Sei
amici entrano in una birreria per trascorrere del tempo allegramente
insieme. Tra loro c'è una coppia di fidanzati che si
scambiano un bacio. Sono le effusioni di tutte le coppie,
in quel locale come dappertutto, ma la nostra coppia viene
bruscamente ripresa: non possono manifestare il loro affetto
perché sono due ragazzi. Chi accusa sostiene la solita
tesi, di non essere contro i gay, ma che i gay non si permettano
di fare in pubblico quello che fanno normalmente le persone
normali.
Sarebbe una storia di ordinaria discriminazione quella accaduta
in un bar di Abbiategrasso, cittadina satellite di Milano
alla periferia ovest, se uno dei protagonisti non si fosse
ribellato, facendo sentire la sua voce attraverso i mezzi
che aveva a disposizione: i Carabinieri e la Stampa locale.
Ciò dimostra che è possibile protestare quando
noi gay sentiamo di essere discriminati ed è anche
possibile trovare ascolto. E aggiungo che bisogna protestare
se vogliamo che tali atteggiamenti siano sentiti offensivi
non solo da noi, ma anche dalla maggioranza della popolazione.
(Alberto Magni)
rassegna stampa:
Alessandra Ceriani - Ordine e Libertà - 9.02.01
Il fatto: "Baci e proteste"
Abbiategrasso. E' finita in maniera movimentata la serata
di domenica [4 febbraio 2001, n.d.a.] alla birreria Cantinone
di viale Cattaneo 32. A tenere banco è stato il battibecco
tra la titolare del locale e tre coppie di omosessuali. Questi
i fatti: è circa la mezzanotte di domenica, i sei ragazzi
sono seduti ad un unico tavolo, bevono e chiacchierano, due
di loro si scambiano effusioni, un abbraccio e un bacio. In
quel momento entra nella saletta nella quale si trova il gruppo
la titolare che nota la scena e resta spiazzata. -Ma come
siete due ragazzi!- dice. E quelli candidamente ammettono
l'evidenza: sì, siamo due maschi e allora? -Allora
non comportatevi così!- incalza la donna. E scoppia
il litigio che termina quando i sei lasciano il locale in
malomodo, sbattendo la porta dopo aver gettato i soldi contro
la cassa. I frequentatori del locale sono divisi: c'è
chi prende le difese dei giovani gay e chi invece dà
ragione alla titolare. E finalmente, a notte fonda c'è
qualcosa di gustoso di cui parlare, anche perché gli
omosessuali protagonisti si sono già visti al Cantinone
(dove giurano di non voler mai più mettere piede) e
perché alcuni di loro abitano ad Abbiategrasso.
"Il bacio tra gay innesca la lite con la titolare. Scambio
di accuse"
Davide Gaggianese ha 29 anni, abita ad Abbiategrasso
da due anni ed è omosessuale. Lo sa da quando era adolescente
e crescendo non ha mai fatto mistero di questo suo modo di
essere. Non ostenta, ma non intende farsi mettere i piedi
in testa. Infatti lunedì si è rivolto ai carabinieri
di Abbiategrasso dopo che due suoi amici, entrambi maschi,
con i quali divideva il tavolo in birreria la sera prima erano
stati rimproverati dalla titolare del locale, perché
sorpresi in atteggiamento tenero. Essere gay ad Abbiategrasso.
O a Vigevano, a Cisliano, ad Albairate... in una qualsiasi
cittadina di provincia o addirittura in un paese, dove il
numero di abitanti è ancora minore, dove ci si conosce
tutti. Dove un segreto uno deve tenerselo davvero stretto
perché rimanga tale. Ma perché poi tenerlo segreto?
