IL DIBATTITO SU GAY.IT E IL BANNER DI BERLUSCONI
Lettera di Sergio Lo Giudice di Arcigay Nazionale

Caro Alessio, ripeterò per gli altri destinatari di questa mail alcuni concetti che ti ho gia' esposto privatamente.

1. La lettera che ti ho inviato e che poi ho reso pubblica (in ambito gay), non era propriamente una lettera privata, ma una lettera scritta su carta intestata ed indirizzata al direttore di Gay.it, nel giorno in cui spiegava le motivazioni della sua decisione ed inaugurava uno spazio di lettere al direttore. Una lettera che non voleva essere uno sfogo privato ma che nasceva dalla necessità di distinguere la posizione dell'Arcigay dalle scelte di Gay.it, legittime sul piano commerciale ma non rispettose della nostra presenza sul sito. La lettera non è stata pubblicata, io ho ricevuto decine di telefonate di protesta da parte di circoli e dirigenti della nostra associazione, coinvolta di fatto dalla comparsa del banner su ogni sua pagina, sono stato contattato dall'ANSA per spiegare la nostra posizione. Ho glissato con la stampa, ma non ho ritenuto di farlo con una base dell'associazione che chiedeva spiegazioni sul nostro ruolo nella vicenda. Vicenda rispetto alla quale non avevi neanche sentito il bisogno di informarmi, ne' prima ne' dopo. Invece decidi di inserirmi fra le persone che, in malafede (?), hanno deciso di spararti addosso per ragioni oscure, revocandomi non solo la tua collaborazione ma anche la tua stima. Ok.

2. L'accaduto ha messo in luce una questione che riguarda i rapporti fra Arcigay e Gay.it. Come tu stesso ricordi, Gay.it non è una azienda qualunque, ma una realtà che ha con il movimento, e in particolare con l'Arcigay, una forte vicinanza. La presenza di Arcigay,e della gran parte dei suoi circoli, su Gay.it non e' stata decisa selezionando diverse proposte o valutando le condizioni economiche, ma è stato praticamente un automatismo, dovuto al fatto che gay.it si proponeva come il sito del movimento, come una sua parte, uno strumento a disposizione di battaglie comuni. Mi piacerebbe che riconoscessi che la decisione di inserire sulla nostra pagine a pochi giorni dalle elezioni il banner della Casa delle Libertà è stato quantomeno frutto di una sottovalutazione delle legittime esigenze dell'associazione (come io ho riconosciuto l'indelicatezza di quell' "odore dei soldi" che ti ha fatto imbestialire e che, come ti ho spiegato in altra sede, non era accusa di mancanza di senso etico, di cui chi ti conosce non dubita, ma di inopportunità politica. D'altra parte, renditi conto che anche tu mi avevi fatto imbestialire). Tu stesso fai riferimento ad una scelta basata anche su una valutazione, tutta politica, delle responsabilità omofobe di questo o quel partito,così come politica, almeno in parte, è stata la motivazione che hai dato ai tuoi visitatori. E tu sai bene che la nostra linea relativamente alla campagna elettorale, le cui modalità di costruzione sono state democraticamente condivise, escludevano l'appoggio alla Casa delle Libertà, luogo di raccolta dei principali avversari del movimento gay e lesbico.

3. A seguito di questa vicenda, l'Arcigay diventa, nelle tue parole, un movimento intransigentemente antagonista, che non vuole dialogare se non con i partiti della sinistra, fortemente ideologizzato. Non ho bisogno certo di spiegare a te o a chi leggerà queste righe che non è così. Voglio solo ricordarti, a mo' di esempio, il nostro incontro con il Partito Radicale qualche settimana prima delle elezioni, a seguito del quale abiamo dato indicazioni di voto, fra gli altri, per il presidente del PR Luca Coscioni, impegnato nella campagna per la libertà di clonazione delle cellule staminali ai fini della ricerca terapeutica, contro i veti del Vaticano. Da qui ad appoggiare la Casa delle Libertà ( Berlusconi, Bossi, Fini, Casini e Buttiglione, per intenderci) il passo è lungo. Non sta lì in mezzo la linea fra i riformisti dialoganti e responsabili e i barricaderi intransigenti. O no?

4.Per quanto riguarda le tue dimissioni dalla segreteria, sarai tu stesso a valutare se ti riconosci ancora nella linea politica emersa dallo scorso Congresso e nelle modalità con cui l'attuale segreteria sta cercando di portarla avanti. In questo caso sono certo che potremo, sveleniti gli animi, proseguire insieme il lavoro comune. Ti chiedo, comunque, di non lasciare il Consiglio nazionale. Dentro Arcigay c'è posto per posizioni anche assai diverse fra loro, se non si perde di vista che l'obiettivo è comune.

Sergio Lo Giudice