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ROMA PRIDE '03
28 giugno -
5 luglio
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foto di Daniel Battaglia |
MANIFESTO POLITICO
Orgoglio
e pregiudizio
La diversità è un valore. Riconoscere un valore
e credere in esso significa dare valore alle azioni, nonché
avere una chiave di lettura della vita, sia in ambito privato
che sociale. Affermare che la diversità è un
valore vuol dire cogliere nella varietà, e non nell’omologazione,
la fonte massima di opportunità per la persona e per
la società. In altre parole un individuo che riconosce
le sue potenzialità e le sviluppa senza paura e senza
condizionamenti, cresce e vive meglio, ed è più
responsabile; un individuo che percorre la sua strada in questa
maniera è diverso da tutti gli altri, sa di esserlo,
sceglie di vivere la sua diversità e lo fa con orgoglio;
è più felice. Non solo, è anche più
utile agli altri. Una società, che riconosce tutto
ciò e che si muove di conseguenza, dà valore
alle diversità e si assume il compito di promuoverle.
Una società così non ha pregiudizi, non discrimina,
non si limita a tollerare. Una società così
è fiera di difendere strenuamente le potenzialità
del diverso e di promuoverle. Una società così
è una società di valore, non un ideale ma un
obiettivo da realizzare.Gay, lesbiche, bisessuali, trans/gender
e queer sono i diversi per antonomasia ed è per questo
che vivono sulla propria pelle quanto sia importante questa
affermazione di valore, un concetto sia etico che pratico:
sanno che essere orgogliosi della propria diversità,
viverla attivamente, combattere per essa è l’unica
via percorribile. E sanno che tutto questo vale per loro,
ma vale anche per ogni altro tipo di diversità. E’
una scelta sola e una lotta unica, valide per i gay e per
gli handicappati, per le lesbiche e per i migranti, per i/le
transessuali e per gli ebrei o i musulmani, per i/le bisessuali
e per i malati, per i bambini e per le persone di colore,
per gli anziani e per i sieropositivi, per le donne e per
i lavoratori precari e non. Un elenco infinito. Non è
sufficiente inoltre affermare l’importanza delle diversità
in generale, o nel nostro specifico dell’orientamento
sessuale e dell’identità di genere; anche la
varietà dei modi in cui le diversità si esprimono
è un valore. Non si deve smettere mai di esaltare la
ricchezza sia del gay che vive in giacca e cravatta che della
checca, sia della transessuale in tailleur che di quella con
le tette al vento. Vanno rivendicati le paillettes o l’abito
scuro del frocio, il rossetto o i capelli rasati della lesbica,
così come bisogna diffidare di chiunque indichi quale
sia l’atteggiamento più opportuno per le persone
glbt. Chi dice questo ripropone dei pregiudizi, sia pure in
altra forma, oppure si arroga di individuare per tutti uno
stile di vita univoco, ricadendo di nuovo nell’omologazione.
Vivere consapevolmente la propria diversità e farlo
come meglio piaccia, così come scegliere di essere
se stessi con gli altri, altro non vuol dire che essere visibili.
Questa è una conquista e uno scopo: visibilità
sempre e comunque in ogni luogo, visibili per se stessi e
come stimolo per gli altri ad uscire fuori dalla propria solitudine.Momento
massimo di espressione del valore della diversità e
della visibilità è il PRIDE, evento inteso principalmente
come corteo, politico e gioioso, e poi come tutte le altre
iniziative culturali o di divertimento collegate, anch’esse
cariche di valenza politico-sociale.Pride è: •
Visibilità massima di ogni forma di diversità
nel territorio. • Momento di appartenenza per la Comunità
GLBTQ. • Confronto con la società, partendo dalla
idea che la liberazione di uno è la liberazione di
tutti. • Rivendicazione di diritti.Dal 1969, anno della
rivolta di Stonewall, si sono celebrati un numero sempre crescente
di Pride in tutto il mondo; nel 2003 ad esempio sono previsti
complessivamente 110 eventi nella sola Europa, di cui cinque
in Italia (Bari, Milano, Bologna, Catania, Roma). Queste manifestazioni
hanno negli anni fortemente contribuito, in quanto momenti
della comunità, prima a far emergere le questioni omosessuale
e transessuale, poi a modificare la cultura, e infine in talune
nazioni a dare impulso a cambiamenti legislativi.