Perché per molte, troppe, persone uscire allo scoperto
è impossibile; conosco ragazzi anche più giovani
di me e conosco tanti adulti che hanno una ragazza, che sono
addirittura sposati e che tuttavia hanno questa inclinazione:
il rapporto con l'altro sesso è di facciata, sono i
cosiddetti insospettabili, quelli che non possono rischiare
di venir messi al bando come noi. Certo ci vuole coraggio,
però per il momento ce l'hai avuto solo tu, gli altri
non hanno reagito... Perché è difficile esporsi
quando a scuola si è derisi, in famiglia non si riesce
a spiegare Tu però l'hai fatto. Sì, parecchi
anni fa l'ho detto, ma capisco che altri non riescano e continuino
a vivere nell'ombra. E cosa fanno? Dove si incontrano? E'
gente costretta a vivere rapporti clandestini e per di più
saltuari, gente che è cresciuta negando la propria
natura e che quindi riesce a sfogarsi solo a livello sessuale,
ma che non riesce a creare quel rapporto stabile che vorrebbe
con un altro omosessuale. Gente che si incontra nei parcheggi
o che si mimetizza in qualche locale milanese. Eppure è
opinione diffusa che oggi sia più facile di un tempo
accettarsi e farsi accettare in questa diversità In
realtà le cose non stanno così, almeno in provincia
e quanto è accaduto l'altra sera è la dimostrazione
che le differenze contano: a scuola mi prendevano in giro,
in quel locale mi hanno chiamato checca. E al lavoro? Io lavoro
in una ditta a Cisliano dove non ho avuto occasione di parlare
ai miei principali delle mie inclinazioni sessuali. A qualche
collega invece l'ho detto, è stata una cosa naturale
quando si è parlato di uscire insieme e io ho presentato
il ragazzo che sta con me. Da allora se ne parla quando capita,
ma non abbiamo mai approfondito l'argomento. Lì non
ci sono problemi, ma il fatto che in un bar si verifichi questo
crea sofferenza e la soluzione non sta nel cambiare locale...
non so, credo che una campagna di sensibilizzazione, una sorta
di pubblicità e progresso sarebbe utile. Qui non siamo
a Milano, qui facciamo paura, c'è disprezzo e allora
per forza molti di noi finiscono per ostentare certi atteggiamenti,
è un modo per ribadire che noi siamo fatti così.
Intervista alla titolare della birreria.
Abbiategrasso. La signora Anna Leoni non ci sta a passare
per razzista.
"All'antica forse sì, razzista no. Uno di
quei ragazzi tra l'altro lo conoscevo perché aveva
lavorato qui da me anni fa, quindi non parlatemi di discriminazione.
E poi quelli erano tipi per bene, puliti, niente da dire,
solo che quando sono entrata e ho visto che si baciavano in
modo così... evidente non ho potuto trattenermi, ho
detto loro che certe cose nel mio locale non volevo vederle,
che al Cantinone si viene per bere, mangiare e chiacchierare,
non per altro. Per ciò che stavano facendo loro ci
sono i motel. A quel punto loro hanno reagito, si sono sentiti
colti sul vivo, hanno parlato di parità... ma io non
ne faccio una questione di maschi o femmine, per me i gay
possono fare quel che vogliono, solo che certi atteggiamenti
mi sembrano scorretti. Io mi sono accorta che anche gli altri
clienti li stavano guardando e allora ho parlato. Tutto qua.
E mi creda, ho cercato anche di non essere aggressiva. Una
volta invece avevo sorpreso nel bagno un uomo e una donna
che stavano... Beh, quella volta sì che li ho sbattuti
fuori quei due. Domenica invece possono testimoniarlo tutti
che io non ho assolutamente messo alla porta nessuno. Sono
i ragazzi che invece hanno deciso di andarsene e per giunta
minacciandomi." La signora Anna è dispiaciuta
per l'accaduto, ma ritiene anche di essersi comportata nella
maniera giusta: "Gestisco questo locale da una vita,
so cosa bisogna evitare per fare in modo che si trasformi
in un posto malfamato e la frase che uno di loro mi ha buttato
in faccia uscendo mi ha davvero ferita: A causa di persone
come voi -mi ha detto- ci sono giovani come noi che si ammazzano.
Ecco io non vorrei mai avere nessuno sulla coscienza, ma qui
siamo in una birreria... insomma non in un posto da atti osceni..."
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