06/06/2005 - Il Giorno - Albina Olivati
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L’orgoglio gay invade Milano
...Tra gli eccessi, che non mancano mai, affermazioni di principio: la richiesta dell’inserimento dei Pacs (patti civili di solidarietà) nel programma di Governo dell’Unione o finirà la pacifica convivenza col popolo omosessuale...

RADUNO Dal corteo di omosex e lesbiche slogan contro il sindaco Albertini

MILANO — A piedi, sui camion, sul trenino coi bambini dei genitori omosessuali. Il corteo del Pride Milano 2005, partito da piazza Repubblica alle 16.30, ha invaso la città. È stato anche applaudito. Tra gli eccessi, che non mancano mai, affermazioni di principio: la richiesta dell’inserimento dei Pacs (patti civili di solidarietà) nel programma di Governo dell’Unione o finirà la pacifica convivenza col popolo omosessuale. Il presidente nazionale dell’Arcigay, Sergio Lo Giudice, promette infatti «opposizione sociale».

L’approvazione del disegno di legge delle coppie di fatto è il motivo della manifestazione. C’era un pullman da Trebisacce, provincia di Cosenza, c’era il Club degli Orsi, i cui componenti sono, diciamo, su di peso, c’erano drag queen vestite e svestite. "Sondrio c’è" spiccava su una maglietta e vicino "Brescia c’è". Miss Trans Puglia si faceva fotografare. Ragazzi versione sado-maso e versione angelica. Poi quelli che non si travestono. Tutti con un solo obiettivo, attirare l’attenzione su un problema che è vissuto con dolore anche dalle famiglie. Un cartello con una citazione di Einstein spiegava tutto: "È più facile spezzare un atomo che il pregiudizio".

Maria Luisa è milanese, ha un figlio omosessuale: «Quando me l’ha detto ci sono rimasta, poi ho cercato di capirlo. No, mio marito non è qui, ha capito anche lui, ma preferisce non manifestare. Gli uomini sono così. Quindici anni fa era diverso, oggi fortunatamente le cose sono un po’ cambiate». Rita è di Brescia, anche lei ha un figlio che le ha confidato di essere omosessuale: «Viviamo in un Paese in cui sono discriminati e noi non vogliamo che i nostri figli lo siano. Pagano le tasse e allora hanno gli stessi diritti degli altri. Non si possono pretendere solo doveri».

In corteo ci sono esponenti politici dell’Unione e gli assessori comunali di tre centri: Stefano Apuzzo per Rozzano, Emanuele Selvano per Cologno, e Roberto Mauri per Cinisello. «Siamo qui per il riconoscimento di una fascia di popolazione. Hanno il diritto di esistere ed essere riconosciuti. Non sono clandestini. Ognuno ha il diritto di fare le sue scelte» ha detto Apuzzo.

Non è mancato all’appuntamento Alessandro Cecchi Paone, con un cartello appeso al collo "Ponzio Pilato si è astenuto". «Se i cattolici non andranno a votare, il Paese farà un enorme passo indietro» ha detto a proposito del referendum. «La classe politica deve guardare al Paese reale non al Vaticano. Questa è una battaglia di libertà e la prova è che io sono qui. Credo nei politici sinceri e coraggiosi, non come Albertini e Rutelli».

Una drag queen vestita da Italia turrita si è materializzata davanti al corteo, accompagnata da due guardie svizzere che l’hanno legata con una catena dai colori del Vaticano, il bianco e il giallo. Lentamente il serpentone è arrivato in piazza della Scala e lì si è dato sfogo alla fantasia. Il sindaco Gabriele Albertini, come tradizione, è stato preso di mira, per il negato patrocinio alla manifestazione, concesso invece dalla Provincia. L’unico rappresentante istituzionale presente era Filippo Penati, il presidente di Palazzo Isimbardi. Rime cadenzate, richiami e via cantando hanno caratterizzato il passaggio dei carri dai quali piovevano coriandoli.

Franco Grillini (Ds) ed ex presidente nazionale dell’Arcigay, spiega: «Questo corteo rivendica i diritti umani universali, non solo dei gay come minoranza, infatti chiediamo che la legislazione italiana si metta al passo con l’europea e riconosca le unioni di fatto con i Pacs. Non è questione d’ideologia, ma di buonsenso».

Il corteo è arrivato all’Arena, dove si celebrano i matrimoni civili, alle 19.10. Saluti, esibizioni di artisti come Dolcenera, Kelly Joice, Pago, Aria e Gennaro Cosmo Parlato. La festa è continuata all’Idroscalo, con Anna Oxa.


