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Magnus Hirschfeld

 
22 novembre 2003
CONVEGNO "IL SESSO DEGLI ANGELI"
Taormina
6 settembre 2003 - MANIFESTAZIONE A LUCCA contro la violenza omofoba - "Il silenzio è connivenza"
UN PACS AVANTI campagna nazionale di Arcigay per l'approvazione di una legge sul patto civile di solidarietà
10° CONGRESSO Nazionale Arcigay 2-3 febbraio 2002
QUEER FOR PEACE - Rete internazionale di gay lesbian transgender contro la guerra
LE ORIGINI DEL GAY PRIDE. Da Stonewall ad oggi
LA NOSTRA BANDIERA - storia e significati del nostro più importante simbolo
LA PRIMA MANIFESTAZIONE GAY AMERICANA (dopo Stonewall)

 

 

 

 

 

 

LE ORIGINI DEL GAY PRIDE
STONEWALL, 28 GIUGNO 1969
UNA NOTTE CHE HA CAMBIATO IL MONDO

IL POPOLO GLBT PRENDE COSCIENZA DEI SUOI DIRITTI

lo storico StonewallNella prima mattinata del 28 giugno 1969, la polizia fece irruzione nello Stonewall Inn, un club privato di Christopher Street nel Greenwich Village di New York, la cui clientela era prevalentemente omosessuale. Il motivo ufficiale dell'irruzione era la vendita non autorizzata di alcolici. Era la seconda irruzione nel giro di una settimana nello stesso locale e l'ultima di una lunga serie ai danni di altri locali della città frequentati da gay.
Quel giorno la polizia fermò ed identificò circa 200 persone, la maggioranza delle quali furono libere di lasciare lo Stonewall, ma il personale e tre transessuali furono arrestati (per le leggi dello stato era infatti illegale indossare meno di tre capi di vestiario appropriati al proprio genere).

Alcuni testimoni hanno raccontato che l'atmosfera all'esterno del locale era inizialmente festiva ed allegra nonostante l'intervento della polizia. Passanti e turisti si erano uniti alla folla, che urlava e scherzava all'uscita di ogni persona che veniva via via rilasciata dall'interno del locale. Ma quando la polizia iniziò a caricare su un cellulare il personale del locale e le tre transessuali, la rabbia della folla esplose; iniziò un lancio di pietre, bidoni della spazzatura e bottiglie verso il palazzo, qualcuno gettò una bottiglia molotov. Secondo le cifre riportate dalla stampa il giorno successivo, 13 persone furono arrestate e tre agenti rimasero feriti.

Durante quella stessa sera di sabato, e per tutta la domenica mattina, la folla continuò a radunarsi di fronte allo Stonewall Inn cantando e ballando di fronte alle forze di polizia schierate in assetto antisommossa:"we are the Stonewall girls. We wear our hair in curls. We have no underwear. We show our pubic hair". La polizia disperse la folla senza ulteriori incidenti, anche se nei giorni successivi ci fu un altro momento di tensione tra dimostranti e forze di polizia.

Nelle sere successive le manifestazioni davanti allo Stonewall ripresero e si scontrarono ancora con la polizia che voleva disperderle. Il seme era gettato, e dalle pavide e represse associazioni "omofile" si staccò nelle settimane successive un movimento più radicale di persone che chiedevano di avere i diritti degli altri (e che vennero accusati dalle prime di essere "comunisti" e voler compromettere il quieto vivere) e sceglievano per la prima volta di usare la parola "gay" per le loro rivendicazioni.

Alla polizia sono sicuri di una cosa sola: sentiranno ancora parlare delle Ragazze di Christopher Street", chiudeva la suo spregevole cronaca il Daily News del 6 luglio.

Allo Stonewall andò a portare la propria solidarietà anche il poeta Allen Ginsberg, che celebrò con una frase fatidica quanto era accaduto: "I froci hanno perduto quel loro sguardo ferito".

