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Magnus Hirschfeld

 
22 novembre 2003
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QUEER FOR PEACE - Rete internazionale di gay lesbian transgender contro la guerra
LE ORIGINI DEL GAY PRIDE. Da Stonewall ad oggi
LA NOSTRA BANDIERA - storia e significati del nostro più importante simbolo
LA PRIMA MANIFESTAZIONE GAY AMERICANA (dopo Stonewall)

 

 

 

 

 

 

LA PRIMA DIMOSTRAZIONE DEL GAY LIBERATION FRONT
di John Lauritsen (1)
traduzione e note di Massimo Consoli

Ho tradotto questo articolo di John Lauritsen perche' mi e' sembrato di grande importanza per due motivi: innanzitutto per il suo valore oggettivo di prima manifestazione gay americana (Post-Stonewall); e poi perche' mi ha permesso di fare dei riferimenti (brevissimi) a quella che e' stata la situazione italiana. (Massimo Consoli)

Membri del GLF alla marcia, dal giornale COME OUT! Il Gay Liberation Front nacque a New York City nell'estate del 1969, subito dopo la Rivolta dello Stonewall (2). Quando andai al mio primo meeting del GLF, il gruppo aveva appena tre settimane di vita. Capii subito che questo era proprio quello che stavo cercando, e da quel momento in poi ho speso tutte le mie energie nella causa della liberazione gay.

Fin dagli anni '50 avevo studiato la letteratura sull'amore omosessuale (spesso definito "inversione sessuale", "omosessualità", e così via) approfittando della disponibilità della Biblioteca Widener: John Addington Symonds (3), Havelock Ellis, Gide, Donald Webster Cory (Edward Sagarin), Ford e Beach, così come gli scritti di vari ciarlatani psichiatrici. Agli inizi dei '60 ho poi partecipato ad alcuni incontri della Boston Demophile Society e della Boston Mattachine (4). Ma il Gay Liberation Front era un salto di energia in avanti. Qui c'era un'organizzazione radicale - disordinata, confusa e meravigliosa - pronta a combattere in maniera militante per la libertà omosessuale.

Trascorsi gran parte del tempo, durante i primi due mesi, a lavorare per l'organo del GLF, "COME OUT!: Un Giornale della e per la Comunità Gay"(5) . L'editoriale sulla pagina di copertina del primo numero (14 novembre 1969)(6) , mette in chiaro che il popolo gay non si accontentava più di essere soltanto tollerato. Comincia così:

"USCITE FUORI ("COME OUT") PER LA LIBERTÀ! USCITE FUORI ORA! POTERE AL POPOLO! POTERE GAY AL POPOLO GAY! VENITE FUORI DALL'ARMADIO PRIMA CHE LA PORTA SIA INCHIODATA!"

Il Gay Power venne così presentato:

Come Out! affretterà il giorno in cui diverrà non solo fuori moda, ma un vero e proprio suicidio politico parlare ancora di repressione dell'omosessuale. Stiamo uscendo fuori come comunità. Una comunità che conta milioni di membri. Promuoveremo in modo aggressivo l'uso del reale e potente potere economico del popolo gay attraverso questa terra per sostenere gli interessi della comunità omosessuale. Convinceremo la società in senso lato della realtà del potere politico omosessuale attraverso il suo uso attivo.
Non saremo gay borghesi, alla ricerca dello sterile "Sogno Americano" con il cottage coperto di edera ed un buon impiego sicuro, ma neppure tollereremo l'esclusione degli omosessuali da nessuna area della vita americana".

