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E gli omosex chiedono
un numero verde La denuncia di un giovane aggredito da una decina di
ragazzi
«NON sono un
trans e lì in quei giardini dove mi hanno picchiato le spedizioni
punitive sono ormai un'abitudine, si ripetono quasi ogni notte».
Trentadue anni, fiorentino, i segni del pestaggio ancora addosso,
una versione da raccontare sull'aggressione subìta mercoledì sera
nei giardini dietro al viale Malta, «zona da sempre frequentata da
gay, ma non da prostitute, né trans o travestiti» dice. Il suo
racconto inizia da mercoledì notte. «Ero nei giardini insieme a
due amici miei. Sì, sapevo che c'erano state delle aggressioni in
quella zona, le ultime fra sabato e domenica. Ad uno che conosco gli
hanno spaccato il vetro della macchina...All'improvviso si sono
avvicinati dei ragazzi, erano tanti, dieci, forse di più. Tutti sui
sedici, diciassette anni. Addosso tutta roba firmata, capelli pieni
di gel, l'aria da ragazzi di buona famiglia. Ci hanno circondato,
poi hanno iniziato ad inseguire uno dei miei amici. Io mi sono messo
in mezzo, ho cercato di aiutarlo e lì hanno cominciato a
picchiarmi. Calci, pugni, persino una bastonata sulla schiena.
Gridavano come se fossero allo stadio, dicevano che quella è zona
loro, che non vogliono gente come noi da quelle parti, che se non ce
ne andiamo prima o poi ci ammazzeranno». Lui, la vittima, resta in
terra, e viene accompagnato al pronto soccorso di Careggi dai due
amici. Per lui, molte contusioni (schiena, gambe, testa) e quindici
giorni di prognosi. «Quando ho visto che stava scoppiando il casino
ho chiesto aiuto, non mi ricordo se chiamando la polizia o i
carabinieri. Di sicuro non ho visto nessuno e soltanto all'ospedale
ho potuto parlare con una pattuglia». Sull'episodio esiste un
rapporto della polizia nel quale, spiegano in questura, «la vittima
riferisce che era appartata con una persona dello stesso sesso al
momento dell'aggressione». «Ormai - dice Alessio De Giorgi,
coordinatore regionale dell'Arci Gay - in quei giardini non ci va
più nessuno. Molti raccontano di numerose aggressioni e il
passaparola si è allungato in tutta la città. Per questo chiediamo
alla questura un numero verde per segnalare episodi simili subìti
da omosessuali. In altre città è attivo e funziona bene». E
conclude De Giorgi: «Soprattutto vorremmo capire come è stato
possibile che la notizia sull'aggressione sia rimbalzata all'esterno
così mistificata, addirittura descrivendo il ragazzo come un trans.
Non vorremmo che dietro questo atteggiamento ci fosse una
sottovalutazione del problema e di questo tipo di violenze».
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