VERSOLE ELEZIONI 2001
La Destra candida i gay?
Un
gay per An. Donna Assunta Almirante espone una filosofia della
vita liberale e anti-bigotta
da Il Foglio del 29.03.01
Elezionie
gay. Oliari, Gaylib, scrive una lettera aperta a Fini
da Gay.it del 28.03.01
«Un
candidato sindaco gay in Italia avrebbe problemi»
di R.Bru. da Il
Corriere della Sera del 24.03.01
Roma.
Enrico Oliari è pronto. Le scivolate di Fini. La Mussolini
non è ipocrita. Le clausole di Storace
da Il Foglio del 23.03.01
Missino,
fece votare il no all'antisemitismo. Ora e' per eleggere un gay
in An La proposta di Palmesano
da Il Foglio del 21 marzo 2001
DESTRA
E GAY. UTOPIA O REALTA'? Intervista esclusiva a Enrico Oliari
di Gaylib: "La destra omofoba non si rende conto che gli
italiani sono cambiati"
di Giacomo Leso 08-MAR-2001
Un
gay per An. Donna Assunta Almirante espone una filosofia della
vita liberale e anti-bigotta
da Il Foglio del 29.03.01
Roma. Donna Assunta
Stramandinoli, vedova Almirante, si diverte e non si scandalizza.
A lei, che per decenni è stata al fianco di Giorgio – un
mito, più che un segretario, per il mondo missino – l’idea
di militanti gay all’ombra della Fiamma (pur l’attuale
rimpicciolita che, notò qualche anno fa, “sembra quella
della Pibigas”) non procura alcun problema. Anzi, “diciamoci
pure la verità: hanno tanto più buon gusto di certi cafoni eterosessuali”.
Né, da donna di spirito, si offende se qualcuno le fa notare che
con i suoi anni gagliardamente portati, le sue pettinature perfette,
i suoi gioielli che brillano e i suoi tailleur colorati, potrebbe
essere quasi un’icona per i gay di destra. “E perché
dovrei offendermi? Io posso dire solo bene di quelle persone,
ne conosco e ne apprezzo molte”. Si confidano con lei? “Me
lo dicono loro, mica glielo vado a chiedere io. Non mi metterei
mai a fare dissertazioni sulla vita privata di qualcuno, per la
quale non provo interesse”. Intanto, di sicuro donna Assunta
è un’icona per An: gira sezioni da una parte all’altra
della penisola, vede militanti che applaudono lei ricordando ancora
Giorgio, partecipa in prima fila a tutte le manifestazioni, “adesso
devo organizzare qualche iniziativa per alcuni nostri candidati”.
Non si è chiusa nella bella casa di via Archimede, non si nega
il piacere di dire la sua se glielo chiedono. Sorride quando sente
parlare di un gay candidato nel partito come rappresentante dei
gay (come ha proposto Enzo Palmesano avanzando il nome di Enrico
Oliari), “ho grande rispetto per il modo di fare e per le
scelte di ogni persona. Le istituzioni e i partiti si regolano
come credono, ma il rispetto io ce l’ho”. Saggiamente,
ha una convinzione: “Anche dicendo di no, noi non siamo
in grado di condizionare la vita di un individuo”. C’era
molta tolleranza nel Msi, verso gli omosessuali, come ricordano
alcuni degli attuali dirigenti di An? “Mah, la verità è
che non si parlava di queste cose. Ma le ripeto: per me le scelte
sessuali di una persona sono indifferenti, mi limito a rispettare
la vita privata, a non intromettermi perché non sono affari miei”.
