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OMOSESSUALITA'
E POLITICA

 
I CANDIDATI GAY alle elezoni amministrative del 18 maggio 2003
LA TRATTATIVA di Arcobaleno Milano col Comune di milano
MARIO FORTUNATO - Un caso di discriminazione politica (20.2.02)
GAY E GLOBALIZZAZIONE -Il CIG aderisce alla manifestazione di Genova del Social Forum (21.7.01)
ELEZIONI 2001 - IL CIG Arcigay Milano incontra il Comitato Rutelli
I CANDIDATI GAY alle elezioni politiche del 2001
ELEZIONI 2001 - LA SINISTRA e i gay

IL BANNER di Berlusconi su Gay.it (9-5-01)

ELEZIONI 2001 - LA DESTRA candida i gay?
SINDACO DI PARIGI un omosessuale dichiarato: Bertrand Delanoë (18.3.01)
LA REGIONE LOMBARDIA boccia il Festival del Cinema Gaylesbico di Milano (20.9.00)
LA DESTRA E I GAY - Collezione di perle più o meno omofobe (dichiarazioni di politici dopo il world pride 2000)

 

 

 

 

 

 


VERSO LE ELEZIONI 2001
LA SINiSTRA E I GAY

Elezioni. La svolta dei DS nei confronti della comunità glbt
di Aurelio Mancuso da gay.it del 13-APR-2001

Grillini candidato "sicuro" in Emilia  
da Gay.it del 28.03.01

Folena: Grillini sarà candidato  
da Gay.it del 27.03.01

Ambrogetti di "Nuova proposta" scrive a Veltroni su Grillini  
da Gay.it del 25-MAR-2001

Grillini: anche la sinistra non ha una cultura liberale 
di Riccardo Bruno dal Corr.della Sera del 24.03.01

Il leader storico degli omosessuali: "E' uno sbaglio, la sinistra perderà. Dovrebbero darci più spazio, come in Francia" 
da il Giornale 20-MAR-2001

Scoppia la guerra tra le donne Ds e i gay 
da Libero del 20.03.01

Ds, il mistero della candidatura (gay) scomparsa  
di GIANNI ROSSI BARILLI dal Manifesto del 20.03.01

Una riflessione approfondita dei fatti, mentre si attende la risposta sulla candidatura di Franco Grillini 
di Aurelio Mancuso (CODS) 19.03.01

Polemica nei Ds sui gay in lista Grillini: "Manca il coraggio"  
di Daniele Mastrogiacomo  da Repubblica del 19.03.01

Appello di Gianni Vattimo (DS): "Niente paura della Chiesa" 
di Gino Li Veli da Repubblica 19.03.01 


ORGOGLIO E OPPORTUNISMO. Walter Veltroni lo promise alla vigilia del World Pride, a maggio: nelle liste elettorali, candidati gay. Ora nicchia: agli alleati Ppi sembra "inopportuno" 
Giani Rossi Barilli intervista Aurelio  Mancuso dei CODS
6.03.01


Elezioni. La svolta dei DS nei confronti della comunità glbt
di Aurelio Mancuso da gay.it del 13-APR-2001

La decisione assunta dai Democratici di Sinistra di onorare l’impegno di candidare un esponente del movimento glbt, consente ai militanti omosessuali di sinistra, di svolgere un lavoro utile al risultato del partito e dell’intera coalizione.

La candidatura di Franco Grillini in Emilia Romagna, assume un valore politico nazionale. Presidente onorario dell’Arcigay, Franco è il leader più conosciuto del movimento. Negli anni ’80 ha contribuito alla nascita di un’organizzazione come l’Arcigay che ha svolto un ruolo decisivo a favore dei diritti delle persone omosessuali. Finalmente un ventennio di battaglie condotte nel Paese approderà, come tutti speriamo, nelle aule parlamentari.

La lotta per i diritti civili e le libertà individuali, congiunta alla necessità di difendere la laicità dello Stato, aggregano, come ha ben dimostrato il Word Pride di Roma, larghe fette dell’opinione pubblica italiana. Il movimento glbt italiano ha avuto la capacità di cogliere queste nuove istanze, di costruire alleanze e di diventare il centro propulsore di forze che vogliono vivere in un paese più libero.

Il nostro partito, grazie all’azione di Walter Veltroni, di Pietro Folena, Franco Passuello e tanti altri compagni della Segreteria nazionale, ha operato una vera e propria svolta culturale, che coglie questo nuovo fermento.

Anche altre formazioni politiche del centro sinistra e Rifondazione comunista, hanno candidato noti esponenti della comunità, che speriamo vengano eletti. Ma la vera novità è che il più grande partito della sinistra ha rotto gli indugi, ha messo alle spalle i tentennamenti e le prudenze del passato e ha deciso di seguire la strada intrapresa da tutti gli altri partiti del socialismo europeo e dalle formazioni progressiste d’oltreoceano.

Questa sottolineatura è necessaria perché per molto tempo abbiamo dovuto lavorare in splendida solitudine, appartenenti a un partito che ci tollerava e una comunità che ci criticava aspramente per il nostro profilo “moderato”. Se all’interno del movimento, nonostante questa evidente contraddizione, il nostro ruolo dirigente non è mai stato messo in discussione (la riprova la possiamo ritrovare nell’adesione massiccia e compatta all’appello rivolto ai DS a sostegno della candidatura per il Parlamento), nel partito la vita è stata dura, cosparsa di ostacoli e di involuzioni.

Dalle elezioni europee in poi, con l’elezione di Gianni Vattimo a europarlamentare, occasione in cui il nostro lavoro di sostegno è risultato evidente e decisivo, il clima è cambiato e oggi, possiamo dire che nulla tornerà a essere come prima.

Nell’incontro organizzato il giorno prima del World Pride con Walter Veltroni, risultò evidente che il Segretario voleva imprimere un accelerazione concreta alle posizioni politiche che in più occasioni aveva espresso in favore dei diritti delle persone omosessuali. Nei mesi successivi abbiamo svolto una vasta azione di pressione, di cui i giornali hanno dato conto, che alla fine ha prodotto il risultato che ci si attendeva. Abbiamo cioè compreso che la disponibilità di Veltroni andava aiutata, perché bisognava ancora contrastare alcune resistenze.

In questo senso a nessuno sfugge che in Italia, i partiti della sinistra, ma anche quelli che si rapportano all’area del cattolicesimo democratico, sono in ritardo rispetto alle formazioni europee, prova ne è che nel recente Congresso del PPE è stata approvata una risoluzione a favore delle Unioni Civili, osteggiata dai rappresentanti italiani.

