IL DIBATTITO SU GAY.IT E IL BANNER DI BERLUSCONI

Luca Valeriani sulle decisioni prese dal Direttivo CIG  

Caro presidente,

in riferimento alla e-mail che in calce riporto, apparsa alcuni giorno orsono sulla mailing list "queer-it" Ti scrivo per esprimere a te ed al consiglio la mia contrarietà ed il mio disappunto di iscritto al "CIG" nei confronti di questa decisione che ritengo affrettata, prematura, perfettibile.

a) Affrettata in quanto assunta nell'immediato ridosso delle elezioni politiche ed amministrative locali, mentre si sarebbe potuto discutere di questo argomento, così delicato, in maniera più ragionata, calma e con un coinvolgimento degli iscritti al circolo nel loro complesso;
 b) Prematura in quanto il portale per così dire, passami la battuta, "incriminato" è di proprietà come saprai certamente meglio di me, di un consigliere nazionale dell'Arcigay (Alessio de Giorgi), che in quanto tale non mi pare possa passare per un fazioso propinatore di banner nemici. Ciò se non altro in quanto io credo sinceramente, che in politica non esistano più I nemici, ma tutt'al più possano esistere gli avversari. Aspri, acerrimi, ma sempre avversari. Mi sorge il dubbio che in tale ottica che il significato eminentemente "politico" che Alessio voleva dare a quel banner non fosse di accaparrarsi commercialmente la pubblicità della Casa delle Libertà (non credo che se la passi così male) ma che, per esempio, volesse significare un avvicinamento della Casa delle Libertà stessa al mondo omosessuale, ed un interesse della coalizione moderata in tal senso; 
c) Perfettibile in quanto ritengo che la proposta avanzata sia di difficile attuazione, e di oneri economici non indifferenti, se non altro per la cronica carenza di fondi in cui l'Arcigay Nazionale versa, lasciato solo dallo stato come è nella sua opera statutaria. Uno spazio host costa, e costa ancor di più mantenerlo. Questo servizio era reso da gay.it gratuitamente, e forse si poteva in maniera più pragmatica e proficua pensarci su prima di rifiutarlo per un banner pubblicitario.

Alla luce di quanto esposto, nell'ottica della crescita del circolo e della associazione e soprattutto nell'ossequio della libertà espressiva di ognuno, spero che vorrai prendere buona nota di questo sia pur limitato apporto al dibattito, consapevole che comunque, in ogni caso, le decisioni da prendere sono già state prese in tutta urgenza dal consiglio medesimo, e quindi soggette a considerazioni soggettive solo a posteriori, ed a secondario corollario.

Cordialmente.

Sulle dimissioni di Alessio da queer-it 19.5.01

E' con un senso di malcelato disgusto che apprendo delle dimissioni di Alessio De Giorgi dalla segreteria Nazionale dell'Arcigay; tale sentimento origina dal prendere atto di come, come sempre, chi "fa" ... chi "si sbatte" lo prende in quel posto, mentre chi nell'ombra si abbraccica ad un ramo aspettando il momento giusto di poter speculare, alla fine, vince sempre.

Fa male Alessio a lasciare, che per la cronaca è su posizioni antitetiche alle mie su tutto (organizzazione della società, visione del mondo del lavoro, tutto) ... perchè così facendo getta la spugna. E la da vinta ai peones.

Vorrei, per chiarezza, estraniare da questo discorso volutamente generale Sergio Lo Giudice, riconoscendogli pubblicamente doti di buona fede e di limpidezza politica da rimarcare: siccome credo che Sergio, per quel poco che posso conoscerlo leggendo i suoi scritti ed osservando la sua vita pubblica, sia una persona assai intelligente, mi appello a lui perchè RESPINGA le dimissioni di Alessio aprendo in seno all'associazione un dibattito onde comprendere i motivi per cui, anche all'interno dell'associazione, sono potuti accadere episodi non edificanti.