Però, aggiunge, “vivendo molto dentro il nostro mondo e
conoscendo mol-issime di queste persone, debbo riconoscere che
sono tutti estremamente garbati e gentili. Io non amo l’ostentazione
– e questo ovviamente vale per chiunque, donne e uomini
– ma francamente non ne vedo moltissima: non riuscirei a
distinguere uno di loro da un eterosessuale, ad individuarlo all’interno
di un gruppo. Poi sa, mica esistono dei certificati che dicono:
questo qui è fatto così e non così. E in ogni modo sono assolutamente
contraria a mettere da parte qualcuno”. Un lungo amore,
e difficile Vera e propria Imperatrice Madre della Fiamma che
fu e della Fiammella che c’è, nelle riflessioni di donna
Assunta hanno certo un peso anche le vicende passate, il lungo
e all’inizio difficile amore con Giorgio Almirante, la sua
precedente condizione di vedova, “ho sempre presente il
mio passato di donna, il tempo in cui dovevo andare avanti con
i gomiti. Ho cercato sempre di realizzarmi una vita mia, anche
senza credere nel femminismo”. E figurarsi se oggi, dunque,
si fa impressionare dalla possibilità di un gay candidato, “se
credono lo facciano pure, ci sono tanti uomini intelligenti tra
di loro, magari condizionati dalla natura ma che in nessun modo
vanno tenuti in isolamento come appestati. Sarebbe incivi-le un
atteggiamento del genere. Gliel’ho detto: succede di ricevere
a volte, proprio da loro, lezioni di buon gusto, una cosa che
a me sta molto a cuore”. Ricorda bene quella sera che Fini,
al Maurizio Costanzo Show, fece la famosa uscita sui gay che non
potevano fare i maestri. Con pazienza, donna Assunta spiega: “La
mia impressione è che a Gianfranco quella cosa l’abbiano
fatta dire. Lui è prudente, molto attento e misurato, lo conosco
bene da tanti anni e certe uscite non sono nella sua natura. Quella
sera evidentemente lo hanno provocato e lui ha reagito come abbiamo
visto”. La saggezza porta donna Assunta a diffidare della
paura, “con la paura non si realizza niente”, e a
negarsi ogni intenzione “di andare a cercare nell’animo
della gente, perché quello che c’è appartiene solo a noi
stessi”. Non ha immagini torbide degli omosessuali nella
sua memoria, “anzi, spesso sono non solo divertenti, ma
anche capaci”, mai ha giudicato, dice, la scelta di uno
di loro, “potrei dirmi quasi indifferente, mi piacciono
le persone per quello che sono, mica per ciò che fanno in privato”.
Donna meri-dionale, che è stata orgogliosamente missina, che ricorda
Fini giovanotto quando frequentava Almirante, ride tranquillamente
di ciò che imbarazza anche diversi ex camerati più giovani. C’è
del bigottismo, probabilmente, da qualche parte su questa fac-cenda
dei gay. Ma a sorpresa, se qualcuno si aspetta di trovarlo anche
nel salotto di donna Assunta resterà deluso. “Il bigottismo
non mi piace, conclude, ho sempre paura di quelli che sono bigotti.
Quelli che si battono il petto non mi danno garanzie, non mi fido”.
E, icona tra le icone, leggera e colorata, si prepara alla campagna
elettorale.
Elezionie
gay. Oliari, Gaylib, scrive una lettera aperta a Fini
Caro Presidente,
è stata proposta
dalle anime autenticamente liberali del centrodestra l’idea
della mia candidatura alla Camera dei Deputati, una scelta che,
a quanto ha dimostrato, La vede profondamente contrario. Riservare
a me, omosessuale dichiarato, un collegio e, come chiede Enzo
Palmesano dell’Assemblea nazionale, addirittura un “collegio
blindato”, sembra essere ai Suoi occhi una cosa improponibile.
Ha pure dimostrato di non tenere nella benché minima considerazione
i consigli del lungimirante Giuliano Ferrara, il quale La invita
a dare un segnale di vera apertura al tema dei diritti civili
e soprattutto a ridare alla Destra italiana quell’immagine
di partito attento a chi è discriminato ed alle minoranze, come
lo volle Giorgio Almirante.
Il riciclaggio
in AN di certi esponenti della vecchia DC, con il relativo carico
di cultura bigotta e sessuofobica, mi fa pensare ad una svendita
del patrimonio ideale del nostro partito nel tentativo di assicurarsi
il maggior numero possibile dei voti delle parrocchie, che, con
scarso rispetto, vengono evidentemente ridotte a covo di radicalismo
omofobico. Francamente non so quanto possa pagare il mettere da
parte quei sublimi valori improntati sulla liberà che sono usciti
dal Congresso di Fiuggi.
In tutta Europa
hanno capito l’importanza di presentarsi preparati ai temi
centrali della nuova era a cui andiamo incontro, e cioè le libertà
individuali, la piena uguaglianza di tutti i cittadini e le pari
opportunità di accesso agli istituti giuridici.
Eppure il nostro
partito, in questa campagna elettorale, punta tutto sul tradizionalismo
e sul più duro conservatorismo e mi chiedo se veramente AN non
rischi di diventare una democrazia cristiana di Destra. Persino
la formazione di centrosinistra, che in cinque anni di Governo
non ha dato nulla alla comunità omosessuale Italiana, ha scelto
di dare un chiaro segnale candidando Franco Grillini, presidente
onorario di Arcigay e da sempre impegnato nella mia stessa lotta.
