Ho aspettato un po' di tempo per essere
più sereno e osservare l'accaduto con meno rancore:
un episodio di omofobia che mi ha coinvolto personalmente
il 05 luglio, alle ore 19:00, in occasione della presentazione
dell'Antologia "Versi diversi 4" (alla quale
ho partecipato come autore) edita dal Centro Culturale
Studi Storici di Eboli (Sa). Ho ascoltato i consigli di
amiche e amici, c'è chi mi ha consigliato di non
espormi troppo, ma non posso tacere su quanto è
successo. Sarebbe un controsenso per gli impegni che mi
stanno a cuore.
Arrivo in serata davanti alla Chiesa di Santa Maria
ad Intra, situata nella zona cosiddetta "vecchia"
di Eboli, in via Castello. Ad attendermi Mario Festa
e Cosimo Clemente, curatori del testo, Giuseppe Barra,
direttore del centro culturale e Geremia Paraggio, direttore
del mensile di cultura "Il Saggio" che organizza
la manifestazione.
Saluto i presenti e sono prontamente richiamato, in
modo scherzoso, da Barra che esclama, ridendo: "Pasquà
ma che pezzo hai inviato, 'su chillu prevt ca è
asciuto pazz?".
Avevo proposto, in maggio, di pubblicare sul mensile
un'intervista a don Franco Barbero, presbitero della
Comunità Cristiana di Base di Pinerolo (To).
Durante il colloquio, don Franco aveva parlato anche
di omosessualità, ed è ben nota la sua
posizione nei confronti di lesbiche e gay, per una teologia
di liberazione.
Ad un tratto sento Barra rivolgersi a Paraggio esclamando,
in pubblico, davanti ad un gruppetto di persone intervenute:
"È un prete che difende.. i pedofili.. no..
hmm.. come si chiamano, chill ca stann da chell'ata
sponda..". "I' ricchiun'!" - incalza
Paraggio, ridendo.
Fa seguito una barzelletta di pessimo gusto su "i
ricchiun'" quando, infine, Paraggio termina il
suo elegante intervento con ".. sì, ma semp'
ricchiun' sò".
A questo punto mi avvicino ai due e dico: "Scusate,
ma non vi permetto di parlare in questo modo! Sono gay
e, con queste frasi, mi state offendendo, come omosessuale
e come collaboratore!". Attimi di silenzio.
- Paraggio prontamente: "E perché l'ostenti?"
- Io: "Perché offendete! Vi sembra giusto
parlare in questi termini di omosessualità?"
e inizia il dibattito. Alcune persone si avvicinano,
altre restano poco distanti ma ben attente allo scambio
di battute.
- Paraggio: "Io non capisco che necessità
hanno gli uomini di vestirsi da femmina, col trucco..".
- E io: "Innanzitutto facciamo una distinzione
tra omosessualità, travestitismo e transessualismo,
non so lei cosa vuol dire. Parla senza conoscere queste
realtà".
- Paraggio: "Io dico che non ha senso andare
a sbandierare che uno è gay, una volta mi sono
trovato in una sfilata del genere…che schifezze!
Che senso ha?! Pensi che io vada con uno striscione
a dire:'Sono eterosessuale', che senso avrebbe?".
- Io: "Nessun senso, infatti. Alle persone eterosessuali
tutto è dato. Esse godono di qualsiasi diritto.
Noi gay no e dobbiamo guadagnarceli".
- Paraggio: "Ma vatti a sposare in Olanda!"
- Io: "E perché dovrei, scusi?".
- "I ricchioni.." sento borbottare..
- Io: "E la smetta di parlare così!".
- Paraggio: "No, io parlo e ti chiamo 'ricchione',
devi tenertelo se ti esponi così!"
- Io: "Ma se sono fatto così perché
lei non deve rispettarmi?"
- Paraggio: "Se tutti fossero come te il mondo
finirebbe. È contro natura!"
- Io: "Premetto che sono credente, le dico che
per me è contro natura andare con una ragazza!".
- "Ma trovati una bella ragazza, fammi il piacere!"
incalza Geremia.
- Io: "Senta direttore, lei non deve parlare
così. Dovrebbe imparare ad ascoltare gli altri,
senza questa arroganza. Lei è chiuso al dialogo,
è un muro contro muro, si rende conto? Per lei
un ragazzo che si scopre gay dovrebbe starsene zitto
e ridere alla sue battute".
"Certo! - continua Paraggio - e deve starsene
da solo!"
E io: "Ma come da solo? Sa quanti gay sono angosciati
dalla propria omosessualità e non si accettano?
C'è chi si toglie la vita per questo motivo!
E lei vorrebbe lasciarli nel proprio dolore soli?".
- Paraggio: "Sì, non c'è bisogno
di ostentare, i gay se ne possono stare per i fatti
loro, e che non diano fastidio! Guarda Pasolini e vedi
dove è arrivato. Non ti fa onore parlare da gay,
così".
Fin qui ricordo tutte le battute, chiaramente. Per
strada, al ritorno, dopo aver lasciato anzi tempo la
manifestazione, quelle frasi giravano incessantemente
nella mia mente. E ora mi ritrovo ad averle tutte scritte
in memoria, a distanza di settimane!
Inutile dirvi che per "Il Saggio", mensile
di cultura, ritengo opportuno terminare la mia collaborazione.
Allo stesso tempo non desidero far parte del Centro
Culturale Studi Storici di Eboli. Ho potuto constatare,
sulla mia pelle, la volgarità, l'arroganza e
l'ignoranza dei direttori che, di fronte ad un'esperienza
di vita diversa dalla propria, non sanno sostenere un
dialogo e, naturalmente, non pubblicano alcuni articoli
contribuendo all'oscurantismo dei media sulla tematica
omosessuale.
A mio avviso il direttore di una testata che ha l'ardire
di denominarsi "Il Saggio" avrebbe dovuto
saper ascoltare e parlare serenamente su questi temi.
Dolorosamente prendo atto di questa triste realtà
e prendo le dovute distanze da una persona irrispettosa
e da una linea editoriale che, dello spirito cristiano
di cui si fa portavoce in molti scritti, rivela al vertice
grandi ipocrisie.
"Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore",
non dalle parole grondanti di pregiudizi che ho ricevuto
dai miei ex-direttori. Si è cristiani nella vita
di tutti i giorni, non dagli articoli che si pubblicano
su un giornale, una volta al mese.
E pensare che per diversi numeri de "Il Saggio"
ho curato una rubrica di galateo e bon ton (cfr. "Alla
ricerca di Monsignor Della Casa"): articoli sulle
"buone maniere" che suscitarono ben presto
l'ammirazione dei miei direttori; ma, a quanto pare,
non hanno saputo farne tesoro.
È chiaro e ce lo diciamo spesso: "quel
che conta è l'apparire, non l'essere".
Pasquale Quaranta, giornalista