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GRUPPO
GENITORI GAY

 
PRESENTAZIONE - I nostri obiettivi
ARTICOLO SU BABILONIA
di Gennaio 2004
MATERNITA' E PATERNITA' OMOSESSUALE
UN ARTICOLO SU GAP - La mia storia
INTERVISTA A PAOLO GHIARA
intervenuto a Self-Help su Gay.tv

 

 

 

 

 

 
Ci troviamo il primo lunedì feriale di ogni mese, presso il CIG di Via Bezzecca 3, alle 21
SI PARLA DI NOI
Su Babilonia di gennaio, nell'ambito di un'inchiesta sull'essere gay e genitore, un intervista sul gruppo 3G.
Eccone il testo.

A Milano, presso il Centro d'iniziativa gay, si è costituito di recente il Gruppo Genitori Gay, parliamo con Paolo Ghiara dell'esperienza del gruppo e della sua in particolare. Non ha potuto venire all'appuntamento in redazione perché doveva accudire ai figli. Così sono andato io a trovarlo. Una bella casa borghese in cui tutto p in ordine e al suo posto, con l'albero di Natale e i pacchetti dei regali già pronti per le feste ormai vicine. Paolo, ha 44 anni e due figli, di 13 e 16 anni, sereno e allegro. Dietro quest'atmosfera tranquilla però c'è stato un passato con grandi conflitti interiori. Ci ha raccontato la sua storia. Una storia che potrebbe sembrare quella di tanti, ma che invece è solo la sua: non esistono ricette universali, ogni uomo e ogni donna devono saper trovare la loro strada, il loro posto nel mondo. E così Paolo si è conquistato un bel “lieto” fine.

Qual è la tua storia? Cominciamo dagli anni settanta, ero un adolescenta abbastanza consapevole della mia omosessualità, ma non l'accettavo: l'idea che fossi davvero omosessuale mi faceva paura. Adesso ho 44 anni e vedo le cose in maniera diversa, ma allora non era così chiaro. Avevo conosciuto una ragazza, le dissi perfino delle mie pulsioni omosessuali… Fu motlo comprensiv: “Non ti preoccupare” mi rispose. Ma ora so che non si possono mai capire appieno i gusti e le pulsioni di un'altra persona, e quindi comprendo come gli etero non riescano a convincersi che il nostro è un sentimento assolutamente normale , una sensazione normale , e capisco come tanti immagino che si a facile “tirarci fuori” e farci “cambiare idea”.

Così abbiamo iniziato la nostra storia, il fidanzamento e poi il matrimonio. Io sentivo tutto il peso della situazione, non conoscevo nessun altro omosessuale. Ho avuto una vita totalmente eterosessuale fino a 35 anni, quando mi sono preso una cotta per un collega etero, un colpo di fulmine assurdo che, dopo qualche tempo, è passato senza lasciare traccia. Questo shock però mi ha fatto capire che con la mia omosessualità prima o poi avrei dovuto fare i conti: è stato un periodo di grande sofferenza. Assieme a mia moglie abbiamo anche pensato come – eventualmente – io avrei potuto essere “più libero”, conducendo una sorta di “doppia vita”… Però nessuno dei due se la sentiva di accettaer una situazione simile, perché comunque non era soltanto una faccenda di sesso, am di bisogno d'amare, di sentimenti…

Hai avuto una moglie comprensiva e libera, quindi. Conosco donne che invece accetterebbero di tutto pur di tenersi il marito… In effetti c'è stato un momento in cui lei ha pensato di provarci; ma dopo qualche giorno ci siamo detti “no assolutamente! Questa non è la strada giusta”. Inoltre avevamo già due figli, che avevano tre e sei anni. Nel frattempo avevo cominciato a frequentare l?arcigay: quindi finalmente ho potuto conoscere “miei simili” e sperimentare la libertà di parlera con altri omosessuali. Pian piano ho preso forza in me stesso: così io e mia moglie ci siamo separati. Ho presto conosciuto un ragazzo, che stava anch'egli cercando casa come me, e siamo andati ad abitare assieme. Abbiamo convissuto per sei anni: le cose non sono andate magnificamente fra noi, ma questo è un altro discorso…