Attenzione, quindi,
perché in un’Europa che vede molti stati membri portare
avanti i diritti civili delle minoranze sessuali (tre milioni
di persone in Italia!), dove Portogallo e Germania hanno superato
di gran lunga l’Italia e dove il parigino Delanoe ha trionfato,
Alleanza Nazionale sembra proporre una ricetta troppo antica e
di atavica memoria.
La mia candidatura
non sarebbe la candidatura di un omosessuale soltanto, ma quella
di una persona da anni in prima linea nella lotta per i diritti
civili e non è mio costume, mi creda, sbandierare il mio orientamento
sessuale per impormi sulla scena politica. E neppure nessuno si
sogna di mettere in discussione il matrimonio fra uomo e donna
o di pretendere le adozioni di minori, o addirittura, come dichiarano
certi esponenti di Forza Nuova, causare l’estinzione della
specie.
Tuttavia se Alleanza
Nazionale è veramente quella Destra moderna e moderata, se a Fiuggi
non si è andati solo per i bagni medicali e se nel nostro partito
è rimasto ancora qualcosa di laico, io, omosessuale di AN in lotta
per i diritti civili della più grande minoranza del Paese, la
invito a prendere in considerazione la proposta della mia candidatura.
Enrico Oliari http://www.oliari.com
«Un
candidato sindaco gay in Italia avrebbe problemi» di R.Bru.
da Il Corriere della Sera del 24.03.01
MILANO - Un sindaco
gay dichiarato? Nessun problema, dice Gianfranco Fini, ma in Francia,
non in Italia. Il leader di An, durante un filo diretto ai microfoni
di Radio 24 , interviene sul dibattito in corso, anche dentro
An, sulle candidature di omosessuali. Fini osserva di non aver
trovato «nulla di male» nell’elezione a sindaco di Parigi
di Bertrand Delanoë, politico socialista che ha pubblicamente
dichiarato la sua omosessualità. «Ma credo - aggiunge il presidente
di Alleanza nazionale - che in Italia un candidato gay avrebbe
qualche problema». Il motivo risiederebbe nell’ostilità
dell’elettorato. «Un gay - spiega - avrebbe problemi con
i cittadini che di fronte a un’ostentata preferenza sessuale
del candidato potrebbe dire: perché dovrei votarlo?». Fini non
dà invece una risposta al collega di partito Enzo Palmesano, distintosi
in passato per aver chiesto una condanna esplicita dell’antisemitismo,
che nei giorni scorsi ha proposto la candidatura di Enrico Oliari,
presidente di Gay-Lib, l’associazione che raccoglie gli
omosessuali del centrodestra. «Potrebbe essere il nostro Delanoë»,
si è augurato Palmesano. Una causa che è stata sposata dal Foglio
di Giuliano Ferrara, il quale ha lanciato un vero e proprio appello
anche dalle colonne di Panorama . «Che serve - ha scritto rivolgendosi
a Fini - aver "lasciato la casa del padre" con dignità,
come voi avete fatto? A che serve la rottura di anni con le destre
europee dell’intolleranza e del fanatismo nostalgico? Che
senso ha la tentazione della modernità, se poi uno se ne resta
crucciato a spupazzare i suoi pregiudizi?». Intanto anche nei
Ds non è stata ancora presa una decisione ufficiale sulla candidatura
in Emilia del fondatore dell’Arcigay, Franco Grillini.
Roma. Enrico Oliari è pronto.
da Il Foglio del 23.03.01
L’invocato candidato
gay, che potrebbe miracolosamente fare di An un partito libertario,
basta volerlo e scende in campo. Il presidente di Gaylib – omosessuali
organizzati di centrodestra, postmissini e forzisti e leghisti,
“siamo virili, non siamo checche” – è un infermiere di 31 anni
di Bolzano, iscritto dai tempi del Msi, “e posso garantire che
non sono l’unico, ce ne sono tanti nel partito”. La bizzarria
di fare il gay tra i postfascisti da anni in molti gliela fanno
notare, ma lui non si scompone, “i gay a destra sono tanti quanto
a sinistra”, e siccome mal comune fa mezzo gaudio, “a destra i
gay vivono in mezzo all’omofobia e al bigottismo, a sinistra vivono
in mezzo all’immobilismo e all’ipocrisia”. Una volta Oliari fu
pure cacciato dal partito, “e fui riammesso proprio grazie a Fini
e ad Alessandra Mussolini”, né vuole dimenticare Giorgio Holzmann,
“che mi ha sempre sostenuto a livello locale, opponendosi agli
eventuali colpi che potevo ricevere”. Se non fosse un gay dichiarato,
insomma, sarebbe quasi il candidato ideale, dato che “l’orientamento
sessuale è uno dei dati della nostra vita, ma poi c’è la disoccupazione,
la sicurezza nelle città, l’immigrazione clandestina, e su questi
problemi sento più vicine le soluzioni politiche del centrodestra”.
