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È la sera del 21 dicembre, proprio qualche giorno prima di Natale, e il presidente dell'Arcigay di Pisa, Alessio De Giorgi, sta tranquillamente cenando con il suo compagno quando squilla il telefono. "Ci stanno perquisendo il locale, puoi venire qui subito?", dicono dall'altro capo del filo. Alessio monta in macchina e via di volata. Cos'era successo?
Quella sera circa tredici persone, tra polizia, carabinieri, vigili e pompieri, chi in borghese chi in divisa, erano entrate all'Absolut, un circolo ricreativo affiliato all'Arcigay, avevano fatto abbassare la musica, fatto un controllo del locale e avevano incominciato a controllare i nominativi delle persone presenti.
Fosse stato solo questo non vi sarebbe stato nulla di eccezionale, a parte un abnorme dispiegamento di forze; però i nominativi non venivano solo controllati ma, stando alla ricostruzione fatta dalle persone presenti, anche trascritti su un'agenda.
Inoltre alcuni agenti si sono rifiutati di mostrare il proprio tesserino e per finire è stato richiesto all'incaricato del controllo delle tessere di presentarsi il giorno successivo in questura con l'elenco dei soci. Ce n'era più che abbastanza per allarmare i gestori del circolo, che hanno subito contattato il presidente dell'Arcigay locale e il proprio avvocato.
Si è scoperto in seguito che alcuni giorni prima il SILB, il sindacato italiano locali da ballo, aveva fatto un esposto in questura denunciando come il venerdì ed il sabato all'Absolut vi sia musica ad alto volume e si balli senza le autorizzazioni necessarie, ed è stato questo il motivo scatenante del blitz.
Abbiamo intervistato l'avv. Corrada Giammarinaro, legale dell'Absolut, per capire meglio la situazione.
Le forze dell'ordine avevano il diritto di agire in questo modo?
Il controllo era legittimo, però hanno fatto tre cose gravissime che non potevano assolutamente fare.
Primo, con la scusa di verificare che vi fossero solo soci all'interno del circolo hanno richiesto di esibire la tessera e un documento di identità, per verificare che la tessera corrispondesse effettivamente al proprietario (e fino a qui tutto è legittimo), poi però hanno anche trascritto i nomi dei presenti. Quindi, dietro la parvenza di una verifica accurata, hanno intimidito i soci.
Secondo, hanno chiesto di portare l'elenco dei soci, cosa che i gestori hanno rifiutato di fare, ed infatti poi non è stato più richiesto, proprio perché illegittimo.
Terzo, alla domanda di esibire il tesserino identificativo gli agenti si sono rifiutati, quando c'è l'obbligo per legge di esibirlo, quindi ora non si sa chi ha partecipato al controllo. La questura, ovviamente, nega tutto. Io, in qualità di avvocato, chiederò al prefetto, in presenza di risultanze diverse, di avviare un'inchiesta interna.
Come si spiegano secondo te questi abusi? A mio parere o vi è stato un "eccesso di zelo" nel cercare di tutelare gli interessi del sindacato locali da ballo, oppure la denuncia del SILB è stato un pretesto, perché l'essere gay viene considerato ancora dalle forze dell'ordine un dato da schedare per altre indagini.
Noi però abbiamo intenzione di andare fino in fondo a questa storia.
Sulla vicenda abbiamo fatto qualche domanda anche ad Alessio De Giorgi, presidente dell'Arcigay "Pride!" di Pisa.
Credi che l'elenco dei soci verrà consegnato in questura?
Assolutamente no. Quando l'hanno chiesto gli agenti hanno palesemente abusato del loro potere, in quanto l'elenco dei soci lo può chiedere solo il magistrato e solo per motivi ben determinati e circoscritti. Il presidente del circolo ha subito precisato che nessun nome di socio sarebbe stato consegnato in questura ed io ho denunciato alle autorità locali l'assoluta arbitrarietà di tale richiesta.
Come mai, a tuo parere, per un controllo che doveva essere di routine sono intervenute ben 13 agenti fra polizia, carabinieri, vigili e pompieri?
Non credo in una regia dall'alto, voluta dal Ministero o dai vertici locali. Piuttosto, penso che qualche dirigente delle forze dell'ordine non abbia capito quali implicazioni, anche di natura politica, avrebbe avuto un "blitz" di tredici persone in un circolo Arci, e in particolare in un circolo Arcigay.
