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PRESENTAZIONE - Per non dimenticare: attualità e insegnamenti da un periodo buio della nostra storia. Con un articolo di Roberto Mauri.
I MONUMENTI alla persecuzione nazista degli omosessuali
TESTO DEL DISCORSO SEGRETO tenuto da Heinrich Himmler il 17-18 febbraio 1937 ai generali delle SS in relazione ai "pericoli razziali e biologici dell'omosessualità "
LA LIQUIDAZIONE del movimento omosessuale in Germania (1933-1936)
AGGHIACCIANTE testimonianza di Rudolf Hoss, il comandante di Auschwitz, scritta nelle sue "Memorie"
UNA MOSTRA IN UN LAGER vicino a Berlino racconta una persecuzione poco nota: "Uomini omosessuali nel lager di Sachsenhausen"
IL TESTO DEL PARAGRAFO 175: articolo del codice penale tedesco che punisce l'omosessualità con la prigione, inasprito nel 1935.
"PARAGRAFO 175" Uno straordinario film-documento. Parlano 6 sopravissuti all'esperienza della persecuzione nazista contro gli omosessuali.
IL FASCISMO. La punizione dell'omosessualitá durante il periodo fascista.
IL CONFINO FASCISTA. Un omosessuale al confino fascista (G. Dall'Orto)
"LE RAGIONI DI UN SILENZIO" raccolta di saggi realizzata dal Circolo Pink di Verona e pubblicata da Ombre Corte.
BIBLIOGRAFIA - I principali testi, articoli e media che trattano dell'argomento.

 

 

 

 

 

 

