| da "Dossier" di Giovanni dall'Orto in "Contatto",
anno 1, num.1, giugno 1989
É il 13 gennaio 1939, mentre l'attenzione internazionale
é spostata verso Roma, dove si svolgono i colloqui
fra Mussolini e Chamberlain, premier britannico, sulla tesa
situazione europea, a Catania, nel più assoluto silenzio,
circa 20 ragazzi vengono arrestati con l'accusa di "pederastia".
Il 2 febbraio sono condannati a 5 anni di Confino. Dopo pochi
giorni, il 14 febbraio, nuovi arresti con la stessa accusa:
anche questa volta la Commissione Provinciale per i Provvedimenti
di Polizia, l'undici aprile dello stesso anno, regala 5 anni
di "villeggiatura". Non furono i primi, i ragazzi
di Catania, e neanche gli ultimi di un elenco di centinaia,
fra diffidati, ammoniti e confinati politici, di perseguitati
dal Regime per la loro condizione omosessuale. A Catania,
un ex-confinato, che mantiene l'anonimato per paura, ricorda
a Gianfranco Goretti la sua esperienza:
"...Sono arrivati dopo mezzanotte a casa mia. Hanno bussato
e dice: " É lei L.F.G.? Venga, che ci deve parlare
il Commissario". E così ci hanno portato in carcere
dove siamo rimasti 15 giorni". - Ma lei sospettava qualcosa?
Pensava che un giorno l'avrebbero arrestato? E chi aveva fatto
niente! Non mi era successo niente. Anche se sospettavo, che
facevo, me ne scappavo? Una volta che ero in mano loro...
mi hanno portato là e l'indomani mi hanno passato in
carcere. - Durante i giorni dell'arresto parlavate fra di
voi? Prevedevate cosa sarebbe successo? Eh...! Siccome ci
avevano mandati gli altri al confine, già si sapeva
che anche noialtri avremmo dovuto fare la stessa fine... ero
rassegnato, mia madre poveretta... Sa, io ero l'unico figlio
maschio, mio fratello era morto,. c'erano le mie sorelle con
mia madre... Ne ho passate di tutti i colori. - Vi interrogarono
subito? No, dopo un paio di giorni. Poi siamo andati al Consiglio
davanti alla Commissione, e lì ci hanno condannato.
Non tutti però...Mi ricordo arrestarono altri, assieme
a noi, che poi hanno rilasciato: un mio amico, per esempio,
che aveva 17 anni. Ma lui lo rilasciarono o perché
era troppo giovane o perché non erano riusciti a dimostrare
nulla. - Oltre l'interrogatorio avete anche subito una visita
medica? Sì, ci portarono dal medico tutti assieme che
ci fece la visita per provare se eravamo pederasti o no. Poi
ci interrogarono... mi ricordo che durante l'interrogatorio
i Carabinieri ci dicevano che oramai eravamo come le puttane,
che ci facevamo pagare, per il fatto che nella sala da ballo
dove si andava qualcuno faceva anche le marchette... sa, ragazzi
che vivevano fuori dalle famiglie. - Voi frequentavate una
sala da ballo? Sì, ci si andava spesso. Era una sala
che si trovava in Piazza S. Antonio, una sala solo per maschi,
e lì si trovavano i ragazzi, maschi, che cercavano
gli "errusi", noi diciamo così gli omosessuali.
Lì qualche volta veniva la Polizia, sa, del buon costume,
per motivi di scandalo pubblico potevano darti dei fastidi.
- Coloro che erano condannati per omosessualità dal
'36 in poi, venivano spediti in confino politico; come mai
voi veniste mandati prima in confino comune? Forse perché
pensavano che eravamo delinquenti, non so, che ci mandarono
prima al confino comune, a Ustica e altri a Lampedusa, e poi,
visto che non trovarono niente contro di noi, ci spedirono
tutti insieme al Confino Politico, a San Domino (Isole Tremiti).
- Perché poi vi venne assegnato il Confino Politico?
Non so, dicevano che come pederasti eravamo capaci di tutto...
sa, le sale da ballo... bisognava comunque liberarsi di noi.
- Dai rapporti di Polizia l'unica motivazione dell'arresto
e del Confino é l'accusa di "pederastia".
