Davvero nessuno vuol prendersi la briga di avvisare Yoko Ono che è ospite di un troll omofobico, xenofobo e razzista? I casi della vita: eccola fotografata mentre si lascia abbracciare, a Treviso, da Giancarlo Gentilini, lei che vive esattamente per tutto ciò che il vicesindaco della città veneta detesta e calpesta. Gentilini è una bomboniera d’uomo, non sa cosa faccia Yoko Ono per meritarsi la mostra che la città veneta ha deciso di ospitare; ignora, cioè, che sia una ben nota artista legata al movimento Fluxus prima di essere stata la compagna di Lennon; lui non saprebbe dire un titolo di un brano qualunque dei Beatles ma sa che gli omosessuali li friggerebbe nel grasso di uro, i neri, invece, li farebbe correre a calci in culo. Con le donne va meglio: spiegando il suo abbraccio con la signora Ono, motiva che le donne gli piacciono tutte; crude par di capire, come un sushi, mentre i gay li preferisce - lo chef è avvisato - ben cotti. Yoko Ono evidentemente ignora di essere abbracciata come un sushi in cappello e occhiali che questo duro col cognome tenero dichiara di odiare «come il burka». Lei è pacifista? E allora? Il vicesindaco non teme queste stronzate: «Il pacifismo è una corrente filosofica che non ha riscontro nella realtà», sbotta mentre lo immaginiamo dedito a grattarsi «e bae» con ambo le mani. Yoko, fallo per John, dipingiti di nero e vai a lavare un paio di parabrezza nel centro di Treviso. (Grazie al Corriere della Sera per la cronaca).
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