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Il Gay Liberation Front nacque a New York City nell'estate
del 1969, subito dopo la Rivolta dello Stonewall (2).
Quando andai al mio primo meeting del GLF, il gruppo aveva
appena tre settimane di vita. Capii subito che questo era
proprio quello che stavo cercando, e da quel momento in poi
ho speso tutte le mie energie nella causa della liberazione
gay.
Fin dagli anni '50 avevo studiato la letteratura sull'amore
omosessuale (spesso definito "inversione sessuale",
"omosessualità", e così via) approfittando
della disponibilità della Biblioteca Widener: John
Addington Symonds (3), Havelock
Ellis, Gide, Donald Webster Cory (Edward Sagarin), Ford e
Beach, così come gli scritti di vari ciarlatani psichiatrici.
Agli inizi dei '60 ho poi partecipato ad alcuni incontri della
Boston Demophile Society e della Boston Mattachine (4).
Ma il Gay Liberation Front era un salto di energia in avanti.
Qui c'era un'organizzazione radicale - disordinata, confusa
e meravigliosa - pronta a combattere in maniera militante
per la libertà omosessuale.
Trascorsi gran parte del tempo, durante i primi due mesi,
a lavorare per l'organo del GLF, "COME OUT!:
Un Giornale della e per la Comunità Gay"(5)
. L'editoriale sulla pagina di copertina del primo numero
(14 novembre 1969)(6) , mette
in chiaro che il popolo gay non si accontentava più
di essere soltanto tollerato. Comincia così:
"USCITE FUORI ("COME OUT") PER LA
LIBERTÀ! USCITE FUORI ORA! POTERE AL POPOLO! POTERE
GAY AL POPOLO GAY! VENITE FUORI DALL'ARMADIO PRIMA CHE LA
PORTA SIA INCHIODATA!"
Il Gay Power venne così presentato:
Come Out! affretterà il giorno in cui diverrà
non solo fuori moda, ma un vero e proprio suicidio politico
parlare ancora di repressione dell'omosessuale. Stiamo uscendo
fuori come comunità. Una comunità che conta
milioni di membri. Promuoveremo in modo aggressivo l'uso del
reale e potente potere economico del popolo gay attraverso
questa terra per sostenere gli interessi della comunità
omosessuale. Convinceremo la società in senso lato
della realtà del potere politico omosessuale attraverso
il suo uso attivo.
Non saremo gay borghesi, alla ricerca dello sterile "Sogno
Americano" con il cottage coperto di edera ed un buon
impiego sicuro, ma neppure tollereremo l'esclusione degli
omosessuali da nessuna area della vita americana".
Il
primo numero di COME OUT! riporta la primissima dimostrazione
fatta dal Gay Liberation Front, che fu organizzata contro
il Village Voice, il 12 settembre 1969. Ricordo chiaramente
come l'articolo "L'Estate del Gay Power ed il
Village Voice preso in castagna!", venne scritto.
Io ed i due autori principali, Mike Brown e Leo Louis Martello,
ci trovavamo tutti nell'appartamento di quest'ultimo. (Leo
era uno stregone praticante, ed aveva un boa constrictor sotto
il letto)(7) . Loro due discutevano
animatamente su praticamente tutto, ed io sedevo nel mezzo
davanti ad una macchina da scrivere. Mike mi urlava nell'orecchio
sinistro, Leo mi strillava nel destro, ed io picchiettavo
sulla macchina qualcosa che poteva essere un compromesso o
quello che volevo dire di mia iniziativa. Bene, dopo che un
bel po' di parole erano state battute sul foglio, e dopo aver
fatto qualche correzione, tutto cominciò a fluire più
amabilmente e le relazioni divennero più pacifiche
mentre ci accorgevamo che stavamo facendo dei progressi.
Come l'articolo chiarisce, c'erano due cose principali nella
dimostrazione: il settarismo del Voice
nelle sue descrizioni dei gay, e la censura esercitata sulle
inserzioni gay. Ricordo che alcuni membri del GLF, nonostante
molta retorica e atteggiamenti radicali, avevano paura di
farsi vedere alla luce del sole in un picchettaggio omosessuale.