La prima edizione di COME OUT!Il primo numero di COME OUT! riporta la primissima dimostrazione fatta dal Gay Liberation Front, che fu organizzata contro il Village Voice, il 12 settembre 1969. Ricordo chiaramente come l'articolo "L'Estate del Gay Power ed il Village Voice preso in castagna!", venne scritto. Io ed i due autori principali, Mike Brown e Leo Louis Martello, ci trovavamo tutti nell'appartamento di quest'ultimo. (Leo era uno stregone praticante, ed aveva un boa constrictor sotto il letto)(7) . Loro due discutevano animatamente su praticamente tutto, ed io sedevo nel mezzo davanti ad una macchina da scrivere. Mike mi urlava nell'orecchio sinistro, Leo mi strillava nel destro, ed io picchiettavo sulla macchina qualcosa che poteva essere un compromesso o quello che volevo dire di mia iniziativa. Bene, dopo che un bel po' di parole erano state battute sul foglio, e dopo aver fatto qualche correzione, tutto cominciò a fluire più amabilmente e le relazioni divennero più pacifiche mentre ci accorgevamo che stavamo facendo dei progressi.
Come l'articolo chiarisce, c'erano due cose principali nella dimostrazione: il settarismo del Voice nelle sue descrizioni dei gay, e la censura esercitata sulle inserzioni gay. Ricordo che alcuni membri del GLF, nonostante molta retorica e atteggiamenti radicali, avevano paura di farsi vedere alla luce del sole in un picchettaggio omosessuale. Io stesso apparivo esitante, anche s'ero già stato nel movimento contro la guerra dal 1965 in poi, con le mie cicatrici in ricordo di quella lotta. Come si deduce dall'articolo, la dimostrazione fu un grande successo.
Una dimostrazione del la  Gay Activists Alliance Dopo un paio d'anni, il GLF si disintegrò, soprattutto per le sue contraddizioni interne. Il suo posto venne preso dalla Gay Activist Alliance, un'organizzazione molto più ordinata e meno radicale. Di solito si crede che la GAA finì nell'autunno del 1974, quando un fuoco distrusse il suo quartier generale, una vecchia caserma dei pompieri nella Wooster Street di Soho. In realtà, non solo la GAA sopravvisse ancora per molti anni, ma alcuni dei suoi migliori risultati li raggiunse dopo l'incendio(8).
Il 21 marzo 1975, fu organizzato un picchettaggio contro il Village Voice, questa volta sponsorizzato congiuntamente dalla Gay Activist Alliance e dalla Lesbian Feminist Liberation. I motivi erano sostanzialmente gli stessi del 1969. La GAA e l'LFL protestavano "i ritratti sterotipi e offensivi dei gay" del Voice, e la sua politica degli annunci, che rifiutava molte inserzioni gay sulla base di un sistema di quote.
Mi mancano molto sia il GLF che la GAA. Chi organizzerà, oggi, le dimostrazioni contro i bigotti anti-gay nei media, nella religione, in politica?


[Questo è l'articolo principale apparso su "COME OUT!: Un Giornale della e per la Comunità Gay, vol. 1 numero 1, New York, 14 novembre 1969. Si tratta della prima pubblicazione del Gay Liberation Front di New York. La manifestazione contro il Village Voice fu la prima dimostrazione militante del Movimento di Liberazione Gay dell'epoca post-Stonewall]

L'Estate del Gay Power ed il Village Voice preso in castagna!
di Mike Brown, Michael Tallman, Leo Louis Martello

Un dimostrante del GLF alla protesta del 1969 contro il Village VoiceIl Village Voice ed i suoi collaboratori hanno dimostrato per l'ennesima volta dove stanno con la testa, durante il "Gay Power" della scorsa estate.
Hanno costantemente dimostrato il loro disprezzo verso la Comunità Gay nei loro servizi su quella che è stata una rivolta lungamente attesa di un'altra minoranza oppressa. Il loro modo di trattare la prima sommossa gay della storia sembra uscir fuori da una copia del New York Daily News. Invece di impegnarsi nei diritti civili della minoranza Gay, si sono preoccupati per le reazioni che il composto establishment ha avuto di fronte ai disordini. Il loro degradante uso di termini offensivi verso omosessuali e lesbiche è stata una pura dimostrazione di sentimenti liberali anti-umanistici. La preoccupazione di Howard Smith e degli altri collaboratori del Village Voice per la polizia "molestata", piuttosto che per le vittime che si sono finalmente ribellate, è stata appropriatamente sottolineata da Kevan Liscoe in una lettera al giornale pubblicata il 10 luglio 1969.
Il documento, intitolato "Non più spaventati", comprende i seguenti commenti:
"Il raid allo Stonewall non è stata la sola ragione per gli incidenti scoppiati in quel grande e glorioso week end. Nelle ultime tre settimane, cinque bar gay nell'area del Village, almeno che io sappia, sono stati colpiti dalla polizia. Le molestie contro gli omosessuali nel Village sono una vecchia storia. E' una cosa che diamo per scontata. Bene, ora siamo entrati in una nuova era, e i froci hanno deciso di incastrare la società in un altro dei suoi errori. Proprio come fecero i Negri nel 1960. L'omosessualità è una parte della vita. Niente di più. Niente di meno. Ho assistito alle dimostrazioni di quel fine settimana, ed alle azioni della TPF (Tactical Police Force). Sono sicuro che sono stati addestrati in corsi scelti di sadismo da uno dei migliori poliziotti di Chicago".
L'autore della lettera, Liscoe, menziona parecchie brutalità insensate che ha visto di persona ed è sicuro che gli etero non sosterranno il Gay Power per i risentimenti che sono nati dentro di loro. Così conclude: "Ma quando queste persone praticheranno il proprio concetto di una nuova moralità, spero che la smetteranno di indagare se abbiamo qualcosa per cui lottare. L'epoca delle piccole checche spaventate è andata per sempre. Benvenuto Acquario".
Il resoconto del signor Liscoe è stato molto più accurato di quello descritto qui sotto:

Un articolo sui disordini dello Stonewall è apparso il 10 luglio 1969 sul Village Voice. L'articolo, intitolato "Troppo, mio caro", è stato scritto da Walter Troy Spencer. Carino e altezzoso in maniera nauseante, Spencer ha ripetutamente parlato della Grande Ribellione dei Finocchi, di "checche", "effeminati" e "finocchi"(9). E' tutto un grande gioco. La sua unica preoccupazione era che "Un barista di Christopher Street ha calcolato che una sola notte di questo indiretto embargo gli è costata 500 dollari", e "Preoccupa di più chiedersi che tipo di conflitti tra il Sesto Distretto, la Prima Divisione (che ha fatto l'irruzione iniziale senza avvertire il Distretto - una procedura standard) e la TPF(10) , può esser stata generata da questa situazione, e chi si sarebbe dovuto chiamare quando le cose non furono più controllabili".
Spencer ha definito "antidemocratico" lo Stonewall, a causa della sua politica di "riservato ai soci", butta giù il "fastidiosamente sgargiante ed aggressivo" battuage sulla Christopher Street, definisce l'insurrezione un "divertente spettacolo di varietà", e si sente infastidito perché "di sicuro non voglio passare sotto le forche caudine ogni notte che voglio tranquillamente andarmene nel mio amichevole bar di quartiere". Ammette che i "froci" sono stati sfruttati per molto tempo, "stretti in un morsa" tra delinquenti e poliziotti.
Il Village Voice ed il giornalista Spencer hanno mostrato la loro vera natura: gli omosessuali sono categorizzati come "negri", "spics"(11), "immigrati", etc. Per un giornale che si presuppone "liberal", questa è la forma peggiore di ipocrisia e di sfruttamento. Nessuna menzione dei diritti civili calpestati, delle ingiustizie subite, della bancarotta morale, del bisogno da parte della società di avere sempre un capro espiatorio a portata di mano, che sia un "negro", un "frocio" o una "lesbica", la totale mancanza di umanesimo, compassione e decenza nel loro trattamento degli omosessuali che formano una gran parte del Greenwich Village, degli abbonati al Voice e dei suoi inserzionisti. Spencer ha scritto questo articolo, ed il Village Voice lo ha pubblicato, perché si sentivano sicuri che la Comunità Gay avrebbe continuato a mandarla giù… chi ha mai sentito di "froci" che hanno reagito? Contavano sul cosiddetto disprezzo per se stessi degli omosessuali, per "farla franca". Per loro quell'insurrezione è stata un tragicomico contegno stravagante, una rivolta momentanea minore, e poi, giù di nuovo a "tenere i froci al loro posto".
Confronta e metti in contrasto quanto sopra con i principi del Village Voice pubblicati nel libro The Village Voice Reader, curato da David Wolf e dall'editore del giornale, Edwin Fancher, apparso nel 1962. Wolf scriveva che coloro che dettero vita al Voice erano insensibili alle pietà del Liberalismo ufficiale. Si immaginarono come la Voce dei destituiti, degli scontenti, insoddisfatti e infelici. Il libro conteneva due articoli amichevoli sull'omosessualità di Seymour Krym e David McReynolds, che presentavano diversi punti di vista. Oggi il Village Voice è fondamentalmente un giornale dell'establishment liberal con una pretesa di essere "hip" con abbastanza materiale non convenzionale per titillare i genitali di pretesi bohémien e hippies di plastica, ma sempre, SEMPRE, mirati ai loro pregiudizi fondamentali. E' considerato "hip" essere sia "accoglienti" che "sdegnosi" verso gli omosessuali come dimostrato da quasi ogni storia che hanno pubblicato di recente sull'argomento.

