Presentazione (dalla copertina se non indicato diversamente):
"Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di 'summa' di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie". Pier Paolo Pasolini, 10 gennaio 1975 Di Petrolio, che sarebbe dovuto diventare un «grosso Romanzo di 2000 pagine», come preannunciava nel '74 Pasolini in un'intervista, sono rimaste 522 pagine, scandite in «Appunti» con numerazione progressiva, a configurare «un torso; anzi una serie discontinua di frammenti, quali più quali meno estesi, talora appena briciole, schemi telegrafici, addirittura titoli nudi» (Roncaglia). Il protagonista del romanzo è Carlo, un ingegnere della borghesia torinese, nato nel 1932, laureatosi a Bologna nel '56; lavora All'ENI, è un «cattolico di sinistra», è brillante, è un «padrone». Il personaggio è però sdoppiato; Carlo secondo è inferiore, è umile, non possiede niente, è «servo», è «buono», come può esserlo un cane, anche se incarna, contraddittoriamente e paradossalmente, la parte "negativa": infatti il primo è Carlo di Polis, angelico e sociale, il secondo è Carlo di Tetis, diabolico e sessuale (Tetis vale nell'antico greco per «sesso», come spiega Pasolini in Empirismo eretico). Le due metà del personaggio sembrano avere vicende separate, ma in realtà si scambiano spesso i ruoli ed è difficile distinguerli; sono un'unica persona, in sostanza, emblema della contraddittorietà insolubile e sempre assunta come tale da Pasolini, tesi e antitesi conviventi senza sintesi. |