Io stesso apparivo esitante, anche s'ero già stato
nel movimento contro la guerra dal 1965 in poi, con le mie
cicatrici in ricordo di quella lotta. Come si deduce dall'articolo,
la dimostrazione fu un grande successo.
Dopo
un paio d'anni, il GLF si disintegrò, soprattutto per
le sue contraddizioni interne. Il suo posto venne preso dalla
Gay Activist Alliance, un'organizzazione molto più
ordinata e meno radicale. Di solito si crede che la GAA finì
nell'autunno del 1974, quando un fuoco distrusse il suo quartier
generale, una vecchia caserma dei pompieri nella Wooster Street
di Soho. In realtà, non solo la GAA sopravvisse ancora
per molti anni, ma alcuni dei suoi migliori risultati li raggiunse
dopo l'incendio(8).
Il 21 marzo 1975, fu organizzato un picchettaggio contro il
Village Voice, questa volta sponsorizzato congiuntamente
dalla Gay Activist Alliance e dalla Lesbian Feminist Liberation.
I motivi erano sostanzialmente gli stessi del 1969. La GAA
e l'LFL protestavano "i ritratti sterotipi e offensivi
dei gay" del Voice, e la sua politica degli annunci,
che rifiutava molte inserzioni gay sulla base di un sistema
di quote.
Mi mancano molto sia il GLF che la GAA. Chi organizzerà,
oggi, le dimostrazioni contro i bigotti anti-gay nei media,
nella religione, in politica?
[Questo è l'articolo principale apparso su "COME
OUT!: Un Giornale della e per la Comunità Gay,
vol. 1 numero 1, New York, 14 novembre 1969. Si tratta della
prima pubblicazione del Gay Liberation Front di New York.
La manifestazione contro il Village Voice fu la prima
dimostrazione militante del Movimento di Liberazione Gay dell'epoca
post-Stonewall]
L'Estate del Gay Power ed il Village
Voice preso in castagna!
di Mike Brown, Michael Tallman, Leo Louis Martello
Il
Village Voice ed i suoi collaboratori
hanno dimostrato per l'ennesima volta dove stanno con la testa,
durante il "Gay Power" della scorsa estate.
Hanno costantemente dimostrato il loro disprezzo verso la
Comunità Gay nei loro servizi su quella che è
stata una rivolta lungamente attesa di un'altra minoranza
oppressa. Il loro modo di trattare la prima sommossa gay della
storia sembra uscir fuori da una copia del New York Daily
News. Invece di impegnarsi nei diritti civili della minoranza
Gay, si sono preoccupati per le reazioni che il composto establishment
ha avuto di fronte ai disordini. Il loro degradante uso di
termini offensivi verso omosessuali e lesbiche è stata
una pura dimostrazione di sentimenti liberali anti-umanistici.
La preoccupazione di Howard Smith e degli altri collaboratori
del Village Voice per la polizia "molestata",
piuttosto che per le vittime che si sono finalmente ribellate,
è stata appropriatamente sottolineata da Kevan Liscoe
in una lettera al giornale pubblicata il 10 luglio 1969.
Il documento, intitolato "Non più spaventati",
comprende i seguenti commenti:
"Il raid allo Stonewall non è stata la sola ragione
per gli incidenti scoppiati in quel grande e glorioso week
end. Nelle ultime tre settimane, cinque bar gay nell'area
del Village, almeno che io sappia, sono stati colpiti dalla
polizia. Le molestie contro gli omosessuali nel Village sono
una vecchia storia. E' una cosa che diamo per scontata. Bene,
ora siamo entrati in una nuova era, e i froci hanno deciso
di incastrare la società in un altro dei suoi errori.
Proprio come fecero i Negri nel 1960. L'omosessualità
è una parte della vita. Niente di più. Niente
di meno. Ho assistito alle dimostrazioni di quel fine settimana,
ed alle azioni della TPF (Tactical Police Force). Sono sicuro
che sono stati addestrati in corsi scelti di sadismo da uno
dei migliori poliziotti di Chicago".
