09/06/2005 - L'Avanti
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La provocazione è solamente un boomerang
...la provocazione fine a se stessa non ha portato nella storia, specie per la storia del movimento gay/omosessuale gblt, ad un nulla di fatto...C’ero come cronista e come appartenente alla comunità gay/gblt al “pride” di Milano, un pride riuscito nell’organizzazione e in parte anche nei contenuti e nei messaggi lanciati al Paese...

Se è vero ciò che il segretario dell’Arcigay nazionale - tale Mancuso - dichiara circa la consistenza numerica della comunità gay/gblt nazionale quantificabile in circa tre milioni di persone, che a suo dire dovrebbe seguire l’ordine di votare e scegliere candidati nelle istituzioni e in qualsivoglia consultazione elettorale non secondo coscienza ma secondo l’essere gay omosessuale o gblt nelle prossime elezioni, vero è che a forza di provocazioni, questo popolo “diverso”, nella maggioranza silenzioso ma comunque intelligente e ricco di personalità non riuscirà a portare a casa nemmeno il diritto di esistere, di coesistere democraticamente e civilmente in un Paese e Stato laico. E sì, perché la provocazione fine a se stessa non ha portato nella storia, specie per la storia del movimento gay/omosessuale gblt, ad un nulla di fatto. La provocazione fine e se stessa ha solo generato strumentalizzazioni usate da una parte piuttosto che dall’altra, sinistra o destra, per non affrontare con spirito laico questioni di convivenza civile.

C’ero come cronista e come appartenente alla comunità gay/gblt al “pride” di Milano, un pride riuscito nell’organizzazione e in parte anche nei contenuti e nei messaggi lanciati al Paese. Ho provato stupore, incredulità e fastidio nel vedere sfilare “forzatamente” e accanto a noi sotto un sole battente bambini nati da coppie lesbiche. Mi sono domandato, ho domandato, che bisogno c’era di coinvolgere bambini che di lotte per l’autodeterminazione, il diritto ad esistere, il diritto ad essere riconosciuti in quanto coppie che francamente non ci azzeccano un bel fico secco, ma non mi sono trovato e non mi hanno trovato valide giustificazioni. Di certo penso che i bambini e le bambine dovrebbero essere lasciati in pace, felici di poter abbracciare e giocare con bambole e balocchi e non essere usati come cavie per la rivendicazione di qualsivoglia diritto, anche il più sacrosanto. Si è chiesto loro se è giusto che invece di giocare è meglio scorrazzare tra milioni di persone e in un caos come quello di Milano?. La provocazione ha già sortito gli effetti desiderati da chi non vorrebbe mettere mano in una visone laica e rispettosa delle diversità. Grazie a questo fattaccio la notizia non è che per la prima volta più di centomila persone giunte da tutta Italia hanno rivendicato una legge ormai adottata da gran parte dell’Europa (Francia, Spagna, Svizzera…), ma la notizia è che per esibizionismo e per far parlare di sé, la comunità omosessuale gay/gblt ha dovuto sfruttare facce di bambini e bambine, ha dovuto far leva su sentimenti delicati e nascosti. Non c’è che da affermare: “Bel autogol!” Per la prima volta, quest’anno accanto a noi c’erano le istituzioni, hanno sfilato con noi sindaci delegati con tanto di fascia tricolore, c’era il presidente della Provincia, c’era il governatore della Regione Puglia, onorevoli e personalità della cultura pronte a sostenere il diritto di esistere; perché non tenerne conto? Giusta la critica, anche esasperata, nei confronti della giunta Albertini che a priori non ha voluto dare un qualsivoglia riconoscimento all’evento nazionale, quasi fosse roba da altro mondo, ma con il senno del poi e di quanto si è visto, si dirà “è stato meglio così”. La destra, la destra moderata, la Casa delle libertà, i liberali, i liberal-socialisti alla quale appartengo e di cui vado fiero, non c’erano ufficialmente. Come sempre. Ma pensare che questa “parte” non sappia che il Paese necessita di una legge che regolamenti le unioni di fatto, siano esse tra coppie dello stesso sesso o coppie di sesso diverso, è ridicolo, fuorviante, è miopia allo stato puro. Una legge, il Pacs, o come caspita lo si vuol chiamare, potrà essere concesso se la comunità gblt sarà credibile per l’intero Paese, se saprà smarcarsi dall’appartenenza ad una e ad una sola parte politica, la sinistra, che aldilà di tanti bei discorsoni ha lasciato poco e nulla a tutela delle diversità, e non solo quelle sessuali. La maturità, la storia ci insegna che la ragionevolezza, l’approccio laico delle questioni svestito dagli estremismi ha condotto in porto ben più importanti conquiste e rivendicazioni.

Ermanno Caccia, Milano

8/6/05

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