Il rosso e il nero
E’ fin troppo facile intuire quanta strada vi sia ancora
da fare, soprattutto in Italia, dove vi sono ancora resistenze
culturali e soprattutto una classe politica poco sensibile
(oh, quella timida Sinistra, la si lasci riscaldare…)
oppure sostanzialmente ostile, sia pure con toni ipocritamente
neutri (il Centro-Destra attualmente al governo). Da qui l’importanza
di più Pride sparsi in varie regioni italiane, poiché
l’Italia è una e non un assemblaggio di egoismi
territoriali, come vorrebbe qualcuno, ma va anche sensibilizzata
tutta; da qui l’importanza di un Pride conclusivo a
Roma, centro politico (in barba all’idea sulla clonazione
delle capitali) e sede del Vaticano, ancora arroccato su posizioni
anti-omosessuali. Ne consegue che con il Pride si dà
l’opportunità a tutti i soggetti politici sopra
indicati di confrontarsi con le questioni glbt (e dunque con
il valore delle diversità in genere) e gli si chiede,
sempre con più forza, di dichiarare apertamente le
proprie posizioni. Del resto è al mondo politico istituzionale
che il movimento glbt rivolge le richieste più pratiche
e da esso pretende risposte, e continuerà a farlo instancabilmente,
caparbiamente, con lucidità.
Avere o Essere
Il Pride è anche dunque un momento di chiarezza, persino
per quella parte del mondo glbt che, tranquillizzata nel vedersi
tollerata e soddisfatta nel calarsi nel ruolo di target commerciale
che l’avvolge, ritiene il Pride superato, le battaglie
etico-politiche inutili, le checche e le trans fastidiose
così come le lesbo-chic le uniche lesbiche gradevoli,
e infine l’aumento dei locali d’intrattenimento
la vera e unica conquista. A costoro, che non sanno dove collocarsi
durante un Pride ma si rassicurano all’idea che da qualche
parte si riuscirà comunque a spendere, a costoro, spesso
coerentemente tendenti a destra, non si può non segnalare
che intorpidendo la mente e la coscienza si cade nelle allucinazioni,
a volte collettive. Non basta l’incremento dei luoghi
d’incontro o le pubblicità ammiccanti per pensare
di aver raggiunto una vita migliore, è solo un miraggio
sia pure dotato di maggiore vivibilità. E’ la
solita antitesi dell’essere o avere: colui il quale
pensa di essere un individuo libero perché possiede
qualcosa, non si accorge che, semplicemente formulando tale
idea, si incatena da solo. Chi sfrutta o discrimina ovviamente
ringrazia.
Ragione e Sentimento
Con maggiore consapevolezza, invece, gay, lesbiche, bisessuali
e trans sono orgogliosi delle loro identità mai prefissate
da altri; vogliono vivere da protagonisti nella società
e insieme a tutta la multiforme società; sono individui
pienamente liberi, cittadini completi e responsabili e pretendono
tale opportunità; sono arbitri del loro stile di vita
e non merce; e tutto ciò con passione, in ogni momento.
Quando infine sono i giorni del Pride marciano, seri e allegri,
rivendicando un diritto di cittadinanza totale, riaffermando
con forza quale sia il loro essere, con ragione e sentimento.
Guerra e Pace
Quest’anno poi la comunità glbt riafferma con
determinazione anche la sua innata idea di pace, condivisa
del resto con la maggioranza della popolazione. Seppure la
guerra in Iraq, inconcludente, becera e mistificante, è
finita, tale comunità rimane consapevole che si tratta
solo di una pericolosa sospensione, perché ciò
che l'ha scatenata è il concetto stesso di soluzione
violenta alle questioni internazionali. Tale presupposto è
completamente inutile (infatti non si è arrestata l’ondata
di terrorismo nel mondo, anzi) e soprattutto è inumana.
Solo la diplomazia, il ruolo forte dell’ONU (in quanto
organo soprannazionale), e principalmente un’economia
globale più solidale, basata sulla collaborazione e
sulla convivenza tra una pluralità di culture diverse,
tutte portatrici di valori e ricchezze, possono far sì
che una guerra, in effetti sospesa, finisca realmente e si
tramuti in pace duratura. Non è un caso che la bandiera
della pace assomigli alla bandiera rainbow del mondo glbt
(e non viceversa): dietro a questi simboli c’è
sempre il valore della diversità. In questa direzione
nasce Queer for Peace, una rete internazionale di realtà
e singoli glbt contro la guerra, contro un modello unico di
società basata sulla legge del profitto e del più
forte, e per la globalizzazione dei diritti. Tale progetto,
nato dall’esperienza del Social Forum, sta lavorando
ad un'iniziativa di pace in Palestina, dove il conflitto israeliano-palestinese
è diventato simbolo di quell'incomunicabilità
violenta che radicalizza le posizioni e foraggia fondamentalismo
e autoritarismo.