Ma ciò che veramente sta cambiando è la consapevolezza della comunità glbt italiana di poter essere un soggetto politico forte, che promuove i propri leader come punti di riferimento politici di valore generale.

Con questa novità la politica italiana si deve confrontare e, se persino dentro la destra si intravedono i primi timidi segnali di apertura, ciò significa che la questione omosessuale non è più un tema marginale. Se ne sono resi ben conto i media, che negli ultimi due anni hanno cambiato totalmente atteggiamento nei nostri confronti, passando da una mera esposizione folcloristica a una attenta analisi del programma e dei valori di cui siamo portatori.

Ora tocca alla sinistra, da questa campagna elettorale in poi, dimostrare che le decisioni assunte in prima persona da Walter Veltroni sono diffusamente condivise. E’ compito dei gay e delle lesbiche di sinistra impegnarsi a fondo affinché non vincano gli insulti di Bossi, le posizioni medioevali di Fini, Casini e Buttiglione e il silenzio complice di Berlusconi.

Aurelio Mancuso, Portavoce nazionale del Coordinamento Nazionale per i diritti dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali e dei transessuali dei DS –

Autonomia tematica sui diritti civili e le libertà individuali

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Grillini candidato "sicuro" in Emilia

Confermata la candidatura in un posto "sicuro" nel proporzionale. Sarebbe la prima volta che un esponente interno al movimnto entrerebbe alla Camera dei Deputati.

da Gay.it del 28-MAR-2001

E' stata definita la candidatura di Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay Nazionale nonchè esponente storico del movimento gay italiano, nelle liste dei Democratici di Sinistra. Grillini sarà terzo nella lista del proporzionale alla Camera dei Deputati, nella sua regione, l'Emilia Romagna. Il posto viene considerato "sicuro": in Emilia è infatti sempre passato il terzo degli eletti e alle ultime elezioni politiche è passato addirittuta il quarto della lista.

La soddisfazione è innanzitutto di Aurelio Mancuso, che dei gay Democratici di Sinistra è coordinatore nazionale: "Grande entusiasmo e grande gratitudine per la segreteria nazionale dei DS che hanno creduto in questa candidatura, battendo resistenze interne ed esterne che pure c'erano. Ora finalmente nei Democratici di Sinistra potrà proseguire con più vigore il progetto di costruzione di una organizzazione che raccolga all'interno dei Democratici di Sinistra i gay e le lesbiche".

"I gay di sinistra - prosegue Mancuso - avranno finalmente un punto di riferimento nel prossimo Parlamento, che siamo sicuri saprà portare avanti con la massima enegria possibile le nostre battaglie".

Sarebbe la prima volta che un esponente interno al movimento gay entrerebbe alla Camera dei Deputati: con Titti De Simone (Presidente Arcilesbica candidata per Rifondazione Comunista) e forse Ezio Menzione (sempre Rifondazione) e Giampaolo Silvestri (candidato nei Verdi), potrebbero essere addirittura quattro gli omosessuali del movimento gay in Parlamento.

FOLENA: GRILLINI SARA' CANDIDATO

Dai microfoni di Radio Radicale il coordinatore della segreteria Ds finalmente rassicura gli omosessuali: «le polemiche erano solo strumentali» da Gay.it del 27-MAR-2001

«Grillini sarà candidato DS». La notizia è ormai certa e la conferma ufficiale è solo questione di ore. A rassicurare gli elettori omosessuali del maggior partito della sinistra e a smorzare le polemiche è stato Pietro Folena, nel corso di un filo diretto a Radio Radicale. Il coordinatore della segreteria DS ha negato assolutamente che da parte del partito ci siano difficoltà o imbarazzi nel sostenere la candidatura del presidente onorario Arcigay, «diessino da sempre». Ogni polemica, ha detto Folena, è «strumentale», anzai sarebbe addirittura una «cosa ridicola».

«Sul tema dei diritti civili e degli orientamenti sessuali - ha sottolineato Pietro Folena, durante il filo diretto su Radio Radicale - la Quercia ha fatto delle scelte costitutive. Nel nostro partito c'è una valorizzazione delle differenze che si manifesta anche nel modo in cui lavoriamo».

Il dirigente diessino ha concluso dicendosi «curioso di vedere se in altre formazioni politiche ci saranno omosessuali...».

Il video del filodiretto con Pietro Folena è scaricabile dalla pagina di Radio Radicale.

Da parte dell'Arcigay arriva il commento del presidente Sergio Lo Giudice: «Pare - dice Lo Giudice - che la promessa di portare in Parlamento un' espressione diretta ed autorevole delle lotte del movimento omosessuale italiano sarà rispettata. Si tratterebbe di un gesto di coraggio laico, di reale rispetto della pluralità, della multiculturalità e della multireligiosità del Paese, come oggi hanno chiesto a Veltroni anche i gay cattolici. »

Ricordando le dichiarazioni fatte in occasione del World Pride romano, il presidente nazionale Arcigay aggiunge: «l'annuncio di oggi ci richiama alla mente l'animo più progressista e più attento ai diritti civili dei DS, quello che ha fatto scrivere allo stesso Veltroni, in occasione del World Pride, che "Credere nella libertà, battersi per i diritti inviolabili di ogni persona, a cominciare da quelli delle minoranze meno amate e più scomode, non è individualismo esasperato o permissivismo morale. Al contrario, è dare alla politica una stella polare, di natura ideale e morale. La stessa che orienta l'azione di tutte le grandi forze democratiche e socialiste, in Europa e nel mondo, la stessa che alimenta la componente progressiva dell'evoluzione delle società contemporanee"».

«Chiediamo ai Ds - conclude Lo Giudice - di dare finalmente concretezza a quella stella polare che è la libertà di ogni persona, abbandonando i timori e scommettendo, come il PS ha fatto con Delanoe, sulla maturazione culturale e civile della società»

Chiunque volesse esprimere la propria soddisfazione per le dichiarazioni che finalmente confermano la candidatura di Franco Grillini, e spiegare le ragioni dell'importanza di questa candidatura, può farlo scrivendo a folena@democraticidisinistra.it.