Belle e sentite parole, ma un gay che organizza gay, a destra
nientemeno. Vero che Fini aveva parlato di maestri e non di deputati,
ma neanche bisogna troppo allargarsi. Oliari ride: “Il presidente
del partito ogni tanto scivola su una buccia di finocchio”. Lui
vorrebbe An più aperta, “le posizioni omofobiche di certi dirigenti
sono dovute più a ignoranza che ad altro”, e a volte “sembra di
stare in una Dc di destra”, gli piacerebbe “meno bigottismo e
meno clericalismo”, senza sentire “scambiare l’omosessualità col
vizio, con la perversione e con la pedofilia”. Aspetta e spera
(ma senza esagerare), Oliari, e non dispera. Anzi, ricorda ancora
con un certo piacere “una discussione con quelli di Forza Nuova,
non eravamo d’accordo su niente, però c’erano certe belle mascelle
romane!”, dissenso politico e apprezzamento estetico. Del resto,
pure a sinistra i diesse fanno storie per candidare il suo amico
Franco Grillini, leader dell’Arcigay (di cui Oliari è pure stato
dirigente, bipolarismo perfetto e perfetta identica paura di trovargli
un posticino in lista). Buontempo e le regole della politica Fini,
al momento, sulla faccenda tace, “ma quando ha parlato dei gay
non è scivolato su bucce di alcun genere, ha ben meditato”, tengono
a precisare i suoi. “I gay non devono stare né sopra un piedistallo
né sotto”, filosofeggia Teodoro Buontempo. Er Pecora di An la
vede così: “Le persone sono capaci o incapaci, chi fa politica
con amore e chi per arricchirsi. Ogni altra differenza è fuori
luogo”. Anche perché nel Msi, assicurano quelli che c’erano e
ci sono oggi, ma in An, nessuno è mai stato discriminato, “c’era
una nostra senatrice che viveva tranquillamente con la sua donna”.
Per Ignazio La Russa “la discriminazione è mettere in lista uno
solo perché gay, negli anni Settanta abbiamo avuto candidati e
dirigenti omosessuali senza alcun problema, erano solo capaci
e bravi camerati”. Ad esempio, “il segretario della sezione più
‘calda’ di Milano di quegli anni era un signore di cinquant’anni,
farmacista e gay evidente, soprannominato Robiolina, amatissimo
dai nostri attivisti più duri”. Nessun problema, “noi sapevamo
e loro sapevano che sapevamo”, ma un gay in lista in quanto gay
“discrimina e basta”. Alessandra Mussolini anni fa diede un’intervista
a Babilonia, mensile degli omosessuali, in loro difesa. “E’ normale
avere questa sensibilità, anormale è chi non ha questi sentimenti”,
dice oggi. Il gay in lista? “Ma perché, non ci sono già? Inutile
chiudere gli occhi su una realtà che esiste. Contestai anche Fini
quando fece la sua uscita sui maestri: delle volte la violenza
è maggiore tra gli eterosessuali”. Francesco Storace ha una posizione,
come dire?, più classica. “Se un gay vuole candidarsi la sua condizione
non deve impedirgli questo diritto”, annuncia. Poi aggiunge: “E’
sufficiente che sottoscriva il programma in cui si ribadisce che
la famiglia è quella naturale, secondo Santa Madre Costituzione
fondata sul matrimonio. E che inoltre sottoscriva un progetto
secondo cui possiamo mettere le tasse ai cittadini per mantenere
i figli di famiglie povere e non per pagare il vizio”. Conclusione:
“Non ha senso proporre la candidatura di un gay in questa maniera,
a meno che non si voglia candidare un esibizionista”. A due omosessuali
diessini che abbandonavano il partito titubante, proprio Oliari
propose pubblicamente di restare, “incazzatevi con certe posizioni
di Rutelli con la stessa energia con cui io mi incazzo con quelle
di Fini”. Sarà, probabilmente, incazzatura continua.
