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VIOLENZA OMOFOBA AD ORBASSANO

 
Uno studente viene aggredito perchè durante un’assemblea nella quale si parlava anche del Gay Pride, avevo detto che tutti, anche gli omosessuali, hanno diritto di manifestare il proprio pensiero. vedi anche:  

 

LETTERA INVIATA ALL'ISTITUTO DAL CIG ARCIGAY MILANO

22 Febbraio 2001

Spettabile Presidenza Liceo Scientifico
Edoardo Amaldi di Orbassano
Prof.ssa Luciana Giacoletti
Prof.ssa Chiara Bertani
p.c.: Comitato Studentesco

Il C.I.G., Centro Iniziativa Gay-Arcigay Milano, desidera con la presente dimostrare la sua partecipazione alla manifestazione indetta per il giorno 23 febbraio 2001 presso il Liceo scientifico Edoardo Amaldi di Orbassano a seguito del gravissimo atto di violenza subita da uno studente per avere espresso la sua civile forma di rispetto per il World Gay Pride e, più in generale, per la comunità omosessuale. Al fine di non rendere vano quanto successo, il C.I.G. rimane a disposizione della Preside per organizzare, in qualunque data Ella ritenga valida, un incontro tra il C.I.G. stesso e gli studenti sul tema omosessualità e rispetto.
Certi, visti gli accadimenti, di un sicuro interesse per quanto proposto, rimaniamo in attesa di una Vostra pronta risposta per definire la data dell’incontro. 
C.I.G Centro Iniziativa Gay Milano 
Il Presidente
Paolo Ferigo


COMUNICATO DEL GRUPPO SCUOLA DEL CIG ARCIGAY MILANO

E' di oggi la notizia dell'aggressione subita un mese fa da un ragazzo di Orbassano accusato di essere omosessuale e quindi picchiato e seviziato da tre coetanei. 
Ancora una volta il clima di omofobia che i ragazzi e le ragazze omosessuali sono costretti a respirare ogni giorno nella provincia italiana così come nelle grandi città alimenta la violenza. 
Non sappiamo se quel ragazzo sia omosessuale, ed in realtà non ci interessa; sappiamo però che ancora oggi, nel 2001, a migliaia di ragazzi e di ragazze è negato il diritto a vivere con dignità e serenità il proprio orientamento sessuale; è negato il diritto ad avere un'informazione completa e non infarcita di pregiudizi e connotazioni morali; è negato il diritto ad avere modelli positivi in cui riconoscersi.

A questa scuola che si interroga sul proprio futuro vorremmo chiedere di spendere qualche parola su quanto il silenzio intorno a questo tema porti sempre più spesso ad aumentare il disagio di chi è omosessuale e ad essere connivente di chi decide che può insultare, deridere senza porsi domande.
A chi sostiene che non c'è bisogno di leggi che tutelino i gay e le lesbiche "perché sono una lobby potente" vorremmo chiedere ci sentirebbe se il proprio figlio fosse picchiato e umiliato sulla base di odiosi pregiudizi e/o di volgare ignoranza. 
A chi non capisce perché sia necessario vivere con orgoglio la propria omosessualità vorremmo chiedere di riflettere su quanto sia ancora oggi difficile dover giustificare la propria esistenza in ogni momento e in ogni ambito. 
Per quanto ci riguarda continueremo a lavorare perché ci possano essere momenti d'incontro e di confronto nelle scuole su questo tema, perché il silenzio ipocrita che vige venga rotto. Perché non ci siano più ragazzi e ragazze che quotidianamente debbano soffrire per la loro natura.

22.02.01 - Sergio Viganò - Coordinatore Gruppo Scuola Arcigay Milano
 


DALLE MINACCE ALLE BOTTE IL RACCONTO DELLO STUDENTE
«Credevo mi ammazzassero» Il ragazzo: sono state le teste rasate
di Marco Sartorelli da La Stampa del 22.2.01

DA dietro la porta arriva una voce da adolescente. Chiede due volte chi ha suonato il campanello. Sono le sei di sera, il ragazzino è in compagnia di due amici, ma i genitori non ci sono. Meglio non fidarsi. Poi si fa il coraggio che forse immagina avrebbe un adulto, apre la porta e racconta tutto d’un fiato i momenti terribili che ha vissuto, come dovesse ingoiare l’ultimo sorso di uno sciroppo imbevibile: «Sì, è vero, sono stato picchiato, mi hanno sfregiato con un coltellino e poi hanno fatto anche il resto... Credevo di essere morto. Ero così spaventato che non l’ho nemmeno detto subito a mia mamma. Poverina, ha il cuore un po’ debole, non volevo che stesse troppo male». Li hai riconosciuti? «No, erano incappucciati. L’altra volta, quando mi hanno dato uno schiaffo, erano in gruppo, con il viso scoperto». Dove è successo? «In via Roma, pochi giorni prima che venissero sotto casa. Stavo passeggiando, sono stato circondato e preso in giro. Mi hanno dato una manata in faccia e poi mi hanno detto che si sarebbero rifatti vivi». Pensi di sapere chi sono? «Credo siano nazifascisti. Qui ad Orbassano ce ne sono parecchi, con la testa rasata e i giubbotti neri. Ce l’hanno con chi non la pensa come loro, con i ’’diversi’’. Cercano la rissa, provocano, aggrediscono». Perché se la sono presa con te? «Forse mi hanno aggredito perché a scuola, durante un’assemblea nella quale si parlava anche del Gay Pride, avevo detto che tutti, anche gli omosessuali, hanno diritto di manifestare il proprio pensiero. Ma adesso basta, non ci sono i miei genitori, cercate di capirmi». Improvvisamente, la porta, tenuta sempre socchiusa, viene richiusa. La storia di Mario, però, non finisce dietro quella porta: domani, studenti, genitori e insegnanti del liceo scientifico Amaldi e dell’istituto tecnico Sraffa, avvieranno un corteo. Un volantino, distribuito nei giorni scorsi, dice che bisogna «fermare il silenzio», perché «quattro persone del circondario sono state aggredite negli ultimi mesi, anche con armi da taglio e gesti indicibili. Uno di loro è un nostro compagno. Ma per il clima di terrore creatosi, solo due denunce sono arrivate ai carabinieri». A presidiare la scuola, per due sabati, con genitori e insegnanti, c’era anche Sebastiano Ancora, tecnico di laboratorio e capogruppo di Rifondazione in Comune: «Tre o quattro teste rasate sono venute davanti alla scuola come fanno quasi tutti i sabati. Hanno aspettato che i carabinieri andassero via e poi hanno sventolato una bandiera con la svastica. Ridevano, per nulla preoccupati». Impegno «contro ogni forma di intolleranza e violenza», è stata espressa da presidi e dirigenti dei due istituti. Un gruppo di genitori si è immediatamente stretto a papà e mamma di Mario, per dimostrare concretamente la propria solidarietà. Forse domani qualcuno guarderà con occhi diversi la scritta «Onore e fedeltà», sorta di gladio con alloro e croce celtica che danno il benvenuto sulle mura della scuola e troverà pennello e vernice per cancellarla.



 


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