| Quali i patti che chiediamo e quali le parole che non
vogliamo più? I patti sono i Pacs, Patti civili
di solidarietà o unioni civili o coppie di fatto:
qualunque sia il modo di chiamarli la sostanza non cambia.
Le parole sono quelle rivolte alle molte coppie di fatto
di ogni tipo e genere che da anni aspettano un riconoscimento
giuridico, e quindi sociale, al loro essere; sono le
parole di “fraterna” stima e solidarietà
verso la comunità Glt, senza che a queste siano
mai seguiti sviluppi concreti.
Le parole sono anche quelle rivolte alla famiglia di
religiosa estrazione, tese sia a valorizzare questo
elemento come fondante e indispensabile per il nostro
tessuto sociale e sul quale si base la nostra carta
costituzionale (ma il nostro non è o dovrebbe
essere uno Stato laico???), sia a mettere uno contro
l’altro questi due modi differenti ma ugualmente
legittimi di vivere la propria sfera affettiva. Come
se le coppie di fatto fossero contro le famiglie o come
se il riconoscimento legale di una coppia di fatto comportasse
un declassamento della famiglia cosiddetta “tradizionale”.
La libertà non è fare ciò che si
vuole ma poter scegliere cosa fare senza danneggiare
nessuno. E noi, nessuno di noi gay o lesbica o transessuale
o eterosessuale che sia, potrà dirsi libero in
uno Stato ancora succube di moralità anacronistiche,
dove la parola rispetto viene sempre sostituita dalla
parola tolleranza.
Patto: accordo tra due o più persone.
E’ chiaro: si tratta di un vincolo che ha la forza
di una scelta, la lealtà di un accordo trasparente
e puntuale, la libertà di un legame al quale,
come a tutti i legami e anche al matrimonio civile,
non viene chiesto di essere indissolubile, ma nel quale
si vuole investire un pezzo della propria vita.
Un patto è un impegno.
Civile: proprio dei cittadini in quanto membri
di una collettività organizzata.
Civile come segno di civiltà: il Parlamento europeo
da tempo sollecita tutti gli Stati membri ad allinearsi
su una politica di rispetto e riconoscimento per le
coppie di fatto, equiparandone diritti e doveri alla
famiglia tradizionale.
Civile vuol dire anche laico. Non dovremmo nemmeno avere
necessità di ricordarlo, ma l’Italia è
uno stato laico, nel quale devono essere riconosciuti
e tutelati anche i diritti di chi sceglie di non aderire
a una chiesa, di chi è ateo, come di chi è
musulmano, buddista o induista. Perché non è
la fede a rendere meritevoli di alcunché, almeno
su questa terra.
Un patto civile è un patto laico che
porta in sé un forte segno di libertà.
Solidarietà: in diritto, condizione
di rapporto solidale
La solidarietà la conosciamo
già: solidarietà verso i deboli, verso
chi soffre, verso chi ha subito ingiustizie. Ma c’è
anche solidarietà tra due persone che decidono
di condividere la propria vita costruendo un rapporto
forte, solido, basato sull’amore o su un legame
di reciproca e onesta assistenza. E in base a questa
scelta libera e civile vuole essere riconosciuto e tutelato.
Un patto civile di solidarietà è
la dimostrazione di una reale e non più prorogabile
volontà di considerazione e rispetto per tutti
i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento
sessuale o identità di genere e, soprattutto,
dalla loro fede religiosa.
Ciò che noi chiediamo da tempo e continueremo
a chiedere alle nostre istituzioni in nome dell’uguaglianza
di tutti i cittadini e della laicità dello stato
è la possibilità di condividere le nostre
vite con chi desideriamo senza essere vincolati da leggi
che, anziché equiparare tutti di fronte ad esse,
creano discriminazioni restringendo sensibilmente i
diritti senza risparmiare i doveri.
E chiediamo a tutti di sostenerci: lo chiediamo alle
persone civili, alle coppie di fatto di ogni genere
e tipo, lo chiediamo a chi crede nella libertà
delle scelte.
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