Gli scontri, una vera e propria sorpresa per tutti, avevano rivelato per la prima volta nella storia che esistevano omosessuali disposti a combattere per non veder calpestati i propri diritti, decisi a scrollarsi di dosso secoli di vergogna e a rifiutare il canonico ruolo di vittime. La rottura simbolica con gli stereotipi tradizionali, dunque, si compiva.

Verso la fine di luglio iniziarono a circolare copie di un volantino che chiedeva un incontro generale "per la liberazione degli omosessuali", ed il cui titolo recitava "Pensi che gli omosessuali siano disgustosi? Ci puoi scommettere il tuo dolce sederino che lo siamo!". Il gruppo che prese vita da quell'incontro si diede il nome di "Gay Liberation Front" e adottò una politica estrema di rottura con quelle che erano state fino ad allora le prese di posizione di gruppi omofili come la "Mattachine Society", chiedendo non solo la fine delle violenze e delle discriminazioni portate avanti dalle forze dell'ordine, ma anche l'introduzione di una serie di diritti che andavano dalla protezione sul posto di lavoro all'introduzione di leggi antidiscriminatorie a livello locale e federale.

Ben presto videro la luce altri gruppi ed organizzazioni come la "Gay Activists Alliance" dapprima a New York, quindi nel resto del paese. In altri paesi ci furono negli anni successivi simili rivolte, come ad esempio in Canada nel 1981, quando a seguito dell'irruzione della polizia in un locale gay, ci furono incidenti in quella che è ancora ricordata come la "Stonewall canadese". A Sydney il 24 giugno 1978 una manifestazione per commemorare la rivolta di Stonewall fu interrotta brutalmente dalla polizia, che arrestò 53 persone, dando inizio all'annuale celebrazione del Sydney Gay & Lesbian Mardi Gras.

La rivolta di Stonewall ha assunto una grande importanza nella storia omosessuale del dopoguerra e ha significato certamente la nascita di un forte movimento politico omosessuale a livello internazionale.

Lo Stonewall è sempre in Christopher Street : è stato dichiarato monumento nazionale e sta aprendo un nuovo "Stonewall Bistro".

IL GAY PRIDE IN ITALIA

Nel 1973 fu introdotta la locuzione Gay Pride, che sinteticamente indica le manifestazioni celebrate per ricordare Stonewall e rivendicare i diritti delle persone omsessuali. In italiano Pride viene quasi da tutti tradotto con orgoglio, lasciando spazio a sterili polemiche sul senso e sul perché di simili manifestazioni: ci si chiede di cosa gli omosessuali debbano andare orgogliosi e perché non si possa organizzare una manifestazione dell'orgoglio eterosessuale. Il sostantivo pride, come ogni vocabolo, ha più significati e copre una certa area semantica; con esso si esprime non solo il nostro concetto di orgoglio, con anche le accezioni negative che può avere, ma anche la parola fiero o, meglio, il concetto del rispetto che si sente di avere per se stessi.
Questa è l'accezione giusta di pride, quella che meglio calza ad una manifestazione come quella degli omosessuali. Gli inglesi hanno un'espressione che esprime la reazione dei gay di fronte alla costrizione a non-essere, nascondendosi o fingendo di essere ciò che non sono: "out of the closet", nel senso di fuori dal ripostiglio, fuori dal nascondiglio. Ecco, i gay riempiono le strade per dire a tutti che non hanno più voglia di essere rinchiusi in un nascondiglio, perché ciò che dovrebbero nascondere sarebbe il rispetto per se stessi; prima di tutto negando la propria dignità di essere umani, e secondo non godendo gli stessi diritti civili e non perseguendo la felicità che tutti i cittadini hanno e perseguono

In Italia la prima manifestazione dell'orgogio gay può essere considerata quella che si svolse a Torino tra il 19 e il 25 giugno 1978, quando si svolse il sesto congresso del Fuori e la prima settimana del film omosessuale, ma la partecipazione fu esigua e non superò il centinaio di persone.