Ambrogetti di "Nuova proposta" scrive a Veltroni su Grillini

da Gay.it del 25-MAR-2001

LETTERA APERTA ALL'ON. VELTRONI CIRCA LA CANDIDATURA DI FRANCO GRILLINI

Tra i vari eventi che hanno reso per me indimenticabile l'anno 2000 ci fu anche l'articolo scritto da lei on. Veltroni su "La Repubblica" del 6 luglio nel quale lei annunciava la partecipazione di una delegazione della sua formazione politica al World Gay Pride e la sua personale presenza all'avvio del corteo. In quell'articolo, inoltre, lei ricordava anche la vergognosa storia di discriminazioni di cui nei secoli gli omosessuali erano state vittime, il valore della liberta e del diritto all'espressione, il rischio dell'intolleranza incarnato dagli estremisti neri di "Forza nuova" e auspicava a vivere come occasione di dialogo la concomitanza con l'anno santo. Ma, soprattutto, in quell'articolo lei affermava con forza che "credere nella libertà e battersi per i diritti inviolabili di ogni persona non è individualismo esasperato o permissivismo morale ma, al contrario, è dare alla politica una stella polare, di natura ideale e morale". Sì, caro Veltroni, l'articolo di un segretario di partito può essere per qualcuno ancora un evento indimenticabile anche in questo mondo in cui tutte le certezze e le fedi sono crollate o sono in crisi. Per me personalmente lo era (e questo appello lo faccio ovviamente come singolo cittadino) perché finalmente una significativa parte politica italiana, quella della sinistra, prendeva posizione chiaramente e pubblicamente su un appuntamento che molti avevano osteggiato e alcuni avevano dichiarato "inopportuno". Lo era perché nelle sue argomentazioni lei richiamava l'appello di don Luigi Ciotti per il dialogo e la speranza che noi del Coordinamento omosessuali cristiani avevamo sollecitato. Lo era perché poteva significare l'avvio di una stagione in cui gli omosessuali avrebbero potuto far valere in prima persona i propri diritti nelle massime sedi della rappresentanza democratica. In quei primi giorni del luglio 2000 lei dichiarò anche che uno dei primi passi che la politica italiana doveva fare per rispondere ai diritti della minoranza gay e lesbica doveva essere quello di candidare alcuni loro esponenti alle prossime elezioni politiche.

E' per questo che oggi - di fronte alle sue titubanze e a quelle dei DS a schierare Franco Grillini - mi sento non solo deluso ma anche preoccupato, per questo caso ma anche più in generale. La delusione e la preoccupazione arrivano infatti da tutta la politica italiana. Recentemente ho avuto il privilegio di discutere di diritti civili degli omosessuali prima con l'on. Rocco Bottiglione e poi con l'on. Tana De Zelueta. Il primo ci ha detto che gli omosessuali non svolgono alcuna una funzione sociale, tantomeno in coppia, perché non si alzano la mattina presto per preparare la colazione ai figli. La seconda ci ha detto che, effettivamente, purtroppo, in cinque anni di legislatura il centro-sinistra non era riuscito a varare nessun provvedimento in materia ma, in compenso, il Trattato di Amsterdam assicurava a tutti i cittadini dell'Unione Europea pari dignità a prescindere, tra l'altro, dal loro orientamento sessuale. Ma non è solo degli ambiti in cui cinque anni di legislatura del centro-sinistra ci hanno portato in Europa oppur e no di cui le vorrei parlare. Le vorrei parlare della mancata capacità della politica italiana di affrontare a viso aperto la situazione della più grande e della più trascurata minoranza del mondo. O meglio, vorrei parlare della mancata libertà di affrontare questi temi, libertà dalla paura che parlare di una qualche minoranza scontenti una qualche maggioranza, paura che non può esistere in una democrazia, tantomeno in una democrazia che deve governare una società plurale, multietnica e multireligiosa. Vorrei fare allora un appello a lei on. Veltroni, in questo momento non tanto perché mi interessa la sua parte politica ma perché mi interessa la maturità della democrazia italiana, a non avere paura. Se avrete paura a candidare un cittadino omosessuale per non dispiacere altri cittadini a motivo della loro religione (in questo caso i cattolici) non potrete mai governare questo mondo, che sarà anche globale, ma anche policentrico, diffuso, plurale, multietnico e multireligioso, e proprio per questo non in cerca di vecchi o nuovi particolarismi e integralismi ma di una vera sintesi democratica. Si può non candidare qualcuno a sedere nelle istituzioni della rappresentanza democratica della Repubblica italiana per paura della religione di qualcun'altro? 
Andrea Ambrogetti Consiglio di coordinamento, Gruppo di gay e lesbiche credenti di Roma "Nuova Proposta" Segreteria nazionale, Coordinamento gruppi di omosessuali cristiani in Italia and.amb@tin.it

Grillini: anche la sinistra non ha una cultura liberale di Riccardo Bruno dal Corr.della Sera del 24.03.01

MILANO - «Durante il World Pride Veltroni aveva promesso candidature garantite per i gay. Si sa che in politica le promesse valgono quel che valgano, ma qui non si tratta di un impegno preso con una persona, ma con una comunità di tre milioni di omosessuali e lesbiche». Franco Grillini, 45 anni, leader storico del movimento omosessuale e presidente onorario dell’Arcigay, a quella promessa ancora ci crede, nonostante le altalene di queste settimane sul suo nome. «Sembra che ultimamente si sia riaperto uno spiraglio», aggiunge. Intanto, però, in via Nazionale, sede dei Ds, è dovuto arrivare a suo sostegno un appello firmato da più di centomila persone. «È stata una vera sollevazione popolare», si compiace Grillini. Ma se è per questo che la Quercia la candiderà, allora forse c’è qualcosa che non va. «Il problema è che su questi temi abbiamo una classe politica più arretrata del Paese». Anche quella di centrosinistra? «Sì, il vero problema, anche a sinistra, è la sottovalutazione dei cambiamenti di costume nella nostra società. Questo ha influito sul mio caso, più che la paura di uno scontro con le gerarchie ecclesiastiche. Figuriamoci, Sodano si fa un baffo di Grillini». Le discussioni sul suo nome, Palmesano di An che candida il gay Oliari. La rappresentanza degli omosessuali è uno dei temi di questa campagna elettorale. «Fortunatamente in positivo. La nostra preoccupazione era che la spinta di Bossi, i suoi tavolini contro i gay, peraltro fallimentari, potessero diventare un tema in negativo. E invece c’è una parte sempre più forte della società che si riconosce nella battaglia per i diritti civili. Anche la vittoria di Delanoë a Parigi è un segnale importante». Però ieri Fini ha detto che in Italia un candidato gay avrebbe qualche problema. «Fini dovrebbe riflettere che finora le campagne contro gli omosessuali non hanno prodotto voti. L’omofobia non paga, come non ha pagato per Bossi. Questo discorso che la gente non riesce a capire un candidato gay non solo è sbagliato, ma anzi è vero proprio il contrario. Come ha dimostrato il World Pride: il settanta per cento di chi è venuto non era gay. E spero che la vicenda parigina apra gli occhi anche alla sinistra». Che fa, condivide il giudizio di Oliari quando dice che se la destra è «omofoba e bigotta, la sinistra vive in mezzo all’immobilismo e all’ipocrisia»? «Io so che in trecento Comuni la sinistra ha fatto approvare i registri delle unioni civili. Però c’è una parte che da sempre difetta di cultura liberale. La sinistra italiana è molto più indietro di tutti i partiti confratelli europei, persino del Portogallo». E rischia di essere scavalcata da Rifondazione. «Bertinotti annunciando candidature di gay ha fatto un’operazione spettacolare. Ma su questo terreno noi auspichiamo la concorrenza e ben venga che ci sia pure un interesse della destra».