Saranno contente tutte le fattucchiere e le falene che hanno "linciato" (il termine è appropriato) il buon De Giorgi, sempre quello che è iscritto alla FGCI mentre io lo sono ad AN, non so se è chiara la differenza. Ma almeno lui ha un valore entro il suo cuore: il valore del dialogo, il valore della politica, quella che o la si ha nel sangue o non la si ha. Il resto, è tutto un dimenarsi di chiappette in favore di telecamera, ed un ringalluzzirsi per l'uso altrui di idee non proprie.

Mi sorge un dubbio infine, anzi due: chi ci guadagna dalle dimissioni di Alessio? In politica era aduso questo meccanismo, noi lo chiamavamo il meccanismo del "fuori uno": fuori uno, tutti quelli che stanno sotto fanno uno scatto in avanti. Anche a colpi di coltellate. Secondo dubbio: ma non è che esiste, in seno al movimento, una frangia di squallidi individui che ha inviso chi "fa" e chi "si da da fare" perchè se certi obbiettivi si raggiungessero, verrebbe meno il senso movimentista della loro inutile, vuota e peraltro sterile esistenza?

Con queste riflessioni, saluto disgustato.

Risposta a Paolo Ferigo

Quote From Paolo Ferigo:

"Non sono assolutamente daccordo invece quando difendi Forza Italia. Innanzitutto voglio sottolineare che il banner publicizzava la Casa delle Liberta e Berlusconi come Leader di questa coalizione. E' noto a tutti che oltre a F.I. e a lei alleati all'interno della formazione sono presenti Alleanza Nazionale, Lega e CCD CDU, partiti dei quali certo non si puo' dire ci siano amici. Sul fatto che poi Forza Italia non sia nostra nemica vorrei portare l'esempio del nostro beneamato sindaco, di Forza Italia che ha definito l'omosessualita' "legittima ma opinabile" che poi vuol dire legale ma discutibile. Quanto ci vorra' perche' divenga illegale? E noi speriamo di ottenere i diritti che chiediamo a gran voce da questi personaggi?"

Con questo mio intervento non voglio difendere Forza Italia ne Alleanza Nazionale (partito nel quale milito in maniera ormai virtuale) ma esclusivamente ribadire un concetto che mi sta particolarmente a cuore.  5 anni di Giunta Albertini non sono stati sufficienti a materializzare le paure e le angosce del presidente Ferigo, visto che nella prima  legislatura di Centro Destra di Milano, non mi risulta che la vita della comunità GLBT (della quale faccio parte) sia peggiorata, anzi direi il contrario.

Le strade che anche i gay percorrono a meno che non volino su una = nuvola come certa sinistra gay cittadina sono più pulite e meglio manutenute rispetto a quando c'era Formentini; il centro cittadino è stato riqualificato. L'area ex OM (ma non è la sola) è stata recuperata e  resa produttiva. La fiera (a cui anche i gay vanno almeno allo SMAU) è stata terminata e tanto ancora. Non è un caso, del resto, se qui Albertini  prende il 58 percento e quasi doppia il candidato Antoniazzi, che sarà anche  una bravissima persona, ma che se a Milano ha perso in maniera evidente nonostante gli sforzi di tutta la sinistra (anche gay, visto che sia tu che il tuo vice eravate candidati nell'Ulivo a queste elezioni) un motivo  ci sarà.

Giova ricordare, peraltro, che Albertini non ha la tesera di Forza Italia e che non è quindi il sindaco di Forza Italia: è l'ex presidente nazionale di Federmeccanica, è un tecnico (autorevole e di spessore) prestato alla politica che ci tiene parecchio alla sua indipendenza. E' sempre quello  che tanto ha fatto, e tanto ha litigato con il presidente del consiglio  comunale Massimo De Carolis (di Forza Italia), da metterlo in condizione di  dover lasciare la carica. E' quello che in corsa ha sostituito 2 assessori  che non riteneva in linea con il proprio programma.