Missino,
fece votare il no all'antisemitismo. Ora e' per eleggere un
gay in An La proposta di Palmesano da Il Foglio del 21 marzo
2001
Roma. E se (mentre
sulla faccenda l'Ulivo, nientemeno intimorito da Pierluigi Castagnetti,
tartaglia fugge e sabglia) fossero proprio i postfascisti a prendere
un loro gay e a spedirlo in Parlamento? Che colpo d'immagine (e
che colpo per Francesco Storace, che lietamente l'altro giorno
si e' rimesso a fare ipotesi sui giovanili rapporti tra Marco
Pannella e Francesco Rutelli). Ad avanzare la proposta, con tanto
di nome del possibile candidato, Enrico Oliari, e' stato ieri
Enzo Palmesano. E' uno strano tipo, Palmesano: ex capo delle pagine
politiche del Secolo D'Italia ed ex direttore responsabile del
Roma, da quattro anni fa il disoccupato nel suo paese di Pignataro
Maggiore e, nelle rare volte che se ne presenta l'occasione, il
membro dell'Assemblea nazionale di An. Meglio dirlo subito: e'
cattolico e non e' gay, anche se ha sfilato nel corteo del Gay
pride ("possiamo averne uno anche noi", equivoco' a
quel tempo Gustavo Selva). Lui Oliari lo vorrebbe in Parlamento
"come forte segnale dell'impegno di An in difesa dei diritti
delle persone omosessuali", e in perfetto e tollerante stile
bipartisan aggiunge di "non riuscire a capire perche' nel
centrosinistra fanno storie su Franco Grillini, persona di notevolissima
intelligenza". Ovviamente, a quelli di An non passa neanche
per l'anticamera del cervello di dargli retta, ma lui, missino
dal '72, virilmente ne' arretra ne' cede. Sospira e ricorda: "Nel
Movimento sociale stavamo sempre con i piu' deboli, poi dopo la
sacrosanta svolta di Fiuggi sono arrivati tutti quei vecchi arnesi
dc, praticanti dell'omofobia e della sessuofobia". Al calore
della vecchia fiamma le passioni, garantisce, porevano essere
ben piu' eterodosse di quelle in vigore nella governativa di An.
E infatti tra i vecchi missini c'e' chi ricorda quel primo cinema
gay a Milano "aperto da due camerati che stavano insieme",
il mito di Gabriele D'Annunzio con i virili legionari a Fiume,
i camerati femminielli di Napoli. E quando Gianfranco Fini annuncio'
che non era bene far fare i maestri ai gay, la migliore battuta
fu quella di un assessore regionale ai gia' convinti postfascisti:
"Non facciamo scherzi: il presidente ha detto maestri, mica
assessori". Racconta Palmesano dal suo esilio di Pignataro
Maggiore: "Il vecchio missino, con tutte le sue nostalgie,
anche se puo' sembrare strano per istinto stava piu' con l'indifeso,
col gay piuttosto che con chi discrimina. Il massimo che poteva
capitare era la battuta cretina, sempre meglio del silenzio di
adesso". Ebbe il suo momento di gloria, l'ex redattore del
Secolo, quando al congresso di Fiuggi presento' un emendamento
sull'antisemitismo, "che venne approvato il 27 gennaio, il
giorno in cui venivano abbattuti i cancelli di Auschwitz",
ma da tempo a via della Scrofa e' difficile trovare qualcuno che
lo veda di buon occhio. Per esempio, se uno chiede un'opinione
sulla candidatura di un gay a destra, Maurizio Gasparri la mette
cosi': "Palmesano l'ho protetto per tutta la vita, ma desso
neanche voglio sapere cosa propone. Sono contrario a scatola chiusa.
Ogni tanto lui e Lerner pretendo di insegnarci cosa fare".
Le proteste di
Fiori, Selva e Pedrizzi "Un vecchio missino e' comunque sempre
meglio di tanta democristianeria arrivata poi, il cui prototipo
e' Selva, e di tanti integralisti cattolici come Alfredo Mantovano,
che contano ormai tanissimo", continua Palmesano. "Quando
sento qualcuno di An, il partito per il quale votero', mi viene
la tentazione di controllare se il passaporto e' a posto".
E a occhio e croce, se per Grillini sara' dura, per Oliari, presidente
del Gay-Lib, candidato ideale del tollerante Palmesano, sara'
durissima. Ecco Publio Fiori, dc di rango oggi con fini: "I
diritti degli omosessuali li sappiamo difendere benissimo noi
parlamentari, non ne dobbiamo eleggere per forza uno. Senno' poi
tocca ai tranvieri e alle casalinghe e magari ai transessuali.