Uomini e no
Agli integralismi e alla violenza, alla guerra e alla politica
del privilegio, in buona sostanza al modello unico si contrappone
ancora e sempre la già citata società di valore,
che è pluralista nella cultura, nei principi, nelle
leggi e nei fatti, sia in se stessa che verso le altre società,
sia, come si usa dire, nella sua politica interna che in quella
internazionale.Si riscontra invece come l’Italia sia
l’ultima tra le democrazie occidentali a recepire le
politiche di tutela delle diversità culturali, religiose,
etniche e ovviamente sessuali. Nonostante la sua Costituzione
esprima dei forti contenuti di laicità e libertà
individuale, un’altra concezione dello Stato, ad essa
precedente, continua a perpetuarsi e ad informare di sé
le leggi e il rapporto tra cittadini e istituzioni. Pare quasi
che lo “stato etico”, creatura del fascismo, discriminante
e paternalista, sia ancora una tentazione che le regole del
gioco democratico non riescono a eliminare. Dopo più
di cinquanta anni di vita repubblicana, troppo poco è
cambiato, si vive in un paese ossessivamente attaccato a una
nozione poco chiara e molto strumentalizzata della propria
tradizione; un paese ancora ostaggio delle destre neofasciste
e della chiesa cattolica che si oppongono con intransigenza
alle rivendicazioni che in decenni hanno fatto le donne, le
persone glbt e quelle appartenenti ad altre etnie e confessioni
per ottenere parità giuridica e pari libertà
di vivere i propri desideri e necessità.E’ sconcertante
riscontrare come la Costituzione italiana, un documento scritto
nel 1948, invece di essere una base da cui partire per garantire
a tutti e tutte l’uguaglianza sociale, sia invece un
traguardo mai raggiunto. La situazione italiana appare ancora
più paradossale se analizzata alla luce dei cambiamenti
sociali e politici in atto in tutto il mondo: i Social Forum
hanno dimostrato in questi anni come sia possibile e necessario
fornire soluzioni alle disuguaglianze economiche e sociali
in una visione che superi i confini delle specifiche politiche
nazionali. Le democrazie occidentali devono ora confrontarsi
con una società civile informata e consapevole, che
le obbliga a prendere atto di responsabilità finora
ignorate. In Italia una spinta ulteriore a riconsiderare le
proprie politiche sociali sarebbe dovuta venire dall’ingresso
nella Comunità Europea, invece la politica nazionale
sembra andare nella direzione opposta: il nostro paese è
l’ultimo a recepire le normative europee sulla revisione
del diritto di famiglia, la legge “Bossi-Fini”
sull’immigrazione è tra le più discriminanti
e severe d’Europa, il progetto federalista non fa altro
che aggravare squilibri già esistenti. Questa politica
dell’esclusione perpetua un modello di cittadinanza
doppiamente mancante: rispetto alle garanzie costituzionali
sempre disattese e alle nuove istanze internazionali non ancora
recepite. Sono veramente pochi coloro che possono dire di
godere di una piena e libera cittadinanza nello Stato italiano
e possono farlo solo in virtù di una loro conformità,
consapevole o meno, ad una nozione imposta di cittadino modello:
contemporaneamente italiano, eterosessuale, sposato, sano,
buon cattolico, buon lavoratore e consumatore. La diversità
di tutti gli altri è vista come un disvalore e sottoposta
a ricatto: una richiesta di conformismo in cambio di una promessa
di servizi e diritti concepiti per il soddisfacimento dei
bisogni di qualcun altro, un’inconsistente e strumentale
figura di cittadino normale.
A ciascuno il suo
Infine molti pensano che il grado di civiltà di una
nazione vada di pari passo con il tenore di vita dei cittadini,
e invece non è così. Paesi che di certo non
rientrano tra quelli del G8 (a differenza dell’Italia)
e dove la popolazione ha un livello economico-sociale più
basso, sono molto più avanti in tema di diritti civili.
