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Procreare problemi
Nell’Europa dei diritti, il Parlamento italiano va per conto proprio e discrimina chi gli pare. È successo in mo-do clamoroso nel corso della discussione e delle votazioni alla Camera dei deputati sulla legge che regola-menta la procreazione assistita, con il prevalere dell’integralismo cattolico sulla visione laica della società. Tra le norme contenute nella legge, oltre all’attribuzione di diritti al “nascituro” oggettivamente contrapposti all’autodeterminazione della madre, ce n’è anche una che riguarda, o meglio non riguarda, gli omosessuali. Si tratta dell’articolo cinque, approvato a Montecitorio il 12 giugno, dove si dice che “possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o convi-venti, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”. La formulazione del testo rende assolutamente e deliberatamente chiaro che le coppie dello stesso sesso (cioè lesbiche, visto che i gay non possono essere biologicamente mamme) non sono contemplate. “Non era mai successo in Italia in centrotrent’anni di storia”, ha commentato il presidente onorario di Arcigay e deputato ds Franco Grillini, “che fosse scritta in una legge la discriminazione degli omosessuali. Non lo a-veva fatto Zanardelli con il codice dell’unità d’Italia, non l’aveva fatto nemmeno Mussolini con il codice Roc-co. L’ha fatto oggi il centrodestra con la legge sull’inseminazione assistita, che esclude esplicitamente gli omosessuali. In netta controtendenza rispetto a tutte le legislazioni europee fortemente permeate da norma-tive discriminatorie”. La maggioranza dei deputati ha sorvolato allegramente su questo fatto, e non solo tra i banchi del centrode-stra. Anche i cattolici del centrosinistra, infatti, hanno votato a favore dell’articolo cinque e hanno condiviso l’impianto generale della legge, mentre i (pochi) laici del centrodestra si sono opposti. Il Vaticano, in ogni caso, ha avuto modo di deplorare che la legge consenta l’accesso alle tecniche di fecon-dazione artificiale anche alle coppie eterosessuali non sposate, pur rallegrandosi del divieto di procedure che prevedano l’intervento di un “donatore” esterno alla coppia (la cosiddetta fecondazione eterologa). Già vietare la fecondazione eterologa avrebbe automaticamente escluso le coppie lesbiche. A maggior ragione, approvare un articolo che le escluda in modo più “dettagliato” è segno di un atteggiamento provocatoriamen-te ideologico. Durante il dibattito in aula la presidente di Arcilesbica e deputata di Rifondazione comunista Titti De Simone è intervenuta per invitare gli onorevoli colleghi a essere meno ipocriti e a partire dalle loro stesse scelte di vita, che sono in molti casi ben diverse da quelle che prescriverebbe la Chiesa cattolica. Ancora una volta, però, i più hanno scelto di salvare le apparenze. Il cammino della legge, comunque, è ancora lungo (dopo l’estate il testo dovrà passare all’esame del Sena-to) e nel caso che venisse approvata così com’è in via definitiva ci sarà sempre la possibilità di proporre un referendum abrogativo. Ma anche se così fosse, l’accesso alla fecondazione assistita per le coppie omoses-suali avrebbe poche chances: stando a un sondaggio pubblicato dal “Corriere della Sera”, solo quindici ita-liani su cento lo permetterebbero.
Aria nuova a Verona
Il 9 e 10 giugno, i ballottaggi delle elezioni amministrative hanno riservato qualche sgradevole sorpresa alla destra governativa, che aveva cantato vittoria un po’ troppo presto in occasione del primo turno di quindici giorni prima. La più sgradevole di tutte è stata la secca sconfitta subita in casa a Verona, dove le divisioni interne alla destra hanno portato alla vittoria un sindaco di centrosinistra. Si chiama Paolo Zanotto e su di lui sono riposte molte speranze di riscatto democratico e civile di una città che negli ultimi anni si è contraddistinta soprattutto per il clima di cupo tradizionalismo e di intolleranza nei confronti di “diversi” come gli immigrati e gli omosessuali. È tristemente celebre la mozione che il consiglio comunale di Verona votò nel 1995 per condannare il rico-noscimento di diritti agli omosessuali da parte del Parlamento europeo. Si spera ora che il sindaco Zanotto cancelli quel brutto gesto con una politica di segno opposto, anche se è stato eletto grazie all’alleanza fatta tra il primo e il secondo turno con l’ex sindaco di Forza Italia Michela Si-roni, espulsa dal suo (ex) partito e passata all’opposizione, che sedeva in municipio proprio all’epoca della famigerata mozione. Le associazioni gay e lesbiche veronesi, che si sono molto impegnate per raggiungere un risultato davvero incredibile fino al giorno prima, hanno naturalmente festeggiato l’elezione di Zanotto e si sono dette disponi-bili ad aprire finalmente un dialogo positivo con l’ammministrazione.
La ministro e Forza Nuova
Stefania Prestigiacomo, ministro per le Pari opportunità, è intervenuta alla Camera, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, per condannare l’affissione di manifesti omofobi e razzisti da parte di Forza Nuova in occasione del Gay Pride di Padova dell’8 giugno. Prestigiacomo ha anche sottolineato la necessità di “avviare iniziative basate sul rispetto delle diversità”, in linea con le normative europee, e ha confermato di avere “istituito presso il dipartimento pari opportunità un gruppo di studio su sessualità, discriminazione e integrazione sociale con il compito di approfondire tutti i profili che possono essere discriminatori”.
