19 dicembre 2001

omofobia
IL PROCESSO A 52 OMOSESSUALI IN EGITTO
Comunicato stampa rilasciato dal Segretariato Internazionale di Amnesty
International
 


AI Index MDE 12/034/2001 - News Service Nr. 225


Amnesty International oggi ha deplorato la decisione della Corte di Appello
per i Minori de Il Cairo di confermare la condanna del diciassettenne Mahmud
per " depravazione abituale". La Corte ha ridotto a sei mesi la precedente
sentenza a tre anni di carcere.

"Questo processo non avrebbe mai dovuto aver luogo. La detenzione o la
carcerazione di un individuo solo sulla base del suo reale o presunto
orientamento sessuale sono discriminatorie e violano la legislazione
internazionale sui diritti umani" ha affermato l'organizzazione.
Domani, 20 Dicembre, Amnesty International lancerà un rapporto, "Egitto:
tortura e carcere a causa del reale o presunto orientamento sessuale", nel
quale condanna la discriminazione di fatto delle relazioni private
consensuali tra uomini. Gli omosessuali in Egitto subiscono discriminazione,
persecuzione e violenza perché il loro reale o presunto orientamento
sessuale è ritenuto una minaccia per le regole socialmente accettate.

Il caso del diciassettenne Mahmud è un ulteriore triste esempio del
fallimento delle autorità egiziane nel proteggere i cittadini dalle
violazioni dei diritti umani, compresi la tortura e la carcerazione. Il 14
Novembre 2001, in un caso connesso a quello di Mahmud, ventuno uomini sono
stati condannati per "perversione abituale" ed "oltraggio alla religione",
ed un altro uomo è stato condannato per entrambe le accuse, con sentenze che
vanno da uno a cinque anni di carcere. Amnesty International ha adottato
ventidue dei ventitré uomini come prigionieri di coscienza. L'organizzazione
sta ancora valutando il caso del ventitreesimo uomo.
" Coloro che sono detenuti o imprigionati solo sulla base della loro
identità, compreso il loro reale o presunto orientamento sessuale, sono
prigionieri di coscienza e devono essere rilasciati immediatamente ed
incondizionatamente" ha affermato Amnesty International.

La condanna dei ventitré uomini ha concluso un processo svoltosi davanti ad
un Tribunale per la Sicurezza di Stato, un tribunale eccezionale che nega
agli imputati il fondamentale diritto di appello. Diversamente dal caso del
minore, gli uomini non hanno diritto ad una revisione della loro condanna.
Il processo contravviene anche i principi di indipendenza giudiziaria,
poiché il verdetto deve essere sottoposto al Governatore Militare, il quale
decide in maniera definitiva se confermare o cassare il verdetto, o se
chiedere un nuovo processo. Questa interferenza del potere esecutivo
costituisce una piena violazione dei Principi Based dell'ONU sulla
Indipendenza del Potere Giudiziario.

Amnesty International ha ricevuto diversi rapporti di egiziani che sono
stati torturati semplicemente per ciò che essi sono. Solo dall'inizio del
2001, dozzine di persone sono state detenute per mesi solo per la loro reale
o presunta omosessualità. I detenuti hanno riportato di essere stati
torturati, anche con il metodo della falaka ( frustate sulle piante dei
piedi). Dopo il loro arresto, la maggior parte degli uomini sono stati
detenuti nelle stazioni di polizia, dove sono stati picchiati ed ingiuriati
da ufficiali di polizia. Uno dei detenuti ha detto ad Amnesty International:
"Le botte sono cominciate alla stazione di polizia. Ci hanno picchiato con
le loro mani e gambe, e con un bastone ed una frusta. Poi ci hanno fatto
spogliare, facendoci rimanere solo con gli indumenti intimi, e gli insulti e
le umiliazioni sono continuati."

Amnesty International chiede alla autorità egiziane di:

rilasciare immediatamente tutti coloro che sono imprigionati sulla base del
loro reale o presunto orientamento sessuale;
rivedere tutta la legislazione che, violando gli standard internazionali sui
diritti umani, può portare al processo o alla punizione di persone solo a
causa del loro orientamento sessuale o del loro genere, e per il mero
esercizio del loro diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione;
assicurare che per tutti i casi di sospetta tortura vengano condotte
indagini immediate, complete ed imparziali;
garantire a tutti gli accusati il diritto ad un processo equo e libero,
compreso il diritto di appello ad un tribunale superiore;
migliorare le salvaguardie per i bambini, e garantire che nessun minore sia
interrogato senza la presenza di un genitore, di un tutore o di un legale.

Il rapporto "Egitto: tortura e carcere a causa del reale o presunto
orientamento sessuale" sarà disponibile su Internet dal 20 Dicembre 2001,
sul sito http://www.amnesty.org .

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