Credo però che vi sia un preciso "intento punitivo" ai danni dei circoli ricreativi come è l'Absolut e come sono tanti altri circoli a Pisa (si sa, la Toscana è la terra dell'associazionismo anche ricreativo e marcato a sinistra) e a favore delle discoteche. Non a caso, il tutto è nato da un esposto del SILB, il sindacato locali da ballo.
Pensi che il fatto che fosse un circolo omosessuale abbia fatto sentire qualcuno autorizzato ad andare al di là delle sue prerogative, senza timore di conseguenze?
Penso di sì. Anche qui non credo che vi sia una regia dall'alto, ma qualche subordinato oggi, col clima politico che stiamo vivendo, si sente in diritto di fare cose che un anno fa si sarebbe sognato di fare. È un po' quello che è successo a Genova...
Peraltro, non va sottovalutato il fatto che qualche settimana prima tre occupazioni studentesche sono state interrotte dalla polizia, che è intervenuta sgomberando le scuole. In qualche modo, il clima è anche questo, e il fatto che tutto ciò accada in una zona schierata al 60% con l'Ulivo e contro situazioni che fanno riferimento a quell'area politica, non è un caso. Non dimentichiamoci che all'Absolut sono venuti a fare campagna elettorale e sono stati apertamente sostenuti Luigi Berlinguer, Maura Cossutta, Titti De Simone, Ezio Menzione ed Ermete Realacci: insomma, l'Absolut è un circolo ricreativo, ma molto vicino all'Arcigay di Pisa, anche perché è stato messo su da persone che provengono dalla militanza nel movimento.
Cosa sta facendo l'Arcigay di Pisa perché episodi del genere non si ripetano?
Ci siamo mossi subito. Mentre si stava svolgendo il blitz, sono riuscito a raggiungere telefonicamente il presidente della Provincia di Pisa, Gino Nunes, che è un amico "storico" della nostra associazione e che è riuscito a bloccarlo, contattando i vertici locali delle forze dell'ordine. Il giorno dopo abbiamo scritto al sindaco, al presidente della Provincia ed in copia ai vertici delle forze dell'ordine chiedendo loro di intervenire a tutela della legalità e della democrazia, per capire cosa fosse successo e perché fossero stati commessi questi abusi.
Con l'Arci e con gli altri circoli ricreativi della zona che si rivolgono alla popolazione giovanile, abbiamo infine chiesto un incontro al sindaco, al prefetto ed ai parlamentari della zona, e stiamo costituendo un pool di avvocati perché crediamo che in qualche modo ciò che è accaduto sia un' avvisaglia di problemi ben più gravi per l'associazionismo ricreativo (gay o no, in questo caso non importa).
Che riscontri avete avuto dopo la denuncia di ciò che è successo da parte delle autorità e delle altre realtà di Pisa?
Sindaco e presidente della Provincia si sono attivati subito ed hanno inviato dure lettere ai vertici locali delle forze dell'ordine per comprendere i motivi dell'azione e denunciare le irregolarità commesse: grazie al cielo, viviamo in una città in cui le istituzioni ci sono fortemente amiche.
Ho saputo informalmente che sono stati presi provvedimenti disciplinari, ma come si sa in questi casi non trapela nulla. Solidarietà ci è stata espressa pubblicamente dai Democratici di Sinistra, da Rifondazione Comunista, dalla Sinistra Giovanile, dall'on. Ermete Realacci con cui in quei giorni siamo stati in contatto quasi quotidiano, dall'Arci provinciale e da alcuni circoli ricreativi della zona.
Come ha vissuto la comunità gay pisana la vicenda?
C'è sicuramente chi per paura non metterà piede in un circolo Arcigay per qualche settimana, ma credo siano casi isolati.
Sicuramente c'è tanta curiosità per quanto è avvenuto, ed anche preoccupazione.
Credo però che la pronta reazione di Arcigay, l'evidenza che la vicenda ha avuto sulla stampa (la notizia era sulle pagine regionali di tutti i quotidiani locali) e le dichiarazioni delle istituzioni rassicurino tutti, e confermino un po' la particolarità di questa zona, in cui l'aria che si respira è diversa da quella del Lazio di Storace o della Lombardia di Formigoni...
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