Il leader storico degli omosessuali: "E' uno sbaglio, la sinistra perderà. Dovrebbero darci più spazio, come in Francia"

di il Giornale 20-MAR-2001

Sono soltanto ragioni di bottega. Non c'entra la paura chela Chiesa si irrigidisca, non c'entra l'ideologia. Solo che i seggi sicuri sono pochi". Per Franco Grillini, leader storico del movimemo gay la sua candidatura con il Ds sembra ormai sfumare, malgrado le decine di migliaia di firme non soltanto di omosessuali ma anche di intellettuali e varie personalità, da Margherita Hack al ministro Cesare Salvi, da Gianni Vattimo a Giacomo Marramao, raccolte a suo sostegno. E nonostante la sua candidatura sia stata proposta dal responsabile di una deIle cosiddette "autonomie tematiche del partito", e cioè della struttura che si occupa dei gay nei Ds, Aurelio Mancuso.

Vuol dire che non ci sono collegi sicuri disponibili e lei non è disposto a rischiare?

Non io, ma quanti mi sostengono non sono disposti a perdere. Noi, e sottolineo noi, abbiamo proposto di stare in lista nel proporzionale. E' indubbio che una mia candidatura porterebbe un plusvalore non solo di contenuti ma anche di numeri.

Nel senso che sarebbe lei a dare man forte alla lista? Magari la spallata ad un collegio incerto?

Certo. C'è una larga parte di elettorato stufo di una destra piagnona e moralista, che si occupa troppo dei fatti privati, che probabilmente non va a votare. A Parigi Io spostamento clamoroso dei voti dei "bobos" (i borghesi bohemiennes) ha significato la vittoria del sindaco socialista. E così a sinistra una fascia laica, radicale e liberale farà lo stesso. La nostra proposta tirerebbe dentro le urne una parte di questi voti.

Rifondazione comunista ci sta investendo a piene mani...

Appunto. E non si tratta solo di voti di parte. Basta ricordare che al gay-pride almeno per il 70 per cento a sfilare non erano omosessuali. E' in gioco la politca della libertà. Il partito deve dare un segnale, altrimenti sempre meno gente andrà alle urne. Per capire l'importanza di una nostra candidatura basta guardare quello che è successo a Parigi.

Grillini come Delanoë, il nuovo sindaco socialista e omosessuale dl Parigi?

Perché no? Lo scarto tra la morale del cardinale Sodano e la realtà quotidiana è tale che i partiti non possono non rendersene conto. La vittoria di Delanoë è un fatto epocale.

Non è comunque un'eccezione. In America si conoscono parecchi politici gay, che non sono stati eletti soltanto perché omosessuali. Probabilmente sono prima di tutto dei bravi politici...

Se mi consente nessuno può dire che non sono un bravo politico: sono consigliere provinciale a Bologna, presidente della commissione diritti e libertà del ministero pari opportunità, consulente del ministro Katia Bellillo. E professionalmente sono uno psicologo-psicoterapeuta. Mi pare che non si possa parlare di me soltanto perché omosessuale.

Se la sua candidatura non ci sarà, romperebbe con i Ds?

Vedremo, non tocca a me prendere una decisione di questo tipo. Una cosa è certa, sarebbe un danno per il partito, un atto di miopia per quanti pendono tra voto e astensionismo e aspettano un segnale.

Scoppia la guerra tra le donne Ds e i gay

da Libero 20-MAR-2001

Aurelio Mancuso è sicuro di quello che dice: "Il principale ostacolo alla presenza dei gay nelle liste ds sono le donne! Proprio così. Le donne stanno pensando solo alle loro candidature e a occupare quanto più spazio possibile". Ma è solo una questione, per così dire, "tecnica" legata alla guerra dei collegi nell'Ulivo? "Mi auguro di sì. Ma temo che ci possano essere ostacoli ideologici anche da parte !oro. La mia è una deduzione, dovuta al fatto che in questi giorni dalle donne ds non è arrivato alcun segnale di solidarietà nei nostri confronti, nonostante un appello firmato da mezzo partito, Cesare Salvi in testa".

Aurelio Mancuso è un valdostano di trentotto anni che ricopre l'incarico di coordinatore degli omosessuali ds. È lui, che più di ogni altro, sta insistendo con Walter Veltroni e Pietro FoIena per candidare il leader storico dei gay italiani, Franco Grillini, con la Quercia. Ma i due leader ds tentennano e rinviano da settimane. Motivi? La scontata paura di perdere i voti moderati e cattolici e anche come rivela Mancuso, un'insolita guerra dei sessi nel partito: le donne contro i gay per qualche collegio in più. Tutto questo mentre a Parigi la sinistra registra una vittoria storica con un sindaco socialista e omosessuale, Silvio Berlusconi è secondo un sondaggio ii leader politico che piace di più ai gay italiani: e, dulcis in fundo, Rifondazione e Verdi di fronte all'imbarazzo e alle paure dei ds hanno cominciato a reclutare lesbiche, orno e blsex questione a tutto spiano per candidarli alle Politiche.