PRO Un corteo che non dovrebbe essere messo in discussione

Nando Dalla Chiesa

Il problema non è essere a favore o contro una manifestazione. Il problema è esercitare o no la virtù della liberalità e della tolleranza verso le manifestazioni di pensiero altrui.

Questa storia del gay pride rischia di diventare il simbolo ossessivo di una contesa ideologica che viene pompata ciclicamente per lucrarne vantaggi politici. La politica ha il compito di arginare e filtrare gli umori viscerali e gli istinti di ogni tipo. Non di buttarcisi a capofitto per rimescolarli.

Credo che ogni Stato laico abbia il dovere di tutelare i diritti di tutti a esercitare liberamente i propri comportamenti privati, anche in campo sessuale. Non farli propri e non considerarli appartenenti alla propria cultura non autorizza a intervenire nelle sfere che sono di stretta pertinenza individuale.

Personalmente ho difficoltà mentale ad accettare l’idea di un matrimonio gay o delle adozioni da parte di coppie gay, per ragioni che qui è impossibile articolare. Ragioni che non sono certezze.

E tuttavia credo che i gay abbiano tutto il diritto di proporre e di sostenere le loro richieste su questi piani tanto difficili e controversi.

In Italia il movimento gay organizzato non si è comunque mai spinto, mi sembra, sulla strada della rivendicazione del matrimonio gay, ma ha condotto una campagna di opinione a favore del riconoscimento su aspetti fondamentali delle unioni di fatto.

E questo mi sembra un piano di discussione che non dovrebbe suscitare nè paure né furori.

In un Paese civile questi temi si affrontano e si regolano con leggi rispettose degli orientamenti e dei bisogni delle minoranze che li propongono.

Francamente spero che sia l’ultima volta che siamo costretti a questa stanca, anche se apparentemente infuocata, divisione fra pro e contro sul gay pride.

Si tratta di una manifestazione in cui non è mai stato ucciso nessuno e nella quale nessun bene è mai stato saccheggiato.

Senatore della Margherita


CONTRO Una carnevalata che offende il buon senso e i bambini

Gianni De Nicola

La mia contrarietà alla carnevalata del «gay pride» è rivolta innanzitutto contro la progettata ostentazione, prima ancora che di un comportamento che attiene alla sfera privata, dei bambini, vittime innocenti di una esibizione che viola non soltanto il buon senso e la morale comune, ma la stessa Convenzione internazionale dell’ONU sui loro diritti. Quanto all’adozione, come dimostra l’esperienza, l’assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini inseriti all’interno delle unioni gay. Ad essi viene a mancare il conforto della maternità o della paternità, per cui inserire queste creature nelle unioni omosessuali significa di fatto fare loro violenza nel senso che, approfittando del loro stato di debolezza e di dipendenza, li si introducono in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano.

Per queste ragioni sono totalmente contrario alla legalizzazione della adozione dei bambini da parte di coppie gay in quanto tali coppie non possono in alcun modo essere parificate alle coppie di coniugi, e pertanto è improponibile il conseguimento, da parte di esse, dei diritti che sono propri delle coppie sposate. Allo stesso modo, pur senza minimamente volere interferire nelle scelte private delle persone, mi oppongo al riconoscimento legale della omosessualità, della bisessualità e del transessualismo da parte delle istituzioni. Essere contrari alle anzidette procedure non significa discriminare chicchessia, in quanto soggetto di diritti e di doveri non è il gay, il bisex o il transex, ma la persona. Un conto è astenersi da discriminazioni e disprezzo, altra cosa è opporsi a riconoscimenti ed equiparazioni che avviliscono la concezione del vivere civile e mettono a rischio il tessuto della moralità pubblica esponendo le giovani generazioni a una concezione profondamente sbagliata della sessualità e del matrimonio, concezione che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe al dilagare del fenomeno stesso.