Questi paesi, dal Sudafrica al cattolico Belgio e via discorrendo,
hanno costituzioni, normative statali e regionali che propongono
leggi antidiscriminatorie e sulle unioni civili, per non parlare
dei trattati internazionali come quello della Comunità
Europea. Per questo motivo qui si ripropone l’elenco
delle rivendicazioni in materia glbt che di anno in anno diventa
sempre più lungo, anziché diminuire.Quindi si
chiede:1) l'applicazione dell'articolo 13 del trattato di
Amsterdam e il recepimento nell'ordinamento italiano della
legge antidiscriminazione che protegge i cittadini omosessuali
da ogni tipo di esclusione o persecuzione per motivi di orientamento
sessuale e rende perseguibile ogni abuso;2) l'estensione in
sede europea e italiana delle stesse normative all'identità
di genere e alle persone transessuali;3)il rapido recepimento
nell’ordinamento italiano della Direttiva europea 2000/78/ce
contro le discriminazioni sul lavoro a causa dell’orientamento
sessuale, credo religioso o convinzioni personali, handicap,
età, nonché l’estensione unilaterale della
fattispecie all’ipotesi di identità di genere;4)
l'adeguamento alle normative antidiscriminazione dello Statuto
dei Lavoratori e della Legge Mancino;5) l'integrazione nella
legge 164 del 14 aprile 1982 di norme che consentano la "piccola
soluzione", cioè il cambiamento dei dati anagrafici
per le persone in attesa di riattribuzione chirurgica del
sesso;• un’applicazione non strumentale dell’art.85
del testo unico di legge di pubblica sicurezza del 1931, che
sanziona il mascheramento come travisamento dell’identità,
nella prassi utilizzato impropriamente verso le persone transessuali;6)
l'istituzione di commissioni ministeriali e/o parlamentari,
osservatori, authorities che vigilino e propongano ulteriori
soluzioni legislative per contrastare l'odio e la discriminazione
contro le persone glbt;• il finanziamento e la produzione
di campagne e progetti mirati alla lotta contro l'omofobia
e la transfobia: spot televisivi, manifesti, indagini statistiche,
convegni;• finanziamento di specifici programmi per
il supporto il sostegno ai nuclei parentali, col fine di facilitare
i rapporti tra genitori e figli, e di favorire la piena e
serena accettazione dell'orientamento sessuale dei minori
e/o della loro identità di genere;• l'istituzione
di programmi ministeriali di formazione che offrano agli operatori
scolastici gli strumenti culturali e scientifici atti a prevenire
- sia negli studenti, che nel personale docente e ausiliario
- il pregiudizio verso le persone glbt;• l'inserimento
nei programmi scolastici di corsi di educazione alle varie
forme di sessualità e di educazione alle differenze:
sessuali, fisiche, culturali, filosofiche e religiose;7) leggi
che, secondo le direttive della Unione Europea, diano riconoscimento
giuridico a tutte le unioni stabili, anche tra persone dello
stesso sesso. A tale scopo sono state depositate in Parlamento
due proposte di legge presentate rispettivamente dai parlamentari
Titti De Simone e Franco Grillini;8) il diritto di cittadinanza
per il partner straniero;9) l'estensione, a coppie omosessuali
o a single, della possibilità di adottare minori e
il diritto alla fecondazione assistita;10) il recepimento
nella legislazione italiana della direttiva dell'Alto Commissariato
ONU per i Rifugiati (UNHCR) che ha riconosciuto sin dal 1967
lo status di rifugiato politico alle persone gay e lesbiche
provenienti da paesi in cui l'omosessualità è
reato (punito fino alla pena di morte);• l’estensione
unilaterale dello stesso diritto alle persone transessuali,
non menzionate negli accordi internazionali;• l’estensione
unilaterale dello stesso diritto a persone omosessuali o transessuali
che subiscono forti persecuzioni di ordine ambientale anche
in assenza di specifiche leggi repressive;11) il finanziamento
e la produzione di campagne di prevenzione e lotta contro
l'AIDS, formulate senza pregiudizi sulla sessualità
e imperniate sul concetto di comportamenti a rischio e non
categorie a rischio;• l’approvazione del preservativo
come presidio salva-vita, a prezzo politico;12) la depenalizzazione
della legge Merlin sulla prostituzione per l’ipotesi
di favoreggiamento;• il riconoscimento di forme libere
nel campo della prostituzione, con normative rivolte solamente
verso situazioni realmente lesive della convivenza civile.
Coordinamento Pride Roma '03
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Coordinamento Pride 2003: Archivio Massimo Consoli, Arcigay
Roma, Arcilesbica Roma, Arcitrans Libellula 2001, CGIL Ufficio
Nuovi Diritti Nazionale, CGIL Ufficio Nuovi Diritti Roma e
Lazio, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Di Gay
Project, Gayroma.it, Gruppo Pesce Roma, Leather Club Roma,
Nuova Proposta, Queering Sapienza, Refo.
Organizzazione
Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli Via Efeso 2a -
00146 Roma Tel. 065413985 Fax 065413971 info@mariomieli.org
www.mariomieli.org
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