Capisco l'amarezza di chi perde una tornata elettorale, come capisco  bene che si possa non essere d'accordo sulla linea politica del candidato avversario: se ciò fosse, verrebbe meno il principio sacro  dell'antagonismo politico. Da qui però a dipingere seppur velatamente a tinte fosche  uno scenario da pseudo deportazione nazista, visto che ha vinto la CdL,  credo che ce ne corra un poco. Certo, e su questo sono d'accordissimo,  l'Europride sarà un banco di prova su cui testare la democraticità e la  tolleranza della giunta Albertini e soprattutto per tastare il polso riguardo alla  tolleranza di una città aperta, e meravigliosa come Milano. Su questo io che la penso in maniera diversa da te aspetto (come te, credo) al varco la giunta e  le autorità prefettizie, ma mi chiedo: in considerazione dello Sfregio  che il Sig. Prefetto ha reso alla comunità GLBT sul percorso della sfilata,  PERCHE' si è accettato SUPINAMENTE di non terminare la manifestazione in  piazza del Duomo? Perchè Arcobaleno di cui tu fai parte non ha posto  fragorosamente, in maniera evidente e visibile, con l'appoggio di tutte le forze politiche  che hanno aderito all'Europride (Partito Umanista, Rifondazione, i Verdi, i  CODS ed i DS) la questione con una manifestazione pubblica, solenne,  evidente che mettesse in rilievo la discriminazione palese di chi diceva che il  Duomo non doveva essere punto di aggregazione politica, per poi concederlo ad AN  per la festa dell'orgoglio nazionale?

Di più, visto il percorso: Corso Venezia - Piazza San Babila - Corso Matteotti - Piazza Meda - Via Catena - Via Case Rotte - Piazza della = Scala - Via Verdi - Via dell'Orso - Via Cusani - Largo Cairoli - Via Beltrami - Piazza Castello; tu non credi che se l'affluenza sarà massiccia come  credo e spero, ci sarà qualche problema a far passare tutti da vialetti  piccoli e tortuosi come via Catena, via Case Rotte, via Dell'Orso? Io vedo una  fonte di potenziale intasamento in questo percorso, e sono francamente  perplesso per un ricorso così massiccio al passaggio presso viette e viuzze  piccole e di difficile transito, soprattutto per una manifestazione così imponente quale vuole essere il Pride!

Scusa, Presidente, ma io credo che la politica si faccia anche così. Ponendo il proprio nome, ed il proprio anche scomodo volto in pubblico quando  serve, e non accettando supinamente delle discrminazioni palesi in nome di non  si sa bene quale interesse superiore. Invece, un solo comunicato Stampa a  forma del portavoce Marco Volante, e nulla più. E la battaglia di principio contro la discriminazione, dove è andata a finire? Non è che, forse, la  questione è passata in second'ordine perchè eravate tutti alquanto presi dalle  elezioni Amministrative? E' un caso che avete ricominciato a parlare di Pride a elezioni passate? Non pensate che, forse, la questione meritava  attenzione lo stesso sia pur in considerazione dei Vostri rispettabilissimi  impegni?

Inoltre, e con questo concludo il mio tedio, mi pare che di Pride a  Milano si stia parlando molto poco, troppo poco. Sta calando l'attenzione dei  Media proprio nel momento topico: io provo la massima disistima politica per  Imma Battaglia e per il Mieli nel suo complesso, ma gli riconosco doti di intelligenza politica da par suo nell'aver saputo tenere sempre vivo l'interesse per il pride dell'anno passato, con gli indubbi risultati di immagine che abbiamo visto. Mi pare che sulla stampa il Pride stia  andando sempre meno, mi pare che la si dia come per scontata, come per  assodata. Rilanciare la provocazione di Piazza Duomo sarebbe una mosa importante  per rilanciare l'immagine del Pride ... almeno sarebbe un inizio. Dialogare  con tutte le forze politiche per un itinerario comune, per un percorso  comune, per delle rappresentanze nutrite, credo che servirebbe a "creare" una sfilata forte e con un ampio seguito. Non vorrei, il 23 giugno,  trovarmi di fronte ad una scena desolante di quattro gatti che sfilano, con due  bandiere e quattro nacchere che suonano.

Saluti a tutti.