Continua Mancuso: "Gli elettori gay sono centinaia di migliaia, se si considerano anche quelli non dichiarati. Su Grillini, Veltroni darà una risposta entro giovedì. Mi auguro che sia positiva, anche perché sono quindici anni che aspettiamo un segnale del genere. Comprendo che le polemiche sul Gay Pride abbiano ancora il loro peso, ma gli omosessuali hanno diritto come gli altri alla loro visibilità politica. Con la logica del maggioritario a me può capitare la Pivetti, nel collegio e io la voto comunque. I cattolici dell'Ulivo devono fare lo stesso con un candidato come Franco Griilini". Altrimenti? Conclude Mancuso: «Dimostreremo ancora una volta di essere in ritardo. Come Paese rispetto alla Francia perché la vittoria di Bertrand Delanoe è una vittoria anche per noi. Ma in ritardo anche come partito: ai gay comincia a piacere Forza Italia, poi ci sono il rischio astensionismo e la preferenza per altre forze di sinistra come Verdi e Rifondazione».

Ds, il mistero della candidatura (gay) scomparsa 
di GIANNI ROSSI BARILLI dal Manifesto del 20.03.01

Ore decisive, in casa dei Ds, per le sorti della candidatura gay nelle liste per le prossime elezioni politiche. Diciamo "della", al singolare, perché proprio di questo si tratta: il maggior partito della sinistra italiana deve decidere se candidare o meno, con qualche credibile possibilità di farla arrivare in parlamento, una persona in rappresentanza del movimento omosessuale e delle sue richieste sempre inevase a livello istituzionale. La persona si chiama Franco Grillini, è presidente onorario di Arcigay, è un militante di quel partito ed è sostenuto ufficialmente dal Coordinamento omosessuali dei Ds, oltre che da un appello pubblico che ha raccolto numerosissimi e autorevoli consensi dentro e fuori la Quercia. Sempre a sostegno di questa travagliata candidatura ci sono poi pubbliche dichiarazioni rese nei mesi scorsi da Walter Veltroni e Pietro Folena, che nei Ds dovrebbero pur contare qualcosa. E allora - sarebbe lecito chiedersi - dov'è il problema? Data per scontata la resistenza cattolica all'interno della coalizione di centrosinistra, non è da scartare anche un banale problema di posti. Le richieste da soddisfare nel comporre il mosaico delle liste elettorali sono molto superiori ai seggi effettivamente disponibili in base alle previsioni. Quindi qualcuno dovrà pur essere sacrificato. Il gay, soprattutto come soggetto politico, è debole per tradizione e quindi darwinianamente destinato a soccombere. Il guaio è, tuttavia, che intorno a questa vicenda è nato un certo clamore (sui giornali, nel partito e nel movimento omosessuale) che trasforma quello che altrimenti potrebbe essere liquidato come un problema personale in una scelta politica di fondo di non trascurabile importanza. In gioco, a questo punto, c'è la credibilità dei Ds come forza politica che sostiene lealmente la battaglia laica per i diritti di gay e lesbiche come fanno, con maggior impegno e migliori risultati, tutti gli altri partiti socialdemocratici d'Europa. E il fatto che in questa fase la questione si riduca a un solo nome e a una sola candidatura rappresenta un'aggravante. Si può certo sostenere che non è necessario mandare un rappresentante dell'Arcigay a Montecitorio per battersi a favore dei diritti degli omosessuali. Ma la storia delle ultime legislature, durante le quali tutti i progetti di legge su questa materia sono stati lasciati tranquillamente giacere senza neppure essere discussi, inducono le organizzazioni gay a diffidare (a cominciare da quella interna ai Ds). La presenza di qualcuno che sia personalmente impegnato a stimolare l'attività legislativa su questo fronte appare quindi fondamentale. Eppure i vertici della Quercia fanno ancora orecchi da mercante. C'è a questo punto solo da domandarsi che razza di paese europeo sia l'Italia, non solo con la destra, ma anche con la sinistra che si ritrova. Anche se confina con la Francia, dove domenica scorsa un gay dichiarato è stato eletto sindaco di Parigi, e si ritiene (a torto) più avanzata del Portogallo che pochi giorni fa, con il sostegno compatto delle sinistre di governo e di opposizione, ha approvato una legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Una riflessione approfondita dei fatti, mentre si attende la risposta sulla candidatura di Franco Grillini

di Aurelio Mancuso 19-MAR-2001

Sulla questione ormai pubblica dell’elezione di Franco Grillino nelle liste DS nel prossimo Parlamento si gioca qualcosa di più di una vicenda personale, e qualcosa di più del rapporto fra un partito e l’elettorato gay. Si gioca l’identità dei DS in materia di politica dei diritti e di laicità delle istituzioni.

La maggior parte dell’elettorato consapevolmente omosessuale e la maggior parte del movimento gay organizzato ha “naturalmente” militato, negli ultimi trent’anni nella sinistra: in quella radicale prima (il Pr era e si considerava negli anni settanta parte integrante della sinistra), anche in quella estrema subito dopo, soprattutto nella sinistra tradizionale a partire dagli anni ottanta. “Naturalmente”, si diceva, perché, in Italia come nel resto dell’Occidente, e nonostante i pessimi precedenti in materia di tutta la tradizione comunista ortodossa, la destra era tradizionalista (“Dio, patria e famiglia”) e la sinistra era progressista in materia di costumi e di diritti.

Così è ancor, oggi in tutto il resto dell’Occidente. Vogliamo fare l’elenco? Sostengono tendenzialmente le rivendicazioni del movimento gay, in maggiore o minore misura, promuovendo una legislazione antidiscriminatoria e il riconoscimento (pieno o almeno parziale) delle unioni fra omosessuali, di fronte a schieramenti di destra (anche moderata) decisamente meno o per nulla propensi a farlo: il Partito laburista britannico, il Partito laburista irlandese, tutti i partiti socialdemocratici scandinavi, il Partito socialdemocratico olandese, il Partito socialista spagnolo (meno ricattabile dai vescovi italiani?), il Partito socialista portoghese, il Partito socialdemocratico tedesco e, inoltre, il Partito democratico americano, il Partito liberale canadese, i partiti laburisti australiano e neozelandese. Eccetera. Merita in questo contesto, una menzione speciale il Partito socialista francese che, dopo aver mantenuto la promessa fatta agli elettori gay, facendo approvare il Pacs, ha eletto a sindaco di Parigi Delanoe, primo cittadino socialista dopo quasi un secolo, e gay dichiarato. Le entusiastiche reazioni pubbliche di molti dirigenti dei Democratici di Sinistra, dovrebbero quindi farci sperare che la partita che stiamo giocando in Italia sia vinta….

