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Gay e trans, in tutta sicurezza
Delia Vaccarello - l'Unità - 28.8.01


«Abbiamo bisogno di un medico, una di noi è stata accoltellata». 
Una transessuale si avvicina tremante al camper dell’«unità di strada», chiedendo aiuto. Il medico e gli operatori accorrono. La vittima ha il corpo pieno di ferite. La portano in ospedale. Ha paura, è senza permesso di soggiorno. La rassicurano. Si salva. 
Sedici luglio, Francesco Bertolini viene trovato ucciso a Roma. Come poco meno di vent’anni fa, nell’aprile del 1982, Salvatore Pappalardo. 

Non è cambiato nulla? Non proprio: le aggressioni ai danni dei gay, pur continuando a verificarsi, si sono fatte meno frequenti. Violenza e rapine ai danni delle trans, invece, non sono affatto scemate. Anzi. Come fare per proteggersi? Le regole d’oro per scampare alle aggressioni, nel caso dei gay, sono elementari. Quando si frequenta uno sconosciuto o una sconosciuta (ma per le lesbiche questa pratica costituisce un’eccezione) bisogna: «Farsi vedere in pubblico o far sapere ad un amico con chi stai - dice Massimo Consoli, memoria storica del movimento glbt (gay, lesbiche, bisex e trans/gender) -, non ostentare ricchezze, non presentarsi come la Madonna di Pompei. Io e Dario Bellezza avevamo un tacito accordo. Mi telefonava e diceva: “C’è qui Franco, è fatto così e così, vieni a trovarci? Ti aspetto”». L’altro, se aveva cattive intenzioni, stava sull’avviso. Ispirandosi a questi principi, il Mario Mieli ha inserito nel sito una lista di regole pubblicate anni fa su un opuscolo speciale. «Occorre fare attenzione ai comportamenti – dice il presidente del Mieli, Massimo Mazzotta –, non trascurare i segnali di allarme, preoccuparsi delle persone troppo tranquille. Può succedere che dopo il rapporto sessuale sviluppino aggressività, odiando in te l’omosessualità che non vogliono accettare. Le aggressioni da raptus omofobo erano abbastanza frequenti negli anni passati». 
A volte, però, ritornano, soprattutto d’estate. Così le rapine. «Il 28 luglio sono stato avvicinato da un ragazzo a Monte Caprino. Mi ha invitato a seguirlo e a prendere qualcosa – dice Peppe Galizia, 28 anni -. Ha comperato due birre. Sono salito sulla sua auto. E dopo due sorsate, mentre perdevo conoscenza, ho sentito che mi insultava: “Brutto frocio”. Mi sono svegliato l’indomani in ospedale. Intossicato da alcool e farmaci. Mi aveva derubato». «Il movente principale sono i soldi – aggiunge Consoli –. Se cerca i soldi, il ragazzo può trasformarsi in criminale». 

Negli ultimi anni, fatta eccezione per Francesco, molti gay sono stati uccisi in casa: persone sopra i quaranta, agiate, appartamenti messi su con cura. Le aggressioni ai danni dei gay, però, sono diminuite. «A Verona fino a sei anni fa bande di ragazzi organizzavano pestaggi nei luoghi di incontro gay – dichiara Ermanno Marogna, del circolo Pink –. Zona grigia a parte, quella costituita da tutti coloro che per paura non denunciano, violenze fisiche non ce ne sono da anni. Un tempo lo stigma sociale e cattolico, respingendo l’omosessualità nella clandestinità, favoriva, seppure indirettamente, le aggressioni. Oggi, con l’attività dei circoli, i coming out, i pride, l’omosessualità va affermandosi». Insomma, meno clandestinità, meno attacchi. Paola Elia, psicologa in forza presso le unità di strada del Mieli, da due anni perlustra di notte la città: «Casi di aggressioni a gay non ne abbiamo visti. Parliamo con uomini e con ragazzi. Hanno le paure legate alla non accettazione, ma non temono per l’incolumità fisica». A rischiare di più sono le persone transessuali. Angela, medico, al lavoro anche lei con il Mieli, di recente ha soccorso una trans. «Era ricoperta di ferite, persino sul dorso dei piedi. L’aggressore l’aveva colpita con un coltello, aveva provato a derubarla e lei aveva opposto resistenza. Finchè è riuscita a scappare». C’è più pericolo perché c’è più ignoranza e perché la visibilità delle trans (le trans sono coloro che transitano dal genere maschile al femminile, i trans quanti compiono il percorso opposto) è concreta. «Il coming out dei gay è una dichiarazione pubblica, il nostro è fisico: esci e ti vesti al femminile», dice Mirella Izzo, presidente di Crisalide Arcitrans di Genova. Il rischio non è solo per quanti lavorano in strada che, va detto - vanificando l’equivalenza che fa di ogni transessuale una prostituta -, non sono la maggioranza. «Da uomo esci di notte e non hai problemi, da donna ti esponi al rischio stupro, anche perché non sempre hai quella cautela che le donne sono costrette ad adottare fin da adolescenti. Non solo, i primi tempi, quando sei più fragile, lo sguardo degli altri ti sostiene, ti conferma. E il violento sa che con le trans ha più possibilità di restare impunito. Fino all’intervento viviamo, infatti, in un limbo giuridico: senza diritti». C’è anche l’ignoranza. «In Italia non siamo viste come figure ponte tra i due sessi. Il maschio ci aggredisce anche per punirci: abbiamo rinunciato ad essere come lui». Che fare? Rivolgersi alle associazioni (vedi box), anche per avere consulenze legali, conclude Mirella Izzo. A dare consigli per scampare al pericolo è Porpora Marcasciano, vicepresidente del Mit, Movimento identità transessuale, responsabile del progetto prostituzione del comune di Bologna prima della giunta Guazzaloca. «Una premessa: ad aggredire sono sempre i maschi. Poi, il livello di sicurezza è proporzionale all’accettazione: se le istituzioni cominciano a farti la guerra, la violenza si scatena. Ed è psicologica nei confronti delle tante persone transessuali insegnanti, operaie, architette, ecc; fisica, nei confronti di chi lavora in strada, per la maggior parte sudamericane. Per queste ultime abbiamo pubblicato un fumetto informativo». Regole elementari: appartarsi a poca distanza dalle altre; non salire in macchina con più persone; avere sempre uno spray come arma di difesa; portare il fischietto per dare l’allarme e mettere in difficoltà l’aggressore; evitare di indossare sciarpe o foulard (con cui l’aggressore può strangolarti); se occorre scappare, sfilarsi i tacchi a spillo; non agitarsi mai, temporeggiare, se possibile, e scegliere il momento giusto per fuggire. Attenzione: l’aggressore colpisce il viso, il pene o le parti ricostruite.

La pagina "uno, due, tre...liberi tutti", dedicata ai temi del mondo gay, lesbiche e trans, esce sull'Unità il martedì ogni due settimane. La prossima sarà pubblicata l'11 settembre.

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