| Nella prima riunione dell'anno abbiamo ridiscusso i due
problemi fondamentali del gruppo scuola, ovvero come riuscire
a entrare nelle scuole, e cosa dire ai ragazzi.
Per quanto riguarda il primo punto, si tratta di riorganizzare
il materiale di presentazione del Gruppo Scuola in modo da
pubblicarlo oppure distribuirlo. Alcuni canali possibili:
siti gay (gay.it, ..), siti per ragazzi (studenti.it, ..),
riviste gay (Pride, ..), riviste per ragazzi (rivista UdS,
..). E' importante riassumere contenuti ed obiettivi del Gruppo
Scuola in un breve documento di presentazione per questi ed
altri canali.
Per quanto riguarda il secondo punto, una proposta già
discussa l'anno scorso è quella di sviluppare l'auto-formazione
del gruppo. A questo proposito sarebbe forse il caso di organizzare
uno o più incontri tra il gruppo e specialisti dei
problemi dell'adolecenza (psicologi ecc..) in modo da essere
più preparati ad affrontare i ragazzi durante gli incontri.
E' importante arrivare ai primi incontri di quest'anno (ottobre?
novembre?) con una preparazione comune, non solamente di COSA
dire ma anche di COME dirlo.
COSA dire nelle scuole? La proposta di utilizzare il video
"Nessuno uguale" per introdurre le riunioni resta
opzionale; può distrarre le grandi aule e soprattutto
può non essere disponibile un impianto audio/video
adeguato. In passato, stati usati dei "cartelloni"
con alcune frasi riguardanti gli omosessuali che aiutano a
mettere in luce i controsensi o i luoghi comuni legati ad
alcuni pregiudizi. Le frasi in questione erano queste:
1) l'omosessualità può essere trasmessa
2) tutti nascono eterosessuali
3) sul luogo di lavoro è ingiusta la discriminazione
in base all'orientamento sessuale
4) le persone omosessuali non dovrebbero educare e/o insegnare
ai minori
5) gli omosessuali hanno gli stessi diritti degli eterosessuali
6) è giusto che persone che condividono vita e affetti
possano ereditare, visitare il compagno in ospedale o in carcere,
subentrare nel contratto d'affitto..
7) scopro che il mio/la mia migliore amico/a è gay/lesbica.
Per me non cambia niente
8) non mi crea problemi condividere la stanza durante le gita
scolastica, fare la doccia dopo la partita, parlare di sesso..
9) tutti i bambini hanno diritto ad un ambiente familiare
sereno (affettività, sicurezza, custodia stimoli)
10) tutti i bambini di coppie eterosessuali sono sereni
L'idea di usare i cartelloni è valida perché
stimola subito il confronto tra i ragazzi, quindi probabilmente
verrà riutilizzata negli incontri futuri. In linea
di massima verranno escluse le ultime due domande, perché
c'è il rischio che portino a parlare immediatamente
di "grandi problemi" come il matrimonio, l'adozione;
problemi che NON DEVONO essere centrali nell'intervento del
Gruppo Scuola.
Difatti, obiettivo primario dell'intervento del Gruppo Scuola
deve essere quello di mettere in luce i controsensi della
paura o del pregiudizio contro l'omosessualità durante
l'adolescenza; facendo questo si sprona i ragazzi gay a non
sentirsi soli, oppressi, condannati a soffire, e si lasciano
riflettere tutti i ragazzi sulle forme di violenza psicologica
che ogni giorno vengono utilizzate (anche inconsciamente)
contro i ragazzi gay.
E' importante che chiunque intervenga in una scuola sia capace
di riportare la discussione su questi punti, evitando di perdersi
in grandi discorsi senza fine, come appunto il matrimonio
o l'adozione. Allo stesso modo, è bene sorpassare su
argomenti come il rapporto tra omosessualità e religione,
non perché non vi sia nulla da dire, ma perché
non è l'obiettivo principale del Gruppo Scuola.
Ad esempio, ad una domanda degli studenti come "Cosa
pensa la Chiesa degli omosessuali?" non è il caso
nè di rispondere in maniera accondiscendente (se la
domanda è realmente "ingenua"), nè
di forzare la mano (condannare in maniera assoluta tutta la
religione), nè di assumere un atteggiamento difensivo
(come "sì ma.. esistono anche gruppi di omosessuali
credenti.."). L'atteggiamento migliore è quello
di far notare la domanda fuori luogo (non siamo nelle scuole
a insegnare quello che la Chiesa pensa di noi!) in modo sottile
(rispondendo anche con un semplice "Non lo so")
per poi riportare la discussione sugli argomenti centrali.
Ovviamente, tutte queste discussioni "grandi" possono
essere riprese, se il tempo lo permette, alla fine della riunione.
L'importante è non cadere immediatamente nel tranello
di impantanarsi in contrasti sterili che non portano a nulla.
Bisogna anche ricordare che, se tra 100 ragazzi nell'aula
una decina può avere qualche dubbio sulla propria sessualità,
poco gli importa di discorsi su adozioni o matrimoni; probabilmente
è molto più stimolato dal vedere che non è
solo, dal sapere come si può vivere liberamente la
propria sessualità, eccetera.
Evitare quindi se possibile introduzioni "a lezioncina"
("I medici dicono questo, noi diciamo questo, ecc..")
ma lasciare che le contraddizioni vengano fuori dagli scambi
di opinione tra studenti e studenti (ma senza mai perdere
il controllo della situazione!).
Durante la prossima riunione proseguiremo con l'analisi degli
incontri precedenti (come l'incontro tenuto nella scuola di
Corsico, l'inverno scorso), e ci aggiorneremo sulla situazione
dell'auto-formazione (si può contattare qualche psicologo?
si lavora in collaborazione col Telefono Amico? eccetera..).
|