L'autore della lettera, Liscoe, menziona parecchie brutalità
insensate che ha visto di persona ed è sicuro che gli
etero non sosterranno il Gay Power per i risentimenti che
sono nati dentro di loro. Così conclude: "Ma quando
queste persone praticheranno il proprio concetto di una nuova
moralità, spero che la smetteranno di indagare se abbiamo
qualcosa per cui lottare. L'epoca delle piccole checche spaventate
è andata per sempre. Benvenuto Acquario".
Il resoconto del signor Liscoe è stato molto più
accurato di quello descritto qui sotto:
Un articolo sui disordini dello Stonewall è apparso
il 10 luglio 1969 sul Village Voice. L'articolo,
intitolato "Troppo, mio caro", è stato scritto
da Walter Troy Spencer. Carino e altezzoso in maniera nauseante,
Spencer ha ripetutamente parlato della Grande Ribellione dei
Finocchi, di "checche", "effeminati" e
"finocchi"(9). E' tutto
un grande gioco. La sua unica preoccupazione era che "Un
barista di Christopher Street ha calcolato che una sola notte
di questo indiretto embargo gli è costata 500 dollari",
e "Preoccupa di più chiedersi che tipo di conflitti
tra il Sesto Distretto, la Prima Divisione (che ha fatto l'irruzione
iniziale senza avvertire il Distretto - una procedura standard)
e la TPF(10) , può esser
stata generata da questa situazione, e chi si sarebbe dovuto
chiamare quando le cose non furono più controllabili".
Spencer ha definito "antidemocratico" lo Stonewall,
a causa della sua politica di "riservato ai soci",
butta giù il "fastidiosamente sgargiante ed aggressivo"
battuage sulla Christopher Street, definisce l'insurrezione
un "divertente spettacolo di varietà", e
si sente infastidito perché "di sicuro non voglio
passare sotto le forche caudine ogni notte che voglio tranquillamente
andarmene nel mio amichevole bar di quartiere". Ammette
che i "froci" sono stati sfruttati per molto tempo,
"stretti in un morsa" tra delinquenti e poliziotti.
Il Village Voice ed il giornalista Spencer hanno
mostrato la loro vera natura: gli omosessuali sono categorizzati
come "negri", "spics"(11),
"immigrati", etc. Per un giornale che si presuppone
"liberal", questa è la forma peggiore di
ipocrisia e di sfruttamento. Nessuna menzione dei diritti
civili calpestati, delle ingiustizie subite, della bancarotta
morale, del bisogno da parte della società di avere
sempre un capro espiatorio a portata di mano, che sia un "negro",
un "frocio" o una "lesbica", la totale
mancanza di umanesimo, compassione e decenza nel loro trattamento
degli omosessuali che formano una gran parte del Greenwich
Village, degli abbonati al Voice e dei suoi inserzionisti.
Spencer ha scritto questo articolo, ed il Village Voice
lo ha pubblicato, perché si sentivano sicuri che la
Comunità Gay avrebbe continuato a mandarla giù…
chi ha mai sentito di "froci" che hanno reagito?
Contavano sul cosiddetto disprezzo per se stessi degli omosessuali,
per "farla franca". Per loro quell'insurrezione
è stata un tragicomico contegno stravagante, una rivolta
momentanea minore, e poi, giù di nuovo a "tenere
i froci al loro posto".
Confronta e metti in contrasto quanto sopra con i principi
del Village Voice pubblicati nel libro The Village
Voice Reader, curato da David Wolf e dall'editore del
giornale, Edwin Fancher, apparso nel 1962. Wolf scriveva che
coloro che dettero vita al Voice erano insensibili alle pietà
del Liberalismo ufficiale. Si immaginarono come la Voce dei
destituiti, degli scontenti, insoddisfatti e infelici. Il
libro conteneva due articoli amichevoli sull'omosessualità
di Seymour Krym e David McReynolds, che presentavano diversi
punti di vista. Oggi il Village Voice è fondamentalmente
un giornale dell'establishment liberal con una pretesa di
essere "hip" con abbastanza materiale non convenzionale
per titillare i genitali di pretesi bohémien e hippies
di plastica, ma sempre, SEMPRE, mirati ai loro pregiudizi
fondamentali. E' considerato "hip" essere sia "accoglienti"
che "sdegnosi" verso gli omosessuali come dimostrato
da quasi ogni storia che hanno pubblicato di recente sull'argomento.