Un omosessuale al confino fascista

 
da "Dossier" di Giovanni dall'Orto in "Contatto", anno 1, num.1, giugno 1989


É il 13 gennaio 1939, mentre l'attenzione internazionale é spostata verso Roma, dove si svolgono i colloqui fra Mussolini e Chamberlain, premier britannico, sulla tesa situazione europea, a Catania, nel più assoluto silenzio, circa 20 ragazzi vengono arrestati con l'accusa di "pederastia". Il 2 febbraio sono condannati a 5 anni di Confino. Dopo pochi giorni, il 14 febbraio, nuovi arresti con la stessa accusa: anche questa volta la Commissione Provinciale per i Provvedimenti di Polizia, l'undici aprile dello stesso anno, regala 5 anni di "villeggiatura". Non furono i primi, i ragazzi di Catania, e neanche gli ultimi di un elenco di centinaia, fra diffidati, ammoniti e confinati politici, di perseguitati dal Regime per la loro condizione omosessuale. A Catania, un ex-confinato, che mantiene l'anonimato per paura, ricorda a Gianfranco Goretti la sua esperienza:
"...Sono arrivati dopo mezzanotte a casa mia. Hanno bussato e dice: " É lei L.F.G.? Venga, che ci deve parlare il Commissario". E così ci hanno portato in carcere dove siamo rimasti 15 giorni". - Ma lei sospettava qualcosa? Pensava che un giorno l'avrebbero arrestato? E chi aveva fatto niente! Non mi era successo niente. Anche se sospettavo, che facevo, me ne scappavo? Una volta che ero in mano loro... mi hanno portato là e l'indomani mi hanno passato in carcere. - Durante i giorni dell'arresto parlavate fra di voi? Prevedevate cosa sarebbe successo? Eh...! Siccome ci avevano mandati gli altri al confine, già si sapeva che anche noialtri avremmo dovuto fare la stessa fine... ero rassegnato, mia madre poveretta... Sa, io ero l'unico figlio maschio, mio fratello era morto,. c'erano le mie sorelle con mia madre... Ne ho passate di tutti i colori. - Vi interrogarono subito? No, dopo un paio di giorni. Poi siamo andati al Consiglio davanti alla Commissione, e lì ci hanno condannato. Non tutti però...Mi ricordo arrestarono altri, assieme a noi, che poi hanno rilasciato: un mio amico, per esempio, che aveva 17 anni. Ma lui lo rilasciarono o perché era troppo giovane o perché non erano riusciti a dimostrare nulla. - Oltre l'interrogatorio avete anche subito una visita medica? Sì, ci portarono dal medico tutti assieme che ci fece la visita per provare se eravamo pederasti o no. Poi ci interrogarono... mi ricordo che durante l'interrogatorio i Carabinieri ci dicevano che oramai eravamo come le puttane, che ci facevamo pagare, per il fatto che nella sala da ballo dove si andava qualcuno faceva anche le marchette... sa, ragazzi che vivevano fuori dalle famiglie. - Voi frequentavate una sala da ballo? Sì, ci si andava spesso. Era una sala che si trovava in Piazza S. Antonio, una sala solo per maschi, e lì si trovavano i ragazzi, maschi, che cercavano gli "errusi", noi diciamo così gli omosessuali. Lì qualche volta veniva la Polizia, sa, del buon costume, per motivi di scandalo pubblico potevano darti dei fastidi. - Coloro che erano condannati per omosessualità dal '36 in poi, venivano spediti in confino politico; come mai voi veniste mandati prima in confino comune? Forse perché pensavano che eravamo delinquenti, non so, che ci mandarono prima al confino comune, a Ustica e altri a Lampedusa, e poi, visto che non trovarono niente contro di noi, ci spedirono tutti insieme al Confino Politico, a San Domino (Isole Tremiti). - Perché poi vi venne assegnato il Confino Politico? Non so, dicevano che come pederasti eravamo capaci di tutto... sa, le sale da ballo... bisognava comunque liberarsi di noi. - Dai rapporti di Polizia l'unica motivazione dell'arresto e del Confino é l'accusa di "pederastia". É vero che prima del 1936 gli omosessuali venivano condannati al Confino comune, ma, dopo tale anno, l'atteggiamento del regime cambia: ai "pederasti" spetta il confino politico. Siamo nell'Italia "Imperiale", che si avvicina in politica estera e di conseguenza in politica interna, alle posizioni della Germania nazista, antisemitica e razzista in genere. Così anche in Italia l'omosessuale diventa un pericolo in sé, é antifascista in quanto omosessuale, poiché non rispetta i canoni della virilità, perché la sua esistenza é sinonimo di degenerazione razziale. Confino politico, dunque, per "arginare tale grave aberrazione sessuale che offende la morale ed é esiziale alla sanità ed al miglioramento della razza", come possiamo leggere nei documenti conservati all'Archivio Centrale di Stato. L'invio dei catanesi al Confino comune nel 1939 é una "svista", corretta nel maggio dello stesso anno, con l'invio di tutti gli omosessuali a S. Domino delle Tremiti, colonia penale per confinati politici. Da qui c'è stato il carro cellulare, col treno, i Carabinieri ci hanno preso e portato ad Ustica. Noi siamo arrivati verso le due o le tre del pomeriggio col vaporetto perché siamo stati di transito a Palermo, al carcere di Palermo... non é che abbiamo fatto la linea diretta: a Palermo siamo stati in camera di traduzione e poi lì c'era lo smistamento, chi doveva andare a Ustica, chi a Lampedusa. Nel tratto di mare da Palermo ad Ustica, io soffrii di mal di mare e ricordo questo carabiniere che mi era venuto vicino, a coccolarmi "sa stiamo arrivando; stiamo facendo". Che vuoi non avevo mai fatto il mare lungo: lo Stretto di Messina quant'é, dieci minuti, non é che ti può dare fastidio. Appena siamo sbarcati c'erano ad aspettarci tutti i "puppi", sa, i compagni nostri che erano stati confinati come comuni prima di noi; ma a loro li avevano arrestati per scandalo pubblico... e ci aspettavano con tutti i fiori, dicendo "Eh! É arrivata a' bellezza e' Catania!" - Ma loro sapevano che sareste arrivati? Si vede che l'avevano saputo da qualcuno, forse erano in contatto con quelli di Catania, che ci dicessero che ci avevano preso, oppure l'avevano sentito dire e aspettavano. Abbiamo cenato insieme e poi siamo andati nei nostri cameroni. E così lì passammo tre mesi. Nell'isola c'erano dei confini per noi, oltre i quali non potevi andare, e questo era... all'inizio stavo nei cameroni, poi affittai una casa, insieme ad un ragazzo di Palermo, che era lì per furto. - A S. Domino fu diverso, eravate solo voi omosessuali, non avevate contatti con gli altri confinati? No, no, no. Noi eravamo separati dagli altri confinati politici. Lì poi non c'era niente, solo i nostri cameroni, la casa del comandante, lo spaccio, dove lavorava uno di noi, il faro, dove c'erano i marinai, e poi c'erano degli isolani ai quali io tenevo le mucche, così giravo un pó l'isola, andavo, coglievo i fichi, per venderli agli "errusi" e così mi facevo anche un pó di soldi oltre alle 5 lire che ci passava lo Stato. - Tutti quanti voi avete scritto delle suppliche, chi al Re, chi a Mussolini, per alleggerire la vostra pena... Certo, ma noi oltre a questo che potevamo fare? Mia madre scrisse, chi stava qua qualcosa poteva fare, scrivere a Roma... Quando ero là mi arrivò la cartolina del militare. Arrivò a casa e mia madre, poveretta, mandò la cartolina "có sta scusa può essere che si libera dal confino". E invece il direttore della colonia rispose alla caserma di Catania che mi trovavo al confino per pederastia. Mi ridiedero solo la cartolina che mi aveva mandato mia madre. Stava però succedendo la guerra, così ci hanno mandato a casa tutti. - Era il giugno del 1940. Vi mandarono a casa tre anni prima per far posto ad altri confinati politici. Come andò il ritorno a Catania? Riprese la vita normale? No, non potevamo uscire normalmente, eravamo controllati. Ci diedero due anni di ammonizione e ogni tanto si doveva andare in Questura a firmare. Neanche gli altri vidi più, anche per questa cosa della guerra. Poi madri, padri, non si poteva fare più quello che si faceva prima, capisci? Dovevamo stare più attenti. Anche perché dicevano che se ci riprendevano un'altra volta non ci lasciavano più. La paura era enorme...


 


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