Ma dopo sei anni di governo del centrosinistra, in Italia non una sola iniziativa legislativa in materia di diritti dei cittadini omosessuali è stata approvata. Certo il razzismo talvolta isterico che si manifesta protervamente contro gli omosessuali nella destra italiana, soprattutto da un anno a questa parte, è motivo di vivo allarme, non solo per gli omosessuali, ma per la stessa democrazia italiana e per il buon nome del paese. Ma questo razzismo ha avuto campo sostanzialmente libero, anche perché gli si è risposto spesso con reticenza, basso profilo e insufficiente indignazione. Se si escludono alcune prese di posizioni di Veltroni in difesa del World Pride la sinistra riformista e moderata non ha colto con necessaria sensibilità le minacce per la libertà che prevedevano questi attacchi. Non è un caso che l’Unione delle Comunità Ebraiche, ha avuto antenne ben più ricettive nel cogliere ciò che stava accadendo.

Non avere soggiaciuto all’inaudita pretesa vaticana di sospendere per un anno intero nella capitale del paese l’esercizio di un diritto costituzionale fondamentale come la libertà di riunione non può essere un vanto, è stato solo un elementare dovere civico e giuridico.

A differenza di quel che la stampa ha detto, sull’ormai vitatissimo sondaggio di gay.it, emerge che la larga maggioranza dei gay italiani continuerà a votare a sinistra (o per i radicali), comunque vadano le cose; sinistra tradizionale, verdi, sinistra d’opposizione e radicali assieme superano, secondo quel sondaggio di larghissima misura le intenzioni di voto del resto della popolazione.

Per tornare alla discussione in atto in queste ore all’interno dei DS, questo partito deve sapere che la posta in gioco è alta e non riguarda solo il rapporto con il movimento gay, ma con l’Italia laica e con tutti i cittadini per le quali i diritti civili non sono un accessorio opzionale, ma un elemento intrinseco dell’identità di una sinistra moderna e liberale.

Colpisce in questo senso il silenzio delle aree politiche e culturali interne ai DS, che in questi anni si sono spese di più su questo terreno: dalle donne, alla sinistra interna, dall’area laica e socialista a quella repubblicana. Ognuno pensa per se e, affida a una indistinta decisione collegiale, una vicenda che avrebbe invece meritato una battaglia politica forte e autorevole.

Se si scorrono le firme in calce all’appello di sostegno alla candidatura di Grillini, si comprende come il corpo del partito sia maturo a recepire la contraddizione omosessuale al suo interno, mentre il gruppo nazionale, almeno quello che decide, sia paralizzato dai veti incrociati, dagli equilibri interni di area e di territorio.

Tutto ciò è comprensibile, e fa parte della struttura stessa di un grande partito nazionale che deve tenere conto della pluralità dei soggetti e interessi a cui si deve rivolgere.

L’elezione di un parlamentare espressione sostanziale del movimento gay rientra però a pieno titolo nella necessità di rappresentare un elemento intrinseco dell’identità di una sinistra moderna e liberale.

I DS non si precluderebbero di certo il rapporto con il mondo cattolico: quanti candidati cattolici, e spesso clericali, che l’elettorato laico dovrà comunque sorbirsi in nome della paura dei barbari che avanzano nell’altro schieramento? Turarsi il naso è spesso opportuno e anche necessario in una democrazia, ma è proponibile solo se non è un esercizio sempre e strettamente unilaterale.

Con i gay e più in generale con i laici, invece, pare che si possa prendere in considerazione anche qualcosa che sembrava estraneo a tutti i codici della politica italiana: il rifiuto totale di qualunque rapporto politico serio con una componente della società italiana. Dopo l’inerzia legislativa degli ultimi anni e dopo tante candidature di bandiera mai andate a buon fine, credo che non potrebbe essere, questa volta, ancora una volta, una scelta priva di conseguenze irreparabili.

Polemica nei Ds sui gay in lista Grillini: "Manca il coraggio"

Bertinotti intanto promette cinque candidature al movimento omosessuale. Rinuncia invece Imma Battaglia il caso

DANIELE MASTROGIACOMO da Repubblica del 19.03.01

ROMA - C'è tensione e un forte imbarazzo in casa Ds per la candidatura di Franco Grillini, leader storico del movimento omosessuale italiano, fondatore del Cassero di Bologna, presidente onorario dell'Arcigay, più volte consigliere nell'amministrazione provinciale del capoluogo emiliano, consulente del ministro per le Pari opportunità Katia Bellillo. «Da due mesi», denuncia Grillini, «continuano a rinviare la decisione. Si rimpallano le responsabilità tra periferia e centro e ci assicurano che è solo questione di tempo. Ma in realtà, temo che anche questa volta da parte dei Democratici di sinistra mancherà il coraggio di una scelta precisa e di campo». Attivissimo come sempre, impegnato in una maratona di incontri, riunioni, dibattiti, Grillini alterna fasi di ottimismo a momenti di vera delusione. «La settimana scorsa ammette con un pizzico di sarcasmo ero veramente sfiduciato. Mi veniva voglia di mandare tutto all'aria. E ho pensato davvero di farla finita con questo partito, ancora così prigioniero di ricatti e veti incrociati. Ci ho riflettuto a lungo e poi mi sono detto che stavolta la battaglia è decisiva. Non è più questione di principio, è una scelta di campo». Aurelio Mancuso, responsabile gay dei Ds, ha appoggiato la candidatura del fondatore del Cassero di Bologna, conducendo un duro scontro fin dentro la segreteria del partito e chiedendo a Folena e Veltroni una presa di posizione chiara. Con il passare dei giorni e delle settimane, il nodo non si è sciolto e anzi sono tornate a riproporsi nuove difficoltà. Il movimento gay, ma anche la base variegata e trasversale che dà forza e consenso al mondo omosessuale, con artisti, attori, scrittori, intellettuali, stilisti, docenti, giornalisti, uomini di spettacolo e di televisione, si sono mobilitati. Scambi di telefonate, riunioni, nuovi dibattiti. Moltissimi hanno risposto e in due settimane si sono raccolte quasi centomila firme attorno ad un manifestoappello per la richiesta della candidatura di Grillini tra le fila dei Ds. L'elenco è arrivato sui tavoli della direzione del partito. E ha destato impressione. Anche perché in calce al documento c'è mezzo partito, uno stuolo di attori e intellettuali, da Vattimo alla Hack, a Marramao a Gregoretti e un bel po' di ministri in carica. Cesare Salvi in testa. Il caso è stato nuovamente affrontato. E rinviato. La tensione è salita alle stelle. Da buon militante, Franco Grillini ha atteso paziente ma ha insistito per una decisione. Poi, la mossa di Rifondazione comunista ha spiazzato tutti: Bertinotti ha colto al volo l'occasione e di fronte agli indugi e agli imbarazzi diessini ha lanciato il classico sasso nello stagno. Prima ancora di informare gli interessati ha fatto girare la voce che il suo partito avrebbe candidato un certo numero di esponenti di punta del mondo omosessuale, bisex e lesbo. Ha fatto il nome di Imma Battaglia, leader del circolo «Mario Mieli», protagonista del World gay pride dell'estate scorsa. La quale, alle prese con un duro scontro interno al movimento romano, è stata costretta a smentire. Nel giro di una settimana, Bertinotti ha annunciato altre cinque new entry: Titti De Simone, presidente dell'Arci lesbica, Nichi Vendola, già vicepresidente della Commissione antimafia, Ezio Menzione, avvocato e difensore di Ovidio Bompressi, Roberto Aere, presidente del circolo Pink di Verona e Vittorio Agnoletto, presidente della Lila, la Lega italiana per la lotta all'Aids. Un brutto colpo per i Ds che hanno visto spostare verso gli ex compagni una fetta di consenso che potrebbe pagare molto in termini di successo elettorale. Non solo: anche i Verdi giocano la carta omosessuale e candidano Gianpaolo Silvestri, cofondatore dell'Arcigay. «A questo punto», aggiunge Aurelio Mancuso, «il partito deve fare una scelta e far capire se anche sui temi sociali più scottanti è disposto a dare battaglia. La Francia insegna: i voti strappati alla destra sono andati verso le formazioni più aperte ai cambiamenti veri». La riposta ci dovrebbe essere questo inizio di settimana, quando la segreteria dei Ds tornerà a riunirsi e consegnerà la sua lista al vertice con gli stati maggiori dell'Ulivo.