In Pubblicità per me stesso
(12), Norman Mailer descrisse il suo impegno con il
Voice e poi la sua uscita dal giornale, al quale contribuì
con diciassette articoli ripubblicati nel libro. Alla fine
la collaborazione ebbe termine per futili dissapori, discussioni
e fatti insignificanti, ma la vera ragione fu il suo disaccordo
e disillusione sulle politiche generali. Mailer scrisse: "Per
settimane avevo perso la faccia trascinato da programmi baldanzosi
e risoluzioni monotone, e all'improvviso io e la
mia partner cominciammo a capire che c'erano altre idee su
come doveva andare avanti il giornale. Loro volevano che avesse
successo. Io volevo che fosse oltraggioso".
Mailer sentiva che il giornale sarebbe cresciuto se avesse
raggiunto un pubblico del tutto nuovo. Sentiva che lo slancio
della rivolta underground (con l'inizio dei beats e degli
hipsters e di persone come Jack Kerouac e Allen Ginsberg)
avrebbe accelerato la rivoluzione morale e sessuale. Dalla
sua colonna conduceva una guerra privata al Giornalismo Americano.
La sua posizione verso il Village era che questo fosse rigido,
circondato da snobismo, fallimento, odio e bile, e con le
sue idee lui avrebbe messo in imbarazzo l'ego del Village.
Il Voice rimase indifferente all'idea di rivoluzione morale
e sessuale di Mailer, come può essere dimostrato esaminando
la loro politica degli annunci pubblicitari con riguardo alla
Comunità Gay.
Nel numero del Voice del 7 agosto, alcune membri del Gay Liberation
Front misero un'inserzione nella sezione "Notizie Pubbliche"
degli Avvisi. La sostanza dell'annuncio era una richiesta
di articoli, foto, disegni, eccetera, per COME OUT. Il titolo
dell'annuncio era "Potere Gay al Popolo Gay"(13)
. Il nostro amichevole giornale monopolizzatore della comunità
lo accettò insieme al pagamento in pieno poi, prima
di pubblicarlo, semplicemente cancellò le parole "Potere
Gay al Popolo Gay", senza farlo sapere al GLF o chiederne
l'approvazione.
All'incontro settimanale della domenica del GLF, il senso
di oltraggio fu generale di fronte al presupposto diritto
del Voice di censurare gli annunci. Si discusse sulla fattibilità
di un'azione contro il Village Voice, ma poi vi si
rinunciò poiché non c'erano prove a sufficienza.
Tuttavia, il GLF capì che il Village Voice
aveva imboccato la strada di una bancarotta politica morale.
Le inserzioni rappresentano un servizio comunitario, e non
sono la principale fonte delle entrate di un giornale. Perciò
ne consegue che gli annunci dovrebbero essere verbalmente
espressivi degli individui che ne pagano il servizio.
A questo punto decidemmo di presentare un'altra inserzione
usando la parola "Gay". L'occasione si presentò
per il numero del 4 settembre. Il GLF usò il Bulletin
Board del Village Voice per pubblicizzare un ballo
per il prossimo venerdì notte, 5 settembre, usando
il titolo "Gay Community Dance". Di nuovo, l'annuncio
venne accettato così come presentato. Il giorno successivo,
la persona che lo aveva messo ricevette una telefonata dal
Village Voice che spiegava come fosse loro politica
astenersi dal pubblicare parole oscure nella rubrica delle
inserzioni, ed il giornale pensava che "Gay" fosse
una parola oscena(14) . Alla
domanda perché mai qualcuno potesse considerare osceno
un termine del genere, il Voice rispose che il personale aveva
deciso che "Gay" poteva essere paragonato a "Fuck"
e ad altre parole a quattro lettere(15)
, e che l'annuncio doveva essere cambiato oppure non lo si
poteva stampare. Poiché neppure "omosessuale"
era un termine accettabile, e poiché il GLF voleva
pubblicare la notizia che ci sarebbe stato un ballo, venne
usato il solo sostituto accettabile, per loro, "omofilo"
(che è una gentile parola bastarda non inserita in
molti dizionari). Il Village Voice promise anche
una spiegazione scritta della loro opposizione alle parole
"gay" e "omosessuale". Il GLF "disonestamente"
si preparò ad utilizzare questa spiegazione come base
per una causa sui diritti civili (Legge sui Diritti Civili
del 1964: diniego dei diritti alla libertà di parola
da parte di un'istituzione pubblica o semi-pubblica). Ma fedele
alla tradizione, il Voice promise più di quanto non
mantenne, e noi non ricevemmo mai tale spiegazione scritta.
