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T Cronaca

Serial killer senza un perché "Volevo solo scaricare i nervi"
PIERO COLAPRICO - La Repubblica - 20.6.01
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Per un mese ha seminato il terrore: è un insospettabile Busto Arsizio, sparava alle vittime dall'auto. Ha ucciso almeno una volta, ma è sospettato di altri omicidi

BUSTO arsizio - Nel quartiere popolare dov'è nato lo sfottevano per la statura e lui, il «fuso», il «brasato», bassino, mingherlino, ma soprattutto troppo poco furbo per farsi prendere sul serio, si vendicava sparando a persone che riteneva ancor più in basso di lui, come le prostitute nigeriane, o i viados. Chissà se è tutta qui la radice della ferocia che, esplodendo improvvisa, ha trasformato Luca Giudice, 25 anni, nel serial killer dei marciapiedi. O se ci sia qualche altra molla che ha reso un giovane ex muratore, diventato cameriere, un assassino che ha ucciso a freddo almeno una volta, ferito altre tre volte e sparato a persone indifese chissà quante altre. Una pistola, le tracce di uno pneumatico e l'immediata confessione di numerosi agguati lasciano pochi dubbi a chi l'ha catturato. Nella casa di Busto Arsizio, dove abita con i genitori e i numerosi fratelli, tra un quadro gigante del primogenito che s'è sposato e un salotto perfettamente ordinato, la mamma ha le mani tra i capelli e cammina come un automa: «Ma è vero quello che dice il telegiornale? Mio figlio? L'hanno portato via ieri, non ci hanno detto nulla, e ora lo vediamo in tv. Ma cosa ha fatto?». L'ha raccontato lui stesso, quando ha capito di essere stretto in mezzo a troppi indizi. Ha fatto ritrovare, sotto un cespuglio del cimitero, la pistola 357 magnum rubata al papà di una sua ex ragazza. Ha spiegato che ha cominciato sparando in città, prima contro la casa di un albanese che importunava una sua amica, poi contro la finestra di Sissi, madre di un ragazzo che gli doveva dei soldi e invece gli aveva dato un assegno rubato. Poi, come se fossero esseri inanimati, ha puntato l'arma contro prostitute nigeriane e transessuali, a qualcuna ha pure rubato la borsetta, quasi sempre ha sparato restando nell'auto, inseguendo le prede sgommando, stringendole verso il lato guida, verso il finestrino da cui faceva spuntare la canna nera del revolver. Azioni convulse, strampalate. Non potevano non lasciare tracce. I carabinieri hanno avuto il primo indizio a Busto, trovando sul terreno i segni della frenata che ha terrorizzato la nigeriana Joy. A Milano, un travestito scampato alla morte ha rivelato alla polizia il numero di targa. E, l'altra sera, le due piste si sono riunite, i detective sono arrivati insieme alla casa del giovane che aveva addosso la stessa camicia nera con cui era stato identificato la prima volta e lo stesso taglio di capelli che hanno poi fatto dire alle sue vittime: «E' lui!».

 

Freddo, distante, come se le sue vittime fossero cose: così Giudice si è raccontato ai pm

 BUSTO ARSIZIO - A caldo, dopo l'arresto, Luca Giudice spiega al pm di Busto Roberto Craveia il meccanismo del suo cervello che salta. Ecco le sue prime parole, di una freddezza aliena: le persone sembrano cose. Il primo agguato. «Ho visto la prostituta e mi sono fermato, ho chiesto un rapporto sessuale, ma in realtà non sapevo nemmeno io quello che volevo. Lei è salita in macchina e ci siamo addentrati nel bosco, lei ha visto che ero armato, si è spaventata ed è scesa, allora ho aperto il fuoco. Non sono sceso dall'auto, mi sono limitato a mettere l'arma fuori dal finestrino e a premere il grilletto, sparando a casaccio. Non mi sono preoccupato di vedere se l'avevo ferita». I nervi come movente. «Volevo solo scaricare la tensione, avevo problemi di soldi, ero molto nervoso e quella sera ho preso l'arma, me ne sono andato in un bosco, ho sparato cinque o sei colpi. Ero ancora nervoso e ho visto la prostituta. Non volevo ucciderla, e non c'entra nulla che ho sparato a due donne di colore: sono le prime che ho incontrato». I trans. «Ho visto una persona che sembrava una prostituta e ho chiesto espressamente se era donna. Mi sono appartato, quando ho sentito che era un uomo». Luca racconta che si tiene la borsetta, perché l'«avevo già toccata e quindi c'erano le mie impronte», poi «ho sparato all'altezza delle gambe». Spara a un altro transessuale italiano, ma «ho parlato di una siciliana perché non sapevo che fosse un uomo». E, infine, «prendo atto che mi viene contestato un altro episodio con vittima un transessuale peruviano alto 1.80, robusto. Può tranquillamente essere successo». Quanto all'omicidio che l'ha portato in camera di sicurezza: «Non dico che non sono stato io, non mi ricordo, non adesso. Sono stanco e confuso». Non gli piace parlare dei trans. La pistola. «L'ho presa a casa del padre di una ragazza a cui ero legato. La teneva nascosta sotto l'armadio, in camera da letto, una sera gliel'ho portata via, con una scatola di pallottole. Tutto quello che troverete fatto con questa pistola l'ho fatto io». (p.c.)

 

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