Questo e' il ritorno del corporativismo". E il citatissimo
(da Palmesano) Gustavo Selva: "Niente discriminazioni, ma
ho riserve a esibire un candidato in quanto gay. Non mi pare l'offerta
migliore da dare ai nostri giovani". E Riccardo Pedrizzi,
che segue le sorti dell'italica famiglia per conto di Fini: "Guai
se dovessimo candidarne uno perche', allora, bisogna candidare
quell'altro solo perche' stallone". Palmesano non ci crede
e non ci sta: "Se il partito ha paura dei diritti, anche
Fini risultera' un leader dimezzato". Ma a lui chi glielo
fa fare? "Negli anni Settanta prendevo le botte perche' missino,
volevo cambiare il mondo, e adesso accetto una discriminazione?".
DESTRA
E GAY. UTOPIA O REALTA'?
Intervista esclusiva a Enrico Oliari di Gaylib: "La destra
omofoba non si rende conto che gli italiani sono cambiati"
di Giacomo Leso 08-MAR-2001
"Destra e
sinistra per me uguali sono. Da bocciare. La sinistra in 5 anni
per i gay non ha fatto nulla, la destra continua a odiarci perché
non ci conosce". Enrico Oliari, 30 anni, infermiere, presidente
nazionale di "GayLib" l'associazione dei gay liberali
e militante di Alleanza Nazionale è un fiume in piena. "Questa
destra non è più la destra di Fiuggi" dice "dopo quella
svolta viaggiava verso il liberalismo, ora invece torna indietro
e si prostra davanti al Papa-Ré. Per stare al passo con Forza
Italia, Alleanza Nazionale ha modificato la sua linea dal nazional-liberalismo
al catto-fascismo". E poi, i diritti civili dei gay? "La
destra prende tempo sebbene sia chiaro che prima o poi anche l'Italia
deve fare qualcosa. La gente ci rispetta. È disposta a riconoscerci
matrimonio o unioni civili. Cosa aspettiamo?". Arcigay? "I
gay devono parlare tutti la stessa lingua. Per contare dobbiamo
unirci in un'associazione delle associazioni". Intervista
esclusiva.
Enrico Oliari,
ci possiamo dare del tu? Non ti pare un'utopia fare quello che
fai? Presidente di una associazione gay che si riconosce nella
destra...
Mi piacciono gli
utopisti. Le persone con le idee. La nostra è una lotta senza
fine. Lottiamo, quando rimproveriamo agli stessi esponenti della
Casa delle Libertà le loro uscite illiberali e forcaiole e lottiamo
anche quando accusiamo il centrosinistra di immobilismo e di tradimento
nei confronti della comunità gay italiana.
Ma secondo te un
gay può votare degli omofobi impenitenti quali Bossi o Fini? Il
primo non perde occasioni per dire no ai diritti delle coppie
gay, il secondo qualche tempo fa ha sostenuto che non vi debbono
essere maestri gay nelle scuole. Sono cose che un gay non può
perdonare...
No, ma ritengo
che un cittadino non debba essere liberale, comunista o fascista
a seconda del proprio orientamento sessuale. I diritti dei gay
sono cose importantissime, ma vi sono altri temi che riguardano
la vita sociale, come il federalismo, i valori storici, la politica
estera, l'economia... Ecco, per altri temi ognuno può rifarsi
a diverse aree politiche, e sarebbe riduttivo ritenere che egli
debba rinunciare a tutto il resto ed abbracciare teorie contrapposte
alle sue idee, solo per il fatto che taluni, solo a chiacchiere,
sostengono di portare avanti i diritti e gli interessi degli omosessuali
italiani.
Vabbé, però, una
cosa è predicare bene e razzolare male come ha fatto il centro
sinistra in questi cinque anni, un'altra cosa è attaccare i gay.
E opporsi a diritti che sono loro riconosciuti (sottolineo riconosciuti
e non concessi dall'alto) in sempre maggiori paesi europei...
Anche il Portogallo si sta muovendo... E la puritana Inghilterra...
Certo, il problema
è che i gay italiani sono soli. Costretti a fare a pugni, svendendosi
a partiti che dimostrano, coi fatti, di non avere interesse alla
liberazione gay. Io scommetto una cosa: la Destra odia i gay perché
non li conosce. A volte ci sono di quelle uscite che più che farmi
arrabbiare, mi fanno scompisciare dalle risate. Come quella di
Fini sui maestri gay di cui parlavi prima. Non ci ho messo nemmeno
un secondo ad attaccarlo duramente sul Corriere della Sera. Ma
ci pensi, con che politica mi devo confrontare?