Una curiosità: sei fedele anche nella coppia gay? Sì, certamente, anche se non è che abbia un alto senso della fedeltà… Ora vivo da quattro anni con un altro uomo: diciamo che i maschi in giro li guardo, ma ritengo che “l'avventura” sia energia sprecata e so che rischio di rovinare tutto per scappatelle che non hanno assolutamente senso…

Quando hai deciso di parlare ai tuoi figli della tua situazione? Non posso dire di aver fatto un coming out ufficiale coi miei figli, perché, essendo loro piccoli, li ho per così dire insensibilmente abituati alla nuova situazione, al fatto che io vivevo con “un amico”… Non ho mai precisato che ci andavo a letto assieme, però loro venivano a dormire a casa mia – a quell'epoca abitavamo in un appartamento ammobiliato, con due letti singoli – e forse loro non è che avessero un'idea chiarissima…

Sono passati gli anni, e alla fine me l'hanno chiesto loro: hanno capito da sé che c'era qualcosa di particolare nella mia vita. Un giorno mia moglie mi ha chiamato e mi ha detto: “I tuoi figli sanno tutto: me l'hanno chiesto…”. La mattina dopo – era un sabato – siamo andati a fare un giro e loro m'hanno detto quello che dicono anche i genitori intelligenti nella stessa situazione: “Ti vogliamo comunque bene, per noi non cambia niente”. Del resto, sono sempre stati anche ottimi amici del mio partner.

Così, non sono sorti problemi in famiglia. Ma all'esterno…? I problemi ci sono, eccome…! Ad esempio, anche su richiesta di mia moglie, alla scuola dei nostri figli non risulta che io e lei ci siamo ormai divorziati ( non ho un'immagine gay così pubblica! ): riteniamo entrambi che non sia giusto sobbarcarli a un problema che non è loro… Alcuni genitori dei loro compagni di classe sanno, perché c'è un rapporto di amicizia… ma è un po' come sul lavoro: io non sono gay “dichiarato”. Non ho problemi per la visibilità nell'”ambiente”, o a dare questa intervista, ma solo perché so che i compagni dei miei figli o i loro genitori difficilmente leggeranno Babilonia… Se dovessero arrivarci, certo, nessun problema, però mi piace difendere i miei figli ed evitare che possano soffrire…

In tutti gli aspetti dell'esperienza omosessuale non direttamente coinvolti nella pratica del sesso, c'è un grosso divario tra l'essere gay negli Stati Uniti o in altri paesi occidentali e il livello a cui siamo noi in Italia, compreso il problema “genitori gay”: là ci sono coppie gay che hanno (o chiedono) figli, qui siamo ancora alla “gestione” dei figli avuti prima, nel rapporto di coppia etero! Secondo te da cosa dipende? Dal fatto che abbiamo il Vaticano in casa. Abbiamo una mentalità molto bigotta, molto cattolica, che non accetta assolutamente niente dell'omosessualità.

Il Vaticano ci sarà sempre. Ma noi gay che parte svolgiamo in tutto questo? Probabilmente non facciamo abbastanza per farci conoscere davvero, perché si sa benissimo che il “diverso” è visto in questa luce finchè non è conosciuto. Lo vedo con i nostri amici, che sono soprattutto gli amici del mio compagno, amici che non sospettavano neppure della sua omosessualità fin quando lui non si è innamorato di me e ha deciso di uscire allo scoperto. L'hanno saputo eppure sono rimasti grandi amici; e, anzi, hanno cambiato molte loro opinioni nei confronti dei gay. Allora, noi dovremmo farci conoscere di più. Ma temo che ci scontriamo anche con istituzioni e strutture che ci osteggiano… Credo che negli altri paesi, come il Nordeuropea e gli Stati Uniti, esista per i gay una maggiore facilità nel mostrarsi.

In Italia tuttavia la percentuale di darkroom, cruising e luoghi di battage sul totale degli esercizi gay è più alta che a New York… “eppure abbiamo il Vaticano”! Però questi ce li teniamo ben cari, e ci lamentiamo anche se poi l'immagine del gay che passa è quella… Credo che l'idea sia proprio quella: “Se li teniamo nella darkroom e nei locali dove si divertono e hanno una certa libertà, li distraiamo dal cercare di avere una vita più vicina a quella “regolare”.