 

L'appello di Vattimo (DS), "Niente paura della Chiesa". Il filosofo ed europarlamentare DS sospetta che i vertici del partito temano lo scontro con il Vaticano
 GINO LI VELI da la Repubblica 19-MAR-2001

TORINO - «Anche nelle liste dell'Ulivo ci devono essere esponenti del movimento omosessuale. Questa rappresentanza non può essere lasciata soltanto alla sinistra estrema». Gianni Vattimo, filosofo, europarlamentare diessino, gay dichiarato, lancia un appello al suo partito e alle altre forze del centrosinistra, impegnati in questi giorni nella scelta dei candidati per le elezioni del 13 maggio.

Professore, qual è la sua preoccupazione?

«Non sono a conoscenza degli ultimi sviluppi. Ma so che la candidatura a Bologna tra i Ds di Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, non è più sicura come appariva qualche tempo fa. Anzi appare molto in dubbio. Nel frattempo Rifondazione mette in lista, tra gli altri, Titti De Simone di Arcilesbica. È un errore lasciare all'estrema sinistra l'unica rappresentanza politica su questi temi».

Perché?

«So benissimo che certe battaglie di libertà possono essere portate avanti dall'intera coalizione. Ma la rappresentanza personale offre maggiori garanzie. I singoli candidati rappresentano anche delle idee. Ma ho il sospetto che in questo momento si pensi soprattutto a non scontrarsi con l'autorità cattolica».

A cosa si riferisce?

«Papa Giovanni Paolo II si è riconciliato con tutti, in questi anni: con i luterani, con gli ebrei. Gli unici ad essere scomunicati, a non esistere per la Chiesa cattolica continuano ad essere i gay. Di loro non bisogna parlare. Mi sembra una posizione grave. Per questo mi sembrerebbe un segnale importante inserire nelle liste, che si stanno preparando in queste settimane, rappresentanti della comunità omosessuale. Così le battaglie per i diritti civili, potranno essere affrontate con maggiore forza».

Ma secondo lei il centrosinistra tende ad escludere i candidati omosessuali?

«Non ho elementi per giudicare. Se questo avvenisse sarebbe un serio passo falso politico. E nella situazione attuale non si può concedere al centrodestra, alle sue scelte omofobiche, altri vantaggi. Bisogna marcare una netta diversità. L'occasione della scelta dei candidati è un'opportunità da sfruttare al meglio. Credo che tutti responsabili del centrosinistra e dei Ds ne siano consapevoli».

Orgoglio e opportunismo. Walter Veltroni lo promise alla vigilia del World Pride, a maggio: nelle liste elettorali, candidati gay. Ora nicchia: agli alleati Ppi sembra "inopportuno"

da Il Manifesto 06-MAR-2001

Eil candidato gay dove lo piazziamo? L'inquietante interrogativo imbarazza in questi giorni i dirigenti dei Ds, alle prese con la formazione delle liste per le prossime elezioni politiche e indecisi su quali suscettibilità sia meno doloroso urtare in questo frangente. Sul piano elettorale, converrà di più rompere con la comunità glbt (che sta per gay, lesbica, trans e bisessuale) e fare una figuraccia di fronte all'opinione pubblica libertaria, oppure far imbufalire ulteriormente il Vaticano mettendo in difficoltà Veltroni a Roma e fornendo a Casini e Buttiglione nuovi argomenti sulla perversità del comunismo?

Nella difficoltà della scelta, un glaciale silenzio è sceso sul tema delle candidature gay, mentre i gruppi omosessuali federati al partito sono sul piede di guerra e minacciano di trarre conseguenze molto bellicose se un seggio "sicuro" non sarà destinato al loro candidato di bandiera Franco Grillini, ovvero il militante gay in servizio effettivo più famoso d'Italia.

Sui titoli del candidato non ci dovrebbe essere nulla da eccepire: è presidente onorario di Arcigay, presidente della commissione diritti e libertà istituita dal ministero delle pari opportunità e consigliere provinciale dei Democratici di sinistra da tre legislature a Bologna. In più è un ottimo comunicatore: dirige una seguitissima agenzia di notizie omosessuali on line, collabora con diverse testate giornalistiche ed è una faccia notissima anche al pubblico televisivo. Ultimamente è riuscito a comparire persino sui sacri schermi di Sanremo in nome del diritto a controbilanciare l'omofobia simbolica del superospite Eminem.

Non bastasse questo curriculum, al quale potremmo anche aggiungere la partecipazione a un considerevole numero di campagne elettorali come candidato con un buonissimo piazzamento tra i non eletti, c'è l'impegno preso dai massimi vertici del partito a favore di una rappresentanza istituzionale per il movimento omosessuale. Il primo a sbilanciarsi è stato il segretario Walter Veltroni, che il 7 luglio dello scorso anno, alla vigilia del World Pride 2000 di Roma, assicurò che i tempi erano maturi per mandare un esponente del movimento omosessuale in parlamento. E con la coscienza tranquilla, il giorno dopo, prese per una mezz'oretta la testa del corteo del World Pride, rubando la scena alle drag queens e facendo un dispetto al papa.

