IL TRENINO delle polemiche. «Siamo andati al Pride di Milano con i nostri bambini per far vedere che esistiamo. Gli attacchi che stiamo subendo in queste ore con fermano la necessità dei nostri interventi». Le mamme e i papà dell’associazione Famiglie arcobaleno che hanno manifestato con due piccoli convogli carichi di bambini divertiti rispondono alle pesanti critiche. Dopo quelle del ministro Calderoli, pronunciate sabato, sono arrivate le dichiarazioni di Antonio Marziale, presidente dell' Osservatorio sui Diritti dei Minori, che annuncia un esposto al prefetto di Milano: i «bambini gettati in un'arena di gestualità provocatorie, effusioni accentuate, ammiccamenti, linguacce ed abbigliamenti poco convenzionali, dovrebbero indurre anche il Tribunale per i Minorenni a valutare la posizione di quei genitori che, pur di rivendicare i loro diritti, si sono simmetricamente avocati il diritto di ledere la sfera altrui, in questo caso dei loro ignari bambini». Simili i toni utilizzati da Burani Brocaccini, presidente della commissione bicamerale sull'infanzia: «Mi auguro che la magistratura voglia perseguire i responsabili di questo gesto esecrabile e grave». Ma il Pride non è stato un girone d’inferno come traspare dalle descrizioni di Marziale. Le famiglie ribattono: «Le dichiarazioni di Calderoli, Marziale, Burani Procaccini per il loro contenuto intimidatorio omofobico e offensivo, non fanno altro che rafforzare il motivo per il quale abbiamo deciso di scendere in piazza con i nostri bambini. Abbiamo manifestato per i loro diritti, primo fra tutti il diritto al rispetto sociale per loro e per le loro famiglie. Chi parla di strumentalizzazioni lo fa in malafede».
Non è una novità quella dei bambini ai Pride, come non lo è la realtà delle mamme lesbiche e dei padri gay. Il corteo dell’orgoglio omosex è una manifestazione permessa dalle autorità, non un filmino vietato ai minori. L’intento è di chiedere diritti e sensibilizzare l’opinione pubblica a viso aperto, per denunciare che i «mostri» generati dai pregiudizi esistono solo nell’immaginazione. «Il trenino era pieno di bambini festanti, c’erano anche i loro compagnetti di scuola, con le mamme, le maestre, i nostri colleghi di lavoro – ribattono da “Arcobaleno” – Noi viviamo una vita serena, il clima aggressivo e omofobico che ci circonda viene alimentato solo dai politici di centro destra, mentre a volte la sinistra tace». Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay, parla di cultura di violenza e sopraffazione: «Le famiglie omosessuali sono un fatto sociale concreto finora costretto all'invisibilità dalla stigma sociale. I bambini che hanno partecipato con le loro mamme alla grande sfilata per i diritti civili sono costretti a nascondersi dall'arroganza di chi vorrebbe espellerli dal consesso sociale».
Sono elementari le richieste delle famiglie Arcobaleno: «Vogliamo che i nostri figli abbiano garantita la continuità familiare, affettiva ed economica. Se il genitore biologico si ammala, o in caso di separazione, non ci sono leggi che garantiscono i diritti dei bambini». Lanciano una provocazione: «Se noi non possiamo manifestare con e per i nostri figli, allora eliminiamo tutti i bambini dalla scena pubblica, i bambini negli spot, i bambini che l’ultimo Papa ha abbracciato».
Resta sul tappeto anche il tema della fecondazione assistita: la ministra Prestigiacomo dice che il Pride, con il trenino dei genitori gay, ha fatto un regalo al fronte dell’astensionismo. Gli omosex sottolineano: «Siamo noi che veniamo strumentalizzati dagli astensionisti. Ricordiamo che i quattro articoli della legge 40 messi in discussione non contemplano la possibilità di accedere a tecniche di procreazione assistita da parte di singles o coppie omosessuali». Le famiglie gay sono ora invisibili, ora strumentalizzate: questa la denuncia dei nuclei riunitisi in associazione da pochi mesi (www.famigliearcobaleno.org) per fornire informazione, favorire il confronto con i genitori etero, fornire consulenza legale. In una parola: lottare per i propri bambini.