Si è alzato un putiferio, sui giornali e nel mondo politico, perché un gruppo di lesbiche, sabato, ha portato i propri bambini al corteo del Gay Pride. Dicono che non fosse loro diritto, dicono che è stato un uso partigiano e strumentale dell'innocenza infantile. Per la verità alcuni esponenti della destra hanno usato parole più pesanti. Il ministro Calderoli ha detto che è stata "una schifezza, usata da un gruppo di persone che vogliono difendere le proprie perversioni". Ha detto così. E poi ha aggiunto che è bene far saltare il referendum sulla fecondazione assistita, "altrimenti costruiranno bimbi su misura e li daranno da allevare a coppie di finocchi". Il linguaggio di Calderoli è sempre leggiadro, le sue idee sofisticate. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, uomo più elegante e di maggiore frequentazione scolastica rispetto a Calderoli, ha espresso in modo meno aggressivo lo stesso concetto: "La legge sulla fecondazione - ha detto - servirà a fabbricare bambini da esibire alle manifestazioni gay". E poi hanno parlato molti altri, sempre su questa falsariga, con variazioni nello stile polemico, con minacce di denunce penali.
Naturalmente fa piacere - lo dico senza nessuna ironia - che anche la destra, finalmente, si occupi di bambini. E dei loro diritti. Non lo fa spesso, anzi non lo fa quasi mai. Ieri, per esempio, nessuno di loro ha rilasciato dichiarazioni per commentare i dati - drammatici - forniti nel "Rapporto sui diritti globali 2005" (che è uno studio molto serio promosso dalla Cgil e da altre organizzazioni). Racconta questo rapporto che in Italia ci sono 1 milione e 700 mila bambini che vivono sotto il limite della povertà, e racconta che il nostro paese, in tutta Europa, è il paese con la maggiore percentuale di povertà infantile. Negli ultimi dieci anni questa povertà è salita del 2,6 per cento. Tutti i diritti essenziali di questo milione e settecentomila bambini è violato ogni giorno: diritto al cibo, all'acqua, alla casa, all'assistenza, alla sanità, all'istruzione.
Neppure risultano grandi moti di indignazione, nella destra (ma forse neanche in gran parte della sinistra...) per i bambini coinvolti nella realizzazione di spot pubblicitari per la Tv o per il cinema. Il gelato, il giocattolo, la merenda, gli spinaci, il sofficino. Un uso commerciale del bambino che serve non a difendere "le perversioni delle lesbiche", come dice Calderoli, ma a sviluppare i luridi interessi delle multinazionali (scusate l'uso della parola luridi, mi è scappata, deve essere l'influenza del ministro...).
Vorrei andare oltre questi esempi e farne uno meno scontato. Che magari fa un po' scandalo, ma è giusto dire le cose come stanno, senza pregiudizi, senza tabù. A voi sembra normale che dai secoli dei secoli un enorme numero di bambini sia usato per partecipare a noiosissime processioni religiose, per cantare nei cori in chiesa, per servire la messa mascherati da piccoli preti con tonaca rossa, per tenere in mano grossi candelabri, o crocifissi, o altre immagini della religione cristiana? Le lesbiche e i gay, sabato, li hanno messi in un trenino, e i giornalisti (tutti rigorosamente eterosessuali) hanno onestamente osservato che i bambini su quel trenino stavano beati e si divertivano come matti. Non sarà una attenuante, ma è meglio stare su un trenino a far casino, o dritti in piedi, seri seri, a cantare il "tantum ergo" in latino?
Possiamo anche decidere, tutti, di comune accordo, che non si portano più i bambini alle pubbliche manifestazioni o cerimonie, e cioè non li si coinvolge nelle nostre convinzioni religiose, o politiche, o filosofiche o civili. Non so se è giusto, io ero affezionato ai bambini che partecipano in qualche modo della fede e delle idee e delle battaglie dei propri genitori, ma probabilmente sbaglio, il mio è un modo vecchio e "possessivo" di vedere l'infanzia. Benissimo, stabiliamo che i bambini restano a casa a giocare: se lo facciamo però la decisione deve riguardare tutti, senza differenze, senza discriminazioni, senza ideologismi.
L'impressione invece è che la levata di scudi contro i gay milanesi non sia stata motivata da vero amore per i bambini, ma piuttosto dall'odio per i gay. E' un sentimento irrazionale, stupido, dettato dall'ignoranza e dal terrore di non essere normali. E' difficile da combattere. Specialmente se la Chiesa - che ha un grande potere sulla formazione del senso comune - invece di impegnarsi per spiegare alla gente che quando due persone si amano, di qualunque sesso esse siano, questo è un bene - "è la volontà di Dio" direbbe un cattolico - si impegna, al contrario, per difendere la normalità, l'omofobia, la bigotteria un po' fascistoide.