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T  Cronaca

In trappola il «cacciatore» di trans e prostitute
Brunella Giovara - La Stampa - 20.6.01
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Milano, teneva una pistola nascosta in una siepe del cimitero. Dopo l’arresto ha negato e poi ha confessato tutto

Ha ammazzato un viado due notti fa e ha ferito altre quattro «squillo»

 MILANO Luca ha occhi da pazzo, sguardo spiritato, voglia di uccidere. Luca ogni sera saluta papà e mamma, «ciao, esco», sale sulla sua Golf blu, va al cimitero e recupera la Smith & Wesson che tiene nascosta in una siepe. Poi comincia a girare. I viali e i corsi di Milano, gli stradoni della periferia, i paesi, e gli spiazzi davanti alle fabbriche. Cerca prede facili, trova quelli che di notte vivono sulla strada. E spara. Non bene, peraltro. Però due notti fa ha ucciso Carlos Enrique Teixferia, transessuale brasiliano di trent’anni. Parrucca bionda e minigonna, gioielli vistosi, una rosa tatuata sulla spalla, cinque proiettili in corpo, il tempo di dire «mamma aiutami» ed è morto. Mentre Carlos moriva, Luca tornava a casa sua, a Busto Arsizio. Mamma e papà dormivano, e nemmeno si sono accorti che il loro ragazzo con gli occhi da pazzo rientrava dopo una notte faticosa di agguati falliti e un colpo andato a segno.Ieri l’hanno arrestato. Con tutte le cautele del caso, perché un’ora prima Luigi Savina, capo della Squadra Mobile di Milano, aveva avvertito: «È un killer seriale». E allora, con grande calma, «sei Luca Giudice, vero? Vieni con noi in questura, ti dobbiamo parlare». Luca ha detto «e perché?», gli hanno risposto che era per una storia di transessuali, «dobbiamo chiederti delle cose». «Non ne so niente». Non era armato. Ha negato tutto per qualche ora. Poi ha raccontato. Ha portato gli agenti al cimitero di Busto Arsizio, ha aperto la siepe e tirato fuori un sacchetto di plastica. C’era la pistola, e i proiettili. Collaborativo, ma «non so perché l’ho fatto». Luca Giudice, insospettabile bravo ragazzo di 25 anni, cameriere saltuario, padre operaio e madre casalinga, in meno di un mese ha ucciso Carlos, ha cercato di uccidere due prostitute nigeriane e altri due transessuali, uno italiano, l’altro peruviano. Ha fatto chilometri e chilometri, da solo, di notte, con la pistola sotto il sedile, senza mai essere fermato. Chi lo ha notato lo racconta con quegli occhi spiritati, lo sguardo allucinato, i gesti nervosi, e la pistola, che tirava fuori quasi subito. Molti sono scappati, e si sono salvata la vita. Quattro sono finiti all’ospedale, uno all’obitorio. Ma l’hanno preso. La Scientifica della polizia ha esaminato un’ogiva recuperata sull’omicidio Teixfeira (18 giugno). E le tracce portavano dritte al tentato omicidio di Nestore Encinas (10 giugno). «Allora abbiamo setacciato l’ambiente dei trans - spiega il dottor Savina - Abbiamo chiesto a tutti se avevano notato un individuo sospetto, e da loro è arrivata un’informazione importante: meno di un’ora prima dell’omicidio, un altro trans era stato aggredito in corso Sempione. Un giovane su una Golf blu, più un numero di targa». Una macchina targata Varese, vecchio modello. I controlli portano al nome di Giudice. Incensurato, ma noto ai carabinieri di Busto Arsizio per una storia in cui c’entra una pistola. Un vicino lo ha denunciato perché una sera aveva dato in escandescenze e aveva sparato alcuni colpi in aria. Ma la Golf blu, o brandelli della sua targa, tornano in altri casi al momento irrisolti. Il 10 giugno, ore tre del mattino, un trans italiano viene ferito a colpi di pistola in corso Sempione. Sempre il 10 giugno, alle quattro del mattino, viene ferito Encinas. Ma qualche ora prima una prostituta nigeriana viene ferita gravemente a Busto Arsizio. E ancora. L’8 giugno, alla periferia di Busto, un’altra nigeriana viene ferita all’addome da un giovane «con gli occhi da matto». E una settimana prima, a Milano, un trans italiano ha notato una Golf blu targata Varese, con uno che cercava di caricare.«Il caso è chiuso», dichiara Savina. «Lo dico poche volte, ma questa volta è così». Giudice è a San Vittore. I suoi genitori sono sbalorditi e increduli, gli occhi da pazzo loro non li avevano mai notati. Così hanno detto alla polizia.

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