É vero che prima del 1936 gli omosessuali venivano
condannati al Confino comune, ma, dopo tale anno, l'atteggiamento
del regime cambia: ai "pederasti" spetta il confino
politico. Siamo nell'Italia "Imperiale", che si
avvicina in politica estera e di conseguenza in politica interna,
alle posizioni della Germania nazista, antisemitica e razzista
in genere. Così anche in Italia l'omosessuale diventa
un pericolo in sé, é antifascista in quanto
omosessuale, poiché non rispetta i canoni della virilità,
perché la sua esistenza é sinonimo di degenerazione
razziale. Confino politico, dunque, per "arginare tale
grave aberrazione sessuale che offende la morale ed é
esiziale alla sanità ed al miglioramento della razza",
come possiamo leggere nei documenti conservati all'Archivio
Centrale di Stato. L'invio dei catanesi al Confino comune
nel 1939 é una "svista", corretta nel maggio
dello stesso anno, con l'invio di tutti gli omosessuali a
S. Domino delle Tremiti, colonia penale per confinati politici.
Da qui c'è stato il carro cellulare, col treno, i Carabinieri
ci hanno preso e portato ad Ustica. Noi siamo arrivati verso
le due o le tre del pomeriggio col vaporetto perché
siamo stati di transito a Palermo, al carcere di Palermo...
non é che abbiamo fatto la linea diretta: a Palermo
siamo stati in camera di traduzione e poi lì c'era
lo smistamento, chi doveva andare a Ustica, chi a Lampedusa.
Nel tratto di mare da Palermo ad Ustica, io soffrii di mal
di mare e ricordo questo carabiniere che mi era venuto vicino,
a coccolarmi "sa stiamo arrivando; stiamo facendo".
Che vuoi non avevo mai fatto il mare lungo: lo Stretto di
Messina quant'é, dieci minuti, non é che ti
può dare fastidio. Appena siamo sbarcati c'erano ad
aspettarci tutti i "puppi", sa, i compagni nostri
che erano stati confinati come comuni prima di noi; ma a loro
li avevano arrestati per scandalo pubblico... e ci aspettavano
con tutti i fiori, dicendo "Eh! É arrivata a'
bellezza e' Catania!" - Ma loro sapevano che sareste
arrivati? Si vede che l'avevano saputo da qualcuno, forse
erano in contatto con quelli di Catania, che ci dicessero
che ci avevano preso, oppure l'avevano sentito dire e aspettavano.
Abbiamo cenato insieme e poi siamo andati nei nostri cameroni.
E così lì passammo tre mesi. Nell'isola c'erano
dei confini per noi, oltre i quali non potevi andare, e questo
era... all'inizio stavo nei cameroni, poi affittai una casa,
insieme ad un ragazzo di Palermo, che era lì per furto.
- A S. Domino fu diverso, eravate solo voi omosessuali, non
avevate contatti con gli altri confinati? No, no, no. Noi
eravamo separati dagli altri confinati politici. Lì
poi non c'era niente, solo i nostri cameroni, la casa del
comandante, lo spaccio, dove lavorava uno di noi, il faro,
dove c'erano i marinai, e poi c'erano degli isolani ai quali
io tenevo le mucche, così giravo un pó l'isola,
andavo, coglievo i fichi, per venderli agli "errusi"
e così mi facevo anche un pó di soldi oltre
alle 5 lire che ci passava lo Stato. - Tutti quanti voi avete
scritto delle suppliche, chi al Re, chi a Mussolini, per alleggerire
la vostra pena... Certo, ma noi oltre a questo che potevamo
fare? Mia madre scrisse, chi stava qua qualcosa poteva fare,
scrivere a Roma... Quando ero là mi arrivò la
cartolina del militare. Arrivò a casa e mia madre,
poveretta, mandò la cartolina "có sta scusa
può essere che si libera dal confino". E invece
il direttore della colonia rispose alla caserma di Catania
che mi trovavo al confino per pederastia. Mi ridiedero solo
la cartolina che mi aveva mandato mia madre. Stava però
succedendo la guerra, così ci hanno mandato a casa
tutti. - Era il giugno del 1940. Vi mandarono a casa tre anni
prima per far posto ad altri confinati politici. Come andò
il ritorno a Catania? Riprese la vita normale? No, non potevamo
uscire normalmente, eravamo controllati. Ci diedero due anni
di ammonizione e ogni tanto si doveva andare in Questura a
firmare. Neanche gli altri vidi più, anche per questa
cosa della guerra. Poi madri, padri, non si poteva fare più
quello che si faceva prima, capisci? Dovevamo stare più
attenti. Anche perché dicevano che se ci riprendevano
un'altra volta non ci lasciavano più. La paura era
enorme...
|
|