La notizia che il caso di Matteo, il giovane di 16 anni suicida perché accusato di essere gay, è stato archiviato dalla procura di Torino mi ha spinto ad un ulteriore considerazione su cosa significhi essere omosessuale in questo paese.Secondo la Procura non sono stati ravvisati reati connessi all'istigazione al suicidio, il ragazzo, invece, si sarebbe ucciso perché depresso. Matteo non è stato capito neppure nel suo gesto più estremo; quando si venne a sapere dell'episodio la preside della scuola si affrettò a dire che il bullismo nel suo istituto non esisteva e che le cause del gesto erano da trovare in altri motivi, "Matteo", disse la preside "non era assolutamente gay". Si era persa allora una grande occasione, quella di discutere del bullismo omofobo, quella di proporre soluzioni, di aprire un dibattito.
Fioroni se ne vide bene e, dette due parole da bravo cattolico, abbandonò immediatamente il discorso prevenzione omofobia. Sia mai parlare di sesso e di identità di genere a scuola. Oggi la procura perde l'ennesima occasione negando il tutto, dicendoci che Matteo non è mai stato offeso e tiranneggiato dagli amici/aguzzini e additando l'arcigay e il mondo omosessuale per aver strumentalizzato la morte di un ragazzo. Ero presente al gay pride a Roma quando dal palco si disse che non era importante e che non interessava a nessuno che Matteo fosse gay o no, la cosa terribile era che Matteo era stato percepito come tale e quindi trasformato in un bersaglio di scherno e violenza. L'assurdità della sentenza, poi, mette in evidenza anche un commento poco felice dei procuratori che arrivano a sostenere che gli /le omosessuali hanno eletto Matteo a icona. Noi ci siamo mess* immediatamente dalla parte di un ragazzo che aveva subito dei soprusi e che aveva deciso di togliersi la vita, ci siamo messi a disposizione della famiglia e abbiamo manifestato il nostro dolore. L'accusa dei procuratori puzza di machismo vecchio stile. La verità è che appena le associazioni GLBT parlano, in questo assurdo paese, vengono accusate di strumentalizzare e di creare scompiglio, di danneggiare il normale svolgimento della vita dei bravi eterosessuali. Invece di ricercare la verità, invece di prendere iniziative contro gli atti di bullismo e l'omofobia, si preferisce rimuovere gli avvenimenti, dire che non è di certo stato per quello, non è stato perché i bulli del liceo davano del frocio al ragazzo perché di certo Matteo non era gay. OK, volete sentirvelo dire? MATTEO NON ERA GAY. Siete contenti?
Avete riportato il naturale ordine delle cose? Bene. Resta un ragazzo morto, restano le occasioni mancate, resta il fatto che, con questa sentenza, si delegittima il lavoro delle associazioni che lottano contro l'omofobia, si sostiene che il bullismo omofobo non esiste. Inutile parlarne. Inutile lottare. In attesa di un altro gesto estremo.
Marino Buzzi