Per niente scoraggiato, il GLF cominciò ad incontrare
gli avvocati per un processo da portare al Tribunale Federale.
E finalmente incontrammo Ed Fancher quando ci vedemmo costretti
a consegnargli una lettera con l'annuncio delle nostre intenzioni
legali a casa sua (visto che il signor Fancher non era mai
disponibile in ufficio). A questo punto gli chiedemmo di potergli
parlare della politica che governava la rubrica degli annunci.
Si rifiutò di farlo (come già aveva preannunciato
precedentemente per telefono) e borbottò che noi non
avremmo mai dovuto fare una cosa del genere, come quella di
presentarsi al suo luogo di residenza, e così dicendo,
educatamente ma fermamente, ci sbatteva la porta in faccia.
Mentre il GLF si considera aperto alla ragione, si riserva
anche il diritto di prendere azioni appropriate in base alla
realtà di ogni data situazione. Chiaramente, capimmo
che Fancher aveva chiuso la porta a ogni possibilità
di dialogo. Al meeting generale del 7 settembre venne presa
la decisione di fare un picchetto ed altre azioni di strada.
Il 12 settembre 1969, alle 9 del mattino, il Potere Gay si
mise in moto per la prima volta, con molti caffè bevuti
in comune ed ancora più confusione altrettanto in comune.
Ed Fancher arrivò alle 10 in punto, ricevendo un proclama
delle nostre lamentele, e subito scomparendo dietro la porta
della burocazia del Village Voice.
Alle 4,30 del pomeriggio, durante il momento cruciale della
dimostrazione, un membro del GLF presentò un'inserzione
che diceva: "Il Fronte di Liberazione Gay invia il suo
amore a tutti gli uomini e le donne Gay della comunità
omosessuale". Il quadro che si poteva vedere fuori del
giornale era caratterizzato da un picchetto di persone che
cantavano, con un rifornimento di 5000 volantini rapidamente
esauriti, ed un gran numero di persone che firmavano una petizione
che accusava il Voice di discriminazione.
A questo punto, Howard Smith uscì fuori dalla porta
del Village Voice (incontrando i "Buuuh!"
di disapprovazione della folla) e invitò tre rappresentanti
del GLF ad "incontrarsi con il Signor Fancher".
Una volta dentro l'edificio, e al piano superiore, i rappresentanti
incontrarono a loro volta un grido di oltraggio dovuto al
fatto che il GLF avesse scelto il Village Voice come
bersaglio (così liberal come siamo…). Venne suggerito
di negoziare sui tre punti in oggetto: 1) sul cambio degli
annunci senza conoscenza o consenso da parte del cliente;
2) sull'uso delle parole "Gay" e "omosessuale"
negli stessi annunci; 3) sull'attitudine dispregiativa del
Village Voice verso la Comunità Gay. Il GLF
spiegò che i due punti che riguardavano la politica
degli annunci non erano negoziabili, e che la sostanza del
giornale avrebbe dovuto essere il vero interesse di un editore
responsabile.
Ed Fancher rispose che il Village Voice non censurava
i suoi articoli e che se un collaboratore voleva dire cose
offensive sui finocchi, lui, in buona fede, non poteva vietarglielo.
Fancher disse pure che noi non avevamo alcun diritto di immischiarci
con la "libertà di stampa".
