Omelia di Pasquale Quaranta letta
dall’autore durante la messa di mezzanotte nella chiesa
cattolica “Santa Maria Assunta” di Rignano Garganico
(Foggia, 25 dicembre 2003). Dalla registrazione della celebrazione,
trascrizione a cura di Serena Corfù.
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Sono venuto da Salerno per parlarvi in questa
Chiesa, di omosessualità. Sono gay credente..
[Vociare rumoroso]
No, non vi spaventate! Ascoltate…
Dicevo, sono gay credente e la ragione per
cui sono qui stasera è perché credo che una
testimonianza possa farvi riflettere su una realtà
con la quale ognuno di voi, molto probabilmente, non ha avuto
ancora modo di confrontarsi nei termini in cui ne parlerò..
ovvero di gioia, di amore, di serenità, di trasparenza.
L’omosessualità non è
una malattia, non è perversione, né trasgressione,
né moda e – la cosa che mi preme sottolineare
ora – non è peccato!
Si tratta di un dono di Dio che, in quanto
tale, non è scelto e che ci si ritrova a vivere. La
fede, ugualmente, è un sentimento che scopriamo e coltiviamo
dentro di noi, un “orientamento” che siamo chiamati,
nello stesso modo, a vivere. Gay e lesbiche hanno il diritto
di vivere pienamente la propria vita, anche sul piano affettivo
e sessuale, tanto quanto una persona eterosessuale. Chi chiede
l'astinenza e la "vende" come esigenza di castità
non ha capito il dono dell’amore.
Chiediamoci piuttosto: qual è il mio
rapporto nei confronti di una persona omosessuale? Quale sarebbe
la mia reazione se mio figlio o mia figlia mi rivelasse la
sua omosessualità?
Sono sicuro che le risposte farebbero emergere
quel pregiudizio millenario che una tradizione storica, anche
quella cattolica, ha radicato nelle coscienze.
Io vi dico: “Liberiamocene!”
“Troppe persone fanno ancora dipendere
la loro pace dal parere della Gerarchia, come se essa fosse
“la chiesa” o addirittura l’ eco o l’interprete
della voce di Dio. La chiesa è una realtà più
viva e variegata in cui lo spirito di Dio suscita voci ed
esperienze diverse ”.
Ci sono migliaia di persone che, in queste
ore, soffrono la solitudine per un orientamento che viene
condannato come immorale, intrinsecamente malvagio, abominevole.
Badate, solitudine non significa semplicemente “stare
soli”.. vuol dire anche stare insieme a tante altre
persone ma “sentirsi soli”, non pienamente compresi.
C’è chi si è tolto la vita perché
non riusciva ad accettare la propria omosessualità
per motivi confessionali mal interpretati e per l’ostilità
della gente o della famiglia.
Sembra risuonare in questa notte, una notte
santa perché il figlio di Dio è venuto al mondo,
nel freddo di una povera grotta, fuori dalla città
degli uomini, ciò che il Prologo al Vangelo di Giovanni
dice: “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno
accolto…”. Quanti dei nostri fratelli e sorelle,
amici e amiche, gay e lesbiche (queste parole sono ancor intrise
oggi di disprezzo o di scandalo) non sono stati accolti? Quanti
sono venuti nella loro famiglia umana e non vi hanno trovato
posto?
È il destino di quelli che Gesù
ama più di tutti, coloro ai quali è accaduto
di trovarsi nella stessa situazione in cui Lui si è
trovato, tra gli uomini e le donne del suo tempo: ce lo racconta
stanotte il Vangelo di Luca: “La Vergine partorì
il bimbo, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia
(…) perché non c’era posto per loro nell’albergo”.
Non c’era posto, come oggi, per molti non c’è
posto, non c’è nelle nostre case per Lui e per
tanti fratelli che sono omosessuali, non c’è
posto nel cuore per accogliere e la Chiesa stessa, la comunità
dei credenti, sembra essere diventata quell’albergo,
dove non c’è posto..
È possibile secondo voi che Dio possa
essere felice di questo? Dio non fa “pezzi sbagliati”
e siamo tutti suoi figli! Ognuno ha diritto ad essere quello
che è e di essere qui, non meno degli alberi e delle
stelle.
Il dono più grande che potete fare/vi,
da questo Natale in poi, sarà quello di abbracciare
il ragazzo gay, la ragazza lesbica che vi è vicino,
sia egli/ella vostro figlio/a, vostro fratello, vostra sorella
o cugina, un vostro parente.
Dimostrategli il vostro Amore. C’è
n’è bisogno. Dio ne sorriderà, siatene
certi!
“Ero forestiero..”, cioè
ero straniero, differente, della diversità che ci disturba,
in base alla quale noi attribuiamo ad altri qualcosa di non
giusto o di storto e – dice Cristo - “voi mi avete
accolto (…)”. Ero gay dunque e mi avete accolto,
rispettato e amato (è l’insegnamento del Vangelo
di Matteo).
Accogliamoci qui l’un l’altro
come Dio ci ha voluti: perché “Come facciamo
ad amare Dio – nostro padre - che non vediamo se non
amiamo il nostro fratello che vediamo?” (II Lettera
di Giovanni)
E come possiamo sperimentare l’amore
e la paternità unica di Dio se come figli escludiamo
altri figli, nostri fratelli?
Il Padre nostro che sta nei cieli e il figlio
suo che oggi è tra noi, nell’umanità e
fragilità di una creatura, ci chiedono l’unico
abbraccio dell’amore filiale che ci fa’ tutti
fratelli.
Il mio augurio per questo Natale è
che sempre meno persone si sentano sole a causa di un orientamento
affettivo naturale che non può significare una discriminante
nei rapporti umani. L’augurio è che ognuno di
voi capisca che una persona omosessuale è, al pari
di una persona eterosessuale, immagine di Dio.
Non mi sento di "dimostrare" nulla
a nessuno sul terreno della fede. Posso solo testimoniare
umilmente con la mia vita per ogni dono ricevuto, grazie a
Dio. “In Lui le differenze sono belle perché
hanno radici nel Suo cuore di creatore, fonte di Vita”.
Che questo Natale, nella nostra Chiesa, sia
gioia per tutti. Nessuno escluso.
Grazie.
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