Sì che ci penso,
la tua è un'avventura stoica. E la conduci con un fervore ammirabile.
Anche perché il percorso che fai è minato...
Certo è il fatto
che, come c'è Sinistra e Sinistra, c'è anche Destra e Destra.
La destra attuale non è più la destra di Fiuggi. Quella svolta
aveva rappresentato un avvio verso il liberalismo, tant'è vero
che era una Destra che piaceva e convinceva e che, come tale,
aveva raccolto una barca di consensi. Arriva il Giubileo ed i
partiti si attaccano alle tonache dei cardinali. Tutti, persino
i Radicali che chiedono l'abolizione dello Stato Vaticano, si
inchinano davanti al Santo Padre. Pannella gli porta persino un
regalo... E quindi la Destra, conservatrice per tradizione, si
prodiga a garantire l'immediata applicazione dei suggerimenti
del Papa-Ré.
Evidentemente in
Italia i politici non hanno capito che lo Stato non ha sede in
Vaticano ma che è il Vaticano che ha sede a Roma... Ma ci parli
della posizione politica dei partiti della Destra italiana rispetto
ai gay...
Le scelte fatte
sulla tematica gay sono il frutto di una convenienza propagandistica.
Per spiegarci: per stare al passo con Forza Italia, la linea di
AN è passata dal nazional-liberalismo al catto-fascismo.
Insomma ci sta
dicendo che Forza Italia nelle questioni gay sta più a destra
di Alleanza Nazionale?
Questo non lo possiamo
affermare. Forza Italia è un grande partito nato come forza liberale
e quindi un grande partito di raccoglimento. Già prima del Giubileo
si vedevano segnali di uno spostamento verso il Vaticano. Con
molta attenzione quel partito usa la strategia di non pronunciarsi
sulle tematiche gay... E' tanto grande che in esso si dice tutto
ed il contrario di tutto (il ministro Guidi aveva promesso di
occuparsi della questione omosessuale). E poi tutti sanno che
la questione gay sarà un campo di battaglia centrale nei prossimi
anni. Stanno prendendo tempo.
Ma perché la destra
si dimostra così omofoba?
La Destra italiana
usa l'omofobia, che non ha basi storiche, per arraffare voti.
I dirigenti della Casa delle Libertà dimenticano però che il popolo
italiano ultimamente è evoluto. Si è aperto alle libertà individuali,
ha preso in considerazione la possibilità di riconoscere i diritti
delle persone omosessuali. E' la strada tracciata dalla storia,
va nella stessa via del riconoscimento di divorzio e aborto.
L'aborto, appunto,
il Cavalier Berlusconi su Famiglia Cristiana promette di rimettere
mano alla legge 194 sull'interruzione di gravidanza...
Manovre elettorali
e propagandistiche, si vedrà di cosa si tratta. La Chiesa spinge
in questo senso ed è inutile negare che FI si sta trasformando
nella DC del terzo millennio. Non sottovalutiamo però gli spiriti
liberali alla base di quel partito.
Sì, ma la DC la
legge sull'aborto l'ha approvata, non cancellata... Questo è oscurantismo...
Propaganda, ti
dico, staremo a vedere.
Te e Gaylib eravate
presenti al Congresso di Napoli della Casa delle Libertà con volantini
e documenti gay. Come siete stati accolti?
Con curiosità.
Devo dire che anche il volantinaggio ha avuto il suo effetto.
Mi spingo oltre: ritengo che la nostra presenza abbia funto da
deterrente per affermazioni più acide da parte di Fini e di Bossi,
i quali si erano spesi in attacchi addirittura più pesanti in
epoca giubilare.
La potremmo chiamare
strategia della tensione...
La politica dei
periodi pre-elettorali suona sempre allo stesso modo. D'Alema
aveva detto, durante un'assemblea di giovani cattolici a Siracusa,
che l'unico modello di famiglia è quello tradizionale. Bisogna
dire che almeno quella promessa l'ha mantenuta. Io ritengo che,
sia con un Governo di Sinistra, che con uno di Destra, per noi
gay non cambierà nulla. Tutto continuerà come fino ad ora. Pesa
molto la presenza della Chiesa. Ti dirò, sono convinto che la
nostra unica possibilità possa venire dalla spinta della Conferenza
episcopale tedesca.
Dalla Chiesa tedesca?