In Pubblicità per me stesso (12), Norman Mailer descrisse il suo impegno con il Voice e poi la sua uscita dal giornale, al quale contribuì con diciassette articoli ripubblicati nel libro. Alla fine la collaborazione ebbe termine per futili dissapori, discussioni e fatti insignificanti, ma la vera ragione fu il suo disaccordo e disillusione sulle politiche generali. Mailer scrisse: "Per settimane avevo perso la faccia trascinato da programmi baldanzosi e risoluzioni monotone, e all'improvviso io e la mia partner cominciammo a capire che c'erano altre idee su come doveva andare avanti il giornale. Loro volevano che avesse successo. Io volevo che fosse oltraggioso".
Mailer sentiva che il giornale sarebbe cresciuto se avesse raggiunto un pubblico del tutto nuovo. Sentiva che lo slancio della rivolta underground (con l'inizio dei beats e degli hipsters e di persone come Jack Kerouac e Allen Ginsberg) avrebbe accelerato la rivoluzione morale e sessuale. Dalla sua colonna conduceva una guerra privata al Giornalismo Americano. La sua posizione verso il Village era che questo fosse rigido, circondato da snobismo, fallimento, odio e bile, e con le sue idee lui avrebbe messo in imbarazzo l'ego del Village.
Il Voice rimase indifferente all'idea di rivoluzione morale e sessuale di Mailer, come può essere dimostrato esaminando la loro politica degli annunci pubblicitari con riguardo alla Comunità Gay.
Nel numero del Voice del 7 agosto, alcune membri del Gay Liberation Front misero un'inserzione nella sezione "Notizie Pubbliche" degli Avvisi. La sostanza dell'annuncio era una richiesta di articoli, foto, disegni, eccetera, per COME OUT. Il titolo dell'annuncio era "Potere Gay al Popolo Gay"(13) . Il nostro amichevole giornale monopolizzatore della comunità lo accettò insieme al pagamento in pieno poi, prima di pubblicarlo, semplicemente cancellò le parole "Potere Gay al Popolo Gay", senza farlo sapere al GLF o chiederne l'approvazione.
All'incontro settimanale della domenica del GLF, il senso di oltraggio fu generale di fronte al presupposto diritto del Voice di censurare gli annunci. Si discusse sulla fattibilità di un'azione contro il Village Voice, ma poi vi si rinunciò poiché non c'erano prove a sufficienza. Tuttavia, il GLF capì che il Village Voice aveva imboccato la strada di una bancarotta politica morale. Le inserzioni rappresentano un servizio comunitario, e non sono la principale fonte delle entrate di un giornale. Perciò ne consegue che gli annunci dovrebbero essere verbalmente espressivi degli individui che ne pagano il servizio.
A questo punto decidemmo di presentare un'altra inserzione usando la parola "Gay". L'occasione si presentò per il numero del 4 settembre. Il GLF usò il Bulletin Board del Village Voice per pubblicizzare un ballo per il prossimo venerdì notte, 5 settembre, usando il titolo "Gay Community Dance". Di nuovo, l'annuncio venne accettato così come presentato. Il giorno successivo, la persona che lo aveva messo ricevette una telefonata dal Village Voice che spiegava come fosse loro politica astenersi dal pubblicare parole oscure nella rubrica delle inserzioni, ed il giornale pensava che "Gay" fosse una parola oscena(14) . Alla domanda perché mai qualcuno potesse considerare osceno un termine del genere, il Voice rispose che il personale aveva deciso che "Gay" poteva essere paragonato a "Fuck" e ad altre parole a quattro lettere(15) , e che l'annuncio doveva essere cambiato oppure non lo si poteva stampare. Poiché neppure "omosessuale" era un termine accettabile, e poiché il GLF voleva pubblicare la notizia che ci sarebbe stato un ballo, venne usato il solo sostituto accettabile, per loro, "omofilo" (che è una gentile parola bastarda non inserita in molti dizionari). Il Village Voice promise anche una spiegazione scritta della loro opposizione alle parole "gay" e "omosessuale". Il GLF "disonestamente" si preparò ad utilizzare questa spiegazione come base per una causa sui diritti civili (Legge sui Diritti Civili del 1964: diniego dei diritti alla libertà di parola da parte di un'istituzione pubblica o semi-pubblica). Ma fedele alla tradizione, il Voice promise più di quanto non mantenne, e noi non ricevemmo mai tale spiegazione scritta.