Duecento partecipanti ci furono invece al corteo conclusivo di tre giorni di convegno nazionale a Bologna dal 26 al 28 maggio 1978 promosso dai collettivi omosessuali che facevano riferimento alla rivista "Lambda".

Nel 1982 vengono fatti tre giorni di festeggiamenti a Bologna, dal 26 al 28 giugno con corteo da Piazza Maggiore al Cassero, proprio in occasione della nuova sede del circolo bolognese ottenuta il 24 giugno in affitto dal Comune.

Da ricordare l'iniziativa dell'Arcigay di Milano che il 28 giugno 1988, per festeggiare il gay pride, acquistò uno spazio pubblicitario su Repubblica pubblicandovi i nomi di cento omosessuali che facevano gli auguri a tutti gli altri gay.

Il 2 luglio 1994 è la data del primo gay pride nazionale italiano, organizzato a Roma da Arcigay e dal circolo Mario Mieli. Si aspettavano 2000 persone, ne arrivano invece 10.000. Entrano nel corteo il sindaco Rutelli e l'eurodeputata Claudia Roth, insieme a delegazioni di tante organizzazioni glbt da tutta Italia.

La seconda manifestazione dell'orgoglio gay lesbico italiano ha luogo a Bologna il 1 luglio 1995: è la più grande manifestazione vista finora in Italia (ventimila secondo gli organizzatori, ottomila per la questura).

Il 29 giugno 1996 abbiamo una grande e variopinta manifestazione dell'orgoglio gay a Napoli, la prima volta al sud, accolta calorosamente dalla cittadinanza "La Madonna di Pompei vuole bene pure ai gay", e dal sindaco Bassolino con un commovente intervento dal palco alla fine del corteo. Partecipano più di cinquemila persone.

Nel 1997 causa dissidi all'interno del movimento tra Arcigay e Azione Omosessuale (che si era vista esclusa dall'organizzazione dep pride napoletano) abbiamo due pride, uno a Venezia il 14 giugno organizzato da Arcigay ed uno a Roma il 28 giugno promosso da Azione Omosessuale e i circoli della rete Cobagal, con risultai modesti ad entrambi: un migliaio a Venzia e due-tre migliaia a Roma (occorre ricordare che lo stesso anno Parigi manifesta con 300.000 persone e Berlino con 250.000).

Nel 1998 si ricompone il movimento con una manifestazione nazionale a Roma il 27 giugno che però non vede più di tre-quattro mila persone. Il world Pride del 2000 è ormai alle porte e molti cominciano a preoccuparsi.

Nel 1999, in attesa del World Pride, abbiamo la bella manifestazione a Como organizzata il 22 maggio da Arcigay, alla quale assiste tutta la città, ma che non buca ancora il muro dei media italiani, e resta inconfrontabile con quanto avviene nel resto d'Europa. Anche la manifestazione del 27 giugno a Roma, organizzata dal Mario Mieli, non supera le cinquemila presenze, nonostante la presenza di tre carri musicali e di Orietta Berti. Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay, spiega così perché non ha aderito alla manifestazione: «Il Mario Mieli vuole celebrare il Gay Pride sempre nella capitale, noi pensiamo sia meglio ogni anno in una città diversa, per allargare la partecipazione».

Il 2000 è l'anno della svolta. Anche Roma vede finalmente una partecipazione di centinaia di migliaia (500-700 mila) di manifestanti al World Pride del 9 luglio: molti gridano al miracolo e ringraziano il Papa per l'indiretta campagna promozionale.

Nel 2001, ancora ebbri del successo di Roma 2000, si realizzano ben tre pride, Verona (tremila partecipanti), Milano (è la prima volta di Milano e scendono in piazza più di 50.000 persone), Roma (20.000 persone).

Nel 2002 abbiamo Padova, col titolo di Pride Nazionale, che vede la partecipazione di circa 20.000 persone, Milano con 30.000 e Roma con 15.000.