Tempi duri a Sassari
Le illuminate autorità municipali di Sassari sono talmente disponibili verso le attività dei gruppi gay che il me-se scorso hanno addirittura negato la possibilità di occupare qualche centimetro quadrato di suolo pubblico per un banchetto informativo sulle iniziative previste per il Pride. Una regolare richiesta era stata depositata all’ufficio protocolo del Comune, ma la risposta è stata un “non si autorizza” firmato dall’assessore compe-tente Mauro Oggiano. La decisione ha suscitato comprensibili proteste, che il sindaco Nanni Campus ha commentato sul quotidia-no “La Nuova Sardegna” dicendo che l’assessore si è limitato a esercitare uno dei suoi poteri e “ha avuto si-curamente le sue buone ragioni per dire no alla richiesta”. C’è più di un sospetto sul fatto che queste ragioni abbiano qualcosa a che fare con qualche pregiudizio ne-gativo verso gli omosessuali. Già prima che venisse negato il permesso per il banchetto era stato fatto chiu-dere il “Borderline”, unico locale della città e di tutta la Sardegna del nord gestito da gay e lesbiche, che se-condo il Comune “non era un’iniziativa di interesse generale”.
Tennis a Milano
L’Italian Gay Open, il torneo internazionale di tennis organizzato dal gruppo sportivo A.T.OMO che si svolge-rà quest’anno dal 5 all’8 settembre, ha ottenuto per la prima volta il patrocinio del Comune di Milano. Le richieste in questo senso presentate in passato erano sempre andate a vuoto, ma questa volta Forza Ita-lia ha cambiato idea, appoggiando la concessione del patrocinio e votandola insieme alle opposizioni di sini-stra in consiglio comunale. Inutili ma rumorose le rimostranze di Lega e An che si sono invece espresse contro, animando il dibattito con il solito repertorio di luoghi comuni omofobi, arrivando a sostenere che patrocinare un torneo di tennis gay è contro gli interessi degli omosessuali perché legittima un’autodiscriminazione. L’assessore ai servizi sociali Tiziana Maiolo, di Forza Italia, ha al contrario difeso i diritti delle minoranze ed è stata pubblicamente ringraziata dal presidente dell’Arcigay di Milano Paolo Ferigo, insieme a tutti i partiti che hanno votato a favore del patrocinio.
Adolescenti gay in Piemonte La Regione Piemonte, su proposta dei radicali, ha deciso di distribuire in 1.200 scuole superiori e nelle bi-blioteche pubbliche il video di Claudio Cipelletti Nessuno uguale, realizzato in collaborazione con l’Agedo, su omosessualità e adolescenza. Scelta giusta perché si tratta di un lavoro ben fatto e molto educativo, che ha però puntualmente fatto infuriare gli integralisti che pullulano nel centrodestra. Il capogruppo regionale del Ccd Antonello Angeleri ha spiegato “di non voler discriminare nessuno”, ma si è domandato se non c’erano altre priorità in bilancio, mentre il leghista Oreste Rossi ha annunciato battaglia contro i “presunti valori degli adolescenti omosessuali”. Ma per i difensori dell’ordine morale costituito i problemi non finiscono mai, neppure a Torino. Dev’essere stato un colpo durissimo anche il convegno internazionale su “Matrimonio, partnerships e genitorialità nel XXI secolo” organizzato in città dal 5 all’8 giugno dall’associazione Informagay, con la partecipazione di stu-diosi di tutto il mondo e l’obiettivo di sostenere su scala globale il tema dei diritti di omosessuali, bisessuali e transessuali.
Umberto Bindi
Lo Stato qualche mese fa gli aveva concesso un assegno di sostentamento vitalizio, ma lui non ha fatto in tempo a vedere neppure un solo euro. Il 23 maggio, a 70 anni, il cantautore Umberto Bindi è morto in un o-spedale di Roma a causa dei problemi cardiaci che lo affliggevano da tempo, assistito dal suo compagno Massimo Artesi. Diversi esponenti del movimento omosessuale lo hanno ricordato, oltre che come artista di valore, anche come precursore della visibilità gay. Il non aver voluto celare la propria omosessualità l’aveva reso un per-sonaggio scomodo e tenuto a distanza dai palcoscenici televisivi per famiglie, che finì per pagare la sincerità con la perdita del successo. Era ormai dimenticato da tempo quando per i meriti artistici gli fu riconosciuto il diritto a una pensione di cinquemila euro l’anno. La morte, però, è stata più veloce della burocrazia.
Umberto di Savoia
Una nuova biografia di Umberto II di Savoia scritta dal giornalista Lucio Lami affronta senza troppe reticenze il tema dell’omosessualità dell’ultimo re d’Italia. Il libro utilizza i rapporti della polizia politica fascista che par-lavano dell’omosessualità di Umberto, all’epoca principe ereditario, dai quali è stato tramandato anche il so-prannome di “stellassa” che il principe si era guadagnato nella sua doppia vita gay. Le preferenze dell’erede di casa Savoia avrebbero secondo Lami avuto anche una ripercussione dinastica, perché di tutti i figli nati dal matrimonio con Maria José solo una, Maria Pia, sarebbe stata concepita da lui, con l’aiuto di un ginecologo napoletano pioniere della fecondazione in vitro. E gli altri?
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