Per niente scoraggiato, il GLF cominciò ad incontrare gli avvocati per un processo da portare al Tribunale Federale. E finalmente incontrammo Ed Fancher quando ci vedemmo costretti a consegnargli una lettera con l'annuncio delle nostre intenzioni legali a casa sua (visto che il signor Fancher non era mai disponibile in ufficio). A questo punto gli chiedemmo di potergli parlare della politica che governava la rubrica degli annunci. Si rifiutò di farlo (come già aveva preannunciato precedentemente per telefono) e borbottò che noi non avremmo mai dovuto fare una cosa del genere, come quella di presentarsi al suo luogo di residenza, e così dicendo, educatamente ma fermamente, ci sbatteva la porta in faccia.
Mentre il GLF si considera aperto alla ragione, si riserva anche il diritto di prendere azioni appropriate in base alla realtà di ogni data situazione. Chiaramente, capimmo che Fancher aveva chiuso la porta a ogni possibilità di dialogo. Al meeting generale del 7 settembre venne presa la decisione di fare un picchetto ed altre azioni di strada.
Il 12 settembre 1969, alle 9 del mattino, il Potere Gay si mise in moto per la prima volta, con molti caffè bevuti in comune ed ancora più confusione altrettanto in comune. Ed Fancher arrivò alle 10 in punto, ricevendo un proclama delle nostre lamentele, e subito scomparendo dietro la porta della burocazia del Village Voice.
Alle 4,30 del pomeriggio, durante il momento cruciale della dimostrazione, un membro del GLF presentò un'inserzione che diceva: "Il Fronte di Liberazione Gay invia il suo amore a tutti gli uomini e le donne Gay della comunità omosessuale". Il quadro che si poteva vedere fuori del giornale era caratterizzato da un picchetto di persone che cantavano, con un rifornimento di 5000 volantini rapidamente esauriti, ed un gran numero di persone che firmavano una petizione che accusava il Voice di discriminazione.
A questo punto, Howard Smith uscì fuori dalla porta del Village Voice (incontrando i "Buuuh!" di disapprovazione della folla) e invitò tre rappresentanti del GLF ad "incontrarsi con il Signor Fancher". Una volta dentro l'edificio, e al piano superiore, i rappresentanti incontrarono a loro volta un grido di oltraggio dovuto al fatto che il GLF avesse scelto il Village Voice come bersaglio (così liberal come siamo…). Venne suggerito di negoziare sui tre punti in oggetto: 1) sul cambio degli annunci senza conoscenza o consenso da parte del cliente; 2) sull'uso delle parole "Gay" e "omosessuale" negli stessi annunci; 3) sull'attitudine dispregiativa del Village Voice verso la Comunità Gay. Il GLF spiegò che i due punti che riguardavano la politica degli annunci non erano negoziabili, e che la sostanza del giornale avrebbe dovuto essere il vero interesse di un editore responsabile.
Ed Fancher rispose che il Village Voice non censurava i suoi articoli e che se un collaboratore voleva dire cose offensive sui finocchi, lui, in buona fede, non poteva vietarglielo. Fancher disse pure che noi non avevamo alcun diritto di immischiarci con la "libertà di stampa".
Il GLF accettò questa posizione, con l'intendimento che il Potere Gay avesse il diritto di ritornare e di opporsi ad ogni cosa che il personale del Village Voice avesse scelto di inserire nel giornale. Per quel che riguardava la politica degli annunci, (Fancher) si arrese del tutto. Disse che non solo il Voice non avrebbe modificato le inserzioni dopo l'avvenuto pagamento, ma che in quella sezione le parole "Gay" e "omosessuale", di per sé non costituivano più un problema. Uno dei rappresentanti del GLF nell'ufficio al piano superiore, si affacciò alla finestra che dava sulla Settima Avenue e con le dita sparò il segno di una "V" come "Vittoria!" alla folla che aspettava giù in basso.

