forse banale, ma è scolpito nella nostra carne fin dal giorno in cui fu concepita… grazie a un "non importante" atto di sesso, e di amore.

 
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Rivista mensile a cura dell'Associazione Pride-Guide. Distribuzione gratuita nei locali GLBT. In edicola e libreria costa 2,5 € da Gennaio 2004. Edita da Frank Semenzi - Direttore responsabile Giovanni Dall'Orto

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