Il 2003 vede lo stravolgente successo del primo grande Pride Nazionale organizzato al Sud: a Bari, dopo il lavoro preparatorio durato un intero anno del comitato organizzatore guidato da Michele Bellomo (presidente dell'Arcigay locale), partecipano una folla immensa di persone che riempie letteralmente tutte le strade della città e delegazioni di gay da tutta Italia: più di 50.000 persone. Seguono il pride di Milano con 20.000 partecipanti e quello di Roma con 15.000.

 

UNA BELLA PAGINA SUGLI AVVENIMENTI DELLA NOTTE TRA IL 27 ED IL 28 GIUGNO ALLO STONEWALL

Quella notte a Stonewall
Brano tratto da "E LA BELLA STANZA E' VUOTA"
di Edmund White, (Edizioni Einaudi, 1992 - originale del 1988)

(…)I poliziotti fecero entrare a spintoni metà dei baristi in una macchina della polizia e se ne andarono, lasciandosi alle spalle parecchi altri poliziotti, barricati dentro lo Stonewall con il resto del personale. Tutti quanti fischiavano contro i poliziotti; proprio come se stessero commettendo un atto vergognoso. Continuavamo a sbirciarci intorno, eccitati e impauriti. Avevo voglia di comportarmi in maniera responsabile e di di-sperdere la folla pacificamente, mandando tutti a casa. Dopo tutto, per cosa protestavamo? Per avere diritto alla nostra "patetica malattia"? (…)Qualcuno accanto a me gridò: "Gay è bello", a imitazione del nuovo slogan che diceva: "Nero è bello", e ridemmo tutti quanti e ci accalcammo verso la porta. (…) A un certo punto qualcuno disse: "Siamo le pantere rosa", e questo ci fece ridere di nuovo. Poi mi sorpresi a immaginare scioccamente che un giorno i gay potessero costituire una comunità e non una diagnosi. - Questa potrebbe essere la prima rivoluzione buffa, - disse Lou. (…) Le doppie porte di legno dello Stonewall si schiantarono. Sentivo i poliziotti dentro gridare nelle ricetrasmittenti. Uno di loro uscì fuori tenendo una mano alzata per calmare la folla, ma lo fischiarono tutti e cominciarono a prenderlo a spintoni finché non si ritirò dentro a Fort Disco. I bidoni di spazzatura della città traboccavano di bicchieri di carta, tovaglioli unti e giornali buttati via. Arrivò di corsa un nuovo gruppo di gay, svuotò un bidone nel vano della porta abbattuta, lo bagnò con il liquido da accendini e gli dette fuoco. Si sollevò una nuvola di fumo grigio. (...) I poliziotti sgombrarono il marciapiede, formarono un cordone e spinsero in fretta e furia il resto dei baristi nel furgoncino al di là della spazzatura fumante, ma la folla fischiò ancora più forte. Una volta partito il furgoncino, i poliziotti ci allontanarono lentamente dall'entrata del bar. Lungo la strada, alcuni dei nostri ribaltarono una Volkswagen parcheggiata. I poliziotti si precipitarono in quella direzione mentre dietro di loro veniva rovesciata un'altra macchina. I finestrini andarono in frantumi e caddero sul selciato. Adesso cantavano tutti la canzone dei diritti civili, We Shall Overcome. Venne chiamata la squadra antitumulti. Protetta dagli scudi, marciò come un esercito romano lungo Christopher Street, partendo dalla prigione femminile, che risuonava di fischi e del fracasso delle tazzine di metallo contro le sbarre di acciaio. La squadra, roteando i manganelli, respinse i gay giù per Christopher Street, ma ritornarono tutti indietro per Gay Street e spuntarono dietro la squadra disposti in una fila di ballerine che ballavano il can-can. "Uh-hu, uh-hu", gridavano. (…) Rimasi a dormire da Lou. A letto ci abbracciammo come fratelli, ma eravamo troppo eccitati per dormire. Ci precipitammo a comprare i giornali del mattino per vedere come era stata descritta la rivolta di Stonewall. - E proprio la nostra presa della Bastiglia - disse Lou. Ma sulla stampa non trovammo nemmeno una parola sulla svolta delle nostre vite.

 


 



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