AVEVAMO VINTO!

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NOTE

1- John Lauritsen è uno dei primi attivisti del movimento gay americano, tuttora in attività. In Italia è conosciuto come autore, insieme a David Thorstad, del libro Per una storia del movimento dei diritti degli omosessuali, edito prima dalla Salamandra (insieme ad altri autori e con altro titolo), Milano 1976, e poi da Savelli, Roma 1979. E' un libro che ha formato una generazione intera di militanti.

2 - Lo Stonewall Inn era un bar che si trovava lungo la Christopher Street. Nella notte tra il 27 ed il 28 giugno 1969 i gay di New York si ribellarono per la prima volta alle vessazioni della polizia, innescando una rivoluzione che ancora continua, ai nostri giorni. Dell'argomento ho scritto molto, anche sul significato di quel nome ormai entrato nella leggenda, soprattutto nei due libri Stonewall, Quando la Rivoluzione è Gay, Napoleone, Roma 1990, e Independence Gay, Massari Ed., Bolsena 2000.

3 - Per ricordare John Addington Symonds (Bristol, 5 ottobre 1840 - Roma, 19 aprile 1893), da circa trent'anni viene organizzata una cerimonia presso il cimitero non cattolico del Testaccio, dov'è sepolto, nell'anniversario della sua nascita.

4 - La Mattachine Society viene fondata il 20 luglio 1951 da Harry Hay, ispirandosi a quelle società musicali che nell'Europa mediterranea medievale e rinascimentale erano composte da cittadini celibi che si presentavano in pubblico solo coperti da una maschera, proprio come erano costretti a fare gli "omofili" in tempi più vicini.
Harry Hay è morto recentemente (23 ottobre 2002). Su di lui ho scritto anche una breve biografia "I 90 anni di Harry Hay. La società pazzerella", su Guidemagazine, maggio 2002.

5 - COME OUT!: A NEWSPAPER BY AND FOR THE GAY COMMUNITY.

6 - In quel periodo stavo in Olanda e. tre giorni più tardi, il 17 novembre del '69, scrivevo la "Carta di Amsterdam per i Diritti degli Omosessuali", un documento programmatico che spedii ai probabili collaboratori di quello che poi diventerà il "Manifesto Gay".

7 - Rilevante, di Leo Martello, il libro Black Magic, Satanism, Wodoo, H.C. Publisher, New York 1972.

8 - Io stesso, nel 1980, appena arrivato in America, venni portato da Amerigo Marras ad uno degli ultimi meetings della GAA, ed io stesso rimasi sorpreso che l'organizzazione ancora esistesse. Amerigo mi portò anche a fare delle foto alla ex-caserma dei pompieri ch'era andata a fuoco.

9 - La traduzione di certi termini è sempre imprecisa. Nell'originale si parla di "Great Faggot Rebellion", "queers" "swishes" e "fags".

10 - Tactical Police Force.

11 - Parola offensiva e gergale per indicare le persone d'origine ispanica.

12 - In Italia è stato pubblicato da Lerici, nel 1967.

13 - Nell'originale, "Gay Power to Gay People"

14 - Un'avventura simile l'ho vissuta anch'io, quando una società di pubblicità si rifiutò di pubblicare una mia inserzione su vari quotidiani nella quale avvertivo che stava per iniziare la commedia "Solo i Froci vanno in Paradiso". Ne ho parlato su Affetti Speciali, Massari, Bolsena, 1999.

15 - "Fuck" vuol dire "inculare", "scopare", "fottere". Molte parole oscene, in inglese, sono a quattro lettere.

(da Gay Today, gennaio 2004)

 


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