Più di recente è toccato al numero due del partito Pietro Folena, che in un'intervista rilasciataal sito internet gay.it, ha ribadito che il deputato gay s'ha da fare: "E' veramente giunta l'ora - ha detto Folena - che anche su questo terreno in modo più aperto come in tutte le nazioni più moderne si possa costruire una legislazione, una politica, un punto di vista istituzionale, un'attenzione".

Lo spirito gay friendly manifestato dai vertici dei Ds, da Veltroni a Folena al responsabile dell'organizzazione Passuello, ha peraltro prodotto frutti visibili anche all'interno del partito perché nel corso dell'ultimo anno il coordinamento omosessuali dei Ds (Cods), presente in diverse regioni italiane, ha rafforzato la propria attività con l'idea che effettivamente i tempi fossero maturi. Al momento di pensare alle liste elettorali per le prossime elezioni politiche, i Cods hanno indicato il nome di Grillini e si sono sentiti rispondere, informalmente, che c'erano delle difficoltà.

In effetti Franco Grillini qualche problema di collocabilità in un seggio, per di più sicuro, lo comporta. Innanzitutto, in quanto esponente della comunità gay non può essere candidato in un collegio uninominale perché non è considerato rappresentativo dai cattolici della coalizione floreale che sostiene Francesco Rutelli (non è inaudito, dopo tutti gli ex democristiani ed ex craxiani che il popolo di sinistra è andato a votare senza un lamento?). Inoltre, il luogo naturale per la candidatura del presidente onorario di Arcigay, a questo punto solo nella quota assegnata con il sistema proporzionale, è l'Emilia Romagna dove ha sempre vissuto e militato, cioè più o meno (dopo Guazzaloca meno) la madre di tutti i seggi sicuri di cui dispongono i Ds per mettere al riparo da sorprese i loro esponenti di peso.

Per esercitare un'ulteriore pressione, gli omosessuali dei Ds hanno promosso un appello pubblico pro Grillini che circola da qualche giorno e ha già ottenuto risultati cospicui. Lo vogliono a Montecitorio, oltre ad alcune centinaia di sostenitori che si sono espressi via e-mail, 120 esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, sessanta rappresentanti di gruppi e associazioni omosessuali e non, ottanta dirigenti locali dei Ds, quattro senatori, tre deputati e un discreto numero di sindaci. In suo favore ha votato all'unanimità perfino un'assemblea di iscritti alla famosa sezione Bolognina di Bologna, quella che ospitò la svolta di Occhetto. Le firme raccolte finora sono state inviate alla sede nazionale del partito e non hanno ricevuto alcuna risposta. Se ne conclude che qualche disagio obiettivamente c'è.

A questo punto però il confronto è diventato pubblico e qualunque risposta avrà il senso di un programma politico: in un caso dirà che i Ds sono per una società più aperta, nell'altro che anche loro si genuflettono al perbenismo ipocrita del marketing elettorale. Agli elettori, poi, la sentenza.

GIANNI ROSSI BARILLI

"E noi ci dimettiamo" Parla il responsabile dei coordinamenti gay dei Ds

"Se la candidatura di Grillini non passa, abbiamo chiuso con questo partito". Aurelio Mancuso, iscritto a "questo partito" dal 1978 e oggi portavoce nazionale del coordinamento omosessuali Ds (Cods), ha almeno chiaro il da farsi in caso che da Roma arrivi una risposta negativa alla richiesta di assegnare un posto "garantito" nelle liste elettorali a un rappresentante della comunità gay.

Cosa succede?

Succede che dopo averci tanto incoraggiato nel passato recente, adesso ci abbandonano. Abbiamo mandato una lettera ufficiale alla segreteria dei Ds, e poi un appello con centinaia di firme, per comunicare che Grillini era il nostro candidato per le prossime elezioni. Ci sembrava un fatto del tutto naturale, visto che in più occasioni se n'era parlato e nessuno ci aveva mai bloccato, anzi. Invece non abbiamo ricevuto nessuna risposta. L'ultimo dirigente dei Ds con cui ho avuto contatti mi ha detto che lui personalmente era molto favorevole alla nostra richiesta, ma che c'erano dei grossi problemi. Noi però a questo punto vogliamo una risposta chiara, e se sarà un no ne trarremo le dovute conseguenze.

Quali per esempio?

Anzitutto conseguenze politiche sul fatto che i Ds non sono più un partito in grado di dialogare con la comunità omosessuale e che perciò la nostra presenza al loro interno non ha più senso. Io e tutti i portavoce regionali del Cods abbiamo intenzione di dimetterci, e non lo faremo in silenzio. Sarebbe un peccato perché nell'ultimo anno avevamo fatto un buon lavoro, ma del resto, con quale faccia e con quali argomenti andremmo a fare la campagna elettorale se il partito scegliesse una linea di "prudenza" escludendo Grillini per non spaventare la chiesa e gli elettori moderati? In questo caso, ovviamente, oltre che con noi romperebbe con tutto il movimento omosessuale italiano, in particolare con l'Arcigay, che si ritrova gran parte dei dirigenti locali e nazionali iscritti ai Ds.

Tutto questo potrebbe costare anche qualche voto?

Penso proprio di sì. Credo che anche in Italia gli omosessuali comincino a prendere coscienza di poter rappresentare una forza anche elettorale. Inoltre, il voto dell'area libertaria in generale non sarebbe certo attratto dall'esclusione del candidato gay dalle liste. Le altre forze di sinistra potranno avvantaggiarsene, visto che su questo tema stanno facendo scelte più oculate. C'è in questo momento nei Ds un problema di rappresentanza delle battaglie libertarie e questo val a maggior ragione per l'intera coalizione di centrosinistra. A forza di subire i ricatti morali e le pressioni del Vaticano e di competere con la destra nella retorica dei valori, il centrosinistra ha perso ogni credibilità su questo terreno. La strategia elettorale del candidato premier dell'Ulivo sta per di più peggiorando le cose. Sintomatico che in un sondaggio sulla popolarità degli uomini politici realizzato dal sito internet gay.it Francesco Rutelli abbia ricevuto meno preferenze di Silvio Belusconi. Tira davvero una brutta aria se neppure per l'elettore omosessuale medio la paura che vinca la destra è più sufficiente a giustificare l'adesione al centrosinistra.

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