Il GLF accettò questa posizione, con l'intendimento
che il Potere Gay avesse il diritto di ritornare e di opporsi
ad ogni cosa che il personale del Village Voice avesse
scelto di inserire nel giornale. Per quel che riguardava la
politica degli annunci, (Fancher) si arrese del tutto. Disse
che non solo il Voice non avrebbe modificato le inserzioni
dopo l'avvenuto pagamento, ma che in quella sezione le parole
"Gay" e "omosessuale", di per sé
non costituivano più un problema. Uno dei rappresentanti
del GLF nell'ufficio al piano superiore, si affacciò
alla finestra che dava sulla Settima Avenue e con le dita
sparò il segno di una "V" come "Vittoria!"
alla folla che aspettava giù in basso.
AVEVAMO VINTO!
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NOTE
1- John Lauritsen è
uno dei primi attivisti del movimento gay americano, tuttora
in attività. In Italia è conosciuto come autore,
insieme a David Thorstad, del libro Per una storia del movimento
dei diritti degli omosessuali, edito prima dalla Salamandra
(insieme ad altri autori e con altro titolo), Milano 1976,
e poi da Savelli, Roma 1979. E' un libro che ha formato una
generazione intera di militanti.
2 - Lo Stonewall Inn era
un bar che si trovava lungo la Christopher Street. Nella notte
tra il 27 ed il 28 giugno 1969 i gay di New York si ribellarono
per la prima volta alle vessazioni della polizia, innescando
una rivoluzione che ancora continua, ai nostri giorni. Dell'argomento
ho scritto molto, anche sul significato di quel nome ormai
entrato nella leggenda, soprattutto nei due libri Stonewall,
Quando la Rivoluzione è Gay, Napoleone, Roma 1990,
e Independence Gay, Massari Ed., Bolsena 2000.
3 - Per ricordare John Addington
Symonds (Bristol, 5 ottobre 1840 - Roma, 19 aprile 1893),
da circa trent'anni viene organizzata una cerimonia presso
il cimitero non cattolico del Testaccio, dov'è sepolto,
nell'anniversario della sua nascita.
4 - La Mattachine Society
viene fondata il 20 luglio 1951 da Harry Hay, ispirandosi
a quelle società musicali che nell'Europa mediterranea
medievale e rinascimentale erano composte da cittadini celibi
che si presentavano in pubblico solo coperti da una maschera,
proprio come erano costretti a fare gli "omofili"
in tempi più vicini.
Harry Hay è morto recentemente (23 ottobre 2002). Su
di lui ho scritto anche una breve biografia "I 90 anni
di Harry Hay. La società pazzerella", su Guidemagazine,
maggio 2002.
5 - COME OUT!: A NEWSPAPER
BY AND FOR THE GAY COMMUNITY.
6 - In quel periodo stavo
in Olanda e. tre giorni più tardi, il 17 novembre del
'69, scrivevo la "Carta di Amsterdam per i Diritti degli
Omosessuali", un documento programmatico che spedii ai
probabili collaboratori di quello che poi diventerà
il "Manifesto Gay".
7 - Rilevante, di Leo Martello,
il libro Black Magic, Satanism, Wodoo, H.C. Publisher, New
York 1972.
8 - Io stesso, nel 1980,
appena arrivato in America, venni portato da Amerigo Marras
ad uno degli ultimi meetings della GAA, ed io stesso rimasi
sorpreso che l'organizzazione ancora esistesse. Amerigo mi
portò anche a fare delle foto alla ex-caserma dei pompieri
ch'era andata a fuoco.
9 - La traduzione di certi
termini è sempre imprecisa. Nell'originale si parla
di "Great Faggot Rebellion", "queers"
"swishes" e "fags".
10 - Tactical Police Force.
11 - Parola offensiva e gergale
per indicare le persone d'origine ispanica.
12 - In Italia è stato
pubblicato da Lerici, nel 1967.
13 - Nell'originale, "Gay
Power to Gay People"
14 - Un'avventura simile
l'ho vissuta anch'io, quando una società di pubblicità
si rifiutò di pubblicare una mia inserzione su vari
quotidiani nella quale avvertivo che stava per iniziare la
commedia "Solo i Froci vanno in Paradiso". Ne ho
parlato su Affetti Speciali, Massari, Bolsena, 1999.
15 - "Fuck" vuol
dire "inculare", "scopare", "fottere".
Molte parole oscene, in inglese, sono a quattro lettere.
(da Gay Today, gennaio 2004)
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