Torniamo ai figli. Si parla tanto di “crisi del maschio”, di efmminilizzazione della società e di mancanza della figura paterna. Come si pongono due “papà” gay di fronte al problema? Io non riesco a capire, e a credere, nella differenziazione dei ruoli e delle figure in una coppia, e quindi anche nella famiglia. In che maniera può esserci “mancanza della figura paterna”? Nel senso di una figura “autoritaria”? Ho visto madri più autoritarie del padre senza che il padre fosse una figura di secondo piano. Si parla tanto dell'esempio che dovrebbe dare un genitore sull amascolinità e la femminilità, ma è così necessario per la crescita dei figli? I miei, pur avendo un padre omosessuale, hanno una loro personalità molto maschile ed eterosessuale, alla quale io certamente non ho contribuito, così come i miei genitori non hanno contribuito alla mia omosessualità. È - credo – un'invenzione fatta per convincere che la famiglia “giusta” è quella tradizionale.

Dal punto di vista giuridico, com'è la tua situazione? Per quanto riguarda i miei figli, c'è un affidamento congiunto – assolutamente alla pari – alla mia ex moglie e a me; e grazie all'intelligenza di lei io continuo ad essere un padre presente a tutti gli effetti.

Tu hai fondato il gruppo dei “Genitori Gay” all'interno delle strutture del CIG di Milano. In quanti siete e qual è la “situazione tipo”? Siamo in pochi, soltanto in cinque, e fra questi cinque conto anche il compagno di uno dei genitori. Il nostro gruppo è nato l'anno scorso, anche su sollecitazione dell'Arcigay, presso cui avevo fatto l'operatore del telefono amico. Già a quei tempi avrei voluto fare qualcosa a questo proposito, ma non riuscivo a diffondere la notizia della mia iniziativa. Mi hanno richiamato l'anno scorso i responsabili del CIG: i tempi sembravano più maturi per formare un gruppo, e in effetti ci siamo riusciti.

Ci sono anche madri lesbiche che frequentano? Ho conosciuto, sfilando al Gay pride , madri lesbiche, ma dato che hanno già altre organizzazioni per conto loro non partecipano ai nostri incontri. Inoltre sono tutte ragazze giovani con bambini piccoli e non ne hanno sicuramente il tempo.

Quali obiettivi vi siete posti? Di crescita individuale o traguardi giuridici e normativi? Traguardi di quel tio non ce li poniamo, anche perché siamo troppo pochi per farci sentire. Il gruppo è nato con lo scopo di aiutare tutti quelli che trovandosi in una situazione analoga alla nostra, vogliono un punto di riferimento per un confronto sulle possibili proposte di soluzione. Io, ad esempio, al momento della mia separazione, avrei avuto molto piacere a incontrare altri che avessero già compiuto un analogo percorso, per sapere come si erano mossi loro…

Nel nostro gruppo ci sono due “papà” che hanno tirato su un figlio (ormai credo abbia trent'anni) contando anche sul sostegno dei vicini di casa e della madre del bambino: hanno elaborato una famiglia “alternativa”, “aperta”, in cui il bambino viveva sia con la madre sia col padre e il suo compagno.

Quali sono i problemi più comuni tra voi? A parte con le ex-mogli che creano problemi con l'affidamento dei figli, ho sempre trovato situazioni tranquille, un po' come la mia, una “discreta accettazione” diciamo.

Casi di persone che non l'hanno detto alle mogli o in famiglia? Non vengono da noi: sono quelli che magari frequentano i locali di cui parlavamo prima e, una volta finito il divertimento del momento…

La “genitorialità gay” è un problema diffuso? Voi ne rappresentate soltanto la punta dell'iceberg? È già brutto chiamarlo “un problema”… Credo sia una realtà diffusissima. È sufficiente entrare in una chat line per incontrare facilmente uomini sposati con figli in situazioni simili alla mia, padri che però spesso non hanno molti rapporti coi figli o hanno dato un taglio col passato e se ne disinteressano.

Se non ti fossi sposato avresti comunque cercato di avere dei figli? I figli sono un investimento e un impegno grandissimo. Mi pongo molto spesso questa domanda, alla quale non posso rispondere perché ora che i figli ce li ho non potrei farne a meno. Però quando vedo certi gay senza figli, liberi, che viaggiano, spendono e si divertono, una punta di invidia la provo, perché hanno forse una vita più facile. Quando hai dei figli, la vita cambia totalmente e ormai non puoi neanche pensare alla tua via in modo diverso.

 



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