Consigliere provinciale di AN


GLI SPETTATORI Qualche commento ironico, alcuni anziani si scandalizzano per il look dei manifestanti

Milanesi curiosi e tolleranti. Ma c’è chi storce il naso

di Domitilla Ferrari

MILANO — Rosanna e suo figlio stavano uscendo e si sono fermati all’angolo di piazza della Repubblica: «Tutto questo colore attira, non c’è dubbio, ma è pur vero che sono d’accordo con loro! Sicuramente Milano è una città un po’ meno bigotta delle altre e c’è molta tolleranza negli ambienti di lavoro, ma anche qui dipende da che lavoro fai e dalla zona in cui vivi». E’ dello stesso parere Mario, che invece è uscito proprio per curiosare un po’. «Massì, che vuoi che sia, portano colore a Milano che è sempre così grigia, piena di giacche e cravatte!» è la voce di Pina, 64 anni, pensionata. Sembra che in città l’aria di festa abbia coinvolto davvero tutti e che a nessuno dia fastidio che a pochi passi da loro ci sono due ragazze che si baciano. Anna ha 53 anni, è una bella donna, seduta su una panchina si nasconde dietro ai suoi occhiali da sole scuri: «Mi sono allontanata apposta, ma volevo esserci» dice piangendo «Sono felice che ci sia tutta questa gente ma ho paura che mi riprendano perché né al lavoro né a casa sanno che sono lesbica». Rosy e suo marito Franco, sono venuti apposta per vedere il corteo: cosa pensano della richiesta di tutela delle unioni gay? «Per me va bene» ammette Maurizio, la moglie invece storce il naso. Non c’è un vero schieramento dei favorevoli e contrari, vero è anche che qualunque sia l’opinione dominante a vincere è la curiosità. Di gente ce n’è tanta sui marciapiedi, chi fa foto col telefonino, chi sorride, qualcuno mostra il proprio disappunto e indica col dito: «Ma ti pare che quello lì stia mezzo nudo per strada!» dice una signora sventolandosi con un volantino della manifestazione e il portachiavi con un’immagine sacra nell¹altra mano «Facessero pure quello che vogliono ma non davanti casa mia». «Il problema è proprio questo: nessuno ammette che i diversi orientamenti sessuali esistono e possiamo avere un fratello, una zia o un nipote omosessuale» commenta Monica, 56 anni. «Non sapevamo che c’era né che passasse di qui ma è sempre bello vedere gente in piazza» dice Marco che ha 17 anni. «Milano è bigotta. Ma tutte le città sono bigotte quando sei tu a viverci» commenta Luigi, 16 anni. Giovanni ha 60 anni e se ne sta sul marciapiede: «Sto curiosando ma a distanza debita. Sembra carnevale. Siamo tutti in ebollizione che chissà cosa vorremmo succedesse. Ma la storia insegna che i cambiamenti epocali non avvengono mai in modo così repentino, per fortuna». Ai negozianti il corteo pare non aver creato problemi: «Per via del ponte la città si è svuotata, da questa mattina saranno entrate non più di tre persone» ammette Adriano, 39 anni, titolare di un negozio in via Turati. E a seguire il corteo il servizio Amsa: mentre l’ultimo carro è solo in via Manzoni a piazza Repubblica è già tutto pulito, come se nulla fosse successo.


Ma a Novegro An organizza il Family Day

MILANO — Mentre in città sfilavano gli omosessuali, accomapgnati da esponenti politici dell’Unione: Alfonso Pecoraro Scanio, Katia Belillo, Luigi Manconi, Nichi Vendola, Filippo Penati, a Novegro, al Parco espositivo, Cristiana Muscardini, Franco Servello e Giovanni De Nicola, rappresentanti di An, si sono trovati per il Family Day. La manifestazione è stata organizzata in opposizione al Gay Pride. Scopo: ribadire la validità della famiglia tradizionale contro le unioni di fatto invocate durante il corteo milanese, dove Vendola ha ribadito: «Lo Stato deve legiferare per conto dell’insieme della cittadinanza. E dobbiamo mantenere separata la sfera del magistero religioso dalla sfera della produzione normativa. È il momento di mettere in discussione l’interpretazione biblica contro l’omosessualità. Nell’ambito cristiano c’è un problema di interpretazione delle scritture, ma questo non mi impegna in questo momento». Vendola ha aggiunto: «Non possiamo pensare di permanere in una condizione di straordinaria arretratezza rispetto al resto d’Europa». Manconi ha voluto mettere l’accento sul programma dell’Unione: «Credo che il cetrosinistra nella sua totalità sia d’accordo con l’obiettivo di approvare la proposta di legge sulle unioni civili. La prossima legislatura sarà in grado di approvare questa legge». Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay, ha invece detto: «La legge sui Pacs è stata firmata da 161 parlamentari del centrosinistra, ma ci sono ancora pareri contrari all’interno dello schieramento. Prodi ci deve dire con chiarezza cosa vuole fare. Alla Fabbrica del programma non siamo ancora stati ricevuti».

A.O.

5 giugno 2005

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