Sì, in Germania
si sta sviluppando una Chiesa con grandi aperture verso la tematica
gay, oltre che verso i divorziati e via dicendo. Ora sappiamo
che i nostri problemi derivano dalla presenza dei cattolici nel
governo, che si rifanno al Vaticano, che si rifà al Papa e quindi
alla sua politica di austerità e di moralizzazione. La salita
al soglio di Pietro di un Papa di area culturale vicina al liberalismo
ed appoggiata dalla Chiesa tedesca, può rivelarsi il motore immobile
di un cambiamento nell'intera politica del Paese, e quindi anche
di visione della tematica Gay. Non è una cosa impossibile, tant'è
vero che lo stesso Giovanni Paolo I, predecessore di quello attuale,
aveva dato segnali di svolta in questo senso.
Forse proprio per
quello Papa Luciani è durato solo poco più di un mese...
Forse
Torniamo a Bossi:
a Napoli c'è andato giù un po' duro...
Bossi al Congresso
ha premesso di non avere nulla contro le coppie gay, ma di lottare
affinché non possano ottenere i diritti civili. La nostra posizione,
al contrario, è per l'allargamento del matrimonio civile alle
coppie omosessuali (va oltre, quindi, alle timide proposte delle
associazioni di centrosinistra). Per combattere il nemico bisogna
sempre stare attenti a dove si colpisce. Si rischia altrimenti
di essere messi da parte e di vedere bloccata la propria strada.
Combattere la Destra stando dentro la destra, è questa l'opera
di erosione in cui noi crediamo e che, siamo convinti, possa portare
la Destra ad attenuare i toni e a lasciare libertà di coscienza
ai propri esponenti.
Fini e Bossi sono
contro le coppie gay. Berlusconi e Tajani, proprio in una intervista
a gay.it hanno dichiarato che se saranno eletti osteggeranno le
coppie gay. Berlusconi ha detto no alle adozioni e Tajani no alle
unioni civili. Secondo te questa armata brancaleone omofoba merita
di vincere le elezioni?
Se se lo merita,
non è certo per l'appoggio alle coppie gay. Tajani è un democristiano,
e come tale da lui non mi aspetto altro. Ma anche noi gay dobbiamo
stare attenti a che carte giocare. Meno slogan da disperati e
più calcolo politico, perché è con quella gente che lavoriamo.
Quello che manca al movimento gay è l'univocità, cioè un semplice
"dire tutti la stessa cosa". Si tratta di un elemento
importantissimo, e davvero non capisco perché le maggiori associazioni
mettano sempre da parte la mia idea di costituire "l'associazione
delle associazioni", un'Ilga tutta italiana. Tutti gli esponenti
del mondo politico gay sanno quanto sia utopistico parlare di
adozioni... La gente ci vede con rispetto ed è disposta a darci
il matrimonio o le unioni civili, solo se non chiediamo le adozioni.
Sono contento però che Berlusconi non si sia opposto alle coppie
gay.
Ti assicuro, appena
ha visto la buccia di banana arrivare è fuggito prima che gli
sia stata infilata sotto la scarpa. Ma lasciamo perdere, permetti
una domanda ironica... Oltre a te vi sono altri gay nella destra
italiana?
Certo, ce ne sono
tanti a Destra quanti a Sinistra. La tematica gay è diventata
la cartina di tornasole grazie alla quale si misura l'apertura
e la disponibilità di un partito, ma, credimi, non pensare che
all'esame sia finora bocciata solo la Destra: la Sinistra non
è da meno.
Enrico Oliari in
10 date
Febbraio 1993:
espulso dal Fronte della Gioventù e dal Partito. Poi reintegrato
dalla Mussolini e da Fini.
Febbraio 1995:
"Mamma, sono gay". Prima conferenza pubblica.
Ottobre 1995: eletto
presidente dell'Arcigay di Trento (carica rinnovata anche nel
1996).
Febbraio 1996:
eletto consigliere Nazionale di Arcigay.
Giugno 1997: organizza,
con altri, il Gay Pride di Venezia.
Ottobre 1997: fonda
GayLib assieme a degli amici
Aprile 1998: attacca
Fini sulla stampa per l'uscita del leader di AN contro i maestri
gay
13 novembre 1998:
incontra Fini
Aprile 1999: interviene
all'assemblea del Mille su invito dei Radicali, a Roma
Febbraio 2001:
presenta il documento sui diritti delle persone omosessuali alla